La diocesi di Gravina () è stata una sede della Chiesa cattolica, istituita nel IX secolo.
Nell'ambito della generale riforma delle circoscrizioni diocesane in Italia, avviata dopo il Concilio Vaticano II, il 30 settembre 1986 la diocesi di Gravina in Puglia è stata unita alla prelatura di Altamura e Acquaviva delle Fonti a formare la diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti.
Ne era patrono San Michele Arcangelo.
Territorio Il territorio della diocesi, alla vigilia della plena unione con Altamura e Acquaviva delle Fonti, comprendeva 3 comuni pugliesi: Gravina in Puglia, Poggiorsini e Spinazzola.
Sede vescovile era la città di Gravina in Puglia, dove sorgeva la cattedrale di Santa Maria Assunta, ora concattedrale della diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti, elevata nell'agosto del 1993 da papa Giovanni Paolo II alla dignità di basilica minore.
Nel 1980 la diocesi era costituita da 13 parrocchie, con 31 sacerdoti, di cui 24 secolari e 7 regolari.
Nel 1986, al momento dell'unione con le prelature di Altamura e di Acquaviva delle Fonti, la diocesi comprendeva 15 parrocchie, di cui 12 nel comune di Gravina in Puglia, 2 in quello di Spinazzola e 1 in quello di Poggiorsini.Gazzetta ufficiale, Serie generale, Anno 127, nº 261, decreto del 25 ottobre 1986, art. 1, p. 16.
Storia Incerte sono le origini della diocesi di Gravina. Storici come Baronio e Ughelli attestano l'esistenza della diocesi a partire dalla seconda metà del IX secolo, dove sarebbero documentati due vescovi: Pietro, che prese parte a Roma alla consacrazione di papa Adriano II nell'867; e Leone, che partecipò in Francia al sinodo di Ponthion nell'876, dove l'arcivescovo di Sens fu proclamato primate della Gallia e della Germania. Tuttavia, a causa delle varianti nelle lezioni dei manoscritti medievali, questi due prelati potrebbero appartenere ad altre sedi vescovili.
Nel 968, in epoca bizantina, l'imperatore Niceforo Foca autorizzò il patriarca Polieucte di CostantinopoliV. Grummel, Les regestes des actes du patriarchat de Constantinople, I, Paris 1932, p. 226, nº 792. ad erigere la sede metropolitana di Otranto, dando al metropolita Pietro la facoltà di consacrare i vescovi suffraganei di Acerenza, di Tursi, di Gravina, di Matera e di Tricarico. Non è chiaro tuttavia se queste disposizioni abbiano avuto reale effetto, in quanto le Notitiae Episcopatuum bizantine dell'XI secolo menzionano una sola sede suffraganea di Otranto, quella di TursiJean Darrouzès, Notitiae episcopatuum Ecclesiae Constantinopolitanae. Texte critique, introduction et notes, Parigi 1981, Notitia 10, p. 333, nº 675; e Notitia 13, p. 370, nº 797., e mai Gravina o qualcuno dei suoi vescovi appare nei documenti bizantini.
Sul finire del X secolo giunsero a Gravina e nel territorio circostante i monaci benedettini, che costituirono alcuni centri monastici , tra i quali quelli di Santa Maria la Nova, di Sant'Angelo del Frassineto e di Santa Maria di Belmonte. Nel 999 la città subì l'attacco dei Saraceni, che distrussero la cattedrale di San Giovanni Battista.Pupillo, Le Chiese di Altamura, Gravina, Acquaviva delle Fonti…, p. 16.
Con la fine della dominazione bizantina e l'inizio di quella normanna, iniziò un nuovo periodo per la Chiesa gravinese. La diocesi è menzionata in una bolla di papa Alessandro II del 13 aprile 1068, con cui il pontefice confermava ad Arnaldo, metropolita di Acerenza, tutti i suoi possedimenti e le sue diocesi suffraganee, tra cui quella di Gravina.Kehr, Italia pontificia, IX, p. 456, nº 6.
