Questa voce descrive le principali tradizioni natalizie dell'Italia, oltre agli aspetti storici e socio-economici della festa.
Etimologia
Il termine "Natale" deriva dal latino natalis.
Formule d'augurio in italiano sono "Buon Natale" e "Felice Natale".
Storia
Celebrazioni religiose A partire dal 16 dicembre e fino al giorno della Vigilia di Natale, viene recitata in ambito ecclesiastico la novena di Natale.
Il 24 dicembre, Vigilia di Natale, viene celebrata la messa notturna di Natale, chiamata anche Messa di mezzanotte.
La notte del 31 dicembre, notte di San Silvestro, nella messa vespertina della Solennità di Maria Madre di Dio viene tipicamente cantato il Te Deum come segno di gratificazione per l'anno trascorso.
Tradizioni popolari Presepe
Dall'Italia proviene la tradizione del presepe.
Quello che è considerato il primo presepe della storia (un presepe vivente) fu allestito da San Francesco d'Assisi a Greccio nel 1223.Bowler, Gerry, "Dizionario universale del Natale" ["The World Encyclopedia of Christmas"], ed. italiana a cura di C. Corvino ed E. Petoia, Newton & Compton, Roma, 2003, p. 272Miles, Clement A., Storia del Natale tra riti pagani e cristiani [Christmas in Ritual and Traditions, Christian and Pagan], ed. italiana a cura di Laura Mazzolini, Odoya, Bologna, 2010, p. 45. Tuttavia, scene delle natività si riscontravano già a Napoli nel 1025.
In Italia, si sono poi diffuse tradizioni presepistiche regionali, come quella del presepe bolognese, del presepe genovese e del presepe napoletano.
Ceppo di Natale La tradizione del ceppo di Natale, un tempo diffusa, è attestata in Italia sin dall'XI secolo.Miles, Clement A., op. cit., p. 185 Di questa tradizione viene fornita una descrizione particolareggiata in un libro stampato a Milano nel XIV secolo.
Il ceppo di Natale figura con nomi diversi a seconda delle regioni: in Toscana è noto come "ciocco", mentre in Lombardia è noto come "zocco". In Val di Chiana (Toscana), era usanza che i bambini, bendati, dovessero colpire il ceppo con delle tenaglie, mentre il resto della famiglia intonava l'Ave Maria del Ceppo. Che la tradizione fosse un tempo molto radicata in Italia, è dimostrato dal fatto che il Natale in Toscana veniva chiamato "festa del ceppo".
Albero di Natale
La tradizione dell'albero di Natale, di origine germanica, è stata adottata ampiamente anche in Italia nel corso del Novecento, inizialmente soprattutto nel Settentrione per poi diffondersi anche nel resto del paese. Pare che il primo albero di Natale in Italia sia stato eretto al Quirinale per volere della regina Margherita, verso la fine dell'Ottocento. Durante il fascismo tale usanza venne contrastata dal regime (essendo considerata imitazione di una tradizione straniera), preferendo il presepe. Nel 1991, l'albero di Natale di Gubbio, alto 650 metri e decorato con oltre 700 luci, entrò nel Guinness dei primati come l'albero di Natale più alto del mondo.
Zampognari Tradizione tipicamente italiana è invece quella degli zampognari, ovvero uomini vestiti da pastori e muniti di zampogna, che scendono dalle montagne, suonando musiche natalizie.:Bowler, Gerry, op. cit., p. 364 Questa tradizione, risalente al XIX secolo, è particolarmente diffusa nel Sud del Paese
Una descrizione degli zampognari abruzzesi è fornita da Héctor Berlioz nel 1832.
Portatori di doni Tipici portatori di doni del periodo natalizio in Italia sono Santa Lucia (le notti del 12 e 13 dicembre), Gesù Bambino, Babbo Natale (il nome dato a Santa Claus), e, il giorno dell'Epifania, la Befana.Bowler, Gerry, op. cit., p. 196
Santa Lucia Tradizionale portatore di doni in alcune zone dell'Italia, come a Verona, a Udine, a Lodi, a Cremona, a Pavia, a Brescia, a Bergamo e a Piacenza è Santa Lucia nella notte tra il 12 e il 13 dicembre.
A Siracusa, in Sicilia, l'omonima celebrazione locale dura dal 13 al 20 dicembre.
