I simboli dei campi di concentramento nazisti, principalmente colori, lettere, numeri, facevano parte di un sistema semiologico di identificazione dei prigionieri dei lagerAldo Enzi, Il lessico della violenza nella Germania nazista, Patron, 1971, alla voce Farbe.

Sistema di codifica dei contrassegni Il sistema di codifica dei contrassegni serviva a classificare i prigionieri, generalmente in base a gruppi creati sulla base dei motivi dell'arresto. I simboli erano in stoffa, affibbiati sulla divisa, definita dai prigionieri con divisa a motivo Zebra, a causa delle strisce chiare e scure alternate.Hans Maršálek, Storia del campo di concentramento di Mauthausen. Documentazione, edition Mauthausen, Vienna, 2008, Allegato Espressioni del lager (glossario): sulla casacca, all'altezza del petto, sulla sinistra, e sui pantaloni, all'altezza della coscia destraAldo Enzi, Il lessico della violenza nella Germania nazista, Patron, 1971, alla voce Dreieckswinkel. I criteri per l'identificazione degli internati variavano però a seconda dei luoghi di detenzione e del trascorrere del tempo. L'assegnazione di un prigioniero a una categoria dipendeva in ogni caso dall'arbitrio della Gestapo; le suddivisioni si confusero e persero poi di valore con l'aumentare dei deportati da molti paesi, e con il progressivo sgretolamento del Terzo ReichEnzo Collotti, I campi di concentramento in Otto lezioni sulla deportazione. Dall'Italia ai Lager, Milano, 2007, pag. 55.

Triangoli colorati

Triangoli doppi

Un triangolo invertito sovrapposto a un triangolo di colore giallo indicava che il prigioniero era un ebreo; ad esempio, un triangolo nero sovrapposto a un triangolo giallo indicava un prigioniero "asociale" ebreo, oppure un triangolo giallo sovrapposto a un triangolo rosa indicava un prigioniero omosessuale ebreo; la sagoma di un triangolo, bordata di nero, sovrapposta a un triangolo giallo, indicava un ebreo "profanatore della razza", RassenschänderAldo Enzi, Il lessico della violenza nella Germania nazista, Patron, 1971, alla voce RassenschänderAldo Enzi, Il lessico della violenza nella Germania nazista, Patron, 1971, alla voce Rassenschande, ossia accusato di violare la "legge per la protezione del sangue", BlutschutzgesetzAldo Enzi, Il lessico della violenza nella Germania nazista, Patron, 1971, alla voce Blutschutzgesetz, poiché aveva avuto una relazione con una donna "ariana"; un triangolo giallo sovrapposto a un triangolo nero, indicava una donna "ariana", "profanatrice della razza", Rasseschänderin, ossia accusata di avere una relazione con un uomo ebreo.

Simboli particolari

Determinate lettere utilizzate all'interno dei triangoli indicavano il paese di origine:B (Belgier, belga), F (Franzosen, francese), I oppure IT (Italiener, italiano), J (Jugoslawen, jugoslavo), N (Niederländer, olandese), P (Polen, polacco), S (Spaniern, spagnolo) T (Tschechen, ceco), U (Ungarn, ungherese). Tedeschi, austriaci, lussemburghesi non avevano alcuna lettera riferita alla nazionalità; un rettangolo posto al di sopra del triangolo indicava i prigionieri recidivi, Ruckfällige; nel lager di Auschwitz verso la fine del 1944 gli ebrei erano contrassegnati con un triangolo rosso sopra il quale vi era un rettangolo giallo; nel lager di Mauthausen gli ebrei erano identificati con una Stella di David formata da due triangoli, uno giallo e uno rosso, appositamente sovrapposti; un disco nero, posto tra il vertice inferiore del triangolo e il numero di matricola, contrassegnava i prigionieri assegnati alle compagnie di disciplina, Strafkompanie, condannati a una colonia penale per aver commesso infrazioni disciplinariAldo Enzi, Il lessico della violenza nella Germania nazista, Patron, 1971, alla voce Strafkompanie; un disco bianco-rosso, weiss-rote ZielscheibeAldo Enzi, Il lessico della violenza nella Germania nazista, Patron, 1971, alla voce weiss-rote Zielscheibe, posto sotto il numero di matricola e sulla divisa all'altezza della schiena, contrassegnava i prigionieri sospetti di fuga, FluchtverdachtAldo Enzi, Il lessico della violenza nella Germania nazista, Patron, 1971, alla voce Fluchtverdacht; una lettera Z, che precedeva il numero di matricola dei prigionieri, identificava Rom e Sinti; un triangolo nero recante la lettera A al centro indicava il prigioniero condannato al "lavoro rieducativo", ArbeitserziehungshäftlingAldo Enzi, Il lessico della violenza nella Germania nazista, Patron, 1971, alla voce A; un triangolo verde recante la lettera S al centro indicava il delinquente abituale detenuto per misura di sicurezza, Sicherungsverwahrte Häftlinge. Si trattava dei carcerati che avrebbero dovuto essere assegnati ai lager giudiziari, Justizlager, inviati invece ai campi di concentramento per "fermo protettivo"Aldo Enzi, Il lessico della violenza nella Germania nazista, Patron, 1971, alla voce S; la sigla SU contrassegnava i prigionieri di guerra sovietici; la lettera E posta prima del numero di matricola contrassegnava i prigionieri "da rieducare", Erziehungshäftling; la lettera X di colore rosso, tracciata all'altezza della schiena sugli abiti civili indossati da alcuni prigionieri, poiché era un evidente simbolo identificativo degli internati, serviva a scoraggiare i tentativi di fugaArminio Wachsberger, L'interprete. Dalle leggi razziali alla Shoah, storia di un italiano sopravvissuto alla bufera, Proedi Editore, 2009; i Kapo generalmente portavano al braccio sinistro una fascia particolare, erano perciò detti "quelli che portano la fascia", Bindenträger; un disco rosso sotto il quale vi era la sigla IL' (Im Lager, nel campo) contrassegnava i prigionieri sospetti di pianificare una fuga. un triangolo bianco con il contorno nero e la scritta IMI per gli Internati Militari Italiani (coloro che dopo l'8 settembre 1943 rifiutarono di giurare fedeltà alla Repubblica Sociale Italiana o rifiutavano il lavoro obbligatorio) un triangolo bianco con il contorno nero e l'iniziale dello Stato di appartenenza nel triangolo per i Prigionieri di Guerra un bracciale con la scritta TODT per coloro che venivano arruolati per i lavori forzati nel caso non fosse disponibile un Trasporto o per esigenze difensive lungo le coste o per coloro che non erano internati ma avevano ottenuto la possibilità di lavorare fuori dai lager.

