La diocesi di Cerreto Sannita-Telese-Sant'Agata de' Goti () è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Benevento appartenente alla regione ecclesiastica Campania. Nel 2023 contava 83.962 battezzati su 86.066 abitanti. È retta dal vescovo Giuseppe Mazzafaro.
Territorio La diocesi comprende 27 comuni della Campania, di cui: 25 nella parte ovest della provincia di Benevento: Cerreto Sannita, Airola, Amorosi, Arpaia, Bucciano, Casalduni, Castelvenere, Cusano Mutri, Dugenta, Durazzano, Faicchio, Forchia, Frasso Telesino, Guardia Sanframondi, Melizzano, Moiano, Pietraroja, Ponte, Puglianello, San Lorenzello, San Lorenzo Maggiore, San Salvatore Telesino, Sant'Agata de' Goti, Solopaca, Telese Terme; e 2 comuni della provincia di Caserta: Gioia Sannitica (ad eccezione delle frazioni di Calvisi e di Carattano, che appartengono alla diocesi di Alife-Caiazzo) e Valle di Maddaloni.
Confina con la diocesi di Alife-Caiazzo a nord ovest, con l'arcidiocesi di Campobasso-Boiano a nord, l'arcidiocesi di Benevento a est, la diocesi di Caserta a sud ovest, la diocesi di Acerra a sud e la diocesi di Nola a sud est.
Sede vescovile è la cittadina di Cerreto Sannita, dove si trova la cattedrale della Santissima Trinità. A Sant'Agata de' Goti sorge la concattedrale di Santa Maria Assunta. A Telese rimangono invece resti dell'ex cattedrale della Santa Croce. A Guardia Sanframondi sorge la basilica minore di Santa Maria Assunta.
Foranie e parrocchie
Il territorio si estende su 583 km² ed è suddiviso in 60 parrocchie, raggruppate in 4 foranie: Cerreto Sannita, Telese Terme, Sant'Agata de' Goti e Airola.
Santuari diocesani Elenco dei santuari mariani riconosciuti presenti in diocesi: Santuario di Maria Santissima delle Grazie - Cerreto Sannita Santuario della Madonna del Taburno - Bucciano Santuario di Maria Santissima del Roseto - Solopaca Santuario di Santa Maria in Palmentata - Sant'Agata de' Goti Santuario-basilica dell'Assunta - Guardia Sanframondi Santuario di Maria Santissima Addolorata - Airola Santuario di Maria Santissima della Strada - San Lorenzo Maggiore
Storia L'attuale diocesi nasce nel 1986 dall'unione di due antiche sedi episcopali: Telese, documentata a partire dal V secolo, e che nell'Ottocento assunse il nome di Telese o Cerreto; e Sant'Agata de' Goti, i cui primi vescovi sono attestati nel X secolo.
Telese o Cerreto La diocesi di Telese fu eretta in epoca antica, ma non si hanno dati storici sicuri sulla sua fondazione, se non la menzione dei primi vescovi telesini nella seconda metà del V secolo: Florenzio, che fu tra i partecipanti al concilio romano indetto da papa Ilario nel 465; e Agnello, che prese parte al concilio lateranense voluto da papa Felice III nel 487. Nel 600 è documentato il vescovo Menna, che partecipò al concilio celebrato a Roma da papa Gregorio I.Controversa è l'attribuzione di questo vescovo alla diocesi di Telese; secondo Kehr, per una errata trascrizione dei manoscritti, Menna, da episcopus Telonensis, ossia di Tolone, è diventato episcopus Telesinus, cioè di Telese (Italia pontificia, IX, p. 117).
Dopo questa data, e per i successivi quattro secoli, non si hanno più notizie della diocesi e dei suoi vescovi; Telese infatti visse una fase di declino, a causa delle guerre tra Bizantini, Longobardi e Saraceni e forse la successione episcopale fu interrotta. Nella metà del IX secolo la tradizione attribuisce san Palerio, ma su questo vescovo telesino non vi sono dati storici coevi se non tardivi racconti agiografici.
