Gli autoritratti di Paul Gauguin sono dipinti di natura espressionista che il pittore francese Paul Gauguin ha realizzato durante la sua carriera artistica e che ripropongono alcuni periodi storici e psicologici della sua vita. Per il pittore gli autoritratti diventano un'importante risorsa, un'occasione per guardare in profondità nella propria anima alla ricerca della più intima identità spirituale.

I Miserabili (1888)

Storia L'autoritratto "I Miserabili" è un dipinto olio su tela (45x55 cm), databile al 1888 e conservato nel Van Gogh Museum ad Amsterdam. L'opera è stata dipinta da Gauguin durante il suo soggiorno a Pont-Aven, prima di recarsi ad Arles, e dopo la sua realizzazione è stata spedita all'amico Vincent Van Gogh il quale ha ricambiato, a sua volta, con un altro autoritratto. Si tratta di uno scambio proposto dallo stesso Van Gogh, secondo un costume degli artisti giapponesi, agli amici Émile Bernard e Gauguin in segno di fratellanza e lavoro comune. In origine la proposta consisteva in uno scambio di ritratti ma le resistenze che Bernard e Gauguin manifestano a ritrarsi l'un l'altro trasforma l'idea in uno scambio di autoritratti. I costanti scambi tra i tre pittori fanno nascere il progetto di un "Atelier dei tropici" e lo stesso quadro rimanda al sodalizio; sullo sfondo compare infatti un piccolo ritratto dell'amico Bernard ma la dedica sotto il titolo è «all'amico Vincent».

Descrizione Il quadro è pregno di intenzioni extra-pittoriche: l'intonazione giallo-rossastra e il tratto incisivo infondono al quadro una grande forza espressiva. La composizione cromatica è divisa in tre blocchi: il blocco verde all'estrema destra con il ritratto di Bernard, il blocco giallastro e solare al centro e il blocco più scuro e rossastro a sinistra con il busto di Gauguin. L'artista si ritrae con il volto incandescente, come a voler indicare la «lava di fuoco che incendia la nostra anima di pittori» e con lo sguardo cupo, come fosse un «bandito mal vestito e possente, che possiede una interiore nobiltà e dolcezza». Così Gauguin si descrive in una lettera a Émile Schuffenecker, manifestando l'intento di impersonificare il pittore impressionista, l'artista ribelle e puro, incompreso e vittima della società. I fiori ridotti a elementi essenziali e in stile giapponese, sparsi sul fondo simboleggiano quella purezza che contraddistingue l'artista impressionista non interessato a commercializzare le sue opere. L'interesse per lo stile simbolico è reso anche dai colori accesi e vividi della carta da parati e dalle linee ben marcate della figura. Il sodalizio fra i tre pittori si evince dal gioco di sguardi: Bernard è rivolto verso Gauguin, il quale a sua volta è rivolto verso l'osservatore del quadro ovvero Van Gogh, al quale era stato destinato il dipinto.

Autoritratto con Aureola (1889)

Storia Dopo il soggiorno a Pont-Aven Gauguin decide di accettare l'insistente invito di Van Gogh a raggiungerlo ad Arles, in Provenza. La decisione sembra essere influenzata da diversi fattori tra cui il sostegno economico fornito dal fratello di Van Gogh, Theo van Gogh, che stipula un contratto con Gauguin quello stesso anno e lo invita a raggiungere il fratello Vincent, pagandogli il soggiorno. Mentre Van Gogh dimostra molta ammirazione per il compagno e nutre la speranza di poter finalmente fondare un'associazione di pittori, Gauguin scrive all'amico Bernard di sentirsi completamente spaesato, di trovare tutto piccolo e meschino. Alla delusione iniziale segue ben presto l'affiorare di alcune divergenze sorte dalla convivenza tra due persone di temperamento molto diverso, che fino ad allora avevano avuto solo pochi contatti. Le differenze di carattere, di preferenze verso maestri del passato e contemporanei, di metodi di lavoro, fanno sì che tra i due artisti si instauri una sorta di «duello pittorico». Il clima di tensione determinato dai continui contrasti di opinione rende la convivenza sempre più difficile, fino al drammatico epilogo: il tentativo di aggressione, il gesto autopunitivo del taglio dell'orecchio, la precipitosa partenza di Gauguin, il ricovero di Van Gogh in manicomio. Dopo un lungo periodo di assenza Gauguin torna quindi a Parigi, ma come al solito la città non è stimolante per il suo lavoro ed è ancora la Bretagna a ispirargli opere innovative. È in questo periodo che Gauguin realizza il suo "Autoritratto con Aureola", un dipinto a olio su tavola (50x70cm) conservato nella National Gallery of Art di Washington. Nel 1889, con la crescente affermazione del Simbolismo letterario Gauguin acquista una posizione di primo piano come pittore, caricando i suoi quadri di sacralità e arcaismo. Il suo narcisismo è appagato nel sentirsi eletto «uomo di genio» ed è forse questo il motivo che lo spinge a ritrarsi nella veste di profeta o ancor più di mago facendo riferimento all'enorme potere creativo che possiede, capace di evocare attraverso la sua arte significati inerenti a mondi diversi.

