La diocesi di Caserta () è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Napoli appartenente alla regione ecclesiastica Campania. Nel 2023 contava 201.800 battezzati su 209.000 abitanti. È retta dal vescovo Pietro Lagnese.
Territorio La diocesi comprende il comune di Limatola, in provincia di Benevento, e il territorio di alcuni comuni della provincia di Caserta: Caserta (ad eccezione delle località di Portico e di Ercole, appartenenti all'arcidiocesi di Capua), Capodrise, Maddaloni, Recale, San Marco Evangelista, San Nicola la Strada; parte dei comuni di Casagiove, Castel Morrone e Marcianise i cui territori sono condivisi con l'arcidiocesi di Capua; e la frazione La Vittoria nel comune di Cervino, per il resto sotto la diocesi di Acerra.
Confina con le diocesi di Alife-Caiazzo a nord, Cerreto Sannita-Telese-Sant'Agata de' Goti a nord est, Acerra a sud est, Aversa a sud ovest e l'arcidiocesi di Capua a ovest.
Sede vescovile è Caserta, dove si trova la cattedrale di San Michele Arcangelo; a Maddaloni sorge la basilica minore del Corpus Domini.
Il territorio si estende su 182 km² ed è suddiviso in 67 parrocchie, raggruppate in 5 foranie: Caserta centro, Caserta nordest, Casertavecchia, Maddaloni e Marcianise.
Istituti religiosi Nel 2018 operavano in diocesi i seguenti istituti religiosi:Elenchi dal sito web della diocesi, aggiornati a luglio 2018.
Istituti religiosi maschili Società salesiana di San Giovanni Bosco (Caserta) Ordine dei frati minori cappuccini (Ercole di Caserta) Congregazione del Santissimo Sacramento (Caserta) Ordine dei carmelitani scalzi (Maddaloni) Ordine dei frati minori conventuali (Maddaloni) Ordine dei frati minori (Marcianise) Ordine dei Chierici regolari Ministri degli Infermi (Caserta)
Istituti religiosi femminili Ancelle figlie di Santa Teresa del Bambino Gesù (Marcianise) Sorelle di Gesù Eucaristia e dei Poveri per l'Apostolato della Sofferenza (Capodrise) Suore degli Angeli, adoratrici della Santissima Trinità (Briano - Caserta) Istituto Mater Amabilis (Casagiove) Suore della carità di Santa Giovanna Antida Thouret (Caserta e Maddaloni) Suore delle divine vocazioni (Marcianise) Suore di San Carlo Lwanga (Caserta) Suore eucaristiche di San Vincenzo Pallotti (Caserta) Suore francescane dei Sacri Cuori (Marcianise) Figlie della Santa Vergine Immacolata di Lourdes (Caserta e Maddaloni) Suore missionarie catechiste del Sacro Cuore (Marcianise) Suore orsoline del Sacro Cuore di Maria (Caserta) Povere figlie della Visitazione di Maria Santissima (Maddaloni) Suore riparatrici del Sacro Cuore (Caserta)
Storia Le prime notizie certe sulla diocesi risalgono al XII secolo: in una bolla dell'arcivescovo di Capua Senne (o Sennete), datata 1113,Il testo della bolla in: Ughelli, Italia Sacra, vol. VI, seconda edizione, coll. 476-478. venne confermata la giurisdizione perpetua del suo suffraganeo - il vescovo Rainulfo - e dei suoi successori sulle 133 chiese della diocesi di Caserta, di cui si circoscrivevano i confini. Nello stesso documento si fa riferimento a dei predecessori di Rainulfo, indizio che farebbe pensare a un'origine più antica della diocesi.Laudando, Storia dei Vescovi della Diocesi di Caserta, p. 5.
Si ritiene infatti che a Caserta si erano trasferiti i vescovi della diocesi di Calatia per sfuggire ai saccheggi dei Saraceni che avevano portato alla distruzione della città nell'880. La conferma di una continuità tra le due sedi vescovili è in un diploma del 1158 conservato nell'abbazia di Cava e nel quale il vescovo Giovanni di Caserta donava all'abbazia le chiese di Santa Maria e di San Marciano a Cervino e imponeva l'obbligo all'abate di riconoscere di aver ricevute le due chiese "a Casertana seu a Calatina Ecclesia"Laudando, Storia dei Vescovi della Diocesi di Caserta, pp.12-13. Inoltre il suo predecessore, Nicola I è denominato Episcopus Kalatus nel memoriale di Notar De Zibullis.Il memoriale, oggi andato perduto, è riportato in appendice da De' Sivo, Storia di Galazia Campana e di Maddaloni, pp. 337-338.
