La chiesa dei santi Siro e Lucia sorge a Castel Mella, in provincia di Brescia, nell'hinterland meridionale della città. Si trova in piazza San Siro ed è il centro religioso della parrocchia di San Siro.

Storia La cappella longobarda A Castel Mella (Castèl Mèlä, nella parlata locale), nel VI secolo, si insediò una comunità longobarda che innalzò una “cappella”, intitolandola a san Siro, primo vescovo e patrono di Pavia, capitale del loro regno.Guzzoni, 1991, pp. 39-40. La “cappella” longobarda sorgeva all'interno del “castello civico”, che nel secolo X, sarà munito di fortificazioni per difendersi dalle feroci scorrerie degli Ungari. Dopo l'anno Mille, una ventata di rinnovamento investì il borgo e la popolazione uscì dalla cinta murata per colonizzare il territorio circostante, bonificando terreni incolti, costruendo cascinali, aprendo botteghe artigianali e innalzando una nuova “cappella”, per contenere l'accresciuta popolazione.Guzzoni 2011, pag. 19.

La nascita della parrocchia di san Siro Nel 1353, per decreto del vescovo di Brescia Bernardo Tricarco, nacque la parrocchia di san Siro, che accorpò i benefici della “cappella” di san Siro “de Castronovo ultra Mellam”, della “cappella” dei santi Pietro e Paolo “de Onsado ultra Mellam” e della “cappella” di santa Maria “de Onsado ultra Mellam”. Così da costituire una prebenda sufficiente per mantenere “in loco” un prete stabile.Guzzoni 1991, pp. 67-70. Guzzoni 2011, pag. 20. Nel basso medioevo, il toponimo “Onsadum ultra Mellam” designava Onzato mentre il toponimo “Castrum Novum ultra Mellam” designava Castel Mella.

La visita apostolica di san Carlo La visita apostolica del 4 agosto 1580 documenta che la chiesa parrocchiale era costruita con strati alterni di mattoni e ciottoli, era abbastanza capiente ma piuttosto brutta e indecorosa. Aveva tre altari e un campanile con due campane. Davanti alla chiesa, c'era il camposanto, circondato da un muretto. Le anime della parrocchia erano 500.”1580, 4 agosto, visita apostolica del card. Carlo Borromeo, eseguita dal can. Ottaviano Abbiati de' Foreriis” in Archivio Storico Diocesano di Milano, “Visite Pastorali a Brescia”, vol. XXIV, fogli 138, 139/recto; vol. XXXV, fogli 33/verso, 34, 35, 36; vol. XXXVI, fascicolo 24. Guzzoni 2011, pp. 167-178. Tra gli ordini impartiti per rendere la chiesa più decorosa, ce n'è uno che rivela l'origine della grande pala cinquecentesca dell'abside.“È d'obbligo collocare un'icona, pia e decorosa, addossandola all'abside, dietro l'altar maggiore; la quale icona sarà approntata al più presto possibile dal Signor Ettore Arici, in adempimento del voto fatto”. Per questo voto, Ettore Arici commissionò a Paolo da Caylina il Giovane la grande pala, che ancor oggi campeggia nell'abside.

Il Monte di Pietà La visita pastorale del 15 febbraio 1657 attesta che nella parrocchia c'era un Monte di Pietà che amministrava venti salme di miglio, date a prestito ai contadini poveri, con l'obbligo di restituirle nella medesima quantità al tempo della mietitura."1657, 15 febbraio, visita pastorale del card. Pietro Ottoboni, vescovo di Brescia" in Archivio Storico Diocesano di Brescia, "Visite Pastorali" , 38, pp. 201 recto/verso, 202 recto/verso, 203 recto. La visita pastorale del 20 settembre 1694 registra che i tre altari della chiesa erano dedicati a san Siro, al Corpus Domini e alla Madonna. E che le 704 anime della comunità erano assistite da cinque preti e cinque ostetriche."1694, 20 settembre, 2^ visita pastorale del vescovo Bartolomeo Gradenigo" in Archivio Storico Diocesano di Brescia, "Visite Pastorali" , 66, da pag. 259 verso a pag. 263 recto.

La costruzione della nuova chiesa Nell'anno 1708, il parroco Marc'Antonio Bedussi, nativo di Castelnuovo, diede inizio alla costruzione della nuova chiesa, rimaneggiando e ampliando la vecchia, di fondazione longobarda. Ne affidò l'incarico all'architetto bergamasco Bernardo Fedrighini, da Predore "Lions Club Brescia, 1981, Sandro Guerrini, Chiese bresciane dei secoli XVII e XVIII " da pag. 49 a pag. 88.. I lavori proseguirono per un quarantennio. La nuova chiesa, di stile barocchetto lombardo, fu inaugurata nell'anno 1747, come recita l'iscrizione sul portale d'ingresso.Guzzoni 1991, pp. 191-193.