La diocesi di Telese è nuovamente documentata a partire dalla seconda metà del X secolo. Con la bolla Cum certum sit di papa Giovanni XIII del 26 maggio 969, il pontefice eresse Benevento a sede metropolitana e concesse all'arcivescovo Landolfo I la facoltà di consacrare i suoi vescovi suffraganei, tra cui quello di Telese.Kehr, Italia pontificia, IX, pp. 54-55, nº 15. Tuttavia il primo vescovo conosciuto risale ad un secolo dopo; si tratta di un anonimo che prese parte al concilio provinciale indetto dal metropolita Uldarico nel 1061. Per l'XI e il XII secolo si conoscono pochi nomi di vescovi telesini: Arnaldo, menzionato in due diplomi del 1068 e del 1070 di dubbia fedeKehr, Italia pontificia, IX, p. 117.; Gilberto, che partecipò al concilio provinciale indetto dal metropolita Milone nel 1075; e Pietro, documentato dal 1178 al 1190 e che prese parte al concilio lateranense del 1179.
Nell'XI secolo fu eretta a Telese l'abbazia benedettina del Santissimo Salvatore, che fu un importante «nodo di aggregazione religiosa e di controllo dell'area, e insieme centro d'irradiazione culturale e punto di tappa per viaggiatori e personalità politiche e religiose su uno dei tracciati interni della via Latina».Dal sito Beweb - Beni ecclesiastici in web. Il monastero è documentato per la prima volta nel 1075, quando l'abate Lebbaldo prese parte al concilio provinciale indetto da Milone. Tra gli abati successivi si devono ricordare Giovanni, discepolo di Anselmo d'Aosta e futuro vescovo di Tusculum, e Alessandro, scrittore ecclesiastico e autore della storia di Ruggero II di Sicilia.Kehr, Italia pontificia, IX, p. 119.
Nel 1139 la città di Telese fu distrutta in una guerra tra Rainulfo di Alife e Ruggero II di Sicilia, ma già a partire dall'anno successivo una nuova Telese fu ricostruita attorno alla cattedrale della Santa Croce. Nei secoli successivi però la città episcopale visse momenti travagliati, che portarono al suo progressivo abbandono, a causa delle forti emissioni di vapori sulfurei seguiti al terremoto del 1349. I vescovi allora dovettero abbandonare la città e si stabilirono in diverse località: Massa Superiore o Rocca de EpiscopoUna frazione di San Salvatore Telesino., Faicchio, Guardia Sanframondi e Cerreto, che divenne residenza stabile dei vescovi a partire dal 1577.
Il vescovo Angelo Massarelli (1557-1566) fu segretario di papa Giulio III e segretario del concilio di Trento durante il papato di Paolo IV. I successori del Massarelli attuarono in diocesi i decreti di riforma del concilio. Nel 1593 il vescovo Cesare Bellocchi istituì a Cerreto il seminario diocesano. Il successore Eugenio Savino indisse nel 1596 la prima visita pastorale e istituì l'archivio diocesano. Il 22 maggio 1612 Giovanni Francesco Leone ottenne dalla Santa Sede la traslazione della cattedrale e del capitolo a CerretoInformazione fornita dal sito web della diocesi., decisione confermata il 22 settembre 1691.Informazione contenuta nella bolla Compertum nobis del 1852.
Cerreto fu distrutta completamente dal terremoto del 1688, ma venne interamente ricostruita «secondo un piano regolatore a scacchiera, con piazze, splendide chiese e palazzi, tra cui il complesso episcopio-cattedrale-seminario». A metà del Settecento «la diocesi raggiunse circa 25.000 abitanti, 24 parrocchie, 108 chiese, 14 comuni, 312 sacerdoti, 190 chierici, 7 cenobi». Nel 1749 il vescovo Filippo Gentile diede al seminario una sede nuova e più ampia.
La vacanza della cattedra vescovile dal 1800 al 1818 fu seguita dall'unione della diocesi di Telese con quella di Alife. Infatti, il 27 giugno 1818 la diocesi di Alife fu soppressa con la bolla De utiliori di papa Pio VII e il suo territorio incorporato in quello della diocesi di Telese. Tuttavia la successiva bolla Adorandi del 14 dicembre 1820 ripristinò la diocesi alifana, che fu unita aeque principaliter a quella di Telese: questa decisione ebbe effetto solo dopo la morte del vescovo di Alife, Emilio Gentile, nell'aprile del 1822.
L'unione provocò un diffuso malcontento, placatosi quando re Ferdinando II di Borbone, in visita a Cerreto Sannita nel 1852, ascoltando le preghiere del clero locale, si adoperò per il ripristino della cattedra vescovile separata, cosa che avvenne il 6 luglio 1852, con la bolla Compertum nobis di papa Pio IX. Con questo documento, la Santa Sede confermò nuovamente il trasferimento della sede vescovile a Cerreto e decise la nuova denominazione della diocesi in diocesi di Telese o Cerreto (dioecesis Thelesina seu Cerretana).Denominazione riportata dagli Annuari Pontifici; la bolla riporta in più occasioni l'espressione Thelesina ac Cerretana.
