La diocesi di Forlì-Bertinoro () è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Ravenna-Cervia appartenente alla regione ecclesiastica Emilia-Romagna. Nel 2023 contava battezzati su abitanti. È retta dal vescovo Livio Corazza.
Territorio La diocesi si estende su due province dell'Emilia-Romagna: in provincia di Forlì-Cesena comprende i comuni di Bertinoro, Castrocaro Terme e Terra del Sole, Cesena (solo le frazioni di Lizzano, Massa, Monticino, Provezza e Tessello), Civitella di Romagna, Dovadola, Forlì, Forlimpopoli, Galeata, Meldola, Portico e San Benedetto, Predappio, Premilcuore, Rocca San Casciano e Santa Sofia; in provincia di Ravenna le frazioni di Coccolia, Ducenta, Durazzano, Filetto, Longana, Roncalceci, San Pietro in Trento e San Pietro in Vincoli nel comune di Ravenna; e le frazioni di Chiesuola e di San Pancrazio nel comune di Russi.Elenco tratto dal sito
Sede vescovile è la città di Forlì, dove si trova la cattedrale di Santa Croce. A Bertinoro sorge la concattedrale di Santa Caterina. A Forlì si trovano pure due basiliche minori: San Pellegrino Laziosi e San Mercuriale. A Forlimpopoli sorge la basilica minore di San Rufillo.
Il territorio si estende su 1.182 km² ed è suddiviso in 128 parrocchie, raggruppate in 10 vicariati: Forlì centro storico, Forlì est, Forlì sud, Forlì sud-ovest, Forlì ovest, Forlì nord-ravennate, Bertinoro-Forlimpopoli, Valle del Bidente, Val di Rabbi e Acquacheta.
Storia Forlì La diocesi di Forlì risale ad epoca antica. Tradizionalmente la sua nascita viene fissata al II secolo e viene indicato come protovescovo san Mercuriale, la cui moderna critica storica lo colloca nel IV secolo circa. Benché la tradizione e gli storici locali abbiano elencato una lunga serie di vescovi nei primi secoli, il primo prelato forlivese storicamente documentato e certo è Crescente, vissuto a metà del VII secolo. Fin dai suoi inizi la diocesi di Forlì era suffraganea dell'arcidiocesi di Ravenna.
La prima cattedrale vescovile sorse fuori delle mura urbane, come in quasi tutte le città di RomagnaAugusto Vasina, Romagna medievale, Ravenna, Longo, 1969. Gli esempi sono numerosi: Imola, Faenza e la stessa Ravenna, la cui prima sede vescovile fu Classe.. La pieve di Santo Stefano rimase cattedrale fino al 720, anno in cui la sede episcopale fu trasferita in Santa Croce. Nel Medioevo il capitolo della cattedrale aveva il diritto di eleggere il vescovo, ma, con l'età moderna, questa prerogativa andò perduta. Ancora nel 1433, il capitolo della cattedrale, in accordo con i maggiorenti cittadini, volle decidere l'elezione del vescovo, Guglielmo Bevilacqua, in contrasto però con la volontà di papa Eugenio IV.
Nel 1428 un incendio distrusse completamente una scuola di Forlì, lasciando intatta solo un'effigie cartacea della Vergine, da allora venerata dai forlivesi con il titolo di Vergine del Fuoco. Nello stesso secolo è registrato a Forlì un altro fatto miracoloso riguardo ad un'altra immagine mariana, che colpita da un pugnale, avrebbe schizzato sangue dalla ferita, dando origine alla devozione della Madonna della ferita.
Verso la metà del XVII secolo fu istituito il seminario vescovile di Forlì, ad opera del vescovo Giacomo Teodolo.
Il 7 luglio 1850 cedette una porzione di territorio a vantaggio dell'erezione della diocesi di Modigliana (oggi diocesi di Faenza-Modigliana).
Il 7 ottobre 1972, in forza del decreto Quo aptius della Congregazione per i vescovi, la diocesi ampliò il proprio territorio a scapito della diocesi di Modigliana. Furono annessi alla sede forlivese i comuni di Castrocaro Terme e Terra del Sole, Dovadola, Portico di Romagna, Rocca San Casciano, San Benedetto in Alpe, il vicariato di Premilcuore-Fantella, le parrocchie di Santa Maria in Cuzzano e di San Biagio in Sarturano, entrambe nel comune di Tredozio, la parrocchia di San Pietro in Senzano e parte del territorio della parrocchia di Santa Maria in Limisano, nel comune di Modigliana., AAS 64 (1972) pp. 789-787.