Il normanno Umfrido, conte e signore di Gravina, si mostrò molto generoso nei confronti della sua città e della chiesa gravinese. Nel dicembre 1092, «concesse alla Chiesa di Gravina una serie di privilegi e immunità tese a ricostituire le rendite ecclesiastiche che erano diventate del tutto inesistenti, permettendole, così, di poter riavere dopo anni di sede vacante un nuovo vescovo»Pupillo, Le Chiese di Altamura, Gravina, Acquaviva delle Fonti…, p. 17.; e contestualmente rivolse una supplica con questa esplicita richiesta al metropolita Arnaldo.La supplica è riportata da Ughelli, Italia sacra, VII, coll. 115-117. Il primo vescovo documentato storicamente è Guido, che il 29 settembre 1099 fu presente alla consacrazione della chiesa di San Michele Arcangelo a Montescaglioso assieme a Librando di Tricarico, Gerardo di Potenza e Amuri di Mottola.
Nel 1102 papa Pasquale II confermò l'appartenenza di Gravina alla provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Acerenza.Kehr, Italia pontificia, IX, p. 458, nº 9.
La cattedrale di Gravina fu costruita sul finire dell'XI secolo, grazie all'iniziativa del conte Umfrido; danneggiata gravemente prima a causa di un incendio e poi per un terremoto, venne ricostruita nella seconda metà del XV secolo ad opera del vescovo Matteo d'Aquino; custodisce in un reliquiario un braccio di san Tommaso Becket ottenuto dal vescovo Roberto nel 1179.
Federico II di Svevia, dopo aver rifondato la città di Altamura attorno al 1230, vi eresse una grande chiesa dedicata all'Assunta, con il titolo di cappella palatina, alla quale concesse il privilegio dell'esenzione da qualsiasi giurisdizione vescovile e arcivescovile, dipendente solamente dal sovrano, al quale spettava la nomina degli arcipreti, e dalla Santa Sede; queste disposizioni furono confermate da papa Innocenzo IV nel 1248.A. Giannuzzi, Le carte di Altamura (1232-1502), in "Codice diplomatico barese", vol. XII, Bari 1935, doc. 1 pp. 3-4, doc. 2 p. 4, doc. 89 p. 93. Ben presto però i vescovi di Gravina iniziarono a vantare diritti sulla chiesa altamurana, opponendosi alle decisioni prese; iniziò così una lunga vertenza, che durerà per secoli, «tra i prelati di Altamura e i vescovi di Gravina, ognuno pronto a far valere con ogni mezzo i propri diritti, reali o presunti che fossero».Pupillo, Le Chiese di Altamura, Gravina, Acquaviva delle Fonti…, p. 22.
I primi contrasti sorsero con l'avvento degli Angioini. Il vescovo Giacomo di Taranto accusò gli altamurani di aver falsificato il diploma di Federico II e la bolla di Innocenzo IV; l'arciprete Palmiro De Viana fece ricorso al re Carlo I d'Angiò, che gli dette ragione; la Santa Sede intervenne a sua volta e depose il vescovo nell'ottobre del 1266. Il successore Pietro riprese la controversia, ma dovette riconoscere l'autenticità dei documenti altamurani e dunque l'indipendenza dell'arcipretura di Altamura.Il testo della dichiarazione del vescovo Pietro in: Michele Garruba, Esame su l'origine e su i privilegi del Priorato di San Nicola di Bari, Napoli 1830, pp. 152-157. Le cose si complicarono ulteriormente sul finire del secolo, quando divenne vescovo di Gravina Giacomo II (1294-1308), che riprese con maggiore veemenza la controversia; si arrivò così ad un processo giurisdizionale, iniziato alla fine di luglio 1299 e conclusosi il 20 gennaio 1301 con un accordo tra l'arciprete di Altamura e il vescovo di Gravina, che riconobbe di fatto l'autonomia altamurana.Il documento originale è conservato nell'archivio della basilica di San Nicola a Bari; è costituito da 14 pergamene cucite fra loro per una lunghezza di oltre dieci metri e una larghezza di circa 50 centimetri (Pupillo, Le Chiese di Altamura, Gravina, Acquaviva delle Fonti…, p. 26, nota 34). Il vescovo Giacomo II finì i suoi giorni assassinato da sicari del barone Teodoro di Gravina, con il quale era entrato in conflitto. Il successore Nicola (circa 1320-1335) riprese la controversia contro gli arcipreti di Altamura, subendo anche lui un duro smacco, con la sospensione a divinis e l'interdizione per sette anni.