«Nelle vicende che caratterizzarono il trapasso al Regno d'Italia, la diocesi visse momenti drammatici: il vescovo Luigi Sodo, accusato di essere filo-borbonico e amico del famoso brigante locale Cosimo Giordano, fu arrestato, condotto a Napoli e processato. Assolto dall'accusa, tornò in diocesi e la governò fino al 1895, morendo in odore di santità».
Il 23 maggio 1964, con la lettera apostolica Quaeramus gratiam, papa Paolo VI ha proclamato la Beata Maria Vergine delle Grazie e Sant'Antonio di Padova patroni principali della diocesi., AAS 57 (1965), pp. 155-156.
Al momento dell'unione con Sant'Agata de' Goti, la diocesi di Telese o Cerreto comprendeva 28 parrocchie nei comuni di Amorosi, Casalduni, Castelvenere, Cerreto Sannita (2), Cusano Mutri (4), Faicchio (3), Guardia Sanframondi, Melizzano (2), Pietraroja, Ponte (2), Puglianello, San Lorenzello, San Lorenzo Maggiore, San Salvatore Telesino, Solopaca (2), Telese Terme, e le frazioni di Auduni, Caselle, Curti e Crisci del comune di Gioia Sannitica (3).Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, serie generale, nº 264, 13 novembre 1986. In questo numero della Gazzetta Ufficiale è contenuto l'elenco delle parrocchie della diocesi che ottennero la qualifica di "ente ecclesiastico civilmente riconosciuto" dal Ministero dell'Interno, in forza della Legge 20 maggio 1985 n. 222, art. 29. Tale qualifica fu concessa con decreto ministeriale del 25 ottobre 1986 su richiesta del vescovo del 10 luglio 1986.
Sant'Agata de' Goti La prima menzione della diocesi di Sant'Agata risale alla bolla Cum certum sit di papa Giovanni XIII del 26 maggio 969, con la quale il pontefice eresse Benevento a sede metropolitana e concesse all'arcivescovo Landolfo I la facoltà di nominare e consacrare i suoi vescovi suffraganei, tra cui quello di Sant'Agata.
Landolfo esercitò immediatamente questa sua facoltà, nominando l'anno successivo il primo vescovo di Sant'Agata nella persona di Madelfrido. Nella bolla di nominaTesto in Ughelli, Italia sacra, VIII, coll. 345-346., il metropolita dichiara di restituire a Sant'Agata la sede vescovile che già in passato (ut olim) la città aveva posseduto;La stessa espressione si trova nella bolla di Giovanni XIII del 969, in riferimento a tutte le diocesi suffraganee di Benevento. Non è chiaro tuttavia il significato di queste espressioni, visto che la maggior parte di quelle diocesi non sono storicamente documentate prima del X secolo. nella stessa bolla, Landolfo definisce i confini della diocesi di Sant'Agata, che comprendeva anche il territorio dell'antica Caudium.
Tra i successivi vescovi sono noti: Adelardo, verso l'anno 1000, di cui è rimasto il testo del suo epitaffio; Bernardo, documentato in tre occasioni nel 1059, 1075 e 1101; Enrico, fervido sostenitore di papa Innocenzo II contro l'antipapa Anacleto II; Andrea, menzionato in un diploma del 1152 del monastero di San Lorenzo di Aversa.
Tra XI e XII secolo venne fondato in Sant'Agata il monastero benedettino di San Menna, la cui chiesa venne solennemente dedicata da papa Pasquale II il 4 settembre 1110.Kehr, Italia pontificia, IX, p. 123. I verbali delle visite pastorali della prima metà del XVI secolo, la chiesa e l'abbazia sono indicate come affidate non più all'ordine di San Benedetto, ma a canonici regolari agostiniani..
Nel 1191 il vescovo Giovanni II, sostenitore di Enrico VI, partecipò all'assedio di Napoli assieme all'imperatore. A metà del XIII secolo un francescano, Pietro, divenne vescovo di Sant'Agata e si deve probabilmente a lui l'introduzione dell'Ordine in diocesi. Nello stesso periodo il vescovo di Sant'Agata de' Goti ebbe il feudo di BagnoliQuesta Bagnoli è una frazione di Sant'Agata de' Goti con il titolo di barone.