L'utilizzo dei triangoli nel lager di Bolzano Nel Campo di transito di Bolzano, Polizei- und Durchgangslager Bozen, o Dulag Bozen, vigeva un utilizzo dei simboli diverso rispetto a quello comune a molti lager: un triangolo blu indicava i prigionieri di guerra; un triangolo bianco indicava gli ostaggi; un triangolo giallo indicava gli ebrei; un triangolo rosso indicava gli oppositori politici; un triangolo rosa indicava i rastrellati; un triangolo verde indicava gli ostaggi.

Numeri di matricola I numeri di matricola attribuiti ai prigionieri, Häftlingsnummer, che sostituivano il nominativo degli internati, erano affibbiati sulla divisa, scritti in nero su stoffa bianca, posti all'altezza del cuore e al centro della coscia destra, talvolta riportati su una placchetta di latta da portare al collo o al polso, oppure tatuati sull'avambraccio.

Schemi riassuntivi dei simboli Seguono alcuni schemi riassuntivi dei simboli.

TRIANGOLI PoliticiCriminaliEmigratiTestimonidi GeovaOmosessualiAsocialiRom/SintiNormaleRecidivoPrigioniero di compagnia di disciplinaEbreo   NotaLa classificazione "ebreo-testimone di Geova" appare contraddittoria, ma la definizione nazista di "ebreo", in base alla politica "razziale" nazista, includeva persone che avevano antenati ebrei; era dunque possibile che tali persone appartenessero ad altre religioni. L'esistenza di un ebreo-testimone di Geova, dunque, benché forse poco comune, non era in ogni caso impossibile.   

ALTRI SIMBOLIEbreo che ha una relazione "interrazziale""Ariana" che ha una relazione "interrazziale"Ebreo ad Auschwitz dalla fine del 1944Sospetto di fugaNumero di matricola

Bracciale marrone: prigioniero specialeIn ordine discendente: numero di matricola, rettangolo da recidivo, triangolo o stella, membro di battaglione penale, sospetto di fugaCondannato al "lavoro rieducativo"Delinquente abituale detenuto per misure di sicurezzaPolacco: P sul triangolo rossoMembro delle forze armate

Galleria dei simboli dei campi di concentramento nazisti

Note

Bibliografia Aldo Enzi, Il lessico della violenza nella Germania nazista, Patron, 1971 Dizionario dell'Olocausto, Einaudi, Torino, 2004, ISBN 9788806164355 Hans Maršálek, Storia del campo di concentramento di Mauthausen. Documentazione'', edition Mauthausen, Vienna, 2008, ISBN 978-3902605108

Voci correlate Lager Olocausto Triangolo nero Triangolo rosa Paragrafo 175 Porajmos I Testimoni di Geova e l'Olocausto Kapo Campo di concentramento di Auschwitz Campo di concentramento di Mauthausen Campo di transito di Bolzano Lagersprache Glossario della Germania nazista Simboli runici adottati dalle SS

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