La campagna di Albania si svolse tra il 1915 e il 1918 nel territorio dell'Albania, nell'ambito dei più ampi eventi della campagna dei Balcani della prima guerra mondiale.

Allo scoppio della guerra l'Albania, indipendente da nemmeno due anni, si trovava in uno stato di profonda crisi interna, con il debole governo del primo ministro Essad Pascià (alleato del Regno di Serbia) insidiato dai gruppi armati sostenuti dall'Austria-Ungheria e dalle pretese territoriali degli Stati vicini, in particolare Italia e Grecia. La sconfitta nell'ottobre 1915 ad opera degli Imperi centrali dell'esercito serbo e la sua ritirata verso le coste del Mare Adriatico attraverso il nord dell'Albania spinsero l'Austria-Ungheria a invadere la nazione e, di converso, l'Italia a dispiegare un suo corpo di spedizione per mantenere il possesso dello strategico porto di Valona; la situazione andò stabilizzandosi alla fine del 1916, con gli austro-ungarici padroni delle regioni settentrionali e centrali e gli italiani del sud, dove trovarono l'appoggio delle forze francesi impegnate sul fronte macedone.

Il fronte albanese rimase stazionario fin verso la metà del 1918 quando, nell'ambito delle più ampie offensive intraprese dagli Alleati nei Balcani, le forze italiane passarono all'attacco respingendo progressivamente gli austro-ungarici verso nord e prendendo il controllo dell'intero paese, fino alla stipula dell'armistizio di Villa Giusti il 3 novembre 1918 che sancì la conclusione delle ostilità con l'Austria-Ungheria.

Antefatti La costituzione dell'Albania indipendente

A lungo un possedimento dell'Impero ottomano, l'Albania ottenne l'indipendenza alla vigilia della prima guerra mondiale: nel gennaio del 1912 una vasta rivolta nei territori albanesi forzò le autorità ottomane ad accettare un accordo per la concessione di ampie autonomie alla regione, e il 28 novembre 1912 un'assemblea di nazionalisti locali riuniti a Valona proclamò l'indipendenza della nazione come "Albania indipendente" e l'istituzione di un governo provvisorio albanese retto da Ismail Qemali.. Le confinanti nazioni balcaniche avevano tuttavia diverse mire espansionistiche sui territori sulla stessa Albania, mire concretizzatesi nel corso degli eventi della prima guerra balcanica (ottobre 1912-maggio 1913): il Regno del Montenegro puntava all'annessione della città di Scutari nel nord, il Regno di Serbia ambiva al possesso dell'Albania settentrionale e centrale onde ottenere uno sbocco al mare sull'Adriatico, mentre il Regno di Grecia mirava all'occupazione dell'Epiro settentrionale abitato da una forte minoranza greca.

Le mire espansionistiche degli Stati della "Lega Balcanica" trovarono la pronta opposizione dell'Impero austro-ungarico, che in particolare contrastava l'ottenimento di uno sbocco al mare per la nemica Serbia, e del Regno d'Italia, che vedeva di buon occhio un'Albania indipendente su cui esercitare un'influenza politica dominante.. Gli ambasciatori delle principali potenze europee, riuniti a Londra per ridisegnare gli assetti territoriali dei Balcani ormai irrimediabilmente mutati dal conflitto, sposarono quindi l'idea di un'Albania indipendente a cui le nazioni della Lega dovettero sottomettersi: il Trattato di Londra del 30 maggio 1913, conclusivo della prima guerra balcanica, riconobbe quindi l'istituzione di uno Stato albanese indipendente esteso da Scutari all'Epiro settentrionale. Per il governo del nuovo Stato le grandi potenze scelsero un principe tedesco, Guglielmo di Wied, che il 7 marzo 1914 fu incoronato come sovrano del Principato d'Albania; una Commissione Internazionale di Controllo, nominata dalle potenze, ricevette il compito di organizzare l'amministrazione del nuovo Stato con l'aiuto di una Gendarmeria Internazionale composta da truppe locali inquadrate da ufficiali olandesi..

