In occasione del referendum costituzionale del 2016, in tutta Italia si sono formate varie associazioni a favore e contro la riforma costituzionale Renzi-Boschi. A livello nazionale le campagne elettorali sono state organizzate da un principale comitato per il sì che si pone come coordinatore di una vasta rete di comitati locali, organizzati da consulenti politici vicini al Governo, e da alcuni comitati per il no nati sia su iniziativa parlamentare sia extra-parlamentare.

Comitati per il sì e campagna a favore della riforma La "rete" di comitati pro-riforma

La formazione del principale comitato nazionale per il sì è stata preceduta dall'avvio di varie iniziative a livello locale. Tra le prime associazioni sorte a sostegno della riforma figurano i comitati avviati a Cuneo dal vice ministro alle politiche agricole alimentari e forestali Andrea Olivero e a Torino da Guido Alessandro Gozzi nel mese di febbraio 2016, cui sono seguiti "comitati per il sì" in molte altre città italiane sparse lungo tutta la penisola. Complessivamente Matteo Renzi ha stimato la nascita di diecimila comitati in tutta Italia, la cui composizione varie dalle dieci alle cinquanta persone. Il loro coordinamento è supervisionato principalmente da Maria Elena Boschi, mentre il modello di campagna elettorale basato sulla diffusione capillare sul territorio di piccoli comitati è stato ideato da Jim Messina, noto consulente politico statunitense appositamente ingaggiato da Renzi nel gennaio 2016, che in precedenza aveva sperimentato con successo tale strategia per le campagne presidenziali di Barack Obama e politiche di David Cameron.

Lo stesso Renzi è stato promotore di una «mobilitazione permanente» a partire dal 21 maggio fino a metà luglio per raccogliere firme mirate a una richiesta di referendum d'iniziativa popolare, replicando così l'attività già avviata dal comitato per il no il mese precedente. Il 21 maggio è anche stato lanciato il Comitato Nazionale Basta un sì preposto, oltre che all'organizzazione della raccolta delle firme – che due mesi più tardi raggiungerà l'obiettivo di almeno 500 000 sottoscrizioni, arrivando a superare quota 560 000 – a pubblicizzare i principali punti a sostegno della riforma: l'"addio al bicameralismo paritario", con tempi certi per approvare le leggi e meno decreti; il taglio del numero di senatori e dei loro stipendi; l'aumento di "garanzie" per la partecipazione popolare e le opposizioni parlamentari.

Oltre al comitato civico legato al PD si sono costituiti anche: Sinistra per il sì, comitato di caratura più politica, formato da vari membri del PD, tra cui Piero Fassino, Matteo Orfini, Andrea Orlando e Nicola Zingaretti; Liberi sì, guidato da Marcello Pera e formato da ex militanti di Forza Italia e membri del gruppo parlamentare ALA, di cui fa parte anche Denis Verdini; Moderati e centristi Insieme per il sì, coordinato da Ferdinando Adornato e formato da membri del gruppo parlamentare di Area Popolare, tra cui Angelino Alfano, Maurizio Lupi e Fabrizio Cicchitto; Centristi per il sì, guidato da Gianpiero D'Alia e composto principalmente da esponenti dell'UdC, partito che si è schierato tuttavia contro la riforma; Insieme si cambia, guidato da Lorenzo Ornaghi e che vede tra i suoi componenti Giovanni Guzzetta, Franco Debenedetti, Giuliano Ferrara e Angelo Panebianco.

Il manifesto dei docenti universitari Sul finire del mese di maggio 2016 le "ragioni del sì" sono state pubblicizzate in un manifesto firmato da 193 docenti universitari, anche questo contrapposto all'iniziativa di oltre cinquanta costituzionalisti che durante il mese precedente aveva prodotto un documento che illustrava le ragioni contrarie. L'elenco dei firmatari, tra cui figurano anche professori attivi in campi diversi da quello giuridico, compresi insegnanti di materie economiche e storiche, include:

