Biografia

La giovinezza e gli anni della guerra

Danilo Soligo nasce a Trevignano, in provincia di Treviso, il 9 settembre 1920, da Francesco Onorato e Norma Marin. Primo di cinque figli, viene iniziato alla pittura all'età di quattordici anni dal padre decoratore, per poi studiare da Luigi Bizzotto, allievo di Ettore Tito.

Nel 1938 e nel 1939 vince il Concorso provinciale di grafica giovani Artisti e 1939 ottiene il 1º premio in un concorso di grafica a carattere nazionale tenutosi a Roma con un'opera esposta al Palazzo della Farnesina.

Sempre nel 1939 è chiamato alle armi. Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, scegliendo di non continuare a combattere nelle file della Repubblica Sociale Italiana (RSI), viene deportato dai tedeschi nel campo di prigionia di Zusmarshausen in Germania dove rimarrà fino alla primavera del 1945.

1946-1957: Gli anni del dopoguerra ed i cicli di affreschi

Al rientro in patria riprende a lavorare nell'impresa paterna e si iscrive all'Accademia di Belle Arti di Venezia dove avrà come insegnante Guido Cadorin. Dal 1945 si dedica all'insegnamento di disegno e plastica alla Scuola Luigi Serena di Montebelluna.

Nell'immediato dopoguerra, in seguito ai lavori di restauro della Chiesa di San Gaetano di Montebelluna, gli venne commissionato un affresco su nicchia raffigurante 4 figure di santi. Da qui Soligo iniziò una lunga serie di cicli di affreschi realizzati in chiese ed edifici religiosi rimasti lesionati dalla guerra. Nel 1948 realizzò una serie di 24 figure di santi con al centro Cristo Re nella Chiesa di San Giacomo a Caonada di Montebelluna e nel 1949 intervenne nel coro della Chiesa di San Martino Vescovo di Salgareda con un affresco di 6 figure di santi.

Nel 1950 si diploma ottenendo anche un premio di riconoscimento per il brillante risultato conseguito e nello stesso anno è a Roma alla mostra dei migliori allievi prescelti dalle Accademie di Belle Arti italiane. E poi ancora un affresco raffigurante Il sogno di Giacobbe per la Chiesa di San Vigilio Vescovo a Guarda di Montebelluna.

Negli anno a venire molti furono gli affreschi realizzati da Danilo Soligo, dei quali i più pregevoli, per espressività, sono la Visitazione della Beata Vergine Maria, realizzato nel 1952 nella Chiesa San Martino Vescovo di Musano, La Vergine di Fatima, realizzato nel 1952 presso la Chiesa di San Valentino di Bavaria (TV), lAssunzione di Maria realizzato nel 1953 presso la Chiesa San Martino Vescovo di Rio San Martino, i Quattro Evangelisti realizzati nel 1955 nella Chiesa di San Giovanni Battista in Briana, la Deposizione di Gesù del 1956 presso la Chiesa di San Donato di Remedello Sotto e L'apparizione di Fatima del 1956 realizzato nella Chiesa di San Michele Arcangelo di Santa Maria del Sile.

Nel 1955 sposa Regina Levis che resterà la sua compagna per tutta la vita e dalla quale avrà quattro figli.

1957-1963: Il Canada

Nel 1957 si reca in Canada nello stato del Québec dove prosegue la sua opera di pittore delle grandi composizioni murali ed a olio su tela; nel 1957 dipinge l'affresco La Vergine che appare a San Bernardo nella Chiesa di Saint Bernard a Neguac nella provincia del New Brunswick e nello stesso anno dipinge 2 pale per la Chiesa di Saint-Louis di Pintendre in Québec.

In questi anni canadesi Danilo Soligo dipinge una decina di chiese, dalle quali spiccano il Gesù nell'orto degli ulivi del 1958 per la Chiesa di Sainte-Félicité a Matane, le tele del San Paolo Apostolo, della Sacra Famiglia e de La Madonna di Lourdes realizzate nel 1958 per la Chiesa di Saint Paul a Saint Paul de Kent del New Brunswick, il catino absidale della Chiesa di Notre-Dame-du-Perpétuel-Secours di Desbiens con un olio raffigurante La Madonna con il Bambino Gesù e Angeli, ed ancora le due Nicchie d'Altare raffiguranti una Sacra Famiglia ed una Incoronazione della Vergine per la Chiesa di Sainte Cécile di Trois Rivières del 1959.

