Il Reggimento "Cavalleggeri Guide" (19°) è un'unità dell'arma di cavalleria dell'Esercito Italiano. Il reggimento appartiene alla specialità "cavalleria di linea" che, affiancata dal 1999 alla specialità "carristi", include i reggimenti tradizionali dell'arma. Dal punto di vista storico il Reggimento "Guide" rappresenta il primo punto di contatto dell'antica cavalleria di linea con la specialità carristi dato che nel 1933-34 fu proprio il Reggimento Guide, attraverso il Reggimento Carri Armati (unità capostipite della specialità carristi e primo ente propulsore della meccanizzazione dell’Esercito), la prima unità di cavalleria ad essere dotata, sia pure per un brevissimo periodo, di veicoli da combattimento cingolati.

Il reggimento è attualmente inquadrato nella Brigata bersaglieri "Garibaldi" (Grande Unità meccanizzata) della quale costituisce la pedina esplorante. La base del reggimento è a Salerno e il suo motto è "Alla vittoria ed all'onor son guida".

Storia

Le origini Il 10 aprile 1859 venne costituito uno Squadrone di Guide a cavallo composto da 7 ufficiali e 150 uomini, prelevati dagli Squadroni dei vari Reggimenti a cavallo già esistenti e con al comando il capitano Ercole Rizzardi, col compito di assicurare il servizio di staffette tra i quartieri generali e le divisioni. Oltre all'armamento, sciabola e pistola, le Guide erano equipaggiate quindi di sabretache, una caratteristica borsa portacarte in cui riporre i documenti da recapitare, soprannominata scherzosamente "marmotta". Con successivo decreto il 25 febbraio 1860 si costituì il Reggimento Guide, che poi passerà alla specialità Cavalleggeri e che, unica tra tutte le unità di cavalleria, non assunse una denominazione inerente ad una città o ad una provincia del Regno, bensì un appellativo connesso con la propria particolare funzione.

Le prime campagne

Con la costituzione del Regno d'Italia il reggimento "Guide" entrò a far parte del Regio Esercito, prendendo parte tra il 1864 e il 1866 alla lotta al brigantaggio in Campania e nella Capitanata. Nel 1866, nel corso della III guerra d'indipendenza, il reggimento venne inquadrato nel I Corpo d'Armata dell'Armata del Mincio prendendo parte alla battaglia di Custoza. Tra le località degli scontri il piccolo centro abitato di Oliosi a nord di Valeggio dove il 4º squadrone, che disponeva di soli quarantaquattro uomini, caricò l'avversario consentendo lo schieramento della fanteria di linea italiana, mentre nella stessa giornata e nella stessa località di Oliosi il 3º squadrone al comando del tenente Vittorio Asinari di Bernezzo consentì con il suo intervento ai superstiti del 44º Reggimento fanteria "Forlì" di mettere in salvo il vessillo del proprio reparto, mentre a Monzambano il comandante del reggimento, radunati il 1º e 2º squadrone alla difesa dei ponti sul Mincio. A riconoscimento della condotta del reggimento nelle diverse azioni della battaglia, lo stendardo del reggimento "Guide" venne decorato con la medaglia d'argento al valore militare.

Negli anni 1877-1878 il reggimento "Guide" contribuì alla formazione del I° Squadrone Cavalleria Africa e dello Squadrone Cacciatori a Cavallo che furono impiegati nelle operazioni in Eritrea. Dopo aver assunto le denominazioni nel 1871 di "19º Reggimento di Cavalleria (Guide)" e nel 1876 di "Reggimento di Cavalleria Guide (19°)", inquadrato definitivamente nella specialità cavalleggeri, il 16 dicembre 1897, divenne "Reggimento Cavalleggeri Guide (19°)".

Il reggimento "Guide" prese parte alla guerra italo-turca, inviando sul finire del 1911 il 2º e il 4º squadrone e, dopo la conclusione formale delle ostilità con il trattato di Losanna del 18 ottobre 1912, i due squadroni proseguirono l'attività di contrasto alla guerriglia fino al gennaio dell'anno successivo.

