Gli Arese (o Aresi, Arisiis, o Arexio nella forma antica) sono una famiglia della nobiltà milanese, che per secoli ebbe forte influenza sulla città.

Storia Origini Originaria del borgo di Arese alle porte di Milano e discendente molto probabilmente da quei Capitanei d'Arexio (de Cataniis de Arexio) di stirpe longobarda che controllavano tale territorio in qualità di feudatari attorno all'anno Mille, la famiglia Arese appartiene al più antico patriziato cittadino milanese, già rappresentato nella Matricula di Ottone Visconti del 1277. La loro antica origine longobarda fu più volte ribadita in documenti notarili medievali e in ricostruzioni genealogiche rinascimentali, che tendevano a nobilitare la stirpe collegandola direttamente all'aristocrazia guerriera insediata nell'area milanese.

XV secolo Nel XV secolo la famiglia consolidò la propria influenza politica ed economica a Milano. Diversi membri furono attivi come giureconsulti e notai, inserendosi nell'apparato visconteo e poi sforzesco. Parallelamente, cominciò un processo di acquisizione fondiaria nel contado, in particolare nella Pieve di Seveso. In questi decenni la famiglia si legò ad altre casate cittadine attraverso alleanze matrimoniali strategiche.

L'esempio più significativo fu il matrimonio di Francesco Arese, fratello di Marco Antonio il Vecchio, con Briseide Avogadro, esponente di una delle famiglie più altolocate del luogo. Questo matrimonio portò in dote appezzamenti agricoli e mulini nella zona di Cesano Maderno, preludio del futuro radicamento arese in Brianza. Le proprietà si estesero progressivamente anche verso Monza, rafforzando una presenza territoriale che avrebbe favorito la costruzione di residenze e ville suburbane nei secoli successivi.

XVI secolo

Il XVI secolo rappresentò un momento di svolta. Bartolomeo Arese il Vecchio (1508-1562), figlio di Marco Antonio il Vecchio e Ludovica Pirovano, acquistò nel 1538 il titolo feudale di co-signore della Pieve di Seveso. Bartolomeo, nominato prima vice e poi tesoriere ducale, divenne una figura di rilievo nella Milano governata dagli Spagnoli, che subentrarono ai Sforza nella dominazione del ducato. Con lui gli Arese inaugurarono un periodo di grande splendore, consolidando prestigio e influenza sia in città sia nel contado brianteo.

Nel corso del Cinquecento le proprietà immobiliari e terriere della famiglia, concentrate a Cesano centro e presso Baruccana, si ampliarono costantemente a discapito delle antiche famiglie locali (Porro, Avogadro, Carcano), ormai in declino. La casata si trasformò progressivamente in una delle protagoniste della nobiltà togata milanese, caratterizzata dall'attività forense e dal servizio nelle magistrature. Dalla discendenza di Bartolomeo il Vecchio ebbero origine i principali rami dinastici: dal primogenito Marco Antonio la linea dei conti di Castel Lambro, confluita alla fine del XVII secolo nei Borromeo; da Benedetto quella dei conti di Barlassina, destinata a evolversi negli Arese Lucini; da Raffaele quella dei conti di Parabiago, estintasi a metà Seicento. Altri figli, come Francesco e Gerolamo, ebbero ruoli di rilievo secondario, mentre Cesare divenne prevosto di Seveso in epoca di San Carlo, confermando la presenza della famiglia anche nella gerarchia ecclesiastica.

XVII secolo

Nel XVII secolo la famiglia raggiunse il culmine della propria influenza. Giulio I Arese (1575-1627), figlio primogenito di Marco Antonio e Ippolita Clari, divenne presidente del Senato di Milano e nel 1619 ottenne il titolo di conte di Castel Lambro, feudo nel Pavese. Partecipò anche all'Accademia degli Inquieti, di cui fu forse tra i fondatori. A lui si deve l'avvio della costruzione del Palazzo Arese Borromeo a Cesano Maderno, simbolo della potenza raggiunta dalla famiglia.

