Le elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 2016 si sono tenute l'8 novembre e sono state le cinquantottesime elezioni presidenziali della storia degli Stati Uniti.
L'imprenditore e personaggio televisivo newyorkese Donald Trump, candidato del Partito Repubblicano, pur perdendo le elezioni di quasi 3 milioni di voti, è diventato presidente superando in termini di voti dei grandi elettori la candidata del Partito Democratico Hillary Clinton, first lady negli anni novanta e prima donna ad aver vinto le primarie presidenziali di uno dei principali partiti, e gli altri contendenti minori.
Il risultato, arrivato al termine di una campagna elettorale segnata da toni molto aspri, ha smentito le previsioni della vigilia, venendo descritto da diversi media come il più sorprendente dalle elezioni del 1948.
Il vincitore delle elezioni è risultato essere Donald Trump, che è diventato presidente eletto ottenendo il voto della maggioranza, e precisamente di 304, dei 538 grandi elettori che compongono il collegio elettorale. Hillary Clinton è stata invece la più votata a livello popolare, con quasi tre milioni di preferenze in più dell'avversario.
Con la vittoria di Trump è la quinta volta nella storia degli Stati Uniti che un candidato riesce ad ottenere la presidenza senza la contemporanea maggioranza nel voto popolare a livello federale.Presidenti USA eletti senza la contemporanea maggioranza nel voto popolare a livello federale: John Quincy Adams (1824), Rutherford B. Hayes (1876), Benjamin Harrison (1888), George W. Bush (2000), Donald Trump (2016).
Inoltre, per la quarta volta nella storia degli Stati Uniti dal 1944, entrambi i candidati principali provenivano dallo Stato di New York.
Contesto Le elezioni hanno determinato il 45º presidente degli Stati Uniti, successore del democratico Barack Obama, in carica negli otto anni precedenti, ineleggibile in quanto aveva raggiunto il limite di due mandati previsto dal XXII emendamento della Costituzione statunitense. Si sono tenute contestualmente alle elezioni parlamentari che hanno rinnovato i 435 membri della Camera dei rappresentanti e 34 membri (un terzo) del Senato.
Il sistema elettorale prevede un'elezione semidiretta; il presidente è infatti eletto a maggioranza assoluta, per un mandato di quattro anni, dal collegio elettorale, composto da 538 grandi elettori, eletti tramite elezione diretta il martedì successivo al primo lunedì del novembre dell'ultimo anno del mandato del presidente in carica. Ogni Stato federato elegge un numero di delegati pari ai rappresentanti dello stesso Stato al Congresso, ripartizione che tiene conto anche della consistenza della popolazione e quindi soggetta a revisione periodica. Eccetto il Maine e il Nebraska, ogni Stato ha adottato un sistema elettorale per il quale vengono eletti solo i delegati sostenitori di uno stesso candidato che insieme hanno ottenuto più voti; il candidato indirettamente vincitore nel singolo Stato si aggiudica quindi tutti i delegati assegnati allo stesso. Il Maine e il Nebraska invece, rispettivamente dal 1972 e dal 1996, eleggono un grande elettore per distretto congressuale, mentre solo i rimanenti rappresentanti dei due stati vengono eletti su base statale, sempre con metodo maggioritario. Nelle precedenti elezioni solo nel 2008 uno dei due Stati non ha eletto tutti i propri delegati in favore dello stesso partito: in quell'anno infatti nel secondo dei tre distretti del Nebraska, Stato tradizionalmente repubblicano, aveva vinto Obama, segnando l'assegnazione di un grande elettore al Partito Democratico in quello Stato per la prima volta dal 1968.
Come previsto dal secondo articolo della Costituzione, è eleggibile alla carica presidente ogni cittadino degli Stati Uniti per nascita, residente negli Stati Uniti per almeno quattordici anni e con un'età pari o superiore a 35 anni. I partiti politici maggiori nominano i propri candidati avvalendosi di elezioni primarie, tenute in tutti gli Stati con modalità diverse.
