Le chiese di Lanciano caratterizzano il centro storico nei quattro rioni medievali Lancianovecchia, Civitanova, Sacca e Borgo, e la città nuova, con le architetture moderne. Tra le chiese storiche vi è il famoso Santuario di San Francesco che custodisce il Miracolo eucaristico.
Chiese del centro Il centro storico di Lanciano si divide in quattro rioni, Lancianovecchia i Colle Erminio, Borgo, Civitanova e Sacca, che costituiscono due rioni uniti, separati dalla piazza del Plebiscito, dove si affaccia la Cattedrale, dallo spiazzo di Largo Garibaldi o Piazza della Verdura, realizzato alla fine dell'800 sopra un burrone con fiume.
La piazza costituisce il nucleo centrale con la cattedrale della Madonna del Ponte, che costituisce un luogo franco. Le parrocchie sono della Cattedrale, di Sant'Agostino, di Santa Maria Maggiore con San Nicola, Santa Lucia e San Francesco. L'unione pastorale delle parrocchie, di recente istituzione, è stata voluta dall'arcivescovo Monsignor Emidio Cipollone.
Quartiere Lanciano Vecchio Cattedrale della Madonna del Ponte
La Cattedrale, benché non faccia parte formalmente di nessuno dei quattro quartieri storici di Lanciano, si trova nella vicinanze di Lanciano Vecchio, nella piazza del Plebiscito. Si trovava in origine nella parte periferica della città, che continuò ad esserlo sino al XVII secolo, nello spiazzo del mercato circondato ad est dalle mura di Porta Diocleziana, posta presso l'ingresso al Ponte di Diocleziano.
Secondo gli antichi storiografi locali come Fella, Polldiori, Bocache, la chiesa sorse nell'area dell'antico tempio di Marte. La prima edicola votiva risale al 1138, sopra il Ponte di Diocleziano, dove fu scoperta murata in una nicchia la statue di terracotta della Madonna. La chiesa vera e propria fu costruita nel XIV secolo, assieme all'attigua chiesa dell'Annunziata, già preesistente. Nel 1610 fu costruita l'imponente torre campanaria, che divenne caratteristica per la campana "squilla", che suona ogni 23 dicembre in ricordo di una processione del vescovo Monsignor Paolo Tasso verso la chiesa dell'Iconicella, ricordano il faticoso cammino di Maria e Giuseppe da Nazareth a Betlemme. L'antico atrio o loggia pubblica (1640) scomparve nell'Ottocento, e nel 1785 iniziarono i veri e propri lavori di ampliamento e ricostruzione. Si incaricava il pittore lombardo Anton Maria Porano di realizzare delle finte prospettive architettoniche e delle pitture interne con le Allegorie delle Virtù; nel 1758 il nuovo arcivescovo Giacomo Leto aveva provveduto a sostituire la precedente Cona della Madonna, opera di Ottaviano Grandeo (XVI sec.) con una nuova, in marmo restaurando tutto il Cappellone del SSmo Sacramento, eseguita dal marmorano napoletano Crescenzio Trinchese. L'altare in marmo col, recinto fu dei fratelli Felice e Loreto Di Cicco (1793 di Pescocostanzo.
Durante i primi lavori di ampliamento della basilica (1771-1778), su progetto di Carlo Fantoni e con perfezionamenti di Nicola Santoro, fu coperta con volte ellittiche la copertura del soffitto in origine a capriate lignee, demolendo il transetto, sostituita successivamente da una cupola a tamburo. Dell'originale transetto a incasso rimane solo la Cappella del Sacramento. Gli altari a dossale, sono scanditi nella navata unica da colonne binate, tra le quali sono collocate statue colossali di tre santi e un profeta, opera di Giacinto Diano. Compiuti gli adeguamenti strutturali, gli stucchi furono affidato ad Alessandro Terzani, che dette un tocco di classicismo ottocentesco alla cattedrale, Il corredo pittorico fu apportato dal Diano nel 1794 circa, mentre la facciata fu affidata ad Eugenio Michitelli, che ci lavorò dal 1817 al 1819, non riuscendo a completarla secondo il suo progetto, molto più monumentale, che prevedeva un rialzo sopra la balaustra sorretta dalle quattro colonne. I fianchi della cattedrale sono rinforzati da robusti bastioni che si fondono, nel lato di sinistra dalla piazza, con quelli del Ponte di Diocleziano. L'impianto è rettangolare, con abside poligonale.
