Biografia Aemilia Hilaria (; 300– 363) è ricordata come medica in Gallia tardoantica. Le informazioni sulla sua vita derivano quasi esclusivamente dal carme che il nipote Decimo Magno Ausonio le dedicò nei Parentalia, dove la definisce sua matertera (zia materna) e ne ricorda le cure e l’affetto.
Secondo Ausonio, il soprannome Hilaria le fu attribuito fin dall’infanzia per il carattere gioviale; il poeta osserva inoltre che, già da bambina, mostrava modi considerati «più simili a un ragazzo» (pueri … ad effigiem). Nello stesso testo Ausonio la elogia come esperta nelle arti mediche (more virum medicis artibus experiens) e riferisce che rifiutò il matrimonio, collegando tale scelta all’ideale di una verginità «consacrata» (devotae virginitatis amor).
Interpretazioni e ricezione La qualifica virgo devota è trasmessa dalla tradizione del testo; alcuni studi hanno osservato che può trattarsi di una glossa o di una formulazione tarda, e che l’eventuale significato strettamente religioso va quindi considerato con cautela.
La descrizione ausoniana (ruoli di genere, rifiuto del matrimonio e pratica medica) è stata discussa nella storiografia moderna soprattutto in relazione alla rappresentazione letteraria delle donne e all’accesso femminile a professioni specialistiche nel tardo impero; in questo quadro, Aemilia Hilaria è citata come un raro caso documentato da una fonte narrativa di donna associata alla medicina.
Note
Bibliografia Gillian Cloke, This Female Man of God: Women and Spiritual Power in the Patristic Age, 350–450 AD, Routledge, 2003. Joyce Harvey; Marilyn Ogilvie, The Biographical Dictionary of Women in Science: Pioneering Lives from ancient times to the mid-20th century, Taylor & Francis, 2000. Philip Rousseau (a cura di), A Companion to Late Antiquity, Wiley-Blackwell, 2009.
Voci correlate Donne in medicina Medicina nell'antica Roma
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