Con il nome di Grande Torino si indica la squadra di calcio italiana del Torino Football Club, all'epoca chiamata Associazione Calcio Torino, nel periodo storico compreso negli anni quaranta del XX secolo, pluricampione d'Italia, i cui giocatori erano la colonna portante della nazionale italiana nonché una delle formazioni italiane più forti di quel decennio, e che ebbe tragico epilogo il 4 maggio 1949, in quella sciagura aerea nota come la tragedia di Superga nella quale l'intera squadra perse la vita.

Con questo nome, benché si identifichi comunemente la squadra che perì nella sciagura, si usa definire l'intero ciclo sportivo, durato otto anni, che ha portato alla conquista di cinque scudetti consecutivi e di una Coppa Italia..

Nel 2015 la FIFA ha proclamato il 4 maggio "Giornata mondiale del calcio" in ricordo della sciagura di Superga.

Storia L'arrivo di Ferruccio Novo

All'estate del 1939 è associata la nascita del "Grande Torino", quando l'industriale Ferruccio Novo assunse la presidenza del AC Torino succedendo all'Ing. Giovanni Battista Cuniberti.. Per Novo si trattò di un ritorno al passato: giocò infatti al Toro da giovanissimo (nel 1913) senza però riuscire mai a raggiungere la prima squadra..

Le prime mosse in granata furono quelle di riorganizzare la società ispirandosi alla politica sportivo-imprenditoriale istituita con notevole successo da Edoardo Agnelli nella Juventus durante la prima metà degli anni 1930 e, seguendo i suggerimenti di Vittorio Pozzo, rendere la gestione più simile ai modelli delle squadre inglesi, allora all'avanguardia: si circondò di collaboratori competenti, come gli ex giocatori Antonio Janni, Mario Sperone (Campioni d'Italia del 1928) e Giacinto Ellena; a Rinaldo Agnisetta (allora direttore di una azienda di trasporti) venne affidato il ruolo di amministratore delegato; Roberto Copernico fu chiamato al ruolo di consigliere; all'inglese Leslie Lievesley andò il ruolo di allenatore delle giovanili, mentre la guida tecnica fu affidata a Ernest Egri Erbstein (che collaborò lungamente in incognito a causa delle leggi razziali in vigore)..

Il primo acquisto di spessore effettuato da Novo fu il diciottenne Franco Ossola (prelevato per 55.000 lire dal , dietro consiglio di Janni.): l'attaccante fece il suo esordio il 4 febbraio 1940, in Novara-Torino 0-1.

Il calcio e l'Italia in guerra L'Italia, che sino ad allora era rimasta alla finestra, il 10 giugno 1940 entrò nel conflitto mondiale al fianco della Germania.Mussolini era talmente sicuro che si sarebbe trattato di una "guerra lampo" che giustificò così la scelta di non reclutare soldati tra i calciatori: "Servono più sui prati che all'esercito".

L'anno successivo Ossola mostrò il proprio valore: concluse la stagione con 15 reti in 22 presenze. e il Toro terminò al settimo posto con 30 punti, 9 in meno del Bologna Campione d'Italia.. I soldi per il calcio erano pochi, e Novo giocò d'anticipo. In vista del campionato 1941-1942 portò in granata ben cinque nuovi giocatori: dall' per 250 000 lire arrivò Ferraris II,. l'ala sinistra della Nazionale campione del mondo 1938; dalla , su suggerimento di Ellena, arrivò Romeo Menti, un'ala veloce con facilità di piede e tiro potentissimo; quindi Alfredo Bodoira, Felice Borel e Guglielmo Gabetto, un terzetto proveniente dai concittadini bianconeri..

Dal "metodo" al "sistema"

Borel (che in futuro avrebbe ricoperto il ruolo di allenatore), Ellena e Copernico suggerirono a Novo di applicare nel Torino la tattica del "sistema", un nuovo modulo di gioco che si affacciava in quegli anni..

