Il referendum sulla permanenza del Regno Unito nell'Unione europea, anche noto come referendum sulla "Brexit" (parola macedonia formata da British ed exit), si è svolto il 23 giugno 2016 nel Regno Unito e a Gibilterra; si è trattato di un referendum consultivo non vincolante per verificare il sostegno alla continuazione della permanenza del Regno Unito nell'Unione europea. Il referendum si è concluso con un voto favorevole all'uscita dalla UE con il 51,89%, contro il 48,11% che ha votato per rimanere nell'UE. Il voto ha manifestato una spaccatura tra le nazioni del Regno Unito, con la maggioranza di Inghilterra e Galles favorevoli a uscire e la maggioranza di Scozia e Irlanda del Nord che hanno votato per rimanere.
Storia La Comunità Economica Europea (CEE) fu istituita nel 1957 ed il Regno Unito presentò la sua prima domanda di adesione nel 1961, a cui inizialmente fu posto il veto da parte della Francia. La successiva richiesta inglese di adesione ebbe successo e il Regno Unito entrò nella CEE nel 1973.
L'estensione del diritto europeo sul quadro normativo del Regno Unito fu regolamentata con l'approvazione della legge sulle Comunità europee del 1972, legge di rango costituzionale successivamente interpretata come un implicito accoglimento del primato della legge UE sulla legislazione interna del Regno Unito.
Nel 1975 si tenne il Referendum sulla permanenza del Regno Unito nelle Comunità europee che confermò l'adesione con il 67,23% delle preferenze. L'integrazione politica ebbe una maggiore attenzione nel 1993 quando il Trattato di Maastricht istituì l'Unione europea (UE), la quale incorporò (e, dopo il Trattato di Lisbona, succedé) la CEE dopo il trattato di Lisbona.
Durante il vertice della NATO del maggio 2012, il Primo ministro britannico David Cameron, William Hague e Ed Llewellyn discussero l'idea di utilizzare un referendum sull'Unione Europea come una concessione per esaltare l'ala euroscettica del Partito Conservatore. Nel gennaio 2013, Cameron promise che se il suo Partito Conservatore avesse ottenuto la maggioranza parlamentare alle elezioni politiche del 2015, il governo britannico avrebbe negoziato con l'UE un regime più favorevole per continuare l'adesione britannica all'UE, prima di indire un referendum sulla permanenza del paese nell'UE. Nel maggio 2013, il Partito Conservatore presentò un progetto di legge referendaria sull'UE e delineò i propri piani per la rinegoziazione e il successivo voto dentro/fuori, se fosse tornato al potere nel 2015: il progetto di legge ha stabilito che il referendum si sarebbe dovuto tenere entro il 31 dicembre 2017.
Il progetto di legge fu presentato dal deputato conservatore James Wharton e la prima lettura alla Camera dei Comuni avvenne il 19 giugno 2013, a cui un molto soddisfatto David Cameron garantì il pieno sostegno del Partito Conservatore. Il disegno di legge fu approvato in seconda lettura il 5 luglio 2013, con 304 voti a favore e nessuno contrario (dal momento che quasi tutti i deputati laburisti e tutti i liberaldemocratici si astennero). Dopo la conclusione dell'iter alla Camera dei Comuni nel novembre 2013, il disegno di legge fu trasmesso nel dicembre del 2013 alla Camera dei Lord, i cui membri votarono per bloccare il disegno di legge.
Alle elezioni per il Parlamento europeo del 2014, il Partito indipendentista del Regno Unito (UKIP) si affermò come primo partito britannico con il 27,49% dei voti, relegando il Partito Conservatore al terzo posto (per la prima volta un partito diverso da quello dei conservatori o dei laburisti arrivò primo in un'elezione nazionale in 108 anni). Dato che il sistema elettorale per il Parlamento europeo utilizza una rappresentanza proporzionale, lo UKIP ottenne 24 seggi sui 73 assegnati al Regno Unito.
Il deputato conservatore Bob Neill presentò allora alla Camera dei Comuni un progetto di legge su un referendum alternativo: dopo un dibattito il 17 ottobre 2014, il progetto passò al Comitato per i progetti di legge pubblici, ma a causa del protrarsi dei lavori parlamentari della Camera dei Comuni su una risoluzione monetaria, il disegno di legge non fu in grado di progredire ulteriormente prima dello scioglimento del Parlamento il 27 marzo 2015.
Nella campagna elettorale del 2015, David Cameron promise agli elettori di rinegoziare l'adesione del Regno Unito all'UE e poi indire un referendum.
Da parte sua, il Partito Laburista guidato da Ed Miliband tra il 2010 e il 2015 ha sempre escluso l'ipotesi di un referendum dentro/fuori a meno che non ci fosse stato un ulteriore trasferimento di poteri dal Regno Unito verso l'UE. Nel loro programma elettorale presentato per le elezioni politiche del 2015 i liberaldemocratici si impegnarono a tenere un referendum dentro/fuori solo nel caso in cui vi fosse un cambiamento nei trattati dell'UE. Il Partito indipendentista del Regno Unito (UKIP), il Partito Nazionale Britannico (BNP), il Partito dei Verdi, il Partito Unionista Democratico ed il partito Respect hanno invece sostenuto tutti il principio di istituire un referendum.
Quando il Partito Conservatore vinse la maggioranza dei seggi alla Camera dei Comuni nelle elezioni politiche del maggio 2015, David Cameron ribadì l'impegno preso nel programma elettorale del suo partito a tenere un referendum per la permanenza del Regno Unito nell'Unione Europea entro la fine del 2017, ma solo dopo la «negoziazione di un nuovo insediamento per la Gran Bretagna nell'Unione europea».
