Albaro (Arbâ in genovese, pronuncia Il toponimo dialettale è citato nel libro-dizionario del ) è un quartiere residenziale di abitanti del comune di Genova, compreso nel Municipio VIII Medio Levante.
Con la denominazione di San Francesco d'Albaro è stato comune autonomo fino al 1873, quando insieme ai comuni di San Martino d'Albaro, Staglieno, Foce, Marassi e San Fruttuoso fu accorpato a quello di Genova.
Centro rurale, ma già sede fin dal Cinquecento di prestigiose residenze patrizie, dopo l'annessione a Genova è divenuto uno dei più eleganti quartieri residenziali cittadini.
Descrizione del quartiere
Territorio
Albaro comprende la parte più meridionale dell'omonima collina, che forma un mosso altopiano digradante verso il mare, ultima propaggine della dorsale che separa le valli dei torrenti Bisagno e Sturla. La collina termina a mare con alte scogliere, alternate a piccole spiagge, un tempo raggiungibili solo attraverso strette crêuze tra gli orti e i giardini, mentre oggi l'intera linea di costa è percorsa dal lungomare di corso Italia.
L'ex circoscrizione comprende la maggior parte del territorio dell'antico comune di San Francesco d'Albaro, ad eccezione delle frazioni di Borgo Pila con parte della piana del Bisagno (ora completamente urbanizzata e aggregata al quartiere della Foce) e Vernazzola, borgo marinaro, oggi accorpato nel quartiere di Sturla.
L'attuale territorio di Albaro confina a levante con Sturla, a nord con San Fruttuoso e San Martino, a ponente con la Foce, mentre a sud si affaccia sul mare. Più in dettaglio l'asse di via Podgora, via Nizza, via Francesco Pozzo e via Dassori delimitano il quartiere verso la Foce, corso Gastaldi verso San Fruttuoso, parte di via Montallegro e via Serretto verso San Martino, via San Pio X, via Sclopis e via al Capo di Santa Chiara verso Sturla. Il territorio dell'ex circoscrizione di San Francesco d'Albaro è suddiviso, unicamente a scopo statistico, nelle quattro "unità urbanistiche" Albaro, San Giuliano, Lido e Puggia.
Il quartiere è caratterizzato da un tessuto urbano prevalentemente residenziale, di elevato livello qualitativo, in cui accanto alle storiche dimore patrizie sono sorti nell'ultimo secolo eleganti condomini e palazzine, molti dei quali circondati da ampi spazi verdi esclusivi.
Origini del nome Riguardo all'origine del toponimo, lo storico Federico Donaver nel volume Vie di Genova, pubblicato nel 1912, cita lo storico locale Gaetano Poggi secondo il quale il nome Albaro deriva "da raibà che significa insenatura; onde arbà in dialetto, italianizzato in Albaro. Trovandosi la località a levante dove spunta l'alba, in dialetto arba, non potrebbe derivare il nome da ciò?".
Quest'ultima ipotesi sembrerebbe trovare supporto nella posizione della collina di Albaro, a levante del centro storico di Genova. Non esistono comunque fonti che attestino con certezza l'origine del toponimo.
Sempre il Donaver riferisce di una famiglia di nome Albaro, nota fin dall'XI secolo, originaria però della riviera di Ponente, ma egli stesso si domanda se sia questa ad aver preso il nome dalla località o al contrario ve l'abbia dato.
Storia
Le origini Fino al XIV secolo la collina di Albaro, raggiungibile solo da San Martino lungo stradine di campagna tra orti e vigneti, era scarsamente popolata, con poche case rustiche isolate al centro dei poderi ed alcune chiese appartenenti a ordini monastici. Il litorale, con le sue alte scogliere, non permetteva la presenza di insediamenti: solo all'estremità orientale, dove le rocce scendevano al livello del mare permettendo l'approdo delle barche, venne a formarsi il borgo di pescatori di Boccadasse.Corinna Praga, "Genova fuori le mura"
Tra il XVI e il XVIII secolo le famiglie dell'oligarchia che governava la Repubblica di Genova fecero costruire grandi palazzi di villeggiatura nei dintorni della città e la collina di Albaro divenne uno dei loro luoghi di villeggiatura preferiti. In quei secoli Albaro, visto dal colle di Carignano, nell'incisione di Antonio Giolfi eseguita nel Settecento, presentava gruppi di ville e case isolate tra le quali spuntavano i campanili delle numerose chiese, oggi in gran parte scomparse.