Il 7 ottobre 1975 con un altro decreto dal nome Quo aptius, alla diocesi di Forlì furono aggregate anche le parrocchie della Valle del Bidente nei comuni di Galeata, Santa Sofia e Bagno di Romagna, fino a quel momento comprese nella diocesi di Sansepolcro (oggi diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro)., AAS 67 (1975) p. 679.
Al momento dell'unione definitiva con la diocesi di Bertinoro (1986), Forlì comprendeva 86 parrocchie nei comuni di Forlì (46), Bagno di Romagna (1), Castrocaro Terme e Terra del Sole (5), Dovadola (2), Galeata (4), Meldola (3), Portico e San Benedetto (3), Predappio (3), Premilcuore (2), Rocca San Casciano (2), Santa Sofia (4), Ravenna (8) e Russi (3)., serie generale, nº 285, 9 dicembre 1986, pp. 16-18. In questo numero della Gazzetta Ufficiale è contenuto l'elenco delle 86 parrocchie della diocesi che ottennero la qualifica di "ente ecclesiastico civilmente riconosciuto" dal Ministero dell'Interno, in forza della Legge 20 maggio 1985 n. 222, art. 29. Tale qualifica fu concessa con decreto ministeriale del 20 novembre 1986 su richiesta del vescovo di Forlì del 26 giugno precedente.
Forlimpopoli-Bertinoro La diocesi di Forlimpopoli fu eretta probabilmente nel V secolo ed era suffraganea dell'arcidiocesi di Ravenna. Le origini della diocesi di Forum Popili sono legate al culto del patrono san Rufillo, ritenuto unanimemente protovescovo della città nel corso del V secolo.
Nella ricostruzione storica della cronotassi dei vescovi, nel corso dei secoli molti nomi spuri si sono aggiunti all'elenco, che solo a partire dagli studi di Lanzoni sono stati emendati. Dalla tradizionale cronotassi, riportata da Cappelletti, secondo il recente studio di Franco Zaghini sono da rimuovere i vescovi Grato, Sabino, Asello, Fortunato, Mailoco, Stefano, Magno, Anfriso e Agilulfo.
Le vicende della diocesi furono strettamente legate a quelle della città, coinvolta in diversi scontri, a partire dalle invasioni bizantine e longobarde del VII secolo e dall'invasione da parte di Federico Barbarossa nel XII secolo.
Nel 1360 Forlimpopoli fu distrutta dal cardinale Gil Álvarez Carrillo de Albornoz, e la sede della diocesi trasferita a Bertinoro. Il primo vescovo di Bertinoro fu il francese Roberto Boyssel, vescovo di Forlimpopoli dal 1359. Assumendo il titolo della nuova diocesi ereditò per sé e i suoi successori i diritti sulla diocesi forlimpopoleseLeardo Mascanzoni, Territorio, insediamenti, popolamento e viabilità in Storia di Bertinoro, coordinamento di A. Vasina, Cesena, Società Editrice Il Ponte Vecchio, 2006, pp. 113-144.
Il titolo di chiesa principale della nuova diocesi fu assegnato a un piccolo edificio sacro sito nella piazza centrale del paese, adiacente al palazzo comunale. La chiesetta, intitolata a Santa Caterina d'Alessandria, dovette essere ampliata. I lavori si svolsero nel Quattrocento. Nel 1393 le cronache registrarono un fatto portentoso: una croce azzurra sarebbe apparsa sopra il fonte battesimale per undici giorni di fronte a tutto il popolo. Sin dall'Alto Medioevo l'unico fonte del paese si trovava nella pieve di Santa Maria, sita sul monte Cesubeo non lontano dalla rocca.
Nella seconda metà del XVI secolo il vescovo Giovanni Andrea Caligari ricostruì la cattedrale di Bertinoro e lasciò l'originaria sede in borgo Carnevali per prendere residenza nella rocca, donatagli da papa Clemente VIII. Il fonte battesimale venne trasferito nella nuova cattedrale.
Durante il dominio napoleonico, nel 1803 fu stipulato tra la Santa Sede e la Repubblica Italiana un concordato che prevedeva la soppressione della diocesi di Bertinoro assieme a quella di Sarsina, «a condizione che le rispettive diocesi siano riunite di comune concerto ad altre diocesi vicine». Di fatto però questa decisione non fu mai ratificata da un provvedimento canonico pontificio, e il vescovo Giacomo Boschi poté rimanere sulla sua sede fino al 1807, quando fu trasferito a Carpi. Seguirono diversi anni di sede vacante, durante i quali la diocesi fu affidata in amministrazione all'arcivescovo di Ravenna, in qualità di metropolita. Nel 1817 fu nominato un nuovo vescovo di Bertinoro, il cappuccino Federico Bencivenni, ma poiché molti dei beni ecclesiastici erano stati venduti, si trovava in una situazione economica miserevole.
