Il grande balzo in avanti () fu un piano economico e sociale praticato dal governo della Repubblica Popolare Cinese dal 1958 al 1961, che si propose di mobilitare la vasta popolazione cinese per riformare rapidamente il paese, trasformando il sistema economico fino ad allora basato sull'agricoltura in una moderna e industrializzata società comunista, caratterizzata dalla collettivizzazione.

Mao Zedong basò il suo programma sulla teoria delle forze produttive. Il Grande balzo si rivelò tuttavia un disastro economico, tale da condizionare la crescita del paese per diversi anni. È considerato dalla maggior parte degli autori come la principale causa della gravissima carestia (1959-1961), durante la quale morirono tra i 15 e i 55 milioni di persone (a seconda delle fonti). Più del 30% di tutte le case vennero distrutte durante questa campagna per vari motivi.Frank Dikötter, Mao's Great Famine: The History of China's Most Devastating Catastrophe, 1958–62 , Walker, 2010 ( ISBN 978-0-8027-7768-3 ), p. 298-334 (cfr. §La carestia e le sue cause)

Contesto storico Nell'ottobre 1949, dopo il ritiro del Kuomintang a Taiwan, il Partito Comunista Cinese proclamò la nascita della Repubblica Popolare Cinese, assumendo il potere e divenendone l'unico partito. Una delle prime e più importanti azioni politiche fu la riforma agraria, attraverso la quale le terre dei grandi proprietari e dei contadini ricchi vennero assegnate ai contadini più poveri.

Le "due linee" e la collettivizzazione

All'interno del Partito coesistevano due visioni differenti sulla riforma agraria. Secondo i moderati, rappresentati da Liu Shaoqi, tra l'altro membro dell'Ufficio politico del PCC, avrebbe dovuto essere graduale e la collettivizzazione avrebbe dovuto attendere i progressi dell'industrializzazione, che avrebbe fornito all'agricoltura le macchine necessarie.

Secondo la fazione più radicale, capeggiata da Mao Zedong, il modo migliore per finanziare l'industrializzazione era di ridurre l'agricoltura a regime di monopolio di stato, sia nella distribuzione, che nella fornitura dei prodotti agricoli; questo avrebbe consentito allo stato di acquistare a basso costo e vendere a un prezzo più alto, finanziando il capitale per le industrie. Siccome fu presto chiaro che tale politica era impopolare, fu proposta la creazione di collettivi per facilitare la condivisione delle risorse (strumenti e animali) e per portare i contadini sotto il controllo diretto del Partito.

La collettivizzazione avvenne gradualmente, dal 1949 al 1958, prima attraverso le Squadre di mutuo aiuto (5-15 famiglie), poi nel 1953 con le Cooperative semplici (20-40 famiglie), infine nel 1956 con le Grandi cooperative (100-300 famiglie). Tali riforme, da alcuni chiamate Piccolo balzo in avanti, furono generalmente impopolari, e condussero a forti resistenze fra i contadini, costretti a partecipare a riunioni di villaggio di giorni o settimane, finché "volontariamente" non aderissero alla collettivizzazione; l'autore afferma che tali metodi coercitivi erano gli stessi usati durante la collettivizzazione in Unione Sovietica.; moltissimi capi d'allevamento furono abbattuti dai contadini, che preferirono mangiarli piuttosto che cederli alle cooperative. Il partito usò metodi coercitivi e requisì i raccolti con la forza; nel 1956 fu introdotto un passaporto interno per costringere i contadini a restare nelle campagne, notevolmente più povere delle città.

La prima fase della collettivizzazione portò a risultati modesti e squilibrati, causando nel 1956 uno stato di carestia, sebbene la macchina di propaganda del Partito annunciasse notevoli progressi. Nel complesso il raccolto di grano nel periodo 1949-58 era inferiore a quello del periodo 1931-1937, mentre la produzione pro-capite era inferiore a quella del 1929-1933, anni in cui il nord del paese fu colpito da una grave carestia.