Salvo Andò Giuseppe Arconzo Gianfranco Baldini Barbara Malaisi Benedetta Barbisan Luciano Bardi Stefania Bariatti Antonio Bartolini Franco Bassanini Carla Bassu Cristina Bertolino Rodolfo Bettiol Raffaele Bifulco Paola Bilancia Roberto Bin Elena Bindi Chiara Bologna Massimo Bordignon Pietro Boria Carlo Bottari Marco Brunazzo Emiliano Bruscardi Mia Caielli Mauro Calise Simone Calzolaio Quirino Camerlengo Marco Cammelli Vittorio Campione Giulia Caravale Beniamino Caravita di Toritto Giuseppina Giuliana Carboni Massimo Carli Paolo Carrozza Corrado Caruso Luisa Cassetti Luca Castelli Elisabetta Catelani Daniele Caviglia Massimo Cavino Stefano Ceccanti Marcello Cecchetti Vincenzo Cerulli Irelli Carlo Cester Anna Chimenti Mario Pilade Chiti Pietro Ciarlo Francesco Clementi Stefano Cognetti Gian Luca Conti Giovanni Cordini

Pasquale Costanzo Lorenzo Cuocolo Salvatore Curreri Carlo Curti Gialdino Giacomo D'Amico Marilisa D'Amico Luigi D'Andrea Gianfranco D'Alessio Maurizio De Acutis Alberto De Bernardi Gianclaudio De Cesare Andrea Del Re Gianmario Demuro Marco Di Folco Roberto Di Maria Enzo Di Nuoscio Giampiero Di Plinio Luca Diotallevi Filippo Donati Fabio Elefante Sergio Fabbrini Federica Fabrizzi Luciano Fasano Fabio Fede Elena Ferioli Antonio Ferrara Antonio Flamini Marcello Flores d'Arcais Francesco Pizzetti Claudio Franchini Justin Frosini Tommaso Edoardo Frosini Federico Furlan Arianna Fusaro Carlo Fusaro Diana Urania Galetta Carlo Emanuele Gallo Enrico Genta Ternavasio Sergio Gerotto Federico Ghera Felice Giuffré Francesco Tomaso Giupponi Maria Cristina Grisolia Tania Groppi Giovanni Grottanelli de' Santi Guido Guidi Antonio La Spina Stefania Leone Amedeo Lepore Vincenzo Lippolis

Andrea Longo Gianfranco Macrì Francesco Malgeri Giampaolo Malgeri Claudia Mancina Susanna Mancini Stefano Mannoni Giuseppe Marazzita Michele Marchi Pio Marconi Alberto Martinelli Claudio Martinelli Oreste Massari Anna Mastromarino Maria Giovanna Mattarolo Marco Mayer Guido Melis Marta Mengozzi Chiara Meoli Marcello Messori Luca Mezzetti Roberto Miccù Mara Morini Massimo Morisi Leonardo Morlino Francesco Morosini Andrea Morrone Emanuela Mosca Anna Moscarini Alessandro Natalini Ida Nicotra Marco Olivetti Maurizio Oliviero Elisabetta Palici di Suni Angelo Pandolfo Angelo Panebianco Nicola Pasini Pasquale Pasquino Gianluca Passarelli Renato Pescara Alessandro Petretto Pierluigi Petrillo Paola Piciacchia Nicola Pignatelli Ferdinando Pinto Cesare Pinelli Andrea Pisaneschi Stefano Pizzorno Marco Plutino Anna Maria Poggi

Aristide Police Oreste Pollicino Paolo Pombeni Giusto Puccini Edoardo Carlo Raffiotta Francesco Raniolo Giovanna Razzano Mario Ricciardi Paolo Ridola Angelo Rinella Francesca Rosa Lucia Serena Rossi Michele Salvati Giulio Maria Salerno Angelo Schillaci Antonella Sciortino Filippo Scuto Fabio Serricchio Eugenio Somaini Alessandro Sterpa Guido Tabellini Diletta Tega Fulvio Tessitore Luisa Torchia Duccio Traina Silvio Traversa Tiziano Treu Ennio Triggiani Filippo Tronconi Andrea Ungari Paolo Urbani Luciano Vandelli Salvatore Vassallo Giuseppe Verde Alberto Vespaziani Giulio Vesperini Giulio Enea Vigevani Filippo Viglione Adriana Vigneri Lorenza Violini Giuseppe Zaccaria Paolo Zatti Carolin Zwilling