Il 28 agosto 1824 in forza della bolla Dominici gregis di papa Leone XII la sede di Bertinoro fu unita a quella di Sarsina. L'unione con Sarsina, problematica soprattutto per la difficoltà di comunicazione tra le due sedi, fu revocata attorno al 1872, quando la diocesi di Sarsina tornò ad avere un proprio vescovo.
Il 7 luglio 1850 cedette una porzione di territorio a vantaggio dell'erezione della diocesi di Modigliana (oggi diocesi di Faenza-Modigliana).
Dal 1924 al 1930 Bertinoro fu unita in persona episcopi alla diocesi di Sarsina con il vescovo Antonio Scarante.
Al momento dell'unione definitiva con la diocesi di Forlì, Bertinoro comprendeva 41 parrocchie nei comuni di Bertinoro (8), Cesena (5), Civitella di Romagna (4), Forlì (6), Forlimpopoli (5), Meldola (5), Predappio (7) e Santa Sofia (1). In questo numero della Gazzetta Ufficiale è contenuto l'elenco delle 41 parrocchie della diocesi che ottennero la qualifica di "ente ecclesiastico civilmente riconosciuto" dal Ministero dell'Interno, in forza della Legge 20 maggio 1985 n. 222, art. 29. Tale qualifica fu concessa con decreto ministeriale del 5 novembre 1986 su richiesta del vescovo di Bertinoro del 24 giugno precedente.
Sedi unite Il 9 giugno 1976 Giovanni Proni, vescovo di Bertinoro e coadiutore di Paolo Babini a Forlì, succedette al Babini sulla sede forlivese, unendo così in persona episcopi le due diocesi.
Il 30 settembre 1986, in forza del decreto Instantibus votis della Congregazione per i Vescovi, fu stabilita la piena unione delle due diocesi e la nuova circoscrizione ecclesiastica ha assunto il nome attuale.
Cronotassi dei vescovi Si omettono i periodi di sede vacante non superiori ai 2 anni o non storicamente accertati. Vescovi di Forlì San Mercuriale I † (IV secolo) Teodoro † (menzionato nel 452)Secondo Lanzoni Teodoro non fu vescovo Foroliviensis ma Foroiuliensis, ossia di Fréjus. Crescente † (menzionato nel 649) Vincenzo † (menzionato nel 680) Apollinare † (prima dell'858 - dopo l'861) Bartolomeo † (menzionato nell'887) Ruggero † (menzionato nel 910 ?) Paolo † (menzionato nel 939) Uberto † (menzionato nel 962) Rainero † (X secolo) Teodorico † (X secolo) Ottone † (X secolo)I vescovi Rainero, Teodorico e Ottone sono collocati da Cappelletti nella seconda metà del X secolo senza alcun riferimento cronologico più preciso; Gams invece li pone nella prima metà dell'XI secolo, poiché Uberto è, a suo avviso, ancora menzionato nel 997. Fausto Anderlini † (menzionato nel 1001) Rodolfo I † (menzionato nel 1016) Giovanni I † (menzionato nel 1072) Pietro † (menzionato nel 1118) Drudo † (menzionato nel 1149) Alessandro † (prima del 1160 - dopo gennaio 1189) Giovanni II † (prima del 1192 - dopo il 1204) Alberto I † (prima del 1206 - dopo il 1220)Per alcune vicende che coinvolsero i vescovi da Giovanni II a Richelmo, in opposizione agli abati di San Mercuriale, si veda: Ricciardello Belmonti † (1225 - ?) Alberto II † (1232 - ?) Enrico I † (1237 - ?) Gerolamo † (1250 - 1253) Richelmo † (1253 - 1270 deceduto) Rodolfo II † (1270 - 1280 deceduto) Enrico II † (1280 - 1285) Rinaldo † (1285 - 1302) Taddeo o Teodoro II † (1302 - 1303) Peppo Ordelaffi † (1303 - 1303)Questo vescovo è escluso da Eubel, che lo considera vescovo di Forlimpopoli. Rodolfo de' Piatesi † (1303 - 1318 ? deceduto) Tommaso Bettino de' Piatesi † (24 settembre 1318 - 1342 ? deceduto) Giovanni III † (8 luglio 1342 - 15 luglio 1348 nominato vescovo di Viterbo) Aimerico d'Autun † (2 marzo 1349 - 20 gennaio 1351 nominato vescovo di Bosa) Bartolomeo da Sanzetto, O.F.M. † (20 maggio 1351 - ? deceduto) Artaud de Mélan † (14 luglio 1372 - aprile o giugno 1379 nominato vescovo di Grasse)