L'opera fu portata a compimento dal figlio Bartolomeo III Arese (1610-1674), che diede al palazzo la forma monumentale oggi conservata. A partire dal 1654 lo trasformò in una residenza di rappresentanza, destinata ad accogliere dignitari e a celebrare il rango politico della casata. Bartolomeo III fu uno dei più eminenti uomini politici lombardi del suo tempo: presidente del Senato dal 1660, reggente onorario del Supremo Consiglio d'Italia, presidente del Magistrato Ordinario, giurista e diplomatico di fiducia della monarchia spagnola. Oltre al palazzo cesanese, fu promotore della costruzione del sontuoso palazzo di città in porta Vercellina (oggi Palazzo Litta), della cappella Arese nella Chiesa di San Vittore al Corpo e di cicli pittorici all'interno del Palazzo Ducale. La sua committenza toccò anche il Santuario di San Pietro Martire a Seveso, rafforzando i legami con la Brianza. Sposò la nobildonna Lucrezia Omodei, appartenente a una delle famiglie più facoltose di Milano. Alla morte del figlio Giulio II nel 1665, il vasto patrimonio fu diviso tra le figlie: Giulia, sposata con Renato II Borromeo, ricevette il palazzo di Cesano, mentre Margherita, moglie di Fabio Visconti Borromeo, ottenne il palazzo milanese.

In questi decenni si affermò anche il ramo dei conti di Barlassina, fondato da Benedetto Arese e insediato a Cesano con la costruzione di un secondo palazzo nobiliare, oggi Palazzo Arese Jacini. La famiglia continuò a distinguersi anche in campo culturale e religioso: Paolo Arese (1574-1644), vescovo di Tortona, teologo e oratore, pubblicò opere di grande diffusione come Della tribolatione e suoi rimedi (1624) e Imprese sacre (1621-1625), in cui sostenne, con Alessandro Tassoni, il sistema tolemaico.

XVIII secolo Nel XVIII secolo il ramo dei conti di Castel Lambro si era già estinto, e la centralità passò agli Arese di Barlassina. Marco Maria Arese, erudito e mecenate, aveva avviato la costruzione del Palazzo Arese Jacini, completato nel corso del secolo e divenuto nuova residenza cittadina.

Il 1763 vide il matrimonio tra Marco IV Arese, conte di Barlassina, e Giulia Lucini, erede dei marchesi di Besate e feudatari di Osnago. Con questa unione nacque il ramo Arese Lucini, autorizzato nel 1772 a unire i due cognomi e gli stemmi. Questo ramo consolidò una presenza stabile sia a Cesano sia nei feudi comaschi, ampliando i rapporti con la nobiltà del Ducato austriaco. Le proprietà agricole furono amministrate con criteri moderni, ispirati alle idee riformatrici lombarde dell'epoca asburgica, e le residenze furono arricchite con biblioteche e collezioni d'arte.

XIX secolo

Il XIX secolo vide gli Arese Lucini protagonisti della vita politica e culturale lombarda. Marco Arese Lucini partecipò alla Consulta di Lione del 1802 e fu chiamato da Napoleone Bonaparte a ricoprire incarichi nel Dipartimento d'Olona. Sua moglie, la contessa Antonietta Fagnani Arese (1778-1847), divenne celebre come traduttrice del carteggio di Goethe e come musa di Ugo Foscolo, che le dedicò la poesia All'amica risanata.

Il fratello di Marco, Francesco Teodoro Arese Lucini (1778–1835), fu tra i più noti patrioti lombardi. Condannato per cospirazione, scontò la prigionia nella Fortezza dello Spielberg, entrando nel mito risorgimentale. Suo nipote Francesco Benedetto Arese Lucini (1805–1881), senatore del Regno d'Italia e cavaliere dell'Ordine supremo della Santissima Annunziata, fu stretto collaboratore di Camillo Benso, conte di Cavour e negoziò a Parigi la cessione della Savoia e di Nizza alla Francia. Nel 1837 accompagnò Luigi Napoleone Bonaparte in un viaggio negli Stati Uniti d'America, di cui lasciò un resoconto edito postumo con il titolo Da New York al selvaggio West.