L'appello su la Repubblica Il 2 giugno 2016 sul quotidiano la Repubblica è stato pubblicato anche un appello per un «pacato sì» al referendum firmato da oltre 300 personalità attive in diversi campi, tra cui professori universitari, ricercatori, politici, scrittori e registi. L'elenco include: Alberto Abruzzese, Isabella Adinolfi, Stefano Arduini, Vincenzo Barone, Luigi Berlinguer, Luigi Biggeri, Edoardo Boncinelli, Caterina Bonvicini, Giancarlo Bosetti, Lodovica Braida, Giulio Busi, Marina Caffiero, Gianni Canova, Andrea Carandini, Marina Cattaruzza, Liliana Cavani, Riccardo Chiaberge, Simona Colarizi, Arnaldo Colasanti, Fulvio Conti, Piero Craveri, Paolo Crepet, Maurizio Dardano, Enrico Decleva, Antonio Ereditato, Guido Fabiani, Marcello Flores, Carlo Fontana, Mario Fortunato, Giuseppe Galasso, Umberto Galimberti, Gianpiero Gamaleri, Nicola Gardini, Franco Garelli, Maria Amata Garito, Emma Giammattei, Andrea Giardina, Tullio Gregory, Massimo Inguscio, Raffaele Lauro, Andrea Lenzi, Franco Malerba, Alberto Melloni, Federico Moccia, Andrea Moro, Salvatore Natoli, Giuseppe Novelli, Alberto Oliverio, Lorenzo Ornaghi, Antonio Padoa-Schioppa, Emilio Pasquini, Sandra Petrignani, Paolo Pezzino, Aurelio Picca, Annalisa Piras, Domenico Pittella, Stefano Pivato, Riccardo Pozzo, Angelo Provasoli, Michele Rak, Enrico Rizzarelli, Luigi Ruggiu, Francesco Russo, Franco Salvatori, Vincenzo Scotti, Luca Serianni, Mirella Serri, Uberto Siola, Giacomo Stella, Filippo Taddei, Susanna Tamaro, Federico Testa, Gabriele Vacis, Salvatore Veca, Giuseppe Veltri, Lucio Villari, Giuliano Volpe, Giorgio Zanetti, Rodolfo Zich.

Comitati per il no e campagna contro la riforma I comitati contrari alla riforma Il 30 ottobre 2015 a Roma si è costituito il Comitato per il No nel referendum sulle modifiche alla Costituzione, promosso dal Coordinamento per la democrazia costituzionale e che vede presidenti Alessandro Pace e Gustavo Zagrebelsky.

Il suo consiglio direttivo è composto da un insieme di costituzionalisti e politici:

Alessandro Pace (presidente) Gustavo Zagrebelsky (presidente onorario) Pietro Adami Alberto Asor Rosa Gaetano Azzariti Francesco Baicchi Vittorio Bardi Mauro Beschi (comitato esecutivo) Felice Besostri Francesco Bilancia Sandra Bonsanti Lorenza Carlassare Sergio Caserta Antonio Caputo Francesca Chiavacci Claudio De Fiores

Riccardo De Vito Carlo Di Marco Antonio Di Pietro Giulio Ercolessi Anna Falcone (vice presidente) Antonello Falomi (tesoriere) Gianni Ferrara Tommaso Fulfaro (cassiere) Domenico Gallo (comitato esecutivo) Alfonso Gianni Alfiero Grandi (vice presidente vicario) Maurizio Landini Raniero La Valle Paolo Maddalena Giovanni Palombarini Vincenzo Palumbo

Francesco Pardi Livio Pepino Antonio Pileggi Marta Pirozzi Ugo Giuseppe Rescigno Stefano Rodotà Franco Russo Giovanni Russo Spena Cesare Salvi Mauro Sentimenti Carlo Smuraglia (comitato esecutivo) Enrico Solito Armando Spataro Massimo Villone Vincenzo Vita Mauro Volpi

I principali punti di contrarietà alla riforma costituzionale pubblicizzati dal comitato riguardano il non superamento del bicameralismo con un nuovo sistema più confuso, che moltiplica i tipi di procedimenti legislativi e può creare conflitti tra le due camere; l'aumento delle firme necessarie per una legge d'iniziativa popolare; la poca influenza sui costi della politica, con un'effettiva riduzione dei costi del Senato stimata del 20%; la limitazione delle autonomie; il rischio di squilibri tra i poteri dello Stato, prevalentemente a causa di un Governo potenzialmente sostenuto da una maggioranza derivante dal "premio" previsto dalla legge elettorale; l'essere stata scritta in modo poco chiaro e non in autonomia dal Parlamento.

Anche se l'iniziativa referendaria era già stata avviata dai parlamentari, il comitato ha avviato comunque l'iter di iniziativa popolare. Il 18 aprile 2016 è stato depositato presso la Corte suprema di cassazione il quesito da sottoporre agli elettori, mentre la raccolta firme è simbolicamente iniziata il 25 aprile. Il numero di sottoscrizioni messo insieme, tuttavia, si fermerà a 300 000, mancando l'obiettivo di almeno 500 000 firme.