Emerge la linea radicale I moderati, incluso Zhou Enlai, fecero appello per una marcia indietro. La posizione dei moderati fu rafforzata nel 1956 dal discorso di Nikita Chruščëv Sul culto della personalità e le sue conseguenze al XX Congresso del PCUS, che esponeva i crimini di Stalin e sottolineava il fallimento delle politiche agricole in Unione Sovietica, soprattutto della collettivizzazione.

In seguito al discorso di Chruščëv e alle preoccupazioni suscitate dalla rivolta in Ungheria, Mao rispose alle tensioni nel Partito con la Campagna dei cento fiori, che apparentemente doveva essere un'apertura verso le critiche al regime. Tali critiche si rivelarono maggiori e più radicali del previsto, mettendo in discussione la stessa natura e legittimità del Partito Comunista. In retrospettiva, la campagna è considerata come un metodo per identificare i dissidenti fra gli intellettuali, successivamente destituiti durante la Campagna anti-destra organizzata da Mao Zedong. Almeno mezzo milione di tecnici e quadri furono allontanati dalle cariche direttive e, in gran parte, mandati a lavorare nei campi o nei laogai. L'opposizione al seguente Grande balzo in avanti fu di fatto ridotta al silenzio in ambito politico, e i tecnici non poterono controllare l'evolversi degli eventi né offrire suggerimenti.

Nel 1957, al termine del primo piano quinquennale, fortemente plasmato sul modello sovietico, Mao cominciò a dubitare della collaborazione con l'Unione Sovietica: criticò la destalinizzazione e fu allarmato dalle rivolte in Germania dell'Est, Ungheria e Polonia e dalla politica di coesistenza pacifica dell'URSS nei confronti delle potenze occidentali. Mao si convinse che la Cina avrebbe dovuto cercare una via originale verso il comunismo.

Grande balzo in avanti Grande balzo in avanti è anche il nome che in origine fu dato al secondo piano quinquennale, previsto per gli anni 1958-1963. Dopo il suo fallimento, il nome si riferisce ai primi tre anni del periodo. Mao rivelò il progetto a Nanning, nel gennaio del 1958.

L'idea centrale consisteva in uno sviluppo rapido e parallelo di agricoltura e industria, in modo da evitare l'importazione dall'estero di macchinari pesanti, finanziando il settore industriale attraverso uno sfruttamento di massa del lavoro a basso costo, garantito dall'enorme disponibilità di manodopera contadina.

Comuni popolari

Mao spinse ulteriormente la collettivizzazione unendo le Grandi cooperative in gigantesche comuni popolari. La prima comune sperimentale fu creata a Chayashan, nella provincia dello Henan, nell'aprile del 1958.

Gli appezzamenti privati furono aboliti e furono introdotte mense collettive. Il Politburo si riunì ad agosto e stabilì che le comuni sarebbero diventate la nuova forma di organizzazione economica e politica della Cina rurale. Per la fine del 1958 furono create 25.000 comuni, ognuna delle quali contava in media 5.000 famiglie. Le retribuzioni in denaro furono sostituite con punti lavoro. Le comuni erano relativamente autosufficienti: a fianco dei campi agricoli, sorsero dormitori, piccole industrie, scuole e le immancabili organizzazioni militari.

Produzione di acciaio

Mao considerava il grano e l'acciaio come i pilastri portanti dell'economia e dichiarò che entro 15 anni la Cina avrebbe raggiunto l'Inghilterra nella produzione di acciaio. Il Politburo stabilì che la produzione di acciaio sarebbe dovuta raddoppiare in un anno, soprattutto grazie all'introduzione di piccole fornaci "da cortile".

Zeng Xisheng, primo segretario provinciale dell'Anhui, mostrò a Mao nel settembre del 1958 una di queste fornaci presso Hefei, dichiarando che l'acciaio così prodotto era di elevata qualità, sebbene fosse stato sicuramente prodotto altrove. Mao quindi incoraggiò la creazione di piccole fornaci in ogni comune e quartiere cittadino. Enormi sforzi furono richiesti a contadini, operai e singoli cittadini, al fine di produrre acciaio a partire da rifiuti e scarti di metallo. L'energia necessaria per alimentare le fornaci fu ricavata tagliando gli alberi.