Epoca recente Nel XX secolo la famiglia, pur ridimensionata nel patrimonio fondiario, mantenne un ruolo di rilievo culturale. Alla fine dell'Ottocento gli Arese Lucini vendettero i beni cesanesi al principe Giberto VII Borromeo Arese, ma conservarono proprietà a Osnago e a Milano. Franco Arese Lucini (1918–1994) si distinse come studioso della storia lombarda, sindaco di Osnago, presidente della Società Storica Lombarda e promotore dell'Associazione Dimore Storiche Italiane. Curò il riordino degli archivi familiari e collaborò con l'Archivio di Stato di Milano e la Biblioteca Ambrosiana, contribuendo a preservare la memoria documentaria della casata.

Oggi la famiglia è ancora esistente, sebbene non rivesta più un ruolo politico diretto, e la sua eredità è rappresentata dalle dimore storiche, dagli archivi e dalle collezioni d'arte che testimoniano la lunga storia di uno dei casati più antichi del patriziato milanese.

Stemma L'emblema araldico degli Arese sono un paio d'ali: è uno stemma parlante, poiché in milanese ali si dice ar da cui l'assonanza con "arese". Di solito nel terzo superiore dello scudo, sopra le ali, è presente il capo dell'Impero, ovvero l'aquila imperiale, a designare l'investitura regia dei feudi aresiani.

Dimore storiche di famiglia Milano

Gli Arese abitarono stabilmente a Milano fin dal XVI secolo, insediandosi nella parrocchia di Santa Maria alla Porta, nell'antica Porta Vercellina (oggi corso Magenta). Qui, tra gli anni quaranta e cinquanta del XVII secolo, Bartolomeo III Arese commissionò all'architetto Francesco Maria Richini la costruzione di un grandioso palazzo urbano, che doveva riflettere il rango raggiunto dalla famiglia durante il dominio spagnolo. Il nuovo edificio divenne sede di ricevimenti e manifestazioni ufficiali: nel 1649, lo stesso Bartolomeo vi organizzò un fastoso banchetto in onore di Maria Anna d’Austria, in viaggio da Vienna a Madrid per sposare il re Filippo IV di Spagna.

Alla morte di Bartolomeo III, il palazzo passò in eredità alla figlia Margherita, sposata con un Visconti Borromeo, e successivamente, nella seconda metà del XVIII secolo, ai marchesi Litta, che lo ristrutturarono in stile rococò. L'edificio, oggi noto come Palazzo Litta, conserva tuttora l'austero cortile d'onore a pianta rettangolare, circondato da un porticato con colonne doriche binate, unica parte superstite del progetto originario voluto dagli Arese.

Il ramo cadetto degli Arese di Barlassina possedeva invece il Palazzo Arese in Porta Orientale (oggi corso Venezia nº8). Il palazzo, noto nel Seicento e Settecento per la prestigiosa quadreria, fu purtroppo distrutto dai bombardamenti alleati del 1943. Le collezioni pittoriche, documentate in inventari secenteschi e settecenteschi, costituivano una delle raccolte private più ricche della Milano barocca.

Sempre a Milano, nel 1828 il conte Francesco Arese Lucini commissionò a Pelagio Palagi il progetto di un nuovo palazzo in via Monte di Pietà 11, noto come Palazzo Arese-Bethlen. Anche questo edificio fu distrutto durante i bombardamenti del 1943.

Queste residenze testimoniano il ruolo sociale e politico degli Arese nella capitale del ducato e poi del Regno Lombardo-Veneto, e mostrano come l'architettura fosse utilizzata dalla famiglia come strumento di rappresentanza, espressione del prestigio dinastico e supporto a una fitta attività culturale e mecenatistica.

Cesano Maderno A Cesano Maderno la famiglia costruì due delle sue dimore più celebri. Il Palazzo Arese Borromeo, avviato da Giulio I Arese e completato da Bartolomeo III Arese, fu la grande residenza suburbana di rappresentanza. Dopo il 1665, passò per eredità al conte Renato II Borromeo, marito di Giulia Arese, e rimase ai Borromeo Arese. L'importanza del palazzo sotto il profilo urbanistico, architettonico e artistico è notevole: a differenza del palazzo milanese, quello cesanese ha mantenuto le forme originarie e la decorazione barocca voluta dal Presidente Arese. È oggi considerato uno dei massimi esempi di architettura barocca lombarda e conserva un esteso giardino di impianto formale settecentesco.