Secondo la tradizione italiana, Santa Lucia si presenta in sella al suo asinello e i bambini devono lasciare una tazza di tè per la santa e un piatto di farina per l'animale.
Befana
Una figura tipica del folclore natalizio italiano è la Befana, raffigurata come una vecchia strega su una scopa, che compare come portatrice di doni il 6 gennaio, giorno dell'Epifania: secondo la tradizione, questa figura porta regali (di solito dolci all'interno di una calza) ai bambini buoni e carbone ai bambini cattivi.Bowler, Gerry, op. cit., p. 67
La Befana, il cui nome è una "corruzione" del vocabolo "Epifania", è una figura collegabile ad altre che si riscontrano anche in altre culture, come la tedesca Frau Berchta e la russa Babuška.
Alla figura della Befana è dedicata una celebre filastrocca:
La Befana vien di Notte con le scarpe tutte rotte il cappello alla romana viva viva la Befana
Gastronomia
Secondo la tradizione la cena della Vigilia di Natale non deve contenere carne. Un piatto diffuso, soprattutto al Sud, è l'anguilla o il capitone.
Dolci Panettone
Tipico dolce natalizio italiano è il panettone, un dolce con uvetta e canditi originario di Milano, ma diffuso in tutto il territorio.
Le origini di questo dolce risalgono forse già al XII secolo.
Il nome "panettone" deriva forse da "pan del Ton", con riferimento ad una delle leggende sulle origini di questo dolce, che sarebbe stato creato da uno sguattero di nome Toni al servizio del Duca Ludovico.
Questo dolce natalizio fu particolarmente apprezzato dallo scrittore Alessandro Manzoni e dal compositore Giuseppe Verdi.
Pandoro
Altro tipico dolce natalizio italiano diffuso in tutto il territorio è il pandoro, un dolce originario di Verona, creato nel 1884 da Domenico Melegatti.
Il nome di questo dolce deriverebbe da "pan de oro", in ricordo di un dolce a forma conica, che ai tempi della Repubblica Serenissima veniva ricoperto di foglie d'oro zecchino.
Torrone
Originario del Nord Italia, ma diffuso su tutto il territorio, è anche il torrone.
Secondo la tradizione, il torrone avrebbe avuto origine da un dolce servito a Cremona il 25 ottobre 1441 in occasione del matrimonio tra Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti.
Mandorlato
Dal Nord Italia, segnatamente da Cologna Veneta, proviene il mandorlato.
Le origini di questo dolce risalgono probabilmente ai rapporti commerciali che la Repubblica di Venezia intratteneva con l'Oriente.
Struffoli
Provenienti dal Sud Italia, ma diffusi in tutto il territorio, sono gli struffoli: conosciuti già nel XVII secolo, il loro nome deriva forse dal greco strongoulos, che significa "rotondo".
Tradizioni popolari e gastronomia regione per regione Abruzzo A Lanciano, le festività natalizie si aprono il 23 dicembre con il rintocco di una campana, detta "La Squilla". Questa tradizione, alla quale segue una processione di fedeli munite di candele, si rifà ad un viaggio di 3 km che tra il 1588 e il 1607 veniva compiuto annualmente il Vescovo Tasso, il quale soleva recarsi a piedi nudi dal suo palazzo fino alla chiesa dell'Iconicella.
Nel paesino abruzzese di Tufillo, sempre in provincia di Chieti, il giorno della vigilia di Natale, viene bruciata la "farchia", un tronco che può raggiungere la lunghezza di 20 metri.
Nella frazione di Santo Stefano di Sante Marie, in provincia dell'Aquila, si svolge invece una processione con in mane delle fiaccole, chiamate localmente ntosse mentre in alto, sul monte sovrastante il paese si usa dare fuoco ad una Capanna fatta di fascine.I vecchi erano soliti trarre auspici sul raccolto dell'anno nuovo secondo la direzione del fumo: verso i castagneti o verso le vigne.
La tradizione del presepe in Abruzzo
In Abruzzo, la tradizione del presepe è attestata almeno si dal 1567, quando in un inventario del Castello di Celano viene menzionato il presepe della famiglia Piccolomini.
Basilicata In Basilicata le festività natalizie iniziano il giorno 8 dicembre con l'allestimento di mercatini di Natale nel capoluogo della regione Potenza. Inoltre è famoso il presepe vivente che viene allestito nei Sassi della città di Matera, Patrimonio Unesco.
