Dalle origini al dopoguerra
La storia sportiva della Juve Stabia inizia nel 1907 quando i fratelli Romano e Pauzano Weiss fondano lo Stabia Sporting Club che inizialmente nel circondario costiero era un embrione di polisportiva che comprendeva varie discipline quali scherma, ciclismo, podismo, canottaggio e nuotoLA STORIA DAL 1907 AD OGGI stabia1907.it. Quattro anni dopo, nel 1911 nacque anche una sezione calcistica che diede inizio al calcio nella città di Castellammare di Stabia.
Il 12 febbraio 1911, gli stabiesi giocarono il loro primo incontro a Torre Annunziata contro la locale formazione dello S.F.A., terminata con il punteggio di 3 a 0 per gli stabiesi, poi, quattro anni dopo il 3 febbraio 1914 lo Stabia giocò la sua prima trasferta a Caserta contro la Casertana terminata con una schiacciante sconfitta per 14 a 0.
In quello stesso anno, inoltre, venne inaugurato anche il nuovo stadio disputando un'amichevole contro la squadra "C" del Naples il cui risultato finale sarà fissato sullo 0 a 0. La formazione dello Stabia di allora, era composta da: Dell’Aquila, Schettino, Celoro, De Rosa, il capitano Laugeri, Amato, Weiss, Pauzano, Romano I°, Romano II° e Cappa.
Nel 1916, poi, la squadra stabiese si affiliò alla F.I.G.C. iscrivendosi al campionato di Terza Categoria dove venne eliminata dal Savoia nelle semifinali con il punteggio di 5 a 1, poi, dopo la pausa bellica causata dalla prima guerra mondiale, il 21 aprile 1919, la società venne rifondata grazie all'avv. Vincenzo Bonifacio disputando una gara amichevole contro una compagine di marinai inglesi chiamata "War Lion", conclusasi con un secco 6 a 0 per gli stabiesi, inoltre, sempre nello stesso anno, nel mese di agosto fu fondato un nuovo sodalizio che si chiamava Sport Club War, che nell’anno seguente (1920) si fonderà con lo Stabia affiliato alla F.G.C.I. Lega Sud.
In quegli anni, il percorso sportivo per gli stabiesi era molto frenetico, infatti, in una sfortunata annata, i gialloblù persero una gara di qualificazione per la Prima Categoria (l’attuale Serie A) perdendo con il Savoia, per 3 a 2 con i gol di Spera e Sarcinelli per lo Stabia.
Nel 1921, lo Stabia si conquistò la promozione in Prima Categoria battendo in trasferta il Portici, poi, durante la stagione in Prima Categoria le partite casalinghe dello Stabia, vennero disputate, sul campo dove attualmente è ubicato il mercato ortofrutticolo e solo in seguito, nel 1924, fu recintato. La stampa dell’epoca, ribattezzò quel campo “caienna”, per il fatto che nessuna squadra riusciva a battere lo Stabia sul proprio terreno di gioco e proprio grazie a queste prerogative, lo Stabia ottenne la vittoria di un campionato di Promozione e due di Seconda Categoria. In seguito, la squadra ottenne dopo un tira e molla con l'amministrazione comunale di Castellammare di Stabia un terreno sul quale costruire il nuovo stadio e dove attualmente sorge il “Romeo Menti”.
In tutti gli anni venti, lo Stabia, disputò diversi campionati tra Prima e Seconda Categoria, poi, nel 1929 si iscrisse al campionato di terza serie fece la spola tra i dilettanti fino al campionato di Prima Divisione 1936-1937 dove lo Stabia vinse il proprio girone senza subire sconfitte oltre alla Coppa di Natale, messa in palio dal Direttorio Regionale, battendo nella gara di ritorno, la Casertana per 5 reti ad 1. Nel 1937, poi, ad opera di Salvatore Russo, nacque a Castellammare una nuova società sportiva, che prese il nome di A.C. Juventus Stabia che partecipò a tornei dilettantistici fino al 1944, mentre l’anno successivo si iscrisse alla FIGC.