Furono poi di questo periodo le partecipazioni a mostre collettive a Quebec e Toronto.

1963-in poi: Il ritorno in Italia

Nel 1963 torna in Italia dove alterna la sua pittura alla professione di restauratore, che lo porterà a operare su tele del Veronese, di Cima da Conegliano, del Il Pordenone, di Vincenzo Foppa, del Perugino, di Vincent Van Gogh e di tanti altri.

Dagli anni settanta in avanti vive un periodo molto prolifero nel quale impone la sua visione della pittura soprattutto con il rilancio della natura morta e del paesaggio con un carattere di forte riconoscibilità. È di questo periodo la serie di mostre personali e di partecipazioni a importanti premi e rassegne d'arte che lo vedono buon protagonista.

Per tutti gli anni 60 e parte dei 70 fu tra gli organizzatori e nella giuria dell'importante concorso nazionale di grafica e pittura "Il Pennello d'Argento" patrocinato dal Ministero dell'Istruzione e aperto ai ragazzi delle scuole primarie e delle medie inferiori.

Nel 1977 viene invitato nuovamente in Canada per eseguire 27 grandi tele ad olio (160x220) che andranno apposte nella cappella della Scala Santa della Basilica di Sainte-Anne-de-Beaupré, famoso santuario del Nord America.

Al rientro in Italia riprende le sue attività nello studio di Montebelluna che lo vedrà attivo fino alla fine del primo decennio degli anni duemila.

Nel 1993 viene chiamato a dipingere il "Drappo" per la quarta edizione del "Palio del Vecchio Mercato" di Montebelluna.

Danilo Soligo muore il 31 ottobre 2016 all'età di 96 anni. I suoi funerali furono celebrati presso il Duomo a Montebelluna, nella chiesa che ospita la sua Via Crucis e alcune sue tele.