Così descrive la zona il Giustiniani, vescovo e storico, nei suoi Annali (1537):
L'Ottocento Con la discesa in Italia di Napoleone, nel 1797 ebbe fine la storia plurisecolare della Repubblica di Genova, che ribattezzata Repubblica Ligure passò di fatto sotto il controllo della Francia repubblicana e nel 1805 annessa all'Impero francese. Nel 1814, a seguito delle decisioni del Congresso di Vienna la ex Repubblica Ligure napoleonica passò al Regno di Sardegna, e con essa anche il comune di San Francesco d'Albaro, così descritto dal Casalis nel 1849:
Nella prima metà dell'Ottocento venne realizzata la prima strada di attraversamento del quartiere, che veniva a porre fine al secolare isolamento veicolare della zona. La "strada Principale", perpendicolare alle antiche crêuze che scendevano verso il mare, seguiva il tracciato delle attuali vie Albaro, Bocchella e Pisa collegando Genova con Sturla, e costituiva un tratto della cosiddetta via Aurelia.
Nel 1873, con un Regio Decreto, il comune di Genova si espandeva oltre il confine del Bisagno, inglobando, oltre San Francesco d'Albaro, i comuni della Foce, San Martino, San Fruttuoso, Marassi e Staglieno, dando avvio a una fase di sviluppo edilizio che negli ultimi decenni del secolo portò alla realizzazione nella piana del Bisagno di un nuovo quartiere con pianta a scacchiera, con strade ampie, rettilinee e pianeggianti, inedite nella Genova storica.
La Marinetta Per tutto l'Ottocento tra gli orti e i giardini di Albaro e sulla riva del mare vi erano tante piccole osterie. Tra le più rinomate c'erano la "Passaggia" e quella detta "del Parroco", ma la più celebre era la "Marinetta", che il poeta Edoardo Firpo così cantava, di Edoardo Firpo:
Il ristorante San Giuliano, conosciuto come la Marinetta, detto anche l'osteria dei poeti, al quale sono legati diversi nomi della cultura genovese e italiana, sorgeva sulle scogliere accanto al forte San Giuliano, dov'è oggi corso Italia.Immagini della Marinetta e la costruzione di corso Italia
La Marinetta sopravvisse solo di poco alla costruzione di corso Italia, che proprio in quel punto supera le scogliere e la piccola spiaggia su grandi arcate in cemento.
Il Novecento Il progetto di espansione verso levante interessò nel nuovo secolo la collina di Albaro: il piano regolatore del 1906, che si poneva l'obiettivo di realizzare la piena integrazione del quartiere con il centro cittadino, diede inizio ad una fase di sviluppo urbanistico con la realizzazione di abitazioni destinate ai ceti medi nella parte più a monte della collina ed a quelli più benestanti lungo la nuova strada litoranea (corso Italia) e nelle sue vicinanze.Comune di Genova - Ufficio Statistica, Atlante demografico della città, luglio 2008.
Il proposito era quello di creare un quartiere disteso tra il mare e la collina, con ampi viali adatti al crescente traffico automobilistico e con una ricca dotazione di verde, destinato alle famiglie dell'alta borghesia cittadina.R. Luccardini, Albaro e la Foce - Genova • Storia dell'espansione urbana del Novecento, Sagep, Genova, 2013, ISBN 978-88-6373-252-8
Dopo la strada litoranea venne realizzata una nuova trama viaria funzionale all'espansione edilizia, che andò a sovrapporsi agli antichi percorsi: vennero così aperte la strada intermedia che tagliava le antiche crêuze e i poderi ed una serie di strade di collegamento da mare a monte, aprendo la via alla moderna lottizzazione: scomparsi orti e parchi, si è così sviluppato, com'era nelle premesse, un quartiere residenziale considerato il più elegante ed esclusivo della città.