Descrizione L'adesione all'Unione europea è un importante motivo di discussione nel Regno Unito sin dal suo ingresso nella Comunità Economica Europea nel 1973. In accordo con un impegno preso nel manifesto del Partito Conservatore, la base giuridica per un referendum è stata istituita con l'approvazione dello European Union Referendum Act 2015 da parte del Parlamento britannico. È stato il terzo referendum che si è tenuto in tutto il Regno Unito e la seconda volta in cui all'elettorato britannico è stato chiesto di votare sulla questione dell'adesione all'Unione europea: il primo referendum si tenne nel 1975, quando era conosciuta come la Comunità Economica Europea. In quell'occasione il 67% degli elettori si mostrò favorevole all'adesione, ma da allora la natura dell'Unione Europea è cambiata a tal punto da rendere il risultato di questo referendum molto più incerto.Adrian Williamson, The Case for Brexit: Lessons from the 1960s and 1970s, History and Policy (2015).
Britain Stronger in Europe è stato il principale gruppo che ha svolto campagna elettorale per la permanenza del Regno Unito nella UE, mentre Vote Leave è stato il principale gruppo della campagna elettorale a favore dell'uscita. Sono stati coinvolti molti altri gruppi, partiti politici, del mondo degli affari, sindacati, giornali e personalità della vita pubblica. Coloro che erano favorevoli al ritiro del Regno Unito dalla UE, eventualità a cui ci si è riferiti in genere come Brexit, sostenevano che la UE avesse un deficit democratico e che il fatto di essere membri minasse la sovranità nazionale, mentre coloro che erano favorevoli alla permanenza sostenevano che in un mondo con diverse organizzazioni sovranazionali, qualsiasi perdita di sovranità fosse compensata dai benefici dell'essere stato membro dell'UE.
I sostenitori dell'uscita sostenevano che ciò avrebbe permesso al Regno Unito di controllare meglio l'immigrazione, riducendo pertanto la pressione sui servizi pubblici, sull'housing e sul lavoro; avrebbe permesso di risparmiare milioni di sterline pagate ogni anno dal Regno Unito alla UE, avrebbe permesso al Regno Unito di concludere in autonomia i propri trattati commerciali ed avrebbe liberato lo Stato dalle regolamentazioni comunitarie e dalla burocrazia, vista come troppo costosa e inutile. I sostenitori della permanenza sostenevano invece che lasciare la UE avrebbe messo a rischio la prosperità del Regno, diminuendo la sua influenza negli affari globali, avrebbe messo a repentaglio la sicurezza nazionale riducendo l'accesso ai database criminali comuni europei ed avrebbe causato l'imposizione di dazi tra il Regno Unito e la UE. In particolare, sostenevano che l'uscita avrebbe portato a perdita di lavoro, ritardi degli investimenti nel Regno Unito e rischio per il business.
I mercati finanziari hanno reagito negativamente all'esito della consultazione: i prezzi delle azioni sono crollati drasticamente, come anche il valore della sterlina britannica (5-10% durante le prime ore seguenti la pubblicazione dell'esito). Il referendum è stato causato dalla battaglia interna al partito conservatore al governo ed il Primo ministro David Cameron ha affermato che si sarebbe dimesso avendo perso il referendum. Il governo scozzese ha annunciato il 24 giugno 2016 che l'indizione di un secondo referendum sull'indipendenza della Scozia è ora "altamente probabile" ed il governo scozzese ha annunciato che darà inizio a «discussioni con le istituzioni europee ed altri stati membri per esplorare tutte le opzioni possibili per proteggere il posto della Scozia nella UE».
Rinegoziazione prima del referendum Nei primi mesi del 2014, il Primo ministro David Cameron delineò le sue proposte di cambiamento che intendeva realizzare in Europa ed i rapporti del Regno Unito con essa. Queste modifiche includevano: controlli supplementari sull'immigrazione, in particolare per i cittadini provenienti dai nuovi stati membri dell'UE; regole più severe sull'immigrazione per i cittadini UE già presenti sul territorio britannico; nuovi poteri ai parlamenti nazionali riguardanti la possibilità di veto collettivo alle leggi proposte dell'UE; nuovi accordi di libero scambio e riduzione della burocrazia per le imprese; la diminuzione dell'influenza della Corte europea dei diritti dell'uomo sulla polizia e sui tribunali del Regno Unito; più potere per i singoli Stati membri e meno per la politica centrale dell'UE; l'abbandono della nozione europea di "unione sempre più stretta". Cameron aveva l'intenzione di discutere queste proposte nel corso di una serie di negoziati con altri leader dell'Unione europea e poi, se rieletto, avrebbe annunciato il referendum.
Nel novembre dello stesso anno, Cameron aggiunse ulteriori richieste alla UE: in merito alla politica economica, il riconoscimento ufficiale che le leggi vigenti nell'Eurozona non sarebbero state necessariamente applicate ai Paesi che non adottano l'Euro, i quali inoltre non avrebbero dovuto contribuire a salvare le economie in difficoltà dei membri UE dell'Eurozona; espandere il mercato unico e fissare l'obiettivo di riduzione della burocrazia per le imprese per aumentare la competitività; in merito alla sovranità, esentare legalmente il Regno Unito dalla "unione sempre più stretta" e dare la possibilità ai parlamenti nazionali di porre il veto sulle proposte legislative dell'UE; in materia di immigrazione, l'impossibilità per i cittadini dell'UE che immigrano nel Regno Unito per motivi di lavoro di chiedere alloggi sociali e vantaggi professionali e divieto di inviare assegni familiari all'estero, per i primi 4 anni.