Biografia La giovinezza, gli anni a Napoli e i primi incarichi a Camaiore Nacque nella contrada Sesto San MartinoSi evince dagli archivi della parrocchia di Santa Maria di Camaiore, cfr. Roberta Antonelli, Teatro e musica sacra nel castello di Camaiore: il Teatro dell'Olivo e Marco Santucci, in Gabriella Biagi-Ravenni (a cura di), Marco Santucci (Camaiore 1762-Lucca 1843): musica in accademia. Atti del Convegno di studi «Camaiore Terra di Musicisti», Camaiore 24-25 giugno 1994, Lucca, Accademia Lucchese, 1998, pp. 9-40., e probabilmente studiò l'organo nella chiesa Collegiata come gli altri bambini (lo statuto di Camaiore prevedeva che l'organista insegnasse obbligatoriamente la musica ai piccoli).Roberta Antonelli, Teatro e musica sacra nel castello di Camaiore: il Teatro dell'Olivo e Marco Santucci, in Gabriella Biagi-Ravenni (a cura di), Marco Santucci (Camaiore 1762-Lucca 1843): musica in accademia. Atti del Convegno di studi «Camaiore Terra di Musicisti», Camaiore 24-25 giugno 1994, Lucca, Accademia Lucchese, 1998, pp. 9-40.Andrea Roncoli, Lo statuto comunale del 1612, in «Campus Maior: rivista di studi camaioresi», IV (1991), Camaiore, Sezione dell'Istituto Storico Lucchese, 1991, pp. 5-28. Il giovane Santucci doveva essere un bambino prodigio, almeno al confronto con i coetanei: a 13 anni recitò il ruolo della prima donna nell'intermezzo La contadina in corte di Antonio Sacchini nel teatro camaiorese dell'Olivo; dimostrò precoci interessi compositivi per la musica sacra con una elementare Messa a quattro voci e basso; e una delibera del consiglio di Camaiore del 22 novembre 1778 (conservata presso l'Archivio Comunale di Camaiore) lo assume addirittura come assistente di Francesco Gambogi, organista di Santa Maria, con l'opzione perfino di sostituirlo una volta ottenute le attestazioni di una adeguata preparazione. È per ottemperare alla delibera che, a 17 anni, si iscrisse al Conservatorio di Santa Maria di Loreto a Napoli, dove studiò con Fedele Fenaroli.John Warrack, Francesco Izzo, voce Santucci, Marco, in The New Grove of Music and Musicians. Second Edition, vol. 22: Russian Federation, §II to Scotland, London, Macmillan, 2001-2002, p. 265.Giorgio Sanguinetti, The Art of Partimento: History, Theory and Practice, Oxford [ecc.], Oxford University Press, 2012, p. 78 Costui stimò molto il suo studente, e scrisse al Consiglio di Camaiore onde ottenere una proroga al suo incarico di organista, adducendo come scusante il fatto che il suo talento gli aveva fatto ottenere altri incarichi non prorogabili a Napoli. Anche nella biografia di Santucci pubblicata dal nipote Giovan Battista RinucciniGiovan Battista Rinuccini, Cenni biografici de' principali soggetti chiari per dignità, scienze, lettere ed arti, nati in Camajore e nel suo municipale territorio, in ID. Di Camajore come città della Versilia e sue adiacenze. Compendio storico municipale, Firenze, Fioretti, 1858, biografia n. 24, pp. 164-165. Documento digitalizzato su Internet Archive. La biografia era già stata pubblicata dalla tipografia Frediani di Massa nel 1851, come indica una nota del documento digitalizzato (p. 174, nota 35). si parla di uno studente estremamente valente, che destò l'ammirazione di Domenico Cimarosa e che componeva grandiosi lavori (l'intermezzo Le paure del 1781, e un colossale Credo del 1789 per una non meglio identificata «Chiesa di San Luigi di Palazzo», forse la Chiesa di Santa Croce di Palazzo) ammirati anche in Germania, tanto da fargli guadagnare commissioni e incarichi a Maastricht, rimasti lettera morta a causa degli sconvolgimenti rivoluzionari. Le notizie di Rinuccini non sono verificabili, ma è sicuro il ritorno di Santucci a Camaiore nel 1790 per diventare finalmente