Dato il recente sviluppo urbanistico, pochi degli abitanti di Albaro, con la sola eccezione del borgo di Boccadasse, possono considerare il quartiere come luogo di origine della propria famiglia.
Monumenti e luoghi d'interesse
Architetture religiose
Chiesa parrocchiale di San Francesco d'Albaro. Fu costruita nel 1324 sul sito di una precedente chiesa intitolata a san Michele. Totalmente ricostruita nel 1476, subì nei secoli vari interventi di restauro e fu arricchita di nuove decorazioni, in particolare nel XVIII secolo. Nel 1544 divenne parrocchiale, acquisendo il titolo dell'antica chiesa dei Santi Nazario e Celso, caduta in rovina. Affidata fin dall'inizio ai frati minori conventuali, questi dovettero abbandonarla nel 1810 per le leggi di soppressione napoleoniche, ma vi fecero ritorno già dal 1817, restandovi da allora senza interruzioni.Touring Club Italiano, Guida d'Italia - Liguria, 2009F. Caraceni Poleggi, Genova - Guida Sagep, 1984. Nella chiesa sono conservati un ciclo di affreschi settecenteschi di Giuseppe Galeotti ed opere di Giovanni Battista Carlone, Domenico Fiasella, Alessandro Magnasco, Anton Maria Maragliano e Antonio Brilla.
Chiesa parrocchiale di Gesù Adolescente. In via padre Giovanni Semeria (già via Montallegro), è stata costruita nel 1939 ed è parrocchiale dal 1977; è officiata dai chierici regolari di San Paolo conosciuti come "Barnabiti", dei quali ospita la comunità genovese. Chiesa parrocchiale di Sant'Antonio in Boccadasse. Anch'essa affidata ai frati minori conventuali, è tra i pochi edifici religiosi ancora esistenti (insieme con l'abbazia di San Giuliano), tra i tanti che prima dell'apertura di corso Italia sorgevano sulle scogliere di Albaro. In origine una semplice cappella, edificata agli inizi del XVIII secolo dai pescatori e dagli abitanti di Boccadasse, nel 1787 fu ampliata e trasformata in una vera e propria chiesa, dipendente da San Francesco d'Albaro; divenne parrocchia il 25 marzo 1894 per decreto dell'arcivescovo Tommaso Reggio. Unica chiesa a Genova intitolata al santo di Padova, fu più volte restaurata ed ampliata fra il 1880 e il 1978. Ha un'unica navata, il pavimento in marmi policromi e conserva al suo interno diverse opere d'arte tra le quali statue di Francesco Storace e Antonio Canepa. Alle pareti sono appesi come ex voto diversi modellini di navi. Chiesa parrocchiale di Nostra Signora del Rosario, in via Rosselli, fu edificata tra il 1954 e il 1957; parrocchiale dal 1968, fu consacrata il 20 aprile 1974 dal cardinale Giuseppe Siri. All'interno si trova una Via Crucis in pietra di Finale dello scultore Giovanni Battista Airaldi, sul sito della Biblioteca Franzoniana di Genova, autore anche del fonte battesimale in travertino e bronzo. Chiesa parrocchiale dei Santi Pietro e Teresa del Bambin Gesù. La chiesa, con la duplice intitolazione all'apostolo Pietro e a santa Teresa di Lisieux, fu edificata nella zona di via Guerrazzi tra il 1955 e il 1958. La nuova chiesa veniva a dare una sede definitiva alla parrocchia, con sede provvisoria in via Pisa, istituita fin dal 1941 dal cardinale Pietro Boetto. La chiesa fu consacrata 5 giugno 1965 dal cardinale Siri. Chiesa parrocchiale di San Pio X. La chiesa intitolata al santo papa Pio X, che sorge nell'omonima via, nella zona di levante del quartiere, fu edificata su progetto di Marcello Belleri tra il 1957 e il 1959. I lavori di costruzione iniziarono con la posa e benedizione della prima pietra il 19 marzo 1957 e si conclusero due anni più tardi. La nuova chiesa fu eretta in parrocchia con decreto arcivescovile del 21 giugno 1959 e consacrata il 12 marzo 1966.