Nelle precedenti elezioni del 2012, Obama aveva vinto sul candidato repubblicano Mitt Romney conquistando 332 grandi elettori su 538 e il 51,1% del voto popolare. Per quanto riguarda il rinnovo del Congresso, nel 2012 il Partito Democratico aveva ottenuto la maggioranza al Senato e il Partito Repubblicano la maggioranza alla Camera dei rappresentanti; nel 2014 invece il Partito Repubblicano con le elezioni di mid term aveva incrementato la maggioranza alla Camera e conquistato anche quella al Senato.
L'attenzione mediatica sulle elezioni del 2016, i possibili candidati prima e le varie campagne elettorali poi, fu elevata sin da immediatamente dopo le elezioni del 2012.
I due partiti principali come da consuetudine scelsero i rispettivi candidati alla presidenza nell'estate del 2016 al culmine di elezioni primarie. I militanti del Partito Democratico scelsero per la prima volta una donna, l'ex Segretario di Stato ed ex first lady Hillary Clinton, che poté contare sin dalle prime fasi sull'endorsement della stragrande maggioranza degli esponenti del suo partito, dovendo tuttavia fronteggiare fino alla fine delle primarie Bernie Sanders, candidato semi-indipendente che ottenne una vasta popolarità tra gli elettori più giovani, il quale si presentò come antagonista del sistema finanziario e sostenitore di politiche socialiste di stampo nord-europeo. Ad affiancarla come candidato vicepresidente fu designato Timothy Michael Kaine. Il Partito Repubblicano scelse invece il controverso candidato Donald Trump, ricco imprenditore e personaggio televisivo, il quale non riuscì a far convergere su di lui un consenso tra le varie correnti e tra i maggiori esponenti del partito. Al contrario, anche dopo il trionfo frutto del voto popolare, a causa delle sue posizioni e del suo atteggiamento, vari esponenti repubblicani rifiutarono di esprimergli sostegno nella corsa alla Casa Bianca, alcuni annunciando persino di votare per altri candidati. Trump scelse come candidato vicepresidente Mike Pence, governatore dell'Indiana apprezzato tra i repubblicani, cercando così di tamponare la disaffezione di buona parte del partito.
Candidati Partito Democratico
Il Partito Democratico scelse il candidato alla Presidenza durante la convention nazionale organizzata a Filadelfia dal 25 al 28 luglio 2016.
Ad aver ottenuto la nomination fu Hillary Clinton, già Segretario di Stato dal 2009 al 2013, che vinse le elezioni primarie tenutesi tra i mesi di febbraio e giugno 2016. L'ex first lady aveva annunciato per la prima volta l'intenzione di candidarsi il 12 aprile 2015, dando ufficialmente il via alla sua campagna il 13 giugno 2015. Divenne la presumptive nominee (nominata prevista) del partito solo al termine delle primarie, il 7 giugno 2016, prima della nomina formale alla convention avvenuta il seguente 26 luglio. La Clinton divenne così la prima donna ad ottenere la nomination di uno dei due partiti maggiori.
Il candidato vicepresidente fu invece Tim Kaine, senatore per lo Stato della Virginia e governatore della Virginia dal 2006 al 2010, annunciato ufficialmente da Hillary Clinton il 22 luglio.
Avevano partecipato alle primarie anche Bernie Sanders, rimasto in corsa fino alle ultime votazioni, e Martin O'Malley, che si era invece ritirato dopo i primi caucus in Iowa.
Partito Repubblicano
Il Partito Repubblicano scelse ufficialmente il candidato alla Presidenza alla convention nazionale organizzata a Cleveland dal 18 al 21 luglio 2016.
Donald Trump, proprietario e presidente del consiglio d'amministrazione della Trump Organization, ottenne la nomination vincendo le elezioni primarie tenutesi tra i mesi di febbraio e giugno 2016. Il magnate newyorkese aveva avviato la sua campagna il 16 giugno 2015, divenendo il presumptive nominee delle primarie il 4 maggio 2016, prima dell'incoronazione formale alla convention il seguente 19 luglio. Il candidato vicepresidente fu Mike Pence, governatore dell'Indiana, scelto ufficialmente da Trump il 15 luglio.
