Figlio di Ibrāhīm al-Fazārī, anch'egli astronomo e matematico, attivo nella corte califfale dell'abbaside Hārūn al-Rashīd, studiò dapprima col padre e poi a Baghdad, dove nel 747 s'era trasferita la famiglia.

Alcune fonti lo indicano come arabo,Scott L. Montgomery, Science in Translation: movements of knowledge through cultures and time, p. 81.Abramovich, Boris et al., History of Civilizations of Central Asia, pp. 177–178.Pingree, David, "The Fragments of the Works of Al-Fazari", in: Journal of Near Eastern Studies, Vol. 29, n. 2 (1970), pp. 103–123.Yāqūt al-Ḥamawī, Irshād al-arīb fī maʿrifat al-adīb, ed. D. S. Margoliouth, "E.J.W. Gibb Memorial Series", 6 voll., Vol. 6. 2ª ed., Londra, 1931. ma altre fonti lo indicano come persiano.Ralph Westwood Moore, Michael Huxley, The Root of Europe: studies in the diffusion of Greek culture, 1952, p. 48Richard N. Frye, The Golden Age of Persia, p. 163.Ervin Lewis, Mildred Bain, From Freedom to Freedom: African roots in American soils: selected readings.

Al-Fazārī tradusse numerosi testi scientifici in arabo e farsi.M. D. Zafar, Glimpses of Islamic History and Culture, 1987, p. 331. Viene considerato il primo musulmano ad aver costruito un astrolabio a proposito del quale scrisse il Kitāb al‐ʿamal bi‐l‐asṭurlāb al‐musaṭṭaḥ ("Libro sull'azione dell'astrolabio piano": in arabo كتاب العمل بالأسطرلاب المسطح).

+ Tabella dei numeri cardinali in caratteri latini, arabi e hindi.Europei (derivati dai caratteri arabi occidentali)0 1 2 3 4 5 6 7 8 9Indo-arabi٠ ١ ٢ ٣ ٤ ٥ ٦ ٧ ٨ ٩Indo-arabi orientali (persiano ed urdu)۰ ۱ ۲ ۳ ۴ ۵ ۶ ۷ ۸ ۹Devanagari (Hindi)० १ २ ३ ४ ५ ६ ७ ८ ९Tamil ௧ ௨ ௩ ௪ ௫ ௬ ௭ ௮ ௯

Con il padre di Yaʿqūb ibn Ṭāriq e con suo figlio, aiutò a tradurre il testo astronomico indiano di Brahmagupta (floruit VII secolo), il Brāhmasphuṭasiddhānta, chiamato in arabo al-Zīj ʿalā Sinī al-ʿArab,E. S. Kennedy, A Survey of Islamic Astronomical Tables, (Transactions of the American Philosophical Society, New Series, 46, 2), Philadelphia, 1956, pp. 2, 7, 12 (zīj n. 2, 28, 71). o Zij al-Sindhind al-kabīr. Questa traduzione fu probabilmente il veicolo attraverso il quale i numeri cardinali indiani furono trasmessi al mondo islamico,D. E. Smith e L. C. Karpinski: The Hindu-Arabic Numerals, Boston, 1911, p. 92. prima che in Occidente essi fossero fatti conoscere da Leonardo Fibonacci.

Note

Voci correlate Astronomia islamica Contributo indiano alle scienze nell'islam medievale Scienziati e studiosi del mondo arabo-islamico zij

Collegamenti esterni (in PDF)

Moritz Cantor, Vorlesungen über Geschichte der Mathematik V1, Lipsia, B.G. Teubner, 1907-1908, Part 1, p. 698.

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