L'ammutinamento di Żeligowski ( o anche żeligiada, in lituano Želigovskio maištas ) fu un'operazione militare polacca guidata dal generale Lucjan Żeligowski nell'ottobre 1920, che portò alla creazione della Repubblica della Lituania Centrale.

Il Capo dello Stato polacco Józef Piłsudski ordinò di nascosto a Żeligowski di eseguire l'operazione e rivelò la verità solo diversi anni dopo.

L'area venne formalmente annessa dalla Polonia nel 1922 e riconosciuta dalla Conferenza degli Ambasciatori come territorio polacco nel 1923. La decisione non venne riconosciuta dalla Lituania, che continuò a rivendicare Vilnius e la Regione di Vilnius, e dall'Unione Sovietica.Timothy Snyder, The Reconstruction of Nations: Poland, Ukraine, Lithuania, Belarus, 1569–1999, p. 78, Yale University Press, New Haven @ London 2003, .

Contesto storico

Alla fine del 1920, la guerra sovietico-polacca stava terminando con la sconfitta dei sovietici dopo la battaglia di Varsavia, i quali erano in ritirata. La contesa regione di Vilnius trovava il proprio centro nell'attuale capitale della Lituania Vilnius (in polacco Wilno), che venne fondata dal granduca di Lituania Gediminas nel 1323 e rimase la capitale della Lituania per secoli. Vilnius venne ripresa dai sovietici durante l'offensiva militare lanciata nell'estate del 1920. I sovietici restituirono la regione ai lituani in virtù di un accordo precedentemente sottoscritto tra i due Stati, in cui si prevedeva che l'Armata Rossa potesse far agire le proprie truppe sul territorio baltico per combattere le forze polacche (guerra polacco-lituana).

Questa mossa permise ai sovietici di ripristinare il controllo militare sulla regione, respingendo la Polonia e aumentando le tensioni che si vennero a creare tra polacchi e lituani, entrambi desiderosi di controllare i territori contesi per sé. Piotr Łossowski, Konflikt polsko-litewski 1918-1920 (La guerra polacco-lituana, 1918–1920), Warsaw, Książka i Wiedza, 1995, , pp. 112–6.Piotr Łossowski, Konflikt polsko-litewski 1918-1920, pp. 112–28.

All'inizio dell'ottobre 1920, con la pressione internazionale della Conferenza di Spa e del Trattato di Suwałki, Piotr Łossowski, Konflikt polsko-litewski 1918-1920, pp. 166–75. i polacchi e i lituani sottoscrissero una tregua in Sudovia, ma, temendo che Vilnius potesse rimanere sotto il controllo lituano, la questione rimase irrisolta.Fulvio Fusco, L'ammaliatrice di Kaunas, Youcanprint, 2014, ISBN 978-88-91-16905-1 p.30. I polacchi basavano le proprie rivendicazioni sulle allora attuali considerazioni etnografiche, poiché all'epoca circa il 65 % degli abitanti della città era di lingua polacca, mentre i lituani costituivano solo l'1-2% della popolazione della città.Piotr Eberhardt. Ethnic Groups and Population Changes in Twentieth-Century Central-Eastern Europe: History, Data, Analysis. M.E. Sharpe. 2003. p. 39. La Lituania riconosceva Vilnius come capitale storica e riteneva le affermazioni dei polacchi prive di fondamento.Michael MacQueen, The Context of Mass Destruction: Agents and Prerequisites of the Holocaust in Lithuania, Holocaust and Genocide Studies, Volume 12, Numero 1, pp. 27-48, 1998, Context of Mass Destruction: Agents and Prerequisites of the Holocaust in Lithuania | Holocaust and Genocide Studies | Oxford Academic I polacchi non desideravano continuare la guerra con un esercito ancora reduce dagli scontri militari di qualche tempo prima; nel frattempo, il Capo dello Stato Józef Piłsudski incominciò a considerare l'idea di costituire la federazione Międzymorze, la quale avrebbe dovuto includere una Lituania amica della Polonia, ma voleva assicurarsi che Vilnius facesse parte di una sfera di influenza polacca. Dal punto di vista lituano, ciò era altamente improbabile, poiché molti lituani consideravano l'influenza polacca perniciosa e avevano voluto liberarsi dell'influenza polacca fin dal matrimonio del Granduca Jogaila con l'allora undicenne Edvige di Polonia nel 1386. In particolare, i nazionalisti lituani si opposero a qualsiasi ulteriore collegamento con la Polonia, specialmente dopo l'occupazione polacca di Vilnius.