Critici Si sono occupati della sua attività artistica: Ennio Miotto, Ottorino Stefani"... l'indagine pacata e silenziosa, forse un po' malinconica, ma non priva di raffinate eleganze, di una realtà vissuta e accettata nelle sue suggestioni poetiche e nelle sue fragili apparenze. In talune opere si potranno notare una maggiore libertà compositiva, una più inquieta vibrazione dei sentimenti, un frantumarsi della materia ora in tocchi impressionistici, ora in macchie che risentono del clima contemporaneo della pittura informale. Ma il tono generale, che è poi quello che conta, rimane ancorato ad una visione intimamente vissuta in una segreta rispondenza con le cose viste ogni giorno, o possedute dalla memoria, fino a trasformarsi in immagini di vita interiore." (Ottorino Stefani - Presentazione mostra personale alla Sala Esposizioni "Bernardi" - Montebelluna - 1968), Gina Roma, Franco Batacchi Jr"... è chiaro che per un pittore come Danilo Soligo l'aggancio all'attualità dell'espressione artistica non può essere recepito sulla base di mode o "ismi". È un aggancio che egli raggiunge per autonoma ricerca, nella quotidiana verifica di un necessario superamento della rappresentazione, nel convincimento dell'utilità di un nuovo modo di raccontare per immagini...Questo piccolo, prezioso tesoro si conserva con cura, ma senza egoismi. Danilo Soligo ha costruito in una vita di lavoro il suo piccolo tesoro di opere e intenti. Ce lo l'affida con la certezza di non vederlo sporcato o disperso. E con la speranza di poterci suggerire un attimo di poesia."(Franco Battacchi Jr. - Introduzione per "Arte italiana del XX secolo" 1977), Vittoria Magno"...i fiori che emergono a poco a poco dal viluppo di colore materico e si stagliano poi nitidi al centro della composizione sono, con i paesaggi, protagonisti assoluti delle opere di Danilo Soligo, artista approdato al "quadro" da una lunga esperienza nel campo dell'affresco e delle grandi tele per l'arte sacra. I fiori e i paesaggi riflettono una pittura intimista tutta immersa in una sottile poesia: una pittura che risente della natura veneta dell'artista, ma che ritrova una sua particolare vigoria di espressione nella pennellata e nella unità segno-colore" (Vittoria Magno - Introduzione per "Arte italiana del XX secolo" 1977), Paolo Rizzi"... certi accostamenti di colore, certe soluzioni, quel fare apparire e sparire l'immagine, ma soprattutto un fondo di dolce mestizia, quasi malinconia. Ecco perché questi quadri mi paiono così vicini: c'è in essi un sottilissimo fondo romantico, il senso di caducità delle cose, la fragilità di una visione destinata a sparire, la memoria di qualcosa appena intravisto, e già diventato nostalgia. Un clima gozzaniano, di struggente rievocazione, avvolge la pittura, togliendola dalla sua stessa crudezza materica. Il timbro si fa appunto sentimentale: e questa voce silente ha un grande fascino." (Paolo Rizzi - Presentazione mostra personale alla Galleria "Il Sigillo" - Padova - 1976)"...l'architettura pittorica di Soligo svela una strutturazione di basi razionali: lo si desume dagli stessi sfondi, cioè dal bisogno di partire lo spazio in senso costruttivo, prima di procedere ad una sensibilizzazione del campo pittorico vero e proprio. È in un contesto ben coordinato che l'artista inserisce il dettato della sua emozione lirica: in genere oggetti in interni, vasi, scaffali, sequenze di forme ben distribuite, spesso fiori, qualche volta paesaggi con case e campi. Nulla deve sfuggire a questo bisogno di "possedere" la realtà, prima che diventi fugace, labilissimo gioco di luce e colore. Quando appunto l'architettura è ben definita, Soligo si lascia andare alle estemporaneità del gesto pittorico: macchie, guizzi, scatti, trepide stesure, abbagli, tocchi fugaci, amorosi indugi. È appunto il momento lirico. Ma la frammentarietà in breve si dissolve e il quadro riappare, alla giusta distanza, a misura perfetta d'uomo."(Paolo Rizzi - Introduzione per il " Catalogo degli artisti Veneti" - 1979), Valeria Jaccour, Luigina Bortolatto"A questo punto si può definire il carattere della poetica dell'artista che non intende l'arte come liberazione o provocazione e neppure risultato di istanze ideologiche, ma come qualcosa di inafferrabile che però si origina nell'uomo, per essere fantasia e memoria. Suoni, voci, colori, luci degli interni e degli esterni, della casa, della campagna, una realtà intima e quotidiana colma di vitalità ma anche di struggente malinconia." (Luigina Bortolatto - Presentazione Antologica presso "Ca Dei Ricchi" - Treviso - 1982), Sergio Favotto"... varrebbe la pena di scoprire come questa vitalità scaturisca da una persona cosi delicata, quasi timorosa di farsi notare. Forse l'amore smisurato per la pittura come gioco infantile di quotidiane scoperte: ho ben presente la sua volontà di sperimentare tecniche nuove o nuove soluzioni, senza troppo cedere alla moda dell'improvvisazione. Sono convinto che il frutto più creativo resti quello intimo delle nature morte, dove i pennelli ricamano barbagli di luce sui cardi, l'oro dei girasoli e i bruciati delle pannocchie sfatte su fredde campiture, a volte incise con il manico del pennello, come rughe scavate sul volto della sua personalità segreta. Qui nulla è concesso a leccature compiacenti: tutto vibra di materia ricca e luminosa, dalle larghe spatolate alla frenesia del tratteggio inciso. Palpiti di uno sviscerato amore per l'Arte. Chi dipinge conosce bene questa sensazione: questa gioia di esprimersi è come una musica che ti prende e non puoi fare a meno di ballare:" (Sergio Favotto - Presentazione Antologica presso il Municipio Di Nervesa della Battaglia (TV) - 2010).

Opere di arte sacra In Italia 1947 - Chiesa di San Gaetano -San Gaetano - Montebelluna (TV) - 4 Figure su nicchie - Affresco 220x90 cm 1948 - Chiesa di San Giacomo - Caonada - Montebelluna (TV) - 18 Figure su sfondo di parete - Affresco 1949 - Chiesa di San Martino Vescovo - Campobernardo - Salgareda (TV) - Decorazione del coro con 6 figure - Affresco 1950 - Chiesa di San Vigilio - Guarda - Montebelluna (TV) - "Il sogno di Giacobbe" - Affresco 1050x600 cm 1951 - Oratorio di San Giacomo - Pederobba (TV) - Olio su tela 200x90 cm 1951 - Chiesa Sant'Urbano di Bavaria (TV) - "San Girolamo" - Olio su tela 220x350 cm