Nel 1945, in piena Seconda Guerra Mondiale, lo Stabia partecipò al torneo Campano misto tra squadre di Serie A, B e C dove dopo un campionato molto combattuto, lo Stabia vinse la finale contro la Salernitana, aggiudicandosi il torneo. Tra i protagonisti di quella stagione nella rosa stabiese vi era anche il grande ed indimenticato Romeo Menti scomparso sulla collina di Superga, nel tragico incidente aereo del 4 maggio 1949 e al quale è stato dedicato lo stadio di Castellammare di Stabia.
Dagli anni cinquanta agli anni settanta
Dopo aver conquistato la Serie C nel 1947-1948, lo Stabia sotto la presidenza di Giuseppe Donnarumma e Sentimenti in panchina arrivò primo in Serie C nella stagione 1950-1951, a pari punti con il Foggia dove il 17 giugno 1951, nello spareggio giocato a Firenze, lo Stabia s'impose per 2-0 con una doppietta di Cereseto e si guadagnò la promozione in Serie B. La rosa della prima promozione in Serie B dei gialloblù era composta da: Giudici, Ciccone, Casuzzi, Sforza, Carissimi, Marra, Parvis, Palma G., Ferrari, Bellini, Piermattei, Lasagna, Celardo, Greselin, Rosi e Riconda.
Quando lo Stabia, raggiunse la Serie B, fallì, la Juventus Stabia divenne inaspettatamente il primo club cittadino e per l'occasione abbandonò il bianconero ed assunse il gialloblù, richiamandosi similmente al precedente Stabia, dove ai colori della città nella stagione di Serie B 1951-1952 le vespe affrontarono squadre di valore come il Genoa, la Roma e il . A fine stagione, lo Stabia non riuscì a salvarsi e chiuse all'ultimo in classifica lasciando immediatamente la Serie B. L'anno successivo, le cose andarono ancora peggio, in quanto lo Stabia chiuse al 16º posto con nuova retrocessione, condita da un nuovo fallimento societario.
Il decennio che va dalla fine degli anni '50 e fino all’inizio degli anni '70, rappresentò per il calcio stabiese un periodo anonimo, durante il quale la Società Sportiva Juventus Stabia erede della defunta Associazione Calcio Stabia disputò senza alti e bassi, campionati di IV Serie e Serie D dove solo sotto la guida di mister Moscardo, ci furono timidi segnali di ripresa volti verso traguardi più ambiziosi ma vanificati in breve tempo. I calciatori che vestirono la maglia giallo-blè in quegl’anni furono tanti, tra i quali ricordiamo il centravanti mattatore Ceccotti, Pagura, Mancuso, Palumbo, e i fratelli Salvatore e Giovanni Di Somma.
Gli anni settanta
Gli anni settanta, per la iniziarono meglio del precedente decennio e con la squadra passata nelle mani del comm. Giuseppe Abbagnale già nella stagione 1970-1971 si cominciò ad allestire una squadra da Serie C, ma, nonostante gli sforzi, le vespe si classificarono all'undicesimo posto in classifica, poi, nel campionato successivo di Serie D 1971-1972 tra grossi sacrifici con Pietro Santin in panchina arrivò una sudata promozione in Serie C avendo la meglio sulla e rimanendo in testa alla classifica dalla seconda giornata.
Due stagioni dopo, con la disputa di un campionato disastroso, la retrocesse nuovamente in Serie D e ci rimase per due anni consecutivi, dove il primo anno nella stagione 1974-1975, sfiorò l'immediato ritorno perdendo lo spareggio con il , dopo aver terminato il campionato a pari punti. Nella finale disputata allo Stadio San Nicola di Bari, la con un seguito di 5.000 tifosi stabiesi, non riuscì nell'impresa di battere i potentini che sbloccarono il risultato alla fine del secondo tempo supplementare. Nel campionato 1975-1976, le vespe pur essendo protagoniste non riuscirono a guadagnarsi la promozione e conclusero al terzo posto, dietro ed Avezzano.
Anche nell'anno successivo, ci fu lo stesso esito, nonostante lo svolgimento di un buon campionato, come nella stagione 1976-1977 gli stabiesi si fecero beffare all'ultima giornata dal , sua grande rivale vittoriosa per 1 a 0, lasciando così via libera alla Cavese che si aggiudicò il torneo a quota 51, con le vespe seconde a 49 punti.