I negoziati sul futuro dell'area contesa, voluti fortemente dalla Conferenza degli Ambasciatori a Bruxelles e a Parigi, giunsero a un punto morto: Piłsudski temeva che l'Intesa potesse accettare la situazione di fatto che si era venuta a creare quando i sovietici avevano ripreso il controllo delle regioni sud-orientali della Lituania.

Polonia e Lituania dovevano accordarsi per un cessate il fuoco nella regione di Suwałki il 10 ottobre, ma i polacchi decisero di aggirare la tregua creando una situazione di fatto che potesse giocare a proprio vantaggio. Piłsudski concluse che la migliore linea d'azione fosse quella sostenuta dalla fazione filo-polacca in Lituania, ma che non poteva essere ricondotta direttamente alla Polonia. Pertanto, egli avviò in primis dei canali finanziari per incentivare un colpo di Stato nel 1919, ma quest'ultimo venne arrestato dall'imprevista rivolta di Sejny, la quale portò alla soppressione della rete d'intellingence dell'Organizzazione Militare Polacca (Polska Organizacja Wojskowa) da parte dell'esercito lituano e del Dipartimento di Sicurezza Nazionale. Piotr Łossowski, Konflikt polsko-litewski 1918-1920, p. 68.Endre Bojtár, Foreword to the Past: A Cultural History of the Baltic People, Central European University Press, 1999, , Print, p. 202.

L'ammutinamento

Nell'ottobre del 1920, il generale polacco Lucjan Żeligowski, originario delle terre storiche della Lituania, ricevette l'ordine di guidare la 1ª Divisione fanteria lituano-bielorussa (composta perlopiù da polacchi delle marche di confine). Grzegorz Łukowski and Rafal E. Stolarski, Walka o Wilno. Z dziejów Samoobrony Litwy i Bialorusi, 1918-1919 (The Struggle for Vilnius: the History of the Self-Defense of Lithuania and Belarus, 1918–1919), Adiutor, 1994, . Żeligowski venne contattato da Piłsudski già alla fine del settembre 1920 con suggerimenti per effettuare un "ammutinamento". Essi prepararono un piano nel quale Żeligowski e le forze sotto il suo comando avrebbero dovuto fingere di disertare dall'esercito polacco per poi prendere il controllo di Vilnius e delle aree circostanti. Il governo polacco avrebbe ufficialmente negato qualsiasi coinvolgimento, al fine di non intaccare la sua reputazione di fronte alla comunità internazionale.Piotr Łossowski, Konflikt polsko-litewski 1918-1920, pp. 161–6.

Żeligowski, come lo stesso Piłsudski, potrebbe essere stato uno dei tanti divisi tra identità lituana e polacca; forse, nel proclamare una Lituania centrale, credeva onestamente di creare una Lituania anche se dominata dalla cultura polacca piuttosto che dalla cultura lituana.Rapporti storici tra polacchi e lituani: Tra Lituania e Polonia (confronti #5) – Cronache lituane

Il 6 ottobre 1920, Żeligowski informò i suoi ufficiali dell'operazione di ammutinamento; in quel momento, nessuno sotto il suo comando sapeva che stava agendo con il supporto di Piłsudski: per questo, alcuni si rifiutarono di seguirlo. Il supporto a Żeligowski oscillò talmente tanto che il 7 ottobre scrisse a Piłsudski che non poteva eseguire l'operazione a causa della mancanza di supporto tra i suoi soldati. Alla fine molti ufficiali e soldati decisero di seguirlo ed egli procedette con i preparativi. Piotr Łossowski, Konflikt polsko-litewski 1918-1920, pp. 175–79.

