La Convenzione sulla diversità biologica (CBD, dall'inglese Convention on Biological Diversity) è un trattato internazionale adottato nel 1992 al fine di tutelare la diversità biologica (o biodiversità), l'utilizzazione durevole dei suoi elementi e la ripartizione giusta dei vantaggi derivanti dallo sfruttamento delle risorse genetiche.
Storia e generalità Adottata a Nairobi, Kenya, il 22 maggio 1992, la Convenzione sulla diversità biologica è stata ratificata ad oggi da 196 paesi, chiamati spesso Parti dalla traduzione impropria del termine inglese Parties. La Convenzione è stata aperta alla firma dei paesi durante il Summit mondiale dei capi di Stato di Rio de Janeiro nel giugno 1992 insieme alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici ed alla Convenzione contro la desertificazione, per questo denominate le tre Convenzioni di Rio.
Con Andorra e lo Stato di Palestina, che hanno ratificato la CBD nel 2015 e lo stato di Sudan del Sud nel 2014, la Convenzione conta ora 196 Parti. I Paesi che mancano per poter definire la Convenzione veramente "globale" sono solamente il Vaticano e gli Stati Uniti d'America, i quali non l'hanno ancora ratificata. Da sottolineare però che gli Stati Uniti d'America hanno firmato la Convenzione nel 1993 e mantengono un ruolo sempre molto attivo nell'ambito dei lavori della Convenzione.
La Convenzione sulla biodiversità è considerata la più onnicomprensiva in quanto i suoi obiettivi si applicano praticamente a tutti gli organismi viventi della terra, sia selvatiche che selezionate dall'uomo. Molte delle altre convenzioni o degli accordi internazionali hanno ambiti precisi, e spesso limitanti, dentro i quali lavorare come ad esempio liste di specie da proteggere o criteri precisi per la definizione di aree da porre sotto specifici regimi di tutela. Al contrario la CBD esprime degli obiettivi generali, lasciando agli stessi paesi la decisione di determinare gli obiettivi specifici e le azioni da realizzare a livello nazionale.
Obiettivi La CBD dunque non ha alcuna lista di specie da proteggere o siti da gestire; ha tre obiettivi primari: la conservazione della diversità biologica, l'uso sostenibile delle sue componenti, e la giusta ed equa divisione dei benefici dell'utilizzo di queste risorse genetiche, compreso attraverso un giusto accesso alle risorse genetiche ed attraverso un appropriato trasferimento delle tecnologie necessarie.
Inoltre, nel secondo Summit della Terra tenutosi 10 anni dopo il primo nel 2002 a Johannesburg in Sudafrica, i governanti del mondo hanno dato alla Convenzione il mandato di ridurre significativamente la perdita di biodiversità entro il 2010, ossia il cosiddetto Obiettivo 2010 o 2010 Target.
Nel suo articolo 2, la convenzione spiega il termine diversità biologica come “la differenza tra i vari regni”.
Le risorse biologiche sono considerate “le risorse genetiche, gli organismi o parti di essi, le popolazioni, o ogni altra componente biotica degli ecosistemi con uso o valore reale o potenziale per l'umanità”.
Il termine biodiversità ha una grande rilevanza a livello politico e rappresenta una notevole innovazione per il lavoro di conservazione della natura. La biodiversità infatti in qualche modo rappresenta un gradino superiore rispetto a quella che un tempo era la conservazione delle specie o delle aree protette in quanto, per effettuarsi, deve integrarsi con le politiche sociali ed economiche.
I servizi ecosistemici La Convenzione nasce con un focus specifico sulla biodiversità. Con il passare degli anni, con l'evolversi dei programmi di lavoro e con l'aumento della consapevolezza dei forti legami fra le necessità delle popolazioni umane e il funzionamento degli ecosistemi, cresce di importanza il concetto -inizialmente solo accennato- dei servizi ecosistemici.
I servizi degli ecosistemi sono al momento al centro delle negoziazioni e delle decisioni di tutto il processo CBD. Si veda anche il Piano strategico per la biodiversità 2011-2020 e quanto spesso la biodiversità venga vista come un elemento chiave per mantenere la funzionalità degli ecosistemi, per aumentarne la resilienza ad eventi esterni (quali il cambio climatico, per assicurare cibo, acqua e altri elementi chiave per il benessere umano.