Sino ad allora la tattica che andava per la maggiore era il "metodo", un tipo di disposizione più difensivo, che aveva consentito all' di Pozzo di vincere i Mondiali del 1934 e del 1938 e la cui forza era data soprattutto dal contropiede. In difesa c'erano solo due terzini e un centromediano che faceva la spola in avanti appoggiando la manovra offensiva per poi rientrare; in mediana la fase offensiva era impostata dai centrocampisti, mentre le ali avevano il compito di servire i palloni per il centravanti. La fase realizzativa non era semplice in quanto la regola del fuorigioco prevedeva dovessero esserci tre giocatori tra l'attaccante e la porta: bastava dunque fare avanzare un solo difensore per fare scattare la trappola del fuorigioco.

Nel 1926 venne cambiata la regola del fuorigioco: fu portato a due il numero di giocatori necessari per fare scattare la penalità. Ciò creò subito non poche difficoltà alle squadre dell'epoca e aumentò notevolmente il numero di realizzazioni in campionato.

Fu così che negli anni trenta l'inglese Herbert Chapman, tecnico dell'Arsenal, sviluppò una nuova tattica, detta appunto "sistema" o "WM", dal tipo di disposizione tattica: in pratica una sorta di 3-2-2-3, con tre difensori, quattro centrocampisti (due mediani e due interni), tre attaccanti posti ai vertici di una W e una M. Chapman, per cautelare la fase difensiva, scelse di arretrare un mediano alla linea dei difensori, creando di fatto lo "stopper", mentre i terzini marcavano le rispettive ali. I compiti di marcatura erano più semplici, ed essendo uno schieramento speculare nasceva anche la marcatura a uomo. Ma il sistema era anche più dinamico, più equilibrato e, se giocato con i giusti interpreti, era una tattica che per la prima volta garantiva il controllo della zona nevralgica delle azioni: il centrocampo. Questo era impostato su quattro giocatori disposti a quadrato (in quanto posti appunto ai vertici della W e della M) e prevedeva l'impiego di due mediani e due mezzepunte. Novo approvò il suggerimento e decise di impostare il suo Torino su questa tattica.

Al Toro arrivò il tecnico ungherese András Kuttik al posto di Tony Cargnelli. Egli provvide a utilizzare Ellena in posizione di centromediano "sistemista", ruolo che aveva già ricoperto nella Fiorentina, sino ad allora unica in Italia ad averlo sperimentato, seppure con scarso successo..

Il campionato 1941-1942 fu vinto dalla Roma con i granata che invece terminarono al secondo posto. Quell'anno furono soprattutto due sconfitte a tradire il Toro: al primo turno di Coppa Italia e in Campionato (a tre giornate dalla fine), entrambe contro il Venezia di Loik e Mazzola..

L'opera si completa: il Torino diventa Grande

Mazzola e Loik vennero acquistati da Novo per 1.200.000 lire nel 1943.. Il primo era un regista e uomo-gol, il secondo un'ala veloce con grande corsa (verrà soprannominato dai tifosi Elefante per il suo pesante passo) e spirito di sacrificio per la squadra.. Si aggiunse a loro il mediano Giuseppe Grezar, prelevato dalla Triestina per 250.000 lire. Tutti e tre facevano già parte della Nazionale di calcio italiana guidata da Vittorio Pozzo.. Così nasceva lundici destinato ad essere ricordato come il "Grande Torino".

Al via della stagione 1942/43, a disposizione dell'ungherese Kuttik, c'era una rosa che comprendeva giocatori di prim'ordine: gli esperti portieri Bodoira e Cavalli; i difensori Ferrini, Ellena, Piacentini e Cassano; a centrocampo i veterani Baldi e Gallea, con i nuovi Ezio Loik e Mazzola; davanti Menti e Ferraris, senza dimenticare ovviamente Gabetto e Ossola.

Sulla carta il Torino era la squadra da battere, eppure la partenza non fu delle migliori: il Toro si trovò così a lottare con la sorpresa . Questo duello diede vita a un campionato avvincente, risolto solo all'ultima giornata quando il Torino, con un gol di Mazzola, espugnò Bari e vinse così il suo secondo scudetto..

Il Toro vinse anche la Coppa Italia, proprio contro il Venezia da cui aveva prelevato Loik e Mazzola. La partita si giocò a Milano e i granata, grazie a una doppietta di Gabetto e le reti di Mazzola e Ferraris II, ottennero la vittoria con un secco 4-0. Il Torino realizzò quindi il primo double nella storia del calcio italiano..