Per raggiungere le quote di produzione stabilite, la pressione sulla popolazione, in stragrande maggioranza contadini, fu pesantissima: gli oggetti più svariati, dalle reti dei letti agli utensili da cucina (ritenuti ormai inutili a causa dell'obbligo di mangiare alla mensa comune) furono requisiti e destinati alla fusione; mobili, porte e finestre furono sottratti per essere usati come combustibile. Decine di milioni di contadini, 60 milioni secondo le fonti più pessimistiche, furono allontanati dai lavori agricoli per produrre acciaio, così come gli operai, gli insegnanti e addirittura il personale degli ospedali.

Come avrebbe potuto prevedere un qualunque tecnico con minime nozioni di metallurgia, l'acciaio prodotto nelle fornaci “da cortile” si rivelò inutilizzabile. Ad ogni modo, la mancanza di fiducia negli intellettuali, allontanati nel 1957, e la fede ideologica nel "potere delle masse", condussero Mao a spingere verso un progetto sconsiderato senza consultare tecnici ed esperti. L'esperienza della Campagna dei cento fiori impedì ogni accenno di dissenso.

La produzione fu di gran lunga inefficiente se paragonata a quella industriale: Suzanne Labin nel 1959Vedi stimò le persone mobilitate in appena due milioni e fece notare che la produzione di dieci milioni di tonnellate era trenta volte meno efficiente della produzione francese degli stessi anni, che ammontava a quindici milioni di tonnellate e impiegava centomila lavoratori. Secondo il suo medico privato, Li Zhisui, Mao visitò una tradizionale acciaieria in Manciuria nel gennaio del 1959, dove constatò come solo una grande fabbrica alimentata a carbone fosse in grado di produrre acciaio di qualità. Egli decise comunque di non bloccare il progetto delle piccole fornaci per non soffocare "l'entusiasmo rivoluzionario delle masse". Solamente dopo alcuni mesi, le direttive vennero rettificate.

Opere idrauliche La realizzazione di grandi opere idrauliche per mezzo di lavoro coatto e massivo, caratterizza la natura stessa delle cosiddette "società idrauliche". L'impero cinese aveva realizzato in questo modo il Gran canale, in virtù della sua capacità di mobilitare masse di lavoratori. Gli argini del Fiume giallo richiedevano continue e ingenti manutenzioni, dal momento che il letto del fiume corre per centinaia di chilometri a un livello sopraelevato rispetto alle campagne circostanti. La mobilitazione delle masse era dunque l'unico modo per fronteggiare la forza della natura, che spesso causava la perdita di molte vite. La realizzazione dei lavori idraulici era parte integrante della figura dell'imperatore benevolo nei confronti del popolo.

Il vuoto di potere politico della prima metà del XX secolo, causato dal crollo della Dinastia Qing, dai Signori della guerra e dalle guerre civili e con il Giappone, aveva lasciato la popolazione in balia degli elementi. Il Grande balzo assume quindi un forte significato simbolico e politico tradizionale. Si stima che circa 100 milioni di contadini furono mobilitati per trasformare le campagne cinesi, attraverso la costruzione di enormi e numerose dighe, bacini e canali di irrigazione. Ma, a differenza che in passato, la progettazione dei lavori fu affidata agli stessi contadini e ai quadri di partito locali, piuttosto che a tecnici qualificati, e la mobilitazione fu talmente spinta da impedire a milioni di contadini di coltivare i campi.

Innovazioni tecniche

La propaganda sovietica indusse la Cina a dare credito a pseudo-scienziati come Mičurin e e alle stravaganti teorie di Trofim Lysenko, successivamente screditate. Furono incoraggiate la semina ravvicinata e laratura in profondità (fino a 3 metri), sostenendo che i semi di una stessa "classe" non sarebbero entrati in competizione e che le piante avrebbero sviluppato maggiori radici negli strati più fertili. Gli slogan di propaganda affermavano che il grano sarebbe cresciuto così fitto da permettere ai bambini di camminarci sopra.