Il concetto di razza come suddivisione predeterminata nella specie umana anatomicamente moderna (Homo sapiens), ha una storia lunga e complessa. Il termine stesso di "razza" è un concetto moderno e, tra il XVI e il XIX secolo è stato spesso inteso nel senso di appartenenza ad una stessa Nazione o Etnia. Esso acquisì il suo senso moderno nel campo dell'antropologia fisica solo a partire dalla metà del XIX secolo.
La politicizzazione dell'argomento, sotto il concetto di razzismo, nel XX secolo condusse ad una significativa riduzione degli studi razziali tra gli anni trenta e ottanta, culminando in un'opera di decostruzione nel post-strutturalismo venendo ad intendere il concetto di "razza" come una tipica "costruzione sociale".
Dagli anni novanta in poi vi è stato un rinnovato interesse per le questioni razziali nel campo della genetica, nello studio della variabilità del fenotipo e nello studio quantitativo del "raggruppamento genetico".
Etimologia Parola attestata dal XIV secolo, come femminile di razzo. L'etimologia di questa parola è incerta, con un gran numero di suggerimenti controversi. Leo Spitzer nel saggio "Ratio > Race", The American Journal of Philology, Vol. 62, 1941, pp. 129-143Questa ipotesi è stata avanzata anche da altri studiosi, come Angelico Prati, L'Italia dialettale, 14, 1938, pp. 182 ss. che significherebbe qualcosa come un'idea platonica, un archetipo.
Una soluzione non definitiva è stata offerta da Gianfranco Contini nel saggio "I più antichi esempi di “razza”,"Studi di filologia italiana, 17, 1959, pp. 319–327. in cui ha tentato di dimostrare che il termine deriva dall'antico francese "haraz" (allevamento dei cavalli); questa etimologia è stata accettata anche da Spitzer.Gianfranco Contini, " Tombeau de Leo Spitzer", Paragone, 12, 1961, pp. 3-12, ristampato in G. Contini, Varianti e altra linguistica. Una raccolta di saggi (1938-1968), Torino, Einaudi, 1970, pp. 651-660.
Dall'italiano derivano anche i termini equivalenti nelle altre lingue occidentali, anche nel francese.<ref>"È pacifico che le parole occidentali per razza discendano da quella italiana; l'origine di questa in cambio è delle più controverse, anzi seviziate, che contengano gli schedari della glottologia." Gianfranco Contini, Tombeau de Leo Spitzer", cit., p. 3.</ref>
Il termine "razza", interpretato per significare una discendenza da un progenitore comune, venne introdotto per la prima volta nella lingua inglese intorno al 1580 come race, a partire dal termine francese rasse (1512) e da quello italiano razza. Un termine precedente seppur etimologicamente distinto per indicare un concetto simile fu il termine latino genus, che significa "nascita", "discendenza", "origine", "gruppo" o "famiglia". La lingua latina ha congiunto il termine - come parole imparentate - a quelli greci di genos (γένος), la quale significa a sua volta "categoria", "stirpe", e gonos che vale per "nascita", "discendenza" e "genere".
Questa origine tardiva del termine in inglese e francese è coerente con la tesi che il concetto di razza, come definizione di un piccolo gruppo di esseri umani basati su un'unica origine risale al tempo di Cristoforo Colombo, per riferirsi esclusivamente ai nativi americani e agli Indios. Le concezioni più antiche, che si basavano anche su una discendenza comune, come la nazione e la tribù, comportano un numero molto maggiore di raggruppamenti.
Storia antica In molte civiltà antiche gli individui con apparenze fisiche molto diverse, potevano diventare pienamente membri di una determinata società, crescendo e sviluppatosi all'interno di quella stessa società o adottandone le norme culturali...