Campionato di guerra 1944

Nel 1944 l'Italia, ormai devastata dalla guerra, era spezzata in due dalla Linea Gotica: il Centro-Nord era occupato dai nazisti che avevano instaurato un governo fantoccio fascista, la Repubblica Sociale Italiana (RSI), presieduto da Mussolini, mentre gli eserciti Alleati avanzavano nel Sud della penisola. I campionati di calcio però andarono avanti e, su decisione della Federazione della RSI, ci fu un'organizzazione a gironi. I trasferimenti, resi difficoltosi dai bombardamenti degli Alleati e dalla Linea Gotica, crearono una situazione quasi surreale..

Per evitare i rischi di chiamata alle armi molte squadre adottarono alcuni stratagemmi: con astuzie diplomatiche, assicurarono i propri campioni alle industrie più importanti del paese, facendoli passare come elementi indispensabili alla produzione dell'industria bellica nazionale e riuscendo di fatto a esentarli dall'impiego al fronte.. I granata di Novo trovarono così una collaborazione con la FIAT, dando vita al Torino FIAT, un nome simile a quello di una compagine aziendale: in effetti Mazzola e gli altri, per salvare le apparenze, vennero di fatto inquadrati come operai nella casa automobilistica degli Agnelli. Analogamente i concittadini della Juventus si abbinarono alla Cisitalia, fabbrica d'auto appartenente all'allora presidente bianconero Piero Dusio..

Nel Torino giocavano il portiere Luigi Griffanti prelevato dalla Fiorentina e il vercellese Silvio Piola, centravanti proveniente dalla Lazio, salito al Nord per prendere la famiglia e portarla nella Capitale, e rimasto invece bloccato in Alta Italia in seguito all'armistizio..

Nel campionato di guerra giocato al Settentrione, nella prima fase a gironi, il Torino fu inserito nel girone Ligure-Piemontese. La squadra sconfisse per 7-1 e , per 7-0 l', per 8-2 il Novara e per 5-0 la Juventus. Nel girone di semifinale incontrò l'Ambrosiana-Inter, il e i rivali cittadini bianconeri; nei derby arrivarono una sconfitta per 1-3 e un pareggio per 3-3. I granata vinsero invece entrambe le partite contro il Varese (2-1 e 0-6), mentre contro l'Ambrosiana-Inter ci fu un pareggio a Milano per 3 a 3 e la vittoria dei piemontesi in casa per 6 a 2. Il Toro guadagnò così l'accesso alla fase finale a tre – assieme al e al – che si giocò all'Arena Civica di Milano.

Il Torino alla fine perderà il torneo, anche complice un incontro non ufficiale tra le rappresentative del Piemonte (in realtà costituita pressoché interamente da giocatori granata) e della Venezia Giulia, organizzato per motivi di propaganda e disputatosi a Trieste sette giorni prima della sfida contro gli spezzini. Nonostante la trasferta resa difficoltosa dalle operazioni di guerra la FIGC repubblichina fu inflessibile e costrinse il Torino a partire per Trieste: il viaggio si protrasse per sette giorni tra andata e ritorno, e al rientro in sede giovedì mattina i granata ebbero appena un giorno di tempo per riposarsi e ripartire stavolta per Milano, dove il 16 era in programma lo scontro con il VVFF Spezia. La Federazione a dire il vero, su pressioni del CONI, voleva accelerare la disputa delle finali anticipando le partite VVFF Spezia-Torino al 13 e Torino-Venezia al 16, ma la proposta fu respinta dai granata, anche a causa delle traversie nella trasferta in Venezia Giulia. Il Torino disputò la partita contro gli spezzini, anticipata di due ore (dalle 17 alle 15) per le contingenze, in condizioni fisiche non ottimali a causa della stanchezza per la lunga trasferta triestina. Il VVFF Spezia, che veniva dal pareggio per 1-1 contro il Venezia, sconfisse i granata per 2-1, rendendo dunque inutile la successiva vittoria dei piemontesi contro i lagunari per 5-2.