Prima guerra mondiale Allo scoppio della prima guerra mondiale il Reggimento "Guide", similmente agli altri reggimenti dell'arma pesantemente vincolati dalle caratteristiche di "guerra di posizione" che aveva assunto il conflitto e dalla conseguente rarefazione delle possibilità di impiego delle unità a cavallo, costituì due compagnie mitraglieri appiedate, la 737ª e la 738ª, che si distinsero sul Carso già nel 1915. Tutto il reggimento, appiedato, combatte l'anno successivo nel settore di Monfalcone e nell'offensiva del 14 giugno conquistò importanti posizioni, catturando quattrocentosedici prigionieri, cinque mitragliatrici e ingenti materiali. Nell'ottobre 1917, a seguito degli eventi di Caporetto, il Reggimento "Guide" ha concorso alla protezione del ripiegamento della 3ª Armata nella zona di San Vito al Tagliamento, mentre le compagnie mitraglieri difesero strenuamente il ponte di Lucinico sull'Isonzo e il ponte della Delizia sul Tagliamento punti di obbligato attraversamento dei citati corsi d'acqua per la messa in salvo delle divisioni di fanteria. Sul finire del conflitto, analogamente agli altri reggimenti di cavalleria, il Reggimento "Guide" partecipò all'inseguimento dell'Esercito Austro-ungarico ormai in rotta. Dal 30 ottobre 1918 in poi, forzati in rapida successione i fiumi Piave e Livenza, il reggimento prese parte all'occupazione dell'abitato di Sacile, proseguendo su Cordenons e dopo avere attraversato il Tagliamento venne raggiunto e fermato dall'armistizio a Pozzuolo del Friuli, dove appena un anno prima si erano distinti i reggimenti Genova Cavalleria e Novara e il sacrificio dell’intera Brigata di fanteria “Bergamo” rimasta sul posto per contenere lo sfondamento nemico. Per l'azione con cui venne occupata Sacile, lo Stendardo del reggimento Guide venne decorato con una Medaglia di Bronzo al Valor Militare.

Periodo tra le due guerre mondiali Nel 1920 il reggimento si stanziò a Padova, nello stesso anno, a seguito della riduzione dell'Arma di cavalleria imposta dalla smobilitazione dell'Esercito, il Reggimento incorporò due squadroni del disciolto reggimento "Cavalleggeri di Lucca" ed assunse la denominazione di Reggimento cavalleggeri "Guide". Ad esso furono affidati in temporanea custodia le tradizioni dei disciolti reggimenti Lancieri di Milano (7°), Cavalleggeri di Lucca (16°), Cavalleggeri di Padova (21°) e Cavalleggeri di Vicenza (24°).

Nel 1932 il reggimento trasferì la sua sede a Parma installandosi nell'antica caserma della "Pilotta" ceduta nel 1939 al 33° Reggimento fanteria carristi.

Nel 1934 l'unità venne prescelta come la prima destinata a introdurre la meccanizzazione dell'arma al fine di restituirle efficacia tattica nella guerra moderna, affidando tale compito al 25º comandante del Reggimento, il colonnello Gervasio Bitossi.

Come si evince dal diario storico-militare del Reggimento Carri Armati, agli inizi del 1933 una dozzina tra ufficiali e sottufficiali del reggimento Guide, fra i quali il Ten. Col. Bitossi, frequentó un apposito corso sui nuovi mezzi presso il battaglione carri veloci del Reggimento Carri Armati, unità capostipite della Specialità Carristi il quale aveva sede a Bologna. Il citato battaglione, montato su carri CV 29 Carden Loyd, era al Comando del Ten. Col. carrista Valentino Babini, aveva sede a Codroipo ed era nato nel 1929 per trasformazione del preesistente battaglione autoblindomitragliatrici .

Dopo un periodo di familiarizzazione con i CV29, ricevute le nuove macchine Ansaldo 33, il reggimento iniziò la sua trasformazione in chiave meccanizzata. Si costituirono quindi il I Gruppo squadroni carri veloci "San Marco" (su 1º, 2º, 3º squadrone, il 5 gennaio 1934), il II Gruppo squadroni carri veloci "San Giusto" (4º, 5º, 6º squadrone, il 5 aprile 1934), il III Gruppo squadroni carri veloci "San Martino" (7º, 8º, 9º squadrone, il 26 giugno 1934), e il Gruppo squadroni "San Giorgio" (su due squadroni a cavallo, il 5 gennaio).

Raggiunta l'operatività nell'anno successivo i gruppi carri veloci equipaggiati con carri CV33 vennero definitivamente ceduti come reparti autonomi alle 3 Divisioni celeri. Da quel momento ognuno di questi gruppi face capo al deposito di un diverso reggimento di cavalleria Il II Gruppo carri veloci "San Giusto" venne assegnato alla 1ª Divisione celere "Eugenio di Savoia", il I Gruppo carri veloci "San Marco" alla 2ª Divisione celere "Emanuele Filiberto Testa di Ferro" e il III Gruppo carri veloci "San Martