La conquista francese dell'Algeria ebbe luogo tra il 1830 ed il 1857. Nel 1827, sorse una discussione tra Hussein Dey, reggente della reggenza di Algeri in capo all'Impero ottomano, ed il locale console francese che sfociò ben presto in un blocco navale imposto dalla Francia (ma in realtà dannoso per i mercanti francesi). Dopo vari contrasti minori la Francia nel 1830 invase e conquistò Algeri, prendendo rapidamente il controllo delle restanti comunità costiere. I successi totalizzati spinsero la Francia ad intraprendere una vera e propria campagna militare contro l'Algeria che portò all'arrivo di nuovi uomini per schiacciare ogni tipo di resistenza interna al paese.

L'obiettivo di questa conquista, da parte della Francia, era quello di combattere e addirittura distruggere la pirateria barbaresca, praticata per secoli dalle popolazioni locali arabo-berbere musulmane contro i civili europei bianchi e cristiani, catturati per essere ridotti in schiavitù fisica (per gli uomini) e sessuale (per le donne), al fine di mettere in sicurezza l'Europa e le coste del Mediterraneo, nonché di liberare i civili europei tenuti in schiavitù.

Le forze di resistenza algerine erano divise in due parti: l'una sotto il comando di Ahmed Bey a Costantina, ad est, e le forze nazionaliste in Cabilia a ovest. La sigla di trattati separati coi nazionalisti alla guida di `Abd al-Qādir permise ai francesi dapprima di concentrarsi sull'eliminazione delle restanti minacce ottomane e poi alla presa definitiva di Costantina nel 1837. Al-Qādir a questo punto riprese una propria resistenza ad ovest con l'appoggio del Marocco dal 1842 sino a quando lo stesso sultanato locale, su pressione del diplomatica francese (dopo la sconfitta nella prima guerra franco-marocchina) non venne estromesso anche dal Marocco, arrendendosi alle forze francesi nel 1847.

Il contesto storico Il dominio ottomano

La regione algerina negli anni 1830 era solo parzialmente sotto il controllo dell'Impero ottomano. Un dey governava l'intera reggenza di Algeri, ma questi poteva esercitare un controllo diretto solo nella città di Algeri e nelle sue vicinanze, con altri baliaggi stabiliti in poche altre aree influenti come Orano e Costantina. Il resto del territorio (incluso gran parte dell'entroterra) era solo nominalmente sotto il dominio ottomano ma in realtà era controllato dai capi tribali berberi locali. Lo stesso dey era molto indipendente nelle proprie decisioni dal sultano ottomano, pur essendo supportato (o controllato, a seconda delle prospettive storiche) dai giannizzeri turchi di stanza ad Algeri. Il territorio confinava ad ovest col sultanato del Marocco e ad est con la reggenza di Tunisi. Il confine ad ovest era segnato ufficialmente dal corso del fiume Tafna, ma esso fu soggetto a continui cambiamenti a seconda delle tribù locali e della loro influenza nel controllo del territorio.

La reggenza di Algeri, era inoltre una delle principali basi dei pirati barbareschi e degli schiavisti berberi che da secoli attaccavano le navi europee e gli insediamenti costieri del Mediterraneo e dell'Atlantico settentrionale. Come il resto della Costa berbera, la reggenza di Algeri viveva del commercio degli schiavi e di beni catturati da Europa, America e Africa sub-sahariana. Le potenze europee bombardarono Algeri in differenti occasioni per rappresaglia e gli Stati Uniti provocarono le guerre barbaresche per impedire l'attacco alle navi commerciali della tratta verso le Americhe.