Le Confraternite Il 24 maggio 1713, la visita pastorale registra che la chiesa parrocchiale aveva quattro altari, dedicati a san Siro, alla Vergine Maria, a san Carlo, a san Marco; e vi erano operanti le Confraternite del SS. mo Sacramento e del SS. mo Rosario. Quindi segnala un fatto degno di nota in un'epoca di dilagante analfabetismo tra il popolo: il sacerdote Pietro Rambella insegnava ai fanciulli a leggere e a scrivere."1713, 24 maggio, visita pastorale del card. Giovanni Badoer, vescovo di Brescia" in Archivio Storico Diocesano di Brescia, "Visite Pastorali", 77, 1^ fascicolo (composto da otto pagine).

La cassetta de' poveri schiavi La visita pastorale del 15 marzo 1792 documenta che nella chiesa dei santi Siro e Lucia gli altari erano cinque (ai precedenti, s'era aggiunto l'altare dei Santi o delle Reliquie) e che c'erano cinque cassette per le elemosine, tra cui “la cassetta de' poveri schiavi”. Dove i fedeli deponevano l'obolo destinato ai Mercedari, un antico ordine monastico fondato nel 1218, con lo scopo di riscattare gli schiavi cristiani, catturati dai pirati saraceni nelle loro razzie sulle coste italiane, francesi, spagnole e portoghesi."1792, 15 marzo, visita pastorale del vescovo Giovanni Nani" in Archivio Storico Diocesano di Brescia, "Visite Pastorali" , 91/3, fascicolo 14/166.

Un unico Comune con un'unica Parrocchia Sotto la dominazione austriaca (1815-1859), un documento dell'Imperial Regia Delegazione Provinciale dichiara che “il Comune di Castelnuovo Mella è composto da una sola Parrocchia” e ne descrive dettagliatamente le Contrade."Questo Comune di Castelnuovo Mella è composto da una sola Parrocchia, avente le sottoscritte Contrade, cioè: nell'interno del paese, presso la Chiesa Parrocchiale, vi è l'Ufficio della Deputazione Comunale; e vi è un Molino a due ruote. Vi è una Contrada lontana un miglio, chiamata Onzato Mella; lontano mezzo miglio di quella, vi è un Molino a due ruote, ed una macina d'oglio, venale; vi è pure una Contrada appartenente a questo Comune, sullo stradone di Roncadelle percorrente agli Orzi Nuovi; vi è pure un'altra Contrada, a mattino della Mella, chiamata Colorne; ed un'altra sullo stradone di Quinzano, chiamata Fornaci" (cfr. Archivio Comunale di Castel Mella, Cartelle classificate sotto gli anni 1815-1859. Guzzoni 1991, 141).

Trecentesimo compleanno Nell'anno 2008, la chiesa settecentesca dei santi Siro e Lucia ha festeggiato il suo trecentesimo compleanno (1708-2008). Oggi, si presenta in ottima forma, grazie alla campagna decennale di restauro, promossa dal parroco Giuseppe Baronio.

Opere d'arte La chiesa è stata costruita negli anni 1708-1747 dall'architetto comasco Antonio Corbellini da Pellio Superiore, Valle d'Intelvi (morto nel 1747, anno dell'inaugurazione). Lo stile presenta i tratti caratteristici del barocchetto lombardo.Guzzoni 2011, pp. 78-79.

La facciata L'elegante facciata è ritmata da coppie di lesene tuscaniche e ioniche che, poggiando su un solido basamento, sostengono dei cornicioni aggettanti che la ripartiscono in due ordini. Conclude la facciata un frontone ondulato, sormontato da pinnacoli in pietra di Botticino. Nell'ordine inferiore s'apre la porta principale, incorniciata da un portale in pietra di Botticino, dagli stipiti ornati con festoni di frutti e foglie, e sormontati dall'architrave con inciso l'anno di inaugurazione, 1747. Il portale è coronato dalla cimasa che racchiude un'edicola dove campeggia la Colomba, simbolo dello Spirito Santo. Gli scomparti dell'ordine superiore sono movimentati dalle nicchie laterali con le statue dei patroni Siro e Lucia e dal finestrone centrale, tutt'e tre ornati di cornici e cimase.

