Carretta del mare è un'espressione dell'uso comune della lingua italiana, spesso utilizzata in ambito giornalistico in senso generalista per indicare un natante, un galleggiante, una nave particolarmente fatiscente, vetusta o di scarsissima fattura e qualità e dalle pessime proprietà nautichePer conferire alla nave le necessarie condizioni di navigabilità essa deve essere dotata di determinate "proprietà" che si suddividono in: qualità essenziali galleggiabilità impermeabilità solidità qualità nautiche manovrabilità navigabilità stabilità velocità, o una imbarcazione di fortunaCfr. al lemma "boat people" sul vocabolario Treccani..
Origine del termine In ambito marittimo per carretta s'indicava anche una nave da carico adibita al traffico occasionale, corrispondente al termine inglese tramp o tramp steamer, ossia una nave mercantile priva di rotte e orari prestabiliti e impiegata in funzione delle opportunità di carico disponibili sul mercato dei noli.
Nella terminologia marittima italiana del XX secolo il termine designava pertanto una specifica categoria operativa di nave mercantile, distinta dalle navi di linea che svolgevano servizi regolari su rotte prestabilite.
Utilizzo L'accezione principale corrente del termine di ambito giornalistico e saggistico ricomprende dunque come "carrette del mare", tutti quei mezzi, sopra descritti, utilizzati da: compagnie di navigazione con pochi scrupoli (e spesso utilizzando una bandiera di comodo), che le impiegano per il cabotaggio di merci particolarmente paganti cercando quindi di massimizzare i profitti a scapito della sicurezza della navigazione e dei lavoratori marittimi ivi imbarcati, note anche come «navi dei veleni» che naufragando provocano danni ambientali come la «marea nera»; organizzazioni malavitose per il traffico di rifiuti (in special modo tossici e/o radioattivi) con lo scopo di far affondare deliberatamente la nave in acque profonde (simulando il naufragio) per occultarne il carico e smaltirlo in modo illegale, definite anche «navi a perdere»; profughi di guerra e richiedenti asilo detti anche «boat people»; trafficanti di esseri umani (migranti economici) per favorirne l'immigrazione illegale, in questi ultimi due casi talvolta anche per mezzo di una nave madre più grande (un mercantile o peschereccio d'altura condotto da uno o più scafisti) che ne cela il carico alle autorità preposte al servizio di sorveglianza marittima per avvicinarsi il più possibile alle coste senza destare sospetti, oppure trainando imbarcazioni più piccole definite «barconi». Note
Bibliografia Gianni Vasino, Bandiere ombra e armatori fantasma, Milano, Mursia, 1976.
Voci correlate Bandiera di comodo Boat people Convenzione internazionale per la prevenzione dell'inquinamento causato da navi Nave a perdere Nave dei veleni Nave fantasma Nave madre Relitto Scafista Sistema di identificazione automatica
Collegamenti esterni AA.VV., Le navi fantasma, in Nautica Report, 13 marzo 2015. Massimiliano Ferraro, Navi fantasma, in Narcomafie, nº 4/2012. Massimiliano Ferraro, Le bandiere dei disastri, in BioEcoGeo Magazine, febbraio-marzo 2012. Damian Notarnicola e Anna Maria Selini, I Fantasmi del Mare, reportage fotografico, 2009/10.
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