All'interno, da sinistra, si trova un dossale della Madonna col Bambino tra i Santi Andrea Avellino ed Emidio (1794) di Gaetano Gigante, che ci lavorò insieme a Giacinto Diano; nelle lunette soprastanti ai lati della finestra, stanno San Gerolamo e Sant'Agostino, le statue del 1701-1 di Giacinto Diano, con i dipinti di San Francesco di Paola del 1793 di Nicola Monti, e nelle lunette la Virtù dell'Umiltà - Virtù della Prudenza del Diano. Segue il Martirio di Santo Stefano del 1793 del Diano, e nelle lunette i Profeti Aggeo e Abacuc (1790). Nella parete laterale del presbiterio La regina di Saba e re Salomone del 1806 di Giuseppangelo Ronzi da Penne, con i Profeti Isaia e Daniele del 1790 del Diano. Nelle lunette stanno i Profeti Geremia ed Ezechiele; ai lati dell'altare maggiore che ingloba la Cona della Madonna, le due tele centinate con le Virtù sono sempre attribuite al Ronzi.Proseguendo lungo la parete di destra si trovano nella terza cappella Natività di Maria del 1792 di Giacinto Diano e nelle lunette i Profeti Michea e Abdia del 1790. Nella seconda cappella (quella del Sacramento) è collocata l’Ultima Cena del 1601 di Antonio Solaro, secondo altri di Tommaso Alessandrino. Nelle lunette troviamo la Virtù della Fortezza e la Virtù della Purezza del 1790 di Diano Conclude la sequenza la quarta cappella con la Natività i San Giovanni Battista di Donato Teodoro da Chieti.La volta della navata è decorata con tre grandi affreschi di Giacinto Diano: Il sacrificio di Elia - Ester e Assuero - Davide mostra a Salomone il progetto del Tempio di Gerusalemme.
Chiesa di Sant'Agostino
Sorge su Larghetto D'Anniballe lungo la via dei Frentani, nel quartiere Lanciano Vecchia. Fu costruita nel 1266 dopo che l'area di edificazione venne concessa nel 1244 agli agostiniani. Si hanno tracce significative della fase trecentesca di costruzione (la monumentale facciata attribuita al maestro F. Petrini), nella facciata realizzata. Il suo portale è circa del 1317 circa o di qualche anno più tardi. Di rilievo è anche la statua della Madonna col Bambino presso la lunetta, e le decorazioni a pietra trapunta di diamante della cornice ogivale, e dei motivi vegetali lungo le colonne dello strombo. Sopra la ghimberga e sui capitelli dei due stipiti troneggiano figure mostruose come leoni e grifoni; invece l'oculo del rosone differenza di quello di Santa Maria Maggiore ha una ghimberga decorata a punta di diamante con sul vertice l'aquila angioina, mentre le due connette laterali poggiano su capitelli dal motivo antropomorfo.
La torre campanaria visibile dal chiostro quadrato, decorato da archi, dell'ex convento, è uno dei migliori esempi del campanile quattrocentesco lancianese, scandito in tre settori da cornici, con finestre gotiche a bifora (lato interiore), monofore ogivali (settore medio), e finestre a tutto sesto per la cella campanaria. Quest'ultimo settore è più recente della costruzione medievale.