La bolla di Senne circoscriveva in modo preciso i limiti della diocesi casertana, che, oltre al territorio di Calatia, comprendeva anche la contea di Caserta, che in precedenza faceva parte della sede capuana. «Dalla bolla e dai successivi documenti del 1158 e del 1208, si evincono i confini geografici della diocesi, che erano delimitati a nord dal Volturno, a sud dal Clanio e dal reticolo di rigagnoli denominato poi Regi Lagni, a ovest dal monte Cupo e ad est dal torrente Biferchia, dal rio del Colle Serqua Cupa e dal monte Longano.»Diocesi di Caserta - Ufficio Servizio I.R.C., La Bolla di Senne: 900 anni della Diocesi di Caserta, p. 6.
Nell'abitato oggi noto come Casertavecchia fu iniziata, sotto l'episcopato di Rainulfo nel 1113, la costruzione dell'antica cattedrale romanica di San Michele Arcangelo, che fu consacrata dal vescovo Giovanni I nel 1153. Casertavecchia divenne il principale centro religioso della diocesi, con la costruzione di altre chiese e del palazzo vescovile.
Nel corso del XIII secolo crebbero la potenza e il prestigio dei vescovi di Caserta, in particolare per l'alleanza della Chiesa con gli Angioini, mentre la feudalità locale rimaneva fedele agli Svevi, fino a quel momento dominatori del Mezzogiorno. A farne le spese fu il vescovo Giovanni Gayto, la cui elezione fu cassata per aver prestato giuramento al conte Corradello di Caserta, la cui azione, proprio a causa dell'alleanza con gli Hohenstaufen, era ostacolata ad ogni costo. Il vescovo Filippo invece, che si rifiutò di prestare giuramento a Corradello, fu costretto a fuggire da Caserta e a rifugiarsi a Napoli alla corte di Carlo I d'Angiò.Cronologia dei Vescovi Casertani, p.18. Tescione, Caserta medievale e i suoi conti e signori, pp. 84-85.
La potenza dei vescovi di Caserta prosperò anche grazie alla concessione di importanti privilegi, in particolare il diritto di riscossione di tributi e delle decime, confermate da Carlo d'Angiò nel 1270, e il diritto di esercitare la giustizia civile. Questi privilegi furono causa di aspri scontri con i feudatari locali, che si rifiutavano di pagare alla Chiesa le decime e altre tasse. Il vescovo Nicola Flure il 1º dicembre 1285 fece murare sulla parete sud della cattedrale un'epigrafe in marmo comminante una scomunica per coloro che pregiudicavano il diritto di proprietà della diocesi sui mulini e sulle proprietà diocesane.Cronologia dei Vescovi Casertani, p. 19. Il successore Azzone da Parma dovette affrontare una lunghe controversie con i conti Caetani, nuovi signori di Caserta, per difendere i suoi diritti e quelle della Chiesa; nel 1304 Carlo II d'Angiò confermò i diritti di Azzone.Cronologia dei Vescovi Casertani, p. 20. Nella cattedrale di Caserta è murata la lastra tombale di Azzone, in cui si vede la rappresentazione del vescovo e ai piedi la Civitas casertana con la cattedrale, il castello e le cinta muraria. Napoletano, Il duomo nel borgo antico di Caserta Vecchia, p. 54.
A partire dal XIV secolo Casertavecchia, arroccata sul monte, perse d'importanza, a favore delle zone pianeggianti, dove si svilupparono nuovi centri abitati. I conti casertani si erano ormai trasferiti nel villaggio di Torre, primo nucleo della futura Caserta, chiamata nuova per distinguerla dall'antico centro comitale e vescovile. Anche i vescovi preferivano risiedere altrove e, a partire dalla fine del Cinquecento, a Falciano, dove possedevano il palazzo della Cavallerizza, donato dal re Ferdinando I di Napoli al vescovo Giovanni Leoni Gallucci (1476-1493).Diocesi di Caserta - Ufficio Servizio I.R.C., La Bolla di Senne: 900 anni della Diocesi di Caserta, p. 9. Giorgi, Le residenze dei vescovi di Caserta…, p. 21.