Il collasso del governo centrale

La situazione interna dell'Albania indipendente era più che mai caotica, una condizione alimentata sia dalle manovre destabilizzatrici delle nazioni confinanti sia dalle divisioni politiche tra gli stessi nazionalisti albanesi. Essad Pascià, già generale ottomano e leader della resistenza di Scutari all'assedio dei montenegrini, istituì nell'ottobre del 1913 una "Repubblica dell'Albania Centrale" con sede a Durazzo presentandosi come alternativa al governo provvisorio di Ismail Qemali situato a Valona; sotto la pressione delle potenze europee Essad accettò poi la carica di ministro dell'interno nel nascente governo del principe Guglielmo, ma nel gennaio 1914, forte dell'appoggio dei serbi, tentò un colpo di stato a Elbasan con i reparti della gendarmeria albanese, scontrandosi con le unità della Gendarmeria Internazionale e quelle dell'esercito regolare rimaste fedeli a Guglielmo.. A sud, il 28 febbraio 1914 le regioni abitate dai greci proclamarono l'indipendenza come Repubblica Autonoma dell'Epiro del Nord sotto la guida di Georgios Christakis-Zografos con l'aperto sostegno del governo di Atene, mentre nel nord i locali clan cattolici appoggiati dall'Austria-Ungheria in funzione anti-serba istituirono proprie milizie sotto la guida di Prênk Bibë Doda e Bajram Curri, a cui si aggiunsero i gruppi armati del leader nazionalista Isa Boletini reclutati tra gli espatriati albanesi del Kosovo, fuggiti dopo l'annessione della regione alla Serbia; il resto del paese era poi interessato da estesi fenomeni di banditismo, nonché di sommosse organizzate dai vari clan gli uni contro gli altri.

L'alleanza in funzione anti-musulmana tra i cattolici del nord, i kosovari di Boletini e la Gendarmeria del principe Guglielmo mise alle strette le forze di Essad Pascià, costretto all'esilio in Italia nel maggio del 1914; una vasta rivolta contadina di ispirazione musulmana, guidata a Haxhi Qamili a partire dalle regioni centrali e favorevole a un ripristino del dominio ottomano sull'Albania, mise tuttavia in tale difficoltà le autorità centrali che il loro controllo si ridusse in pratica alla sola capitale provvisoria di Durazzo dopo la cattura da parte dei ribelli di Berat il 12 luglio 1914 e di Valona il 21 agosto seguente. Il 3 settembre 1914 il principe Guglielmo, pur non rinunciando formalmente al suo ruolo di monarca, lasciò l'Albania per rifugiarsi a Venezia e tre giorni dopo la Commissione Internazionale di Controllo cessò di esistere, lasciando il paese in balia del caos.

Il senato albanese si appellò all'esiliato Essad Pascià perché formasse un nuovo governo; forte del sostegno italiano, il 17 settembre 1914 Essad stipulò con il primo ministro serbo Nikola Pašić un trattato di alleanza che gli garantì appoggio economico e militare alla sua opera di riconquista dell'Albania. Essad rientrò in Albania nell'ottobre 1914 e le sue forze si assicurarono rapidamente il controllo di Durazzo e delle regioni centrali, ma fallirono nel ristabilire l'ordine nel resto del paese: mentre le regioni settentrionali rimanevano fuori controllo, dopo scontri tra uomini di Essad e indipendentisti epiroti il 27 ottobre 1914 l'esercito greco invase l'Epiro settentrionale e stabilì un'amministrazione militare sui territori prima parte della Repubblica Autonoma dell'Epiro del Nord. La mossa greca impensierì il governo italiano, timoroso che Atene stesse agendo sotto l'egida dell'Austria-Ungheria per garantire a Vienna il possesso di Valona e quindi il passaggio attraverso il canale d'Otranto; presentando la sua mossa come un tentativo di limitare il contrabbando di armi nella regione albanese, il 31 ottobre 1914 il governo del presidente del Consiglio Antonio Salandra ordinò l'occupazione dell'isolotto albanese di Saseno da parte di una forza da sbarco della Regia Marina, seguita il 26 dicembre seguente dallo sbarco incontrastato nel porto di Valona di reparti di marinai italiani poi raggiunti da un reggimento di bersaglieri e una batteria di artiglieria da montagna del Regio Esercito..