Nel campionato 1977-1978, la Lega decise di ristrutturare il torneo di Serie C, scindendo la stessa in due divisioni: Serie C1 e Serie C2, dove per essere promossi bastava classificarsi tra i primi sei. Al termine della stagione, le vespe, nonostante un buon campionato, si classificarono all'ottavo posto, perdendo il sogno promozione in Serie C2 che si concretizzò nella stagione 1978-1979 con Nicola D'Alessio Monte in panchina e con una rosa formata da: Fumarola, Schettino, Lusuardi, Cenci, Fazzi, Iancarelli, Caligiuri e altri ancora.
Dopo la promozione in Serie C2 per la , ci furono importanti novità non solo sotto l'aspetto societario, ma anche sotto il profilo dei risultati, che però vengono allietati dalla conquista, da parte degli Allievi, del titolo di Campione d'Italia di categoria e della conquista del Campionato nazionale Dante Berretti per le squadre di Serie C1 e Serie C2 l'anno successivo.
Nella stagione 1979-1980, la , chiude il decennio degli anni settanta in Serie C2 con il 7º posto in campionato.
Gli anni ottanta Gli anni ottanta, per la , iniziarono prima con la retrocessione in Serie D al termine del campionato di Serie C2 1980-1981 e poi con il disastroso evento sismico che colpì l'Irpinia, e che coinvolse anche la città di Castellammare di Stabia dove venne colpito lo Stadio San Marco, per cui la costringendo la ad emigrare per quasi cinque anni. I primi anni ottanta passarono per le vespe nell'anonimato con campionati mediocri, poi, nel 1982 venne costituita una nuova società S.p.A., grazie all'entusiasmo di Vincenzo Zurolo, nuovo presidente della Juve Stabia e di alcuni suoi collaboratori.
La squadra, allenata dall'ex-portiere Lido Vieri, si classificò, nel Campionato Interregionale 1983-1984 al 5º posto e l'anno successivo sul terreno dello Stadio Comunale di Scafati sempre con Lido Vieri in panchina, gli stabiesi si espressero ad altissimi livelli conquistandosi una promozione in Serie C2 all'ultima giornata vincendo contro la Vigor Lamezia, poi, nello stesso anno la Juve Stabia tornò a giocare anche Stadio Romeo Menti, che venne inaugurato, dopo lunghi lavori di ristrutturazione, con un incontro amichevole vinto per 3-2 contro l' del capitano Salvatore Di Somma, poi diventato dirigente stabiese, davanti a 15.000 spettatori.
La iniziò il suo nuovo percorso in Serie C2, nel 1985-1986 con un tredicesimo posto finale nel girone D, mettendo in vetrina il giovane Marcello Prima, vincitore della classifica capocannonieri, con 21 reti segnate e idolo di tutti i tifosi gialloblù. La stagione 1986-1987 vide le vespe partire favorite per una storica promozione in Serie C1 con il gradito ritorno in panchina di Angelo Carrano, ma i risultati tardarono ad arrivare e il C.T. venne licenziato. Al suo posto venne chiamato Vincenzo Montefusco, ma dopo un breve periodo, rinunciò e così venne richiamato Angelo Carrano che dopo uno sprint finale concluse solamente al 5º posto. Nel torneo 1987-1988, le vespe conquistarono una risicata salvezza condita da problemi societari e da una nuova retrocessione nel campionato 1988-1989, dopo che si erano alternati alla guida tecnica prima Lido Vieri e poi Renzo Aldi.
Gli anni novanta
Alla fine del Campionato Interregionale 1990-1991 con la promozione in Serie C2, la società sull'orlo di una nuova crisi economica venne rilevata da Roberto Fiore che puntò deciso al ritorno in Serie C1 dove con l'arrivo in panchina di Luís Vinício la squadra colse la salvezza dopo aver vinto lo spareggio con il Cerveteri, successivamente salvatosi dopo i play-out con Valdagno e . In questi anni, nella squadra militarono calciatori come Mauro Ruffelli, Condemi, Puntureri, Izzo, Giuseppe Ruotolo ed altri, allenati dall'ex Napoli Cané e poi Santosuosso. Il capitano era in un primo momento Ruotolo, che cedette poi la fascia al più esperto Izzo. La promozione in Serie C1 arrivò al termine della stagione 1992-93, quando i gialloblù vinsero il proprio girone collezionando 46 punti.