Il Cinquecento è l'epoca del diffondersi delle idee luterane, che videro nella napoletano e nel casertano l'azione di diversi riformatori, tra cui Gian Francesco Alois, condannato come eretico nel 1565. La Chiesa rispose con la convocazione del concilio di Trento, dove fu ribadita e puntualizzata la dottrina cattolica e furono prese misure per riformare la Chiesa cattolica. Al concilio prese parte il vescovo casertano Agapito Bellomo, che, al suo ritorno in patria, fondò, tra i primi in Italia, il seminario vescovile, eretto a Casertavecchia tra il 1567 e il 1573. Allo stesso Bellomo si deve anche la prima visita pastorale della diocesi nel 1587 e tre anni dopo la celebrazione del sinodo.Cappelletti, Le Chiese d'Italia dalla loro origine sino ai nostri giorni, vol. XX, p. 252.
L'opera di attuazione dei decreti di riforma tridentini fu continuata dai successori di Bellomo, Benedetto Mandina (1594-1604) e Diodato Gentile (1604-1616). Il primo fu un membro del collegio dell'Inquisizione: come tale fu presente alla lettura della sentenza di morte di Giordano Bruno ed era tra i giudici del processo contro Tommaso Campanella;Diocesi di Caserta, Cronologia dei Vescovi Casertani, p. 50 in una sua relazione per la visita ad limina del 1594, manifesta ancora preoccupazione per la presenza di seguaci della "setta dei Calvinisti e dei Luterani" nella sua diocesi.Il vescovo Mandina nella relatio ad sacra limina affermava:
e ancora: Al Mandina si deve anche una energica azione contro gli abusi del clero, ed in particolare dei religiosiDiocesi di Caserta - Ufficio Servizio I.R.C., La Bolla di Senne: 900 anni della Diocesi di Caserta, p. 11., mentre risultarono vani i tentativi per una razionalizzazione nella distribuzione delle parrocchie tra l'arcidiocesi capuana e la sede casertana.Dal sito Beweb - Beni ecclesiastici in web.
All'inizio del XVII secolo, durante l'episcopato di Diodato Gentile, la residenza vescovile fu formalmente e definitivamente trasferita nell'odierna frazione di Falciano, vicino all'attuale nucleo di Caserta, nel palazzo della Cavallerizza, mentre il capitolo dei canonici, la cattedrale e il seminario rimasero a Casertavecchia. Fu questo un secolo opaco per la diocesi, segnato da frequenti incomprensioni tra i vescovi e il capitolo, dal degrado economico e dalla peste del 1656 che decimò la popolazione.
Un riscatto si ebbe agli inizi del Settecento, con il vescovo Giuseppe Schinosi (1696-1734) il quale, conscio dei problemi e delle difficoltà dei suoi fedeli, cercò di combattere l'estrema povertà e le pratiche pseudo-religiose, molto diffuse, con una serie di iniziative per migliorare le condizioni sociali e religiose; tra queste meritano particolare menzione l'istituzione di missioni popolari con l'aiuto di missionari esterni alla diocesi; la fondazione a Falciano di un collegio, chiamato "seminario maggiore", dove insegnarono illustri professori; la fondazione di una biblioteca diocesana aperta anche ai laici; la rivitalizzazione di antichi centri monastici, tra cui il convento di Sant'Agostino, affidato alle domenicane.Diocesi di Caserta - Ufficio Servizio I.R.C., La Bolla di Senne: 900 anni della Diocesi di Caserta, p. 12.
Momento importante per la storia della diocesi fu la fondazione della reggia di Caserta, voluta da Carlo di Borbone, la cui prima pietra fu posta il 20 gennaio 1752. Attorno alla reggia si formò la nuova città di Caserta, attraverso l'assorbimento di precedenti centri abitati, tra cui Torre. Nuovi edifici furono costruiti, tra cui anche diverse chiese; con la restaurazione post-napoleonica, Torre assunse ufficialmente il nome di Caserta, e questo fu un ulteriore duro colpo per l'antica Casertavvecchia.
Agli inizi dell'Ottocento, a seguito del concordato di Terracina tra papa Pio VII e Ferdinando I di Borbone, con la bolla De utiliori del 27 giugno 1818, il Pontefice soppresse la diocesi di Caiazzo e ne accorpò il territorio a quella di Caserta; tuttavia il 16 dicembre 1849 papa Pio IX ristabilì la sede vescovile caiatina e il suo distretto venne nuovamente separato dalla diocesi di Caserta.