La campagna Prime operazioni Gli eventi della crisi interna dell'Albania stavano ormai collegandosi a quelli della prima guerra mondiale, iniziata il 28 luglio 1914 con la dichiarazione di guerra dell'Austria-Ungheria ai danni della Serbia. Gli austro-ungarici iniziarono a rifornire di armi e finanziamenti le milizie cattoliche di Bajram Curri e i gruppi armati kosovari di Isa Boletini perché conducessero incursioni e azioni di disturbo contro le posizioni serbe nel Kosovo; la situazione del governo filo-serbo di Essad Pascià si aggravò in novembre, con l'entrata in guerra dell'Impero ottomano a fianco degli Imperi centrali: le autorità di Costantinopoli proclamarono un jihād contro le nazioni della Triplice intesa e i loro alleati, e gruppi di ribelli musulmani misero ben presto alle strette i gendarmi albanesi di Essad, tagliato fuori e di fatto assediato all'interno di Durazzo.

La posizione critica di Essad spinse i suoi alleati serbi a intervenire: il 29 maggio 1915 un contingente di soldati serbi al comando del generale Dragutin Milutinović invase l'Albania settentrionale da tre direzioni, disperdendo rapidamente le milizie filo-asburgiche di Curri e Boletini obbligandole a rifugiarsi nelle loro roccaforti nel distretto di Mirdizia; in capo a dieci giorni i serbi estesero la loro occupazione alle regioni centrali, prendendo Elbasan e Tirana e liberando le forze di Essad a Durazzo dall'assedio dei ribelli musulmani. Approfittando della situazione, l'11 giugno il re Nicola I del Montenegro, alleato dei serbi, ordinò l'occupazione del territorio albanese a nord del fiume Drin e il 15 giugno i montenegrini fecero il loro ingresso a Scutari.; benché almeno formalmente il governo di Essad fosse favorevole alla Triplice Intesa, i governi alleati presero a formulare una spartizione territoriale dell'Albania tra Montenegro, Serbia, Grecia e Italia, e accordi in tal senso furono delineati durante la stipula nell'aprile 1915 del Patto di Londra con il governo italiano, prossimo a dichiarare guerra contro l'Austria-Ungheria.

L'entrata in guerra del Regno di Bulgaria a fianco degli Imperi centrali il 7 ottobre 1915 segnò il destino della Serbia: attaccato da nord da un'armata congiunta austro-tedesca e da est dai bulgari, l'esercito serbo fu sconfitto e messo in rotta verso la regione del Kosovo; lo sbarco di forze anglo-francesi a Salonicco non riuscì a portare giovamento alla Serbia, visto che le truppe bulgare occuparono rapidamente la Macedonia impedendo il ricongiungimento degli alleati.. Il 28 novembre 1915 il comandante in capo serbo, generale Radomir Putnik, ordinò una ritirata generale dal Kosovo alla volta dell'Albania settentrionale e delle coste del mar Adriatico, da dove i serbi speravano di poter ottenere soccorsi dalle forze navali degli Alleati: in pieno inverno, sotto abbondanti nevicate e con scarsi rifornimenti di vettovaglie, le forze serbe dovettero attraversare la difficile regione montuosa del Prokletije, perdendo decine di migliaia di uomini per stenti, ipotermia e attacchi degli irregolari albanesi prima di raggiungere le zone controllate dai gendarmi di Essad Pascià.

L'evacuazione dell'esercito serbo

Davanti al crollo della Serbia, i governi dell'Intesa fecero pressione sull'Italia perché inviasse un suo contingente in Albania e mettesse a disposizione le sue forze navali in Adriatico per portare rifornimenti agli uomini di Putnik. Dopo lunghe discussioni tra italiani, francesi e britannici circa la ripartizione degli oneri dell'operazione, il 22 novembre 1915 presero avvio le missioni di rifornimento navale dall'Italia verso l'Albania, mentre ai primi di dicembre iniziò lo sbarco delle truppe italiane: il 1º dicembre un convoglio navale portò a Valona i primi soldati del "Corpo speciale italiano d'Albania", portato a un totale di uomini sotto il generale Emilio Bertotti entro la metà di dicembre e a uomini a gennaio, con in organico le brigate "Savona" e "Verona", due reggimenti di milizia territoriale, uno squadrone di cavalleria, tre batterie da montagna e quattro di artiglieria pesante.