Le civiltà dell'antichità classica, dall'antica Roma alla storia della Cina, tendevano ad investire la massima importanza nell'affiliazione tribale o ad una famiglia piuttosto che basarsi sull'aspetto fisico di un determinato individuo. Le società continuavano a distinguere le caratteristiche fisiche, come il colore dei capelli e degli occhi, associandole però alle qualità psicologiche e morali, ed assegnavano solitamente le qualità più alte al proprio popolo, riducendo le qualità degli altri popoli stranieri o barbari e quelle delle classi sociali più basse o estranee alla propria società di appartenenza. Ad esempio uno storico della Dinastia Han (III secolo), nel territorio della Cina attuale, descrive i "barbari" con i capelli biondi e gli occhi verdi, del tutto simili "alle scimmie da cui sono discesi"Gossett, Thomas F. Race: The History of an Idea in America. New Edition, New York, Oxford University Press, 1997, p. 4. ISBN 0-19-509778-5
Dominante nelle concezioni antiche greco-romane della diversità umana era la tesi che le differenze fisiche presenti tra le diverse popolazioni potevano essere attribuite a fattori ambientali. Anche se i popoli antichi con tutta probabilità non avevano conoscenza della teoria dell'evoluzione o della variabilità genetica, i loro concetti di razza potrebbero essere descritti come "malleabili".
Tra le cause ambientali della differenza fisica nel periodo antico le principali erano considerate il clima e la geografia. Anche se i pensatori delle antiche civiltà hanno riconosciuto le differenze presenti nelle caratteristiche fisiche tra le diverse popolazioni, il concetto generale riassumibile era che tutti i non-Greci erano "Barbari" (stranieri/strani). Tuttavia questo status di barbari non era pensato per essere risolto o cambiato; semplicemente si poteva uscire dallo status di barbari adottando la cultura dell'antica Grecia (Robert Graves). Antichità classica Il medico greco Ippocrate credeva, come molti altri pensatori della storia antica, che fattori quali la geografia e il clima svolgessero un ruolo significativo per determinare l'aspetto fisico dei diversi popoli. Egli scrive che "le forme e le disposizioni dell'umanità corrispondono alla natura del paese". Egli attribuisce le differenze fisiche e temperamentali tra i diversi popoli a fattori ambientali come il clima, le fonti d'acqua, l'altitudine e il tipo di terreno; ebbe anche ad osservare che i climi temperati creavano popoli "lenti e non adatti a lavorare", mentre i climi più estremi conducevano i popoli ad essere "bruschi, industriosi e vigili". Osservò infine che i popoli dei paesi montani erano "robusti, alti e molto idratati" e mostravano caratteristiche "intraprendenti e guerriere" laddove invece i popoli situati ad un più basso livello del terreno, ben ventilato e irrigato erano maggiormente affetti da effeminatezza e da una gentilezza connaturataOn Airs, Waters and Places, tradotto da Francis Adams.
Medioevo I modelli medievali europei di razza erano generalmente mescolati. Le idee classiche, che si rifacevano alla Bibbia, affermavano che l'umanità nel suo complesso discendesse dai tre progenitori biblici Sem, Cam e Jafet - i tre figli di Noè - i quali produssero la distinzione tra Semiti (in Asia), Camiti (in Africa) e Jafeti (o popoli indoeuropei).
Questa teoria risale al Talmud babilonese ebraico il quale afferma che i discendenti di Cam sono maledetti per il fatto di essere Negroidi e perché Cam viene descritto come uomo peccatore e la sua progenie come una stirpe di degenerati.
Nel IX secolo al-Jāḥiẓ, esponente afro-arabo della prima filosofia islamica tentò di spiegare le origini del diverso colore della pelle umana, in particolare quella dei negri, che credeva fosse il risultato dell'ambiente secco e inondato dal sole; citò una regione rocciosa di basalto nero presente nella regione del Najd - posta al centro della penisola arabica - come prova della sua teoriaLawrence I. Conrad (1982), "Taun and Waba: Conceptions of Plague and Pestilence in Early Islam", Journal of the Economic and Social History of the Orient 25 (3): 268–307 :"[It] is so unusual that its gazelles and ostriches, its insects and flies, its foxes, sheep and asses, its horses and its birds are all black. Blackness and whiteness are in fact caused by the properties of the region, as well as by the God-given nature of water and soil and by the proximity or remoteness of the sun and the intensity or mildness of its heat.".