organista e obbedire alla delibera di dodici anni prima. Santucci riuscì a convincere il Consiglio a farsi assumere in un incarico a vita, cosa che gli garantì la sicurezza economica e la possibilità di dedicarsi completamente alla musica e all'insegnamento. Nel 1790 collaborò con Pasquale Antonio Soffi e Antonio Puccini alla cantata scenica Marco Curzio (eseguita nel 1791, il cui autografo è conservato a Bologna, vedi sezione Opere e fonti)Una copia del libretto della cantata, stampato a Lucca da Bonsignori, è conservata alla Fondazione Cini di Venezia, cfr. per il festival musicale lucchese delle «Tasche»Le «Tasche» erano un festival che celebrava l'elezione dei magistrati della Repubblica di Lucca, vedi Alfredo Bonaccorsi, voce Tasche, in Enciclopedia italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia italiana, 1937, consultabile on-line su Treccani.it; Ulderico Rolandi, Spettacoli musicali per la funzione delle tasche in Lucca, in «Bollettino bibliografico musicale», VII/1 (gennaio 1932), Milano, [senza editore], 1932, pp. 26-36; Gabriella Biagi-Ravenni, Carolyn Gianturco, The 'Tasche' of Lucca: 150 Years of Political Serenatas, in «Proceedings of the Royal Musical Association», vol. 111 (1984-1985), London, Taylor & Francis, 1985, pp. 45-65; e Gabriella Biagi-Ravenni, Diva Panthera. Musica e musicisti al servizio dello stato lucchese, Lucca, Accademia lucchese di scienze, lettere ed arti/Litotipo San Marco, 1993, pp. 37-47., e nel 1794 prese i voti per diventare maestro di cappella a Camaiore.

Maestro di cappella al Laterano Nel 1797 fu chiamato come successore di Pasquale Anfossi alla guida della cappella del Laterano a Roma. Non sappiamo quanto rimase in carica: per alcuni fu a Roma fino al 1808, mentre altriAlfredo Bonaccorsi, voce Santucci, Canonico Marco, in Die Musik in Geschichte und Gegenwart. Allgemeine Enzyklopädie der Musik begründet von Friedrich Blume, a cura di Ludwig Finscher, serie I: Personenteil, vol. 14: Ric-Schön, Kassel-Basel-London-New York-Praha, Bärenreiter/Stuttgart-Weimar, Metzler, 2005, colonne 952-953. Voce scritta per le edizioni precedenti dell'Enciclopedia ma accolta anche nella versione del 2005. lo dànno di nuovo a Camaiore dopo solo un anno, forse timoroso della rivalità di Nicola Antonio Zingarelli, che nello stesso periodo cercava un incarico romano per lasciare la provinciale Loreto. Le premature dimissioni sono confermate da una sua petizione per un aumento di stipendi della cappella di Camaiore, certificato dal Consiglio già nel 1802, e da altre fonti coeve. Nel saggio che Giuseppe Baini (anch'egli un compositore romano attivo in quel periodo che ebbe anche in seguito, come vedremo, a che fare con Santucci) stava allora scrivendo sull'attività di Giovanni Pierluigi da Palestrina (poi pubblicato nel 1828), si afferma che Santucci lasciò l'incarico al Laterano già nel luglio del 1797.Giuseppe Baini, Memorie storico-critiche della vita e delle opere di Giovanni Pierluigi da Palestrina, vol. 1, Roma, Società Tipografica, 1828, p. 71. Documento digitalizzato su Internet Archive. Anche la biografia di Rinuccini conferma le premature dimissioni, ma adduce come motivazione il clima belligerante e il disordine politico romano alla vigilia della proclamazione della Repubblica Romana (1798-1799). Una contingenza politica confermata da un manoscritto conservato nella Biblioteca Statale di Lucca, contenente l'autobiografia di Pierantonio Butori, musicista camaiorese e amico di Santucci (suo compagno di scuola a Napoli): nella sua narrazione (intitolata Memorie della vita di me Pierantonio Butori), Butori dice di aver avvertito Santucci dell'imminente arrivo dei francesi a Roma, suggerendogli di scappare al più presto.