I servizi ecosistemici, così come definiti dalla Valutazione degli ecosistemi del millennio (Millennium Ecosystem Assessment), si raggruppano come segue:
Definizione EsempiServizi di fornituracibo (in special modo prodotti locali o tradizionali), acqua, legno e fibre, prodotti non legnosi delle foresteServizi di regolazionestabilizzazione del clima, assesto idrogeologico, barriera alla diffusione di malattie, riciclo dei rifiuti, disponibilità dell'acquaServizi culturali i servizi relativi ai valori estetici, ricreativi e spirituali, turismo naturalistico o basato sul paesaggioServizi di supporto formazione di suolo, fotosintesi, riciclo dei nutrienti, purificazione dell'acqua
Il Piano strategico per la biodiversità 2011-2020 e i Target di Aichi Alla decima Conferenza delle Parti della Convenzione, a Nagoya, Prefettura di Aichi, Giappone, è stato concordato il Piano strategico per la biodiversità 2011-2020 ed i relativi 20 obiettivi chiamati gli Aichi Target. Il 14 luglio 2014, il segreterariato della Convenzione sulla diversità biologica ha dichiarato che il Protocollo di Nagoya è stato ratificato da oltre 50 paesi ed è quindi entrato in vigore a tutti gli effetti.
La principale novità di questo piano, rispetto al vecchio piano strategico della Convenzione, è quella di rappresentare un punto di riferimento per tutto il sistema delle Nazioni Unite e non solo della Convenzione sulla Diversità Biologica.
Il Piano strategico per la biodiversità 2011-2020 viene anche denominato "Vivere in armonia con la natura" (living in harmony with nature) ed è così composto:
I La ratio del piano: definisce che la biodiversità è un elemento essenziale per il funzionamento degli ecosistemi e per la fornitura di servizi ecosistemici. Riporta i tre obiettivi della Convenzione, e sottolinea, nonostante gli sforzi effettuati, il mancato raggiungimento dell'Obiettivo 2010. Sottolinea che il processo di perdita di habitat non è stato arrestato, e sottolinea l'importanza di iniziare (o rinforzare) le attività per contrastare il processo in corso. II La visione: la visione del piano è quella di un mondo che vive in armonia con la natura in cui "entro il 2050 la biodiversità è valorizzata, conservata, restaurata e ampiamente utilizzata, mantenendo i servizi ecosistemici, sostenendo un pianeta sano e che fornisce benefici essenziali per tutte le persone" III la missione del Piano Strategico: "intraprendere azioni efficaci e urgenti per fermare la perdita di biodiversità al fine di assicurare che entro il 2020 gli ecosistemi siano resilienti e continuino a fornire servizi essenziali, quindi mettendo al sicuro la varietà della vita nel pianeta e contribuendo al benessere umano e all'eradicazione della povertà. per assicurare ciò, le pressioni sulla biodiversità saranno ridotte, gli ecosistemi restaurati, le risorse biologiche utilizzate in maniera sostenibile e i benefici derivanti dall'utilizzazione delle risorse genetiche saranno condivise in maniera equa e solidale; risorse finanziarie adeguate saranno fornite, le capacità saranno migliorate, le questioni relative alla biodiversità ed alla sua valorizzazione faranno parte dei principali temi correnti, politiche appropriate saranno attuate e la presa delle decisioni sarà basata su basi scientifiche e sull'approccio precauzionale." IV Obiettivi strategici e i Target di Aichi: Il piano prevede 20 obiettivi specifici da raggiungere entro il 2015 o il 2020, raggruppati secondo 5 obiettivi strategici. Obiettivi e target comprendono sia aspirazioni di specifici obiettivi da raggiungere a livello globale, sia indicazioni di riferimento per l'identificazione di obiettivi nazionali. Le Parti sono invitate a individuare i loro obbiettivi all'interno di questo quadro di riferimento flessibile. V Attuazione, monitoraggio, revisione e valutazione: definisce i mezzi da utilizzare, come ad esempio I Programmi di Lavoro tematici della Convenzione e dei vari cross-cutting issues; L'ampliamento del supporto politico necessario attraverso attività nazionali interministeriali, ossia che coinvolgano non solo i ministeri dell'ambiente. Il Partenariato a tutti i livelli, quindi anche attraverso il coinvolgimento di tutte le Organizzazioni delle Nazioni Unite in modo che il Piano Strategico contribuisca al raggiungimento di altri obblighi internazionali quali gli obiettivi di sviluppo del millennio. Il reporting delle Parti alle varie Conferenze delle Parti e dei diversi gruppi di lavoro ad-hoc della Convenzione. VI Meccanismi di supporto: definisce i principali sistemi per aiutare i paesi, principalmente quelli in via di sviluppo, le piccole isole-stato, ed i paesi ambientalmente più vulnerabili o con le economie in transizione ad attuare il piano strategico. I meccanismi prevedono principalmente: Capacity building; Il meccanismo di clearing-house e il trasferimento delle tecnologie; Risorse finanziarie; Partenariati e iniziative per aumentare la cooperazione; Meccanismi di supporto per la ricerca, il monitoraggio e le valutazioni.