L'inizio della conquista francese La conquista dell'Algeria iniziò durante gli ultimi mesi della Restaurazione borbonica da Carlo X, il quale sperava con questo gesto di porre definitivamente fine alla pirateria islamica e nel contempo di incrementare la propria popolarità presso il popolo francese, in particolare quello di Parigi, dove vivevano pure molti veterani delle guerre napoleoniche. Egli pensava con questo gesto di smuovere il sentimento patriottico dei francesi e nel contempo di distoglierli dalla sua politica interna. Il commercio di schiavi e la pirateria algerina cessarono immediatamente con la conquista francese di Algeri.Chisholm, Hugh, ed. (1911). "Barbary Pirates". Encyclopædia Britannica (11th ed.). Cambridge University Press.

L'"Affare del Ventaglio" Nel 1795–96, la Repubblica Francese aveva preso dei contatti di fornitura per l'acquisto di grano necessario al sostentamento dell'esercito francese da due mercanti ebrei di Algeri, ma Carlo X nell'Ottocento sembrava tutt'altro che intenzionato a saldare i debiti della Repubblica. Questi mercanti, che a loro volta avevano nel frattempo contratto debiti con Hussein Dey, il governante ottomano di Algeri, dissero di non poter saldare i loro conti dal momento che ancora a distanza di oltre trent'anni essi stavano attendendo i pagamenti da parte della Francia. Il dey cercò di negoziare con Pierre Deval, console francese, una rettifica della situazione, ma ogni sforzo si rivelò vano al punto che il Dey sospettò Deval di collaborazionismo coi mercanti ai danni dell'Algeria. Il nipote di Deval, Alexandre, console a Bône, iniziò in contemporanea una serie di opere di fortificazione dei magazzini francesi di Bône e La Calle contravvenendo ai termini di accordi presi in precedenza..

Dopo continui incontri nei quali Deval si rifiutò di provvedere risposte esaurienti, il 29 aprile 1827 il dey colpì Deval col suo scacciamosche (all'epoca definito genericamente ventaglio) in segno di protesta. Carlo X sfruttò quest'occasione per chiedere attraverso le proprie forze diplomatiche delle scuse formali da parte del dey, e quindi iniziò un blocco commerciale ai danni di Algeri. Il blocco continuò incessante per tre anni, ma venne essenzialmente a danno dei mercanti francesi i quali erano impossibilitati a concludere affari sulla costa di Algeri mentre i pirati barbareschi erano in grado di sfuggire tranquillamente al blocco. Quando la Francia nel 1829 inviò il proprio ambasciatore al dey con una proposta di negoziato, questi rispose cannoneggiando le navi del blocco. I francesi si risolsero quindi a soluzioni di forza..

Dopo il fallimento della visita dell'ambasciatore, Carlo X nominò presidente Jules, principe di Polignac, uno strenuo conservatore, atto che oltraggiò oltremodo l'opposizione liberale francese che aveva all'epoca la maggioranza alla Camera dei Deputati di Parigi. Polignac aprì dei negoziati con Muhammad Ali d'Egitto per dividersi il Nord Africa. Ali, fortemente influenzato dagli inglesi (pur essendo nominalmente vassallo degli ottomani), rigettò quest'idea. Fu a questo punto che il re e Polignac conclusero che la guerra per la conquista di Algeri e la fine della reggenza ottomana locale fosse l'unica prospettiva possibile..

L'invasione di Algeri

L'ammiraglio Guy-Victor Duperré ottenne il comando a Tolone di un'armata di 600 navi che veleggiarono verso Algeri. Seguendo un piano per l'invasione dell'Algeria originariamente sviluppato sotto Napoleone I nel 1808, il generale Louis-Auguste-Victor de Ghaisnes, conte di Bourmont sbarcò quindi con soldati a 27 km da Algeri, a Sidi Ferruch, il 14 giugno 1830. A contrastare i francesi, il dey inviò giannizzeri, fanti dei bey di Costantina e Orano, e circa cabili.. I francesi stabilirono una potente testa di ponte e respinsero gli algerini grazie in parte all'artiglieria superiore ed alla migliore organizzazione. Il 19 giugno i francesi sconfissero le armate del dey alla battaglia di Staoueli, ed entrarono ad Algeri il 5 luglio dopo tre settimane di campagna.. Il dey accettò la capitolazione in cambio della sua libertà ed il mantenimento dei propri possedimenti e delle proprie ricchezze personali. Cinque giorni più tardi, si portò in esilio a Napoli con la sua famiglia. I giannizzeri turchi abbandonarono anch'essi il territorio facendo ritorno in Turchia.. La partenza del dey pose fine a 313 anni di governo ottomano del territorio.

Mentre il comando francese aveva nominalmente concordato di preservare le libertà, le proprietà e le libertà religiose degli abitanti locali, le truppe francesi si diedero immediatamente al saccheggio in città, arrestando ed uccidendo la popolazione per ragioni arbitrarie, assaltando le proprietà e dissacrando siti religiosi. A metà agosto, le ultime autorità turche vennero deportate. Una stima indica che beni per più di di franchi dell'epoca finirono nelle mani di privati durante il saccheggio.. Questa attività ebbe un profondo effetto sulle future relazioni tra occupanti francesi e nativi algerini. Una commissione francese nel 1833 scriveva "li abbiamo posti a morte per semplice sospetto e senza processo anche nel caso di quelle persone la cui colpevolezza era dubbia... abbiamo massacrato il popolo ... abbiamo trattato con barbarie anche i barbari". L'eliminazione delle autorità turche ebbe ad ogni modo un effetto imprevisto, e cioè la recrudescenza della resistenza locale all'occupante.. I metodi utilizzati dall'egemonia francese raggiunsero il genocidio che, unitamente alla carestia ed alle malattie, portarono alla morte di - di algerini sui all'epoca ivi residenti.Dominik J. Schaller, in Donald Bloxham, A. Dirk Moses (eds.)The Oxford Handbook of Genocide Studies, Oxford University Press, 2010 p.356.Asafa Jalata,Phases of Terrorism in the Age of Globalization: From Christopher Columbus to Osama bin Laden, Springer, 2016 pp.92-93.Ben Kiernan, Blood and Soil: A World History of Genocide and Extermination from Sparta to Darfur, Yale University Press 2007 pp.364ff.

La notizia della conquista di Algeri raggiunse Parigi quando Carlo X era ormai stato deposto durante i tre gloriosi giorni del luglio 1830, e quando suo cugino Luigi Filippo, il "re cittadino", era ormai stato nominato sovrano della monarchia costituzionale. Il nuovo governo, composto da liberali oppostisi a loro tempo alla spedizione di Algeri, appariva riluttante a proseguire la conquista iniziata dal vecchio regime. Ad ogni modo, la vittoria ad Algeri era stata enormemente popolare in Francia, ed il nuovo Luigi Filippo decise di ritirare solo una parte delle forze d'invasione. Il generale Bourmont, che aveva inviato delle truppe ad occupare Bona ed Orano, le ritirò con l'idea di tornare in Francia e restaurare Carlo X al trono. Quando realizzò gli intenti del nuovo governo, preferì l'esilio in Spagna. Luigi Filippo lo rimpiazzò con Bertrand Clauzel nel settembre del 1830.

Il bey di Titteri, che aveva partecipato alla battaglia di Staouéli, tentò di coordinare la resistenza ai francesi coi bey di Orano e Costantina, ma non fu in grado di accordarsi con loro per il comando. Clauzel nel novembre di quello stesso anno guidò una colonna francese di 8000 uomini a Médéa, capitale di Titteri, perdendo 200 uomini nelle varie schermaglie. Dopo aver lasciato 500 uomini a Blida occupò Médéa senza resistenza, dal momento che il bey l'aveva abbandonata volontariamente. Dopo aver installato in loco una nuova guarnigione, tornò ad Algeri. Al suo arrivo a Blida, seppe che la locale guarnigione era stata attaccata dai cabili, e per rappresaglia uccise un gruppo di persone tra cui donne e bambini, attirandosi l'opposizione della popolazione locale. Clauzel decise di ritirare la guarnigione sul posto e di tornare ad Algeri..

L'inizio della colonizzazione