All'inizio del XV secolo, nel pieno dello scisma d'Occidente, la Chiesa di Gravina visse un momento di gravi difficoltà, che lo storico Domenico Nardone così stigmatizza: «La Chiesa Romana era allora travagliata dallo scisma, e gli ecclesiastici di Gravina appaiono in quest'epoca assai turbolenti per quisquiglie personali, differenza di vedute, abusi e prepotenze reciproche, in una aspra lotta di fazioni al servizio di personalità più autorevoli e aspiranti a posti più remunerativi e di comando».Testo citato da: Pupillo, Le Chiese di Altamura, Gravina, Acquaviva delle Fonti…, p. 30. Infatti il vescovo Enrico Dasmani, nominato nel 1411, sembra non abbia mai preso possesso della diocesi, lasciando così di fatto la sede vacante per 18 lunghi anni, fino a quando il capitolo e gli ecclesiastici di Gravina furono costretti a mettersi d'accordo e a scegliere Giovanni Roberto Santoro, elezione accettata e ratificata da papa Martino V. Questo però creò un pericoloso precedente, perché fece credere ai canonici gravinesi di avere il diritto di scegliere il proprio vescovo. Alla morte del Santoro (circa 1444), il capitolo si divise e la mancanza di un accordo costrinse la Santa Sede a nominare un amministratore apostolico nella persona dell'arcivescovo di Taranto, Marino Orsini, che governò la Chiesa di Gravina per quasi venticinque anni, fino alla sua morte nel 1471.
A partire dal 1568, la diocesi fu governata da vescovi originari del centro e del nord Italia, fino agli inizi del Settecento. Il primo fu il milanese Francesco Bossi (1568-1574), «allievo del cardinale Federico Borromeo e fervido sostenitore delle direttive del concilio di Trento».Dal sito Beweb - Beni ecclesiastici in web. Indisse nel 1574 il primo sinodo diocesano di cui si conservano gli atti, i quali tuttavia menzionano altri sinodi celebrati in precedenza dallo stesso prelato.Lorena Maria Calculli, Appunti per una storia dei sinodi celebrati ad Altamura, Gravina e Acquaviva delle Fonti nei secoli passati, in Quaderni del Sinodo, nº 7, agosto 2012, p. 79. Seguì il modenese Antonio Maria Manzoli (1581-1593), che ricostruì la sacrestia della cattedrale, dopo il crollo del campanile.
Il successore Vincenzo Giustiniani (1593-1614), nobile genovese, fondò il seminario, la chiesa della Madonna delle Grazie, e il convento delle Capuccinelle. Riprese l'antica controversia con i prelati di Altamura, dando inizio «ad una delle vertenze più violente che la storia ecclesiastica di Gravina e Altamura ricordi».Pupillo, Le Chiese di Altamura, Gravina, Acquaviva delle Fonti…, p. 40. Nel 1601 infatti Giustiniani lanciò l'interdetto contro la città di Altamura e quattro anni dopo, con l'appoggio di papa Paolo V, tramutò l'interdetto in scomunica; il prelato altamurano Girolamo De Mari, recatosi a Roma per difendere le sue prerogative, venne arrestato e imprigionato. Nel 1622 fu tolta la scomunica, e tramite un concordato, sancito dalla bolla Decet romanum ponteficem del 15 febbraioTesto della bolla e del concordato in: Ughelli, Italia sacra, VII, coll. 124-127., papa Gregorio XV riconobbe ai vescovi di Gravina il diritto all'esercizio degli iura episcopalia sulla Chiesa altamurana, con il divieto però di agire nel futuro contro il clero e il popolo di Altamura.
Il Seicento è stato segnato dal lungo episcopato di Domenico Cennini (1645-1684): «istituì la Congregazione della dottrina cristiana, ridusse a quattro le sei parrocchie esistenti, fece realizzare… la chiesa di Santa Maria del Suffragio (Purgatorio), istituendovi il "Sacro Monte del Suffragio"… Diede vita alla biblioteca per il clero, donando tutti i suoi libri e tutti i suoi averi perché migliorassero le condizioni e gli studi del seminario.» Durante il suo episcopato, nel 1674, san Michele Arcangelo fu proclamato patrono della città e della diocesi, la cui festa fu istituita dal vescovo Marcello Cavalieri (1690-1705), a cui si deve anche la costruzione di un nuovo seminario nei pressi del palazzo vescovile.