L'Accademia Napoleone Nel 1805, la Repubblica di Lucca divenne un principato cui fu unito quello di Piombino (il Principato di Lucca e Piombino), governato dalla sorella e dal cognato di Napoleone, Elisa e Felice Baciocchi.Vito Tirelli (a cura di), Il principato napoleonico dei Baciocchi, 1805-1814: riforma dello Stato e società. Atti del Convegno internazionale, Lucca, 10-12 maggio 1984, Lucca, Banca del Monte/Pacini Fazzi, 1986. Costoro soppressero molte chiese e annullarono il repubblicano festival delle «Tasche», suscitando le lamentele della popolazione.Gabriella Biagi-Ravenni, Diva Panthera. Musica e musicisti al servizio dello stato lucchese, Lucca, Accademia lucchese di scienze, lettere ed arti/Litotipo San Marco, 1993.Gabriella Biagi-Ravenni, «Infinite difficoltà... leggiadria delle consonanze... naturalissima cantilena... proporzione giudiziosa e matematica»: il premio per la musica, Marco Santucci, l'Accademia e le altre istituzioni lucchesi, in EAD. (a cura di), Marco Santucci (Camaiore 1762-Lucca 1843): musica in accademia. Atti del Convegno di studi «Camaiore Terra di Musicisti», Camaiore 24-25 giugno 1994, Lucca, Accademia Lucchese, 1998, pp. 41-59.Sulla soppressione delle istituzioni musicali, vedi lo Zibaldone lucchese, il diario del chierico lucchese Jacopo Chelini (1748–1824), redatto in 12 volumi e oggi conservato nell'Archivio Sardini presso l'Archivio di Stato di Lucca, citato in diversi stralci da Gabriella Biagi-Ravenni, Diva Panthera. Musica e musicisti al servizio dello stato lucchese, Lucca, Accademia lucchese di scienze, lettere ed arti/Litotipo San Marco, 1993. Per ovviare all'improvvisa mancanza di musica (allora appannaggio quasi esclusivo delle chiese), i príncipi fondarono delle cappelle di corte e istituirono molte organizzazioni musicali, tra cui la grande Accademia Napoleone, che indisse un periodico premio musicale al fine di sostituire degnamente le «Tasche».Alberto Cavalli, Scritti sulla musica nelle pubblicazioni dell'Accademia Lucchese, in IV centenario di fondazione dell'Accademia Lucchese di Scienze, Lettere e Arti (1584-1984), Lucca, Pacini Fazzi, 1984, pp. 129-161. Il primo vincitore del premio fu Santucci, nel 1806, con un Mottetto a sedici voci in quattro cori per Santa Cecilia.Il mottetto fu stampato in un'edizione celebrativa dall'editore Bertini di Lucca nello stesso 1806 (oggi presente nel Fondo Noseda del Conservatorio di Milano, nel Museo internazionale e biblioteca della musica di Bologna, nei conservatori di Firenze e Napoli, nella Biblioteca Diocesana «Agresti» di Lucca, e nel Fondo Baini della Casanatese di Roma, cfr. ). Di esso ci risultano anche alcune copie manoscritte, ma per ora, data anche la condizione particolare in cui versa l'archivio di Santucci (vedi il paragrafo Fondo Arrosti), non è stato ritrovato nessun autografo. Il lavoro incontrò l'entusiasmo di tutti i giudici per il suo virtuosismo, ma fu aspramente criticato proprio da Baini. Forte delle sue ricerche su Palestrina, Baini affermò che il lavoro di Santucci era in realtà molto omofonico, e che la composizione per quattro cori non sarebbe comunque dovuta essere ragione di stupore né di merito visto che nel '500 si scrivevano mottetti anche per dodici cori (Baini pubblicò la sua critica come Lettera sopra il mottetto a quattro cori del Sig. Marco Santucci a Roma nel 1807, in un'edizione circolata tra i suoi studenti).Un breve riassunto è in Adriano de la Fage, Studj Biografici: Giuseppe Baini, in «Gazzetta musicale di Milano», IV/37 (14 settembre 1845), Milano, Ricordi, 1845, p. 159. Documento digitalizzato su Google Books. Nonostante le critiche, Santucci si inserì bene nella vita del principato lucchese, tanto da lasciare quasi definitivamente Camaiore. Suscitò la simpatia della principessa Elisa in persona, che nel 1808 lo rese canonico nella cattedrale, e lo chiamò tra gli otto membri della sezione musicale dell'Accademia, con un favoritismo che suscitò le gelosie degli altri compositori lucchesi.

L'attività a Lucca e il trattato Sulla melodia