Tra i numerosi partecipanti alle primarie figuravano Jeb Bush, Ben Carson, Chris Christie, Ted Cruz, Carly Fiorina, John Kasich, Jim Gilmore, Mike Huckabee, Rand Paul, Marco Rubio e Rick Santorum.
Altri partiti e indipendenti Candidati sulle schede elettorali in almeno 30 Stati Partito Libertario
Il Partito Libertario scelse il candidato alla Presidenza il 29 maggio 2016 alla convention nazionale organizzata a Orlando. La nomination fu conquistata da Gary Johnson, governatore del Nuovo Messico dal 1995 al 2003 e già candidato per il Partito Libertario alle elezioni del 2012. Il candidato vicepresidente fu invece l'ex governatore del Massachusetts William Weld. Altri candidati in corsa per la nomination libertariana erano Austin Petersen, Thomas Clements, Marc Allan Feldman, Cecil Ince, Steve Kerbel, Bart Lower, John McAfee, Darryl W. Perry, Derrick Michael Reid, Jack Robinson Jr., Rhett Rosenquest Smith, Shawna Joy Stirling e Joy Waymire.
Partito Verde
Il Partito Verde scelse il candidato alla Presidenza alla convention nazionale tenuta a Houston il 6 agosto 2016. Ad aver vinto la nomination fu Jill Stein, già candidata dei Verdi alle elezioni del 2012. A essere candidato vicepresidente fu designato Ajamu Baraka, attivista di Washington. Altri candidati in corsa per la nomination erano Darryl Cherney, Sedinam Kinamo Christin Moyowasifza Curry, William Kreml e Kent Mesplay.
Candidati sulle schede elettorali in almeno 3 Stati Di seguito altri candidati comparsi sulle schede elettorali in almeno tre Stati: Darrell L. Castle, avvocato dal Tennessee, candidato per il Partito della Costituzione Rocky De La Fuente, imprenditore dalla California, candidato per i partiti American Delta e Reform Party James Hedges, candidato per il Partito Proibizionista Alyson Kennedy, attivista dall'Illinois, candidato per il Partito Socialista dei Lavoratori Gloria La Riva, attivista dalla California, candidata per i partiti Party for Socialism and Liberation, Peace and Freedom e Liberty Union Party Evan McMullin, politico dallo Utah, candidato indipendente appoggiato dai partiti Better for America e Independence Party of Minnesota Monica Moorehead, attivista dall'Alabama, candidata per il Workers World Party Mimi Soltysik, attivista dalla California, candidato per il Partito Socialista e il Natural Law Party
Altri candidati minori Di seguito i candidati comparsi sulle schede elettorali solo in uno o due Stati: Frank Atwood, candidato indipendente dal Colorado Scott Copeland, candidato dal Texas per il Constitution Party of Idaho Richard Duncan, candidato indipendente dall'Ohio Rocky Giordani, candidato dalla California per l'Independent American Party Tom Hoefling, attivista dall'Iowa, candidato per l'America's Party Lynn Kahn, medico dal Maryland, candidato indipendente appoggiato dal Voters United Party Chris Keniston, ingegnere dal Texas, candidato per il Veterans Party of America Kyle Kenle Kopitke, candidato per l'Independent American Party Laurence Kotlikoff, professore dal Massachusetts, candidato indipendente Princess Khadijah Jacob-Fambro, candidata indipendente dalla California Bradford Lyttle, attivista dall'Illinois, candidato per lo United States Pacifist Party Joseph Allen Maldonado, candidato indipendente dall'Oklahoma Mike Maturen, artista dal Michigan, candidato per l'American Solidarity Party Ryan Alan Scott, candidato indipendente Peter Skewes, professore dalla Carolina del Sud, candidato per l'American Party of South Carolina Rod Silva, imprenditore dal New Jersey, candidato per il Nutrition Party Mike Smith, avvocato dal Colorado, candidato indipendente Dan Vacek, dal Minnesota, candidato per il Legal Marijuana Now Party Jerry White, attivista dal Michigan, candidato per il Socialist Equality Party
Clinton vs. Trump, campagne e dibattiti