La porta del terzo millennio cristiano La porta principale è opera dello scultore Maffeo Ferrari da Brescia. È stata inaugurata in occasione dell'"Anno Santo" del 2000. Per questo, è stata chiamata "la porta del terzo millennio cristiano". È un'opera in bronzo, con bassorilievi suddivisi in scomparti: quello superiore è ispirato alla “Gerusalemme Celeste” (Apocalisse, XXI, 10-23); quello inferiore è ripartito in quattro ante: coi patroni Siro e Lucia (le due interne), e i papi Paolo VI e Giovanni Paolo II (le due esterne).Guzzoni 2011, pp. 82-83.

Il sagrato Davanti alla chiesa c'è il sagrato, rimpicciolito rispetto all'originale, recintato da cippi di pietra collegati da catene di ferro, per creare una zona di rispetto tra il luogo sacro e la pubblica strada. Qui, per secoli, è stata sepolta la gente comune mentre i maggiorenti e i parroci venivano tumulati sotto il pavimento della chiesa, in tombe terragne, i cui epitaffi sono ancora leggibili. Fino all'anno 1813, quando, in seguito all'obbligo napoleonico di spostare i cimiteri fuori dai centri abitati, venne inaugurato il nuovo camposanto nella campagna di Onzato.Guzzoni 2011, pp. 84.85.

L'abside Appena entrati in chiesa, un cartiglio inciso sulla bussola avverte di tenere un comportamento reverente."Pavete ad sanctuarium meum": Portate rispetto al mio santuario. La navata, sulla quale si aprono quattro cappelle laterali, converge verso l'abside, dove campeggia la grande pala di Paolo da Caylina il Giovane: una sacra conversazione tra i santi Siro Vescovo e Lucia Martire con sant'Anna, la Madonna e il Bambino."1880, 8 marzo, expertise delle opere d'arte di Castel Mella, fatta da Stefano Fenaroli, storico dell'arte bresciana" in Archivio Parrocchiale di Castel Mella, Libro del giuspatronato parrocchiale, foglio non numerato. Guzzoni 1994, pag. 205 La pala è racchiusa in una ricca soasa di Francesco Pialorsi, della nota famiglia di intagliatori della Val Sabbia, detti “I Boscaì”. Ai lati, due nicchie ospitano le statue, in legno dipinto, dei santi Siro e Lucia, opera dello scultore bresciano Beniamino Simoni.Minervino F., "Beniamino Simoni", Electa Mondadori, Milano, 2000, pag. 168.

La cupola del presbiterio L'intero ciclo degli affreschi che decorano la chiesa è opera del pittore bresciano Giovanni Antonio Cappello (1669-1741), che ha lasciato traccia dell'anno di esecuzione, 1717. Nella cupola del presbiterio è affrescata la moltiplicazione dei pani e dei pesci, narrata dall'Evangelista Giovanni (cap. VI). L'episodio allude a un'antica leggenda popolare, secondo la quale Siro sarebbe stato il ragazzo che portò la cesta dei cinque pani d'orzo e due pesci a Gesù, perché li moltiplicasse, tanto da sfamare una folla di cinquemila uomini, accorsi per ascoltarlo.In seguito, continua la leggenda, il giovinetto Siro avrebbe seguito l'apostolo Pietro a Roma e sarebbe stato mandato da lui a evangelizzare le popolazioni dell'Italia Settentrionale, diventando il primo vescovo di Pavia. (cfr. Guzzoni 2011, pp. 101-102). L'affresco è affiancato da quattro pennacchi, coi profeti maggiori dell'Antico Testamento: Isaia, Geremia, Ezechiele e Daniele.

La prima cupola della navata Nella prima cupola della navata è dipinto un fatto miracoloso, avvenuto nell'anno 805, a Pavia, durante la traslazione del corpo di san Siro dalla basilica paleocristiana dei santi Gervasio e Protasio, dov'era stato sepolto dopo la morte, alla cattedrale urbana di santo Stefano.Si narra che transitando davanti alla chiesa di sant'Evenzio, dove era sepolto il suo discepolo, all'improvviso il corpo di san Siro divenne pesantissimo, tanto da costringere i preti che ne trasportavano a spalla il feretro a fare una sosta forzata per permettergli di “salutare” (per così dire) il caro discepolo. Quindi, il corteo poté riprendere il cammino verso la cattedrale pavese (cfr. A. Cattabiani, “Siro di Pavia” in “Santi d'Italia”, Rizzoli, Milano, 1993, pp. 879-882). L'affresco è affiancato da quattro pennacchi con gli evangelisti del Nuovo Testamento: Matteo, Marco, Luca e Giovanni.