Le forze di Żeligowski partirono la mattina dell'8 ottobre (due giorni prima dell'accordo di Suwałki che prevedeva l'inizio del cessate il fuoco). Quel giorno, egli dichiarò che avrebbe "liberato Wilno dall'occupazione lituana" e "formato un parlamento che avrebbe deciso la sorte dei territori contesi."

Per garantire una rapida conclusione dell'operazione, Żeligowski ricevette soldati supportati dalla 2ª e dalla 3ª Armata polacca.Przemysław Hauser, "Walka o granice" [The fight over the borders], in "Polska XX wieku 1914–2003" [20th Century Poland: 1914–2003], pp. 27–29. Horyzont/Wydawnictwo Dolnośląskie, Warszawa-Wrocław 2004, . La sua 1ª Divisione fanteria lituano-bielorussa ed altre unità sconfissero il 4º Reggimento fanteria lituano presso la foresta di Rūdininkai e, nuovamente, presso Jašiūnai. Le forze polacche giunsero alle porte di Wilno, ma vennero rallentate quanto bastava per ritardare di un giorno la presa della città. Il bilancio delle perdite, come riportato da fonti contemporanee, fu basso: "poche vittime" da entrambe le parti. "Wypadki wileńskie" ("Wilno Events"), Robotnik (The Worker), October 20, 1920, p. 3.Łossowski, Piotr (1991). Polska-Litwa: Ostatnie sto lat (Poland and Lithuania: the Last Hundred Years). Warsaw: Wydawnictwo Oskar. p. 110.

Le truppe lituane nella regione erano in grave inferiorità numerica: esse non solo dovevano fronteggiare le forze regolari numericamente superiori di Želigowski, supportate dalla logistica dell'esercito polacco, ma dovevano anche presidiare Vilnius, la cui popolazione polacca era irrequieta. Il 9 ottobre, i lituani non riuscirono più a tenere il controllo di Vilnius e avviarono le operazioni di evacuazione della città, lasciando un presidio simbolico a difenderla (la decisione di evacuare venne presa nel pomeriggio dell'8 ottobre ed eseguita nel corso della notte tra l'8 e il 9). Quando le unità polacche giunsero per fronteggiare le rimanenti difese lituane, la popolazione polacca sostenne le truppe polacche, con unità della milizia che organizzarono una rivolta e ingaggiarono le unità lituane ancora in città. I civili acclamarono l'ingresso delle truppe polacche a Vilnius con entusiasmo.Wojciech Roszkowski e Jan Kofman, Biographical Dictionary of Central and Eastern Europe in the Twentieth Century, Routledge, 2016, ISBN 978-13-17-47593-4, pp.680-681.

I rappresentanti del governo lituano (guidati da Ignas Jonynas) cedettero il controllo della città agli ufficiali dell'Intesa residenti (condotti dal colonnello francese Constantin Reboul). Żeligowski, tuttavia, rifiutò di riconoscere tale autorità ed essi vennero costretti a lasciare la città.Piotr Łossowski, Konflikt polsko-litewski 1918-1920, pp. 179–185

Il 12 ottobre, Żeligowski proclamò l'indipendenza, comportando la costituzione della Repubblica della Lituania Centrale con Vilnius come capitale. Molti storici concordarono che lo Stato fosse dipendente dalla Polonia, ma non concordano su quanto ne fosse dipendente (lo storico polacco Jerzy J. Lerski lo definisce stato fantoccioJerzy J. Lerski, Historical Dictionary of Poland, 966–1945, 1996, Google Print, p. 309.).