Le vicende quattrocentesche della chiesa sono legate al 1438, quando il frate Jacopo andò a Venezia per un pellegrinaggio alle reliquie dei Santi Simone e Giuda Taddeo Apostoli. Il frate volle riportare le reliquie con sé a Lanciano, senza chiedere il permesso del Doge, che si adirò e volle attaccare il porto della città, l'allora villaggio di San Vito, ma sbagliò e assediò la Puglia, a San Vito dei Normanni. La lapide presso la cappella dentro la chiesa ricorda appunto il curioso evento e la successiva concessione di conservare le reliquie da parte del doge Foscari, per cui si costituì una confraternita. Nel '400 fu anche costruito il campanile turrito in stile tardo-gotico. L'interno della chiesa ha perso lo stile medievale, presentandosi in forme barocche della scuola di Girolamo Rizza e Carlo Piazzoli, a navata unica con volte a crociera. Il monumentale altare fu indorato nel 1602 da Bernardino Altobello; è a dossale e presenta un fastigio a cimasa con impianto tripartito, scandito da colonne scanalate aggettanti; nella parte centrale è accolto un grande dipinto della Madonna in Gloria tra Angeli e i Santi Agostino, l'Arcangelo Michele e Apollonia, forse di Felice Ciccarelli di Atessa. Nel 1624 fu restaurato l'organo assieme al pulpito. Dopo la soppressione degli agostiniani, la chiesa fu ripristinata nel 1679 dal marchese di Vasto. Gli stuccatori Gerolamo Rizza e Carlo Piazzoli nel '700 abbellirono gli interni. Tra le opere monumentali il busto commemorativo del barone Gaetano Gigliani di Vasto.
Cappella di San Simone e San Giuda Taddeo Annessa alla chiesa di Sant'Agostino, accessibile sia dall'interno di questa chiesa, che da via dei Frentani, all'ingresso secondario, è una chiesa a sé stante, come dimostra l'impianto quadrangolare all'esterno, e a pianta centrale circolare all'interno. L'esterno mostra inoltre la cupola senza tamburo, che termina a cono, e il campanile laterale a torretta, l'accesso è molto semplice, dato da una targa commemorativa che ricorda la riapertura al culto della chiesa nel 1825 per volere di re Ferdinando II, dopo la sconsacrazione francese. L'interno è interamente ricoperto di stucchi e affreschi. La partitura a stucchi e pennacchi sarebbe del maestro lombardo Giovan Battista Gianni, attivo a Lanciano e in Abruzzo nel primo ventennio del Settecento insieme agli allievi Rizza e Piazzola, che decorarono la chiesa di Sant'Agostino. Al centro di questa cappella si trova il reliquiario della testa e del braccio di San Giuda Taddeo, apostolo di Cristo, e di San Simone Apostolo, le cui reliquie nel 1412 sarebbero state trafugate dal frate Jacopo a Venezia.Prima del trasferimento nel Museo diocesano, la cappella conservava anche preziose statue lignee, come quella originale di Sant'Agostino e di Sant'Orsola, oggi si conservano altre statue di pregio come la Madonna della Cintura, opera di Giacomo Colombo d'Este, e i gonfaloni della Confraternita dei Santi Simone e Giuda apostoli.
Cappella di Santa Croce
Risale al 1583 per volere dell'arcivescovo Bolognini, e si trova lungo la via dei Frentani, ed è a navata unica, con facciata molto semplice ornata da timpano del portale in stile tardo-rinascimentale, con iscrizione latina. L'interno ha un dipinto della Madonna, che sovrasta il reliquiario, e una sala museale con dei documenti storici riguardanti il miracolo della Ricciarella.
La chiesa infatti fu realizzata nella stalla dove alla fine del Duecento si verificò il cosiddetto miracolo di Ricciarella o "de lu Frijacríste", dato che la donna bruciò l'ostia, nascondendola poi nella paglia della stalla. I documenti vescovili storici riguardo al miracolo si trovano nella nicchia dietro all'altare della cappella. Il miracolo è conservato nel convento agostiniano di Offida, dove fu portato per volere di papa Bonifacio VIII. Nel 2003 una porzione è stata ricondotta in Lanciano.
Chiesa di San Biagio
Si trova nella parte più a nord del quartiere Lanciano Vecchia, al termine di via dei Frentani, affacciata su Laghetto Ricci