Le Fate (Les Fées) è una fiaba di Charles Perrault, originariamente pubblicata nei I racconti di mamma l'oca nel 1697.Testi de I racconti di Mamma Oca in Wikisource
Trama C'era una volta una vedova con le sue due figlie. La figlia maggiore somigliava così tanto alla madre, sia nel carattere che nell'aspetto, che chiunque la vedesse la scambiava per la propria madre. Entrambe erano così sgradevoli e orgogliose che nessuno riusciva a convivere con loro. La figlia minore, immagine sputata del padre per gentilezza e onestà, era anche una delle ragazze più belle che si fossero mai viste. Come è naturale amare la propria famiglia, questa madre adorava la figlia maggiore e, allo stesso tempo, provava una terribile avversione per la minore. La costringeva a mangiare in cucina e a lavorare costantemente. Tra le altre faccende, la povera bambina doveva andare a prendere l'acqua da un pozzo a un chilometro da casa due volte al giorno e riportare una grande brocca piena.
Un giorno, mentre era al pozzo, una povera donna le si avvicinò e la implorò di darle da bere. "Sì, mia buona madre", rispose la bella ragazza. E, sciacquata subito la brocca, attinse acqua dalla parte più bella della fontana e gliela offrì, tenendola ancora in mano per facilitarle il gesto.
Dopo che la fanciulla ebbe bevuto, la vecchia le fece un dono: "Per ogni parola che pronuncerai, un fiore o una pietra preziosa cadrà dalla tua bocca". Quando la bella fanciulla tornò a casa, la madre la rimproverò per il ritardo dalla fontana. "Mi scusi, mamma", disse la povera ragazza, "per il ritardo". E a queste parole, due rose, due perle e due grossi diamanti le caddero dalla bocca. "Cosa vedo!" esclamò la madre, stupita. "Mi sembra che perle e diamanti ti cadano dalla bocca! Da dove vengono, figlia mia?" (Era la prima volta che la chiamava così). La povera bambina, ingenuamente, le raccontò tutto l'accaduto, spargendo innumerevoli diamanti.
«Davvero», disse la madre, «devo mandare mia figlia lì. Guarda, Fanchon, guarda cosa esce dalla bocca di tua sorella quando parla! Non saresti felice di avere lo stesso dono? Tutto quello che devi fare è prendere dell'acqua dalla fontana e, quando una povera donna ti chiede da bere, dargliela con sincerità». «Vorrei vederti», rispose bruscamente la ragazza, «andare alla fontana». «Voglio che tu ci vada», insistette la madre, «e subito». Così andò, brontolando ancora. Prese la zucca d'argento più bella di casa.
Appena giunta alla fontana, vide una dama magnificamente vestita uscire dal bosco e chiederle da bere: era la stessa fata che era apparsa a sua sorella, ma che aveva assunto l'aspetto e gli abiti di una principessa, per mettere alla prova la disonestà della ragazza. «Sono venuta qui», disse la ragazza in modo sgarbato e scortese, «per darti da bere?». «Ho portato una zucca d'argento proprio per questo!» «Beh, bevilo subito, se vuoi.» «Non sei affatto sincera», replicò la Fata, senza arrabbiarsi. «E allora? Visto che sei così ingrata, ti concedo il dono che ad ogni parola che pronuncerai, un serpente o un rospo balzerà fuori dalla tua bocca.» Non appena la madre la vide, esclamò: «Brava, figlia mia!» «Brava, mamma!» rispose l'insolente fanciulla, liberando due vipere e due rospi. «Oh cielo!» esclamò la madre. «Cosa vedo? Tua sorella è colpevole; la pagherà cara per questo!» E corse subito a picchiarla.
La povera ragazzina fuggì e si rifugiò nella foresta vicina. Il figlio del re, di ritorno dalla caccia, la incontrò e, vedendo la sua bellezza, le chiese cosa ci facesse lì tutta sola e perché piangesse. «Ahimè, signore», rispose lei, «è stata mia madre a cacciarmi di casa.» Il figlio del re, vedendo cadere dalle sue labbra cinque o sei perle e altrettanti diamanti, la pregò di rivelarne la provenienza. Lei gli raccontò tutta la sua storia. Il figlio del re si innamorò di lei e, considerando un dono simile più prezioso di qualsiasi dote, la condusse al palazzo di suo padre, dove la sposò.
Quanto alla sorella, divenne così odiata che la madre la cacciò di casa; e la sfortunata ragazza, dopo aver vagato a lungo senza trovare nessuno che la accogliesse, andò a morire in una foresta.
Morale Charles Perrault, come d'abitudine, conclude la narrazione con alcuni versi che ne sintetizzano gli insegnamenti morali:
ALTRA MORALE
Testo originale di Perrault Il testo originale, in francese, del 1697 è riportato fedelmente da Wikisource francese che riporta anche la versione modernizzata del 1902. Un'altra versione modernizzata del testo originale è quella dei "Classici Garnier" curata da Gilbert Rouger nel 1967 . Traduzione italiana Carlo Collodi traduce la fiaba in italiano nel 1875.Carlo CollodiI racconti delle fate. Voltati in italiano, Firenze, Paggi, 1875. Il testo della fiaba tradotto da Collodi è riportato fedelmente da Wikisource italiana. Fonti della fiaba Alcune fiabe (Pelle d'Asino, Cenerentola, La Bella Addormentata, Pollicino, le Fate, il Gatto con gli stivali) in varianti simili si trovano nel Pentamerone di Giambattista Basile, pubblicato postumo fra il 1634-1636 e prima ancora erano presenti ne Le piacevoli notti di Giovanni Francesco Straparola pubblicate fra il 1550 e il 1556 e poco dopo tradotte in francese. Tutti gli autori hanno attinto a loro volta dalla preesistente tradizione orale.Italo Calvino, Nota Introduttiva a Charles Perrault, I racconti di Mamma l'Oca. Einaudi, Torino, Seconda Edizione ottobre 1980, pp. V-VIII. - prima edizione febbraio 1974. Note
Bibliografia Opere generali Bruno Bettelheim, Il mondo incantato. Uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe, Trad. it. Andrea D'Anna, Milano, Feltrinelli, 2013 - prima edizione 1977 Vladimir Jakovlevič Propp, Le radici storiche dei racconti di fate, Trad. it. Clara Coïsson, Torino, Bollati Boringhieri, 2012 - prima edizione 1972.
Opere specifiche Marc Soriano, Les Contes de Perrault. Culture savante et traditions populaires, Première parution en 1968, Édition revue et corrigée en 1977 Italo Calvino, Nota Introduttiva in Charles Perrault, I racconti di Mamma l'Oca. Einaudi, Torino, Seconda Edizione ottobre 1980, pp. V-VIII. - prima edizione febbraio 1974. Italo Calvino, in AA. VV.Sulla fiaba, a cura di Mario Lavagetto, Einaudi 1988.
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