Nel XIV secolo lo storico islamico, filosofo e padre della sociologia Ibn Khaldun (1332-1404) fu un sostenitore dell'idea che la descrizione sulla dispersione dei popoli e delle loro relative caratteristiche presente nel Talmud babilonese fosse solo un mito. Scrisse che la pelle nera fosse dovuta al clima caldo presente nell'Africa subsahariana e non a causa della "discendenza maledetta" prodotta dall'animo malevolo di Cam. Molti tra gli scritti arabi di questo periodo rimasero generalmente inaccessibili agli europei.
Più tardi, durante l'epoca conosciuta come colonialismo, le opere di Ibn Khaldun vennero per la prima volta tradotte in francese, soprattutto per l'utilizzo che ne veniva fatto in quella che sarebbe diventata l'Algeria francese; ma in questo contesto l'opera venne trasformata dalla conoscenza locale in "categorie coloniali di conoscenza"Abdelmajid Hannoum, "Translation and the Colonial Imaginary: Ibn Khaldun Orientalist", History and Theory, Vol. 42, Feb 2003. The Negro Land of the Arabs Examined and Explained (Il paese negro degli arabi esaminato e spiegato, 1841) di William Desborough Cooley contiene degli estratti di traduzioni dell'opera di Khaldun che non furono colpiti dalla censura coloniale francese. Per esempio Cooley cita che Khaldun descrive la grande civiltà africana dell'Impero del Ghana:
Ibn Khaldun suggerisce che vi sia stato un legame tra l'ascesa degli Almoravidi e il declino dell'impero ghanese, ma gli storici non hanno trovato alcuna prova che lasci supporre una conquista almoravida del GhanaPekka Masonen, Not Quite Venus from the Waves: The Almoravid Conquest of Ghana in the Modern Historiography of Western Africa , Humphrey J. Fisher, 1996David Conrad and Humphrey Fisher, "The Conquest That Never Was: Ghana and the Almoravids, 1076, Vol. I: The External Arabic Sources", History of Africa, Vol. 9 (1982), African Studies Association.
Primo periodo moderno Gli scienziati che erano interessati alla storia naturale, inclusi gli studiosi di Biologia e Geologia, presero il nome di "Naturalisti". Il loro compito è quello di raccogliere, esaminare, descrivere e organizzare i dati derivanti dalle loro esplorazioni per inserirli in categorie secondo determinati criteri; gli studiosi che erano particolarmente abili nell'organizzazione di determinati insiemi di dati in una maniera logica e completa erano conosciute come "Classificatori" e "Sistematici". Questo procedimento rappresentava una nuova tendenza presente all'interno della Scienza, che serviva a rispondere a domande fondamentali raccogliendo e organizzando materiali per uno studio sistematico, noto anche come TassonomiaAudrey Smedley, Race in North America: Origin and Evolution of a Worldview, Boulder: Westview Press, 1999..
Mentre lo studio della storia naturale cresceva, cominciò uno sforzo da parte della società nel tentativo di classificare i gruppi umani. Alcuni scienziati e studiosi di Zoologia si domandarono che cosa avesse reso gli esseri umani diversi dagli altri membri dell'ordine dei Primati; inoltre si chiesero se gli Homo sapiens dovessero essere classificati come un'unica specie con molteplici varietà oppure come specie separate.
Nel XVI e XVII secolo gli scienziati tentarono di classificare lHomo sapiens basandosi su una disposizione geografica delle popolazioni umane basate sul colore della pelle, altri semplicemente sulla posizione geografica, sulla forma, sulla statura, sulle abitudini alimentari e sulle altre caratteristiche distintive. Occasionalmente si utilizzava il termine "razza", ma la maggior parte dei primi tassonomisti usava termini classificatori quali "popoli", "nazioni", "tipi", "varietà" e "specie".