Descrizione Il quadro, in linea con la tendenza simbolista, è carico di simboli complessi e di significato spesso oscuro che sembrano trattare concetti opposti come il bene e il male, il paradiso e l'inferno. La vicinanza con artisti malati di misticismo e cultori delle religioni orientali, come Bernard, motiva la tendenza di Gauguin a caricare la pittura di valori etici e sacri, a trasporre stati d'animo e preoccupazioni personali e ad assumere atteggiamenti da predicatore. Colpisce la superficie di color rosso intenso uniformemente distribuita sul fondo, in contrasto con il giallo che incornicia la testa galleggiante dell'artista, stilizzata sopra steli curvi e fiori dalla forma inconsueta. Gauguin suggerisce appena il proprio aspetto mostrando di sé solo la testa e una mano, mentre stringe un serpente tra le dita. Il dipinto è fortemente ambivalente e per questo motivo offre diversi spunti d'interpretazione. Il serpente, solitamente associato al peccato originale, potrebbe simboleggiare il male e la tentazione in quanto convinse Eva, personaggio biblico, a gustare la mela proibita dall’Albero della conoscenza, ma potrebbe anche rappresentare la conoscenza stessa del bene e del male, quella che Adamo ed Eva ebbero da allora in poi. L'aureola sopra la testa di Gauguin suggerisce la divinità o santità del personaggio, alludendo agli angeli e al cielo, come a informare l'osservatore che egli è in parte buono (aureola) e in parte cattivo (serpente). L'intero dipinto sembra improntato alla rappresentazione del Giardino dell'Eden e del peccato originale. Compare infatti la mela, simbolo presente nella storia di Adamo ed Eva e frutto proibito dell'albero della conoscenza, che fu oggetto della disobbedienza di Eva comportando l'espulsione del genere umano dal Giardino dell'Eden. Lo sfondo rosso infine potrebbe ricordare il fuoco dell'inferno ma anche simboleggiare l'energia creativa che il pittore si vanta di possedere.

Buongiorno Signor Gauguin (1889)

Storia Ai periodi di lavoro in Bretagna tra il 1889 e il 1890 appartengono tutte le opere di impronta simbolista che rappresentano il fondamento della nuova arte, cosiddetta "ideista", che riassume in sé le prerogative di arte simbolista, sintetista e soggettiva. Motivi dominanti in questi quadri sono la sacralità e l'arcaismo ma il vero protagonista è il paesaggio bretone, che per Gauguin ha «un che di selvaggio e primitivo». È questo il caso di "Bonjour Monsieur Gauguin", un dipinto olio su tela (113x92cm) risalente al 1889 e attualmente conservato alla Národní galerie, a Praga. Si tratta di un quadro particolare in cui Gauguin ritrae se stesso semplice e rude in una scena quotidiana, vista però attraverso il suo animo. Il titolo è un omaggio di Gauguin alla celebre opera di Gustave Courbet intitolata Bonjour monsieur Courbet (1854) che raffigura l'incontro fra l'artista e l'amico Alfred Bruyas. Ciò che colpisce l'osservatore è il grande malessere esistenziale che il quadro esprime e che trova la sua motivazione nel periodo di grave crisi economica che il pittore stava affrontando e che gli aveva reso ancora più difficile dedicarsi a una passione i cui frutti non erano apprezzati da tutti. Nel 1889 Gauguin viveva già da un anno in Bretagna in una situazione economica disastrata ma aveva deciso, nonostante una serie di fallimentari imprese (collezionista d'arte, agente finanziario, rappresentante di commercio, ecc.), di fare il pittore a qualsiasi costo. È questo il momento durante il quale Gauguin lavora con insistenza a raffigurare il disagio e l'emarginazione dell'artista in seno alla società.

Descrizione Il quadro, come suggerisce il titolo, ha come protagonista lo stesso Gauguin e lascerebbe intendere il riferimento all'inizio di una nuova giornata. Una donna bretone, che indossa un abito tipicamente contadino, è rivolta verso di lui e solo il capo chinato nella direzione del pittore lascia intendere un cenno di saluto. Gauguin invece è quasi interamente coperto dal cappotto e dal cappello, lascia intravedere solo pochi tratti del viso mentre i due terzi del dipinto sono occupati da una natura fredda e poco rassicurante. Si tratta di un paesaggio fatto di alberi spogli e arbusti, privo di fiori e sovrastato da un cielo blu, cupo, che insieme all'espressione vuota e nascosta del protagonista sembra voler rispecchiare le vere emozioni provate dall'autore mentre lo realizza. Il contrasto con il titolo è forte e delude le attese di un "buongiorno". Osservando il quadro risulta infatti evidente la descrizione del termine di un giorno faticoso e malinconico e del rientro a "casa", forse in un freddoloso pomeriggio, di un uomo sconfitto, con il peso del lavoro sulle spalle. Il dipinto esprime un grande malessere e le sensazioni che trasmette ne sono la prova: la rassegnazione di una lunga giornata e l'impotenza di fronte a un paesaggio, a una natura dominante che lascia poco spazio alla persona; non ci sono segni di speranza, ma un unico elemento consolatorio, il saluto comprensivo di una persona estranea alla sua vita. In questo scenario l'autoritratto che realizza non è altro che una malinconica testimonianza di se stesso.

Autoritratto con Cristo Giallo (1890-91)

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