Calabria In Calabria, le festività iniziavano ufficialmente con il giorno di sant'Andrea, giorno in cui le nonne recitavano ai nipoti la seguente filastrocca
Santu 'Ntria ha portat"a nova: alli sia è de Nicola, all'ùottu è de Maria, alli trìdici è de Lucia, alli vintunu San Tumàsu canta: 'U vinticincu è la Nascita Santa!
In seguito, si sentiva il suono degli zufoli, che annunciava l'arrivo del periodo natalizio, come diceva il detto Quannu sient i fisc-chietti sonari: Terullèru!.. - È venutu Natali.
Tra i piatti tipici di natale ci sono la cicerata, i zippuli, i chjinuli, i laci e la pitta 'nchiusa.
Campania Il presepe napoletano
Il presepe napoletano si diffuse a partire dal XVIII secolo, quando veniva prodotto per i sovrani e la nobiltà locale, e conobbe il periodo di massimo splendore sotto il regno di Carlo di Borbone.Miles, Clement, A., op. cit., p. 53
Il presepe napoletano si caratterizza, oltre che per la presenza dei personaggi relativi alla Natalità, di personaggi relativi alla vita quotidiana, quali erbivendoli, mendicanti, venditori ambulanti, pastori della Majella, ecc. Vi si riscontrano figure non solo legate alla Cristianità, ma spesso legate a credenze popolari e riti scaramantici.Miles, Clement, A., op. cit., p. 55
A Napoli, vi è anche una via chiamata proprio "Strada degli artigiani del presepe".
Emilia-Romagna In Emilia-Romagna era diffusa un tempo la tradizione del ceppo di Natale, la cui accensione spettava al capofamiglia.Miles, Clement, A., op. cit., p. 66 Dopo l'accensione del ceppo, aveva luogo l'arimblén, una pesca che si prefiggeva lo scopo di indovinare l'andamento dell'anno nuovo.
Dolce tipico era il pan 'd Nadel ("pane di Natale").Miles, Clement, A., op. cit., p. 67
Friuli-Venezia Giulia In Friuli Venezia Giulia, nella notte del 12 dicembre, passa Santa Lucia che porta doni ai bambini.
Liguria Un tempo in Liguria, si usava addobbare la casa con dei lunghi fili di spago, decorati con bacche di ginepro, alloro, rametti di ulivo, maccheroni e noci.
Tra le pietanze tipiche del periodo erano tradizionalmente i natalini in brodo, dei maccheroni di pasta di semola di grano duro lisci, i cavoli bolliti conditi con l'olio, la focaccia di granturco, ecc.
Sulle tavole imbandite si trovano solitamente a scopo propiziatorio anche uno scopino di erica (che era stato fatto precedentemente benedire durante la messa di mezzanotte), una pizzico di sale, la cassoa (mestolo forato), e del pane bianco destinato ai poveri e agli animali.
Lombardia A Milano, ha luogo durante il periodo dell'Avvento la fiera dedicata a Sant'Ambrogio e detta degli O bei o bei.Miles, Clement, A., op. cit., p. 61
Molise Tra le tradizioni particolari del Molise, vi è la 'Ndocciata, una fiaccolata che si tiene la sera dell'Immacolata Concezione e della Vigilia di Natale nel paese di Agnone, in provincia di Isernia.
Puglia In varie città della Puglia, i festeggiamenti natalizi iniziavano con il 6 dicembre, festa di san Nicola, quando gli organi delle chiese suonavano "La pastorella" o la "Ninna nanna".
A Taranto, invece, la stagione natalizia inizia nella notte tra il 22 e il 23 Novembre in occasione dei festeggiamenti in onore di Santa Cecilia, patrona della musica; in particolare, è diffusa l'usanza di preparare Pettole e di accogliere le bande cittadine che nella notte eseguono composizioni musicali tipiche note come "pastorali".
Un tempo, in alcuni paesini della provincia di Bari, venivano accese dodici candele a partire dal giorno di santa Lucia, candele che venivano poi spente una ad una man mano che ci si avvicinava al Natale.
Il giorno della Vigilia, era tradizione digiunare il mezzogiorno, come suggerisce il proverbio che dice Chi non fasce u desciune de Natale, o è turche, o è cane.
A Lecce si organizza "la fiera di Santa Lucia", un mercatino natalizio dedicato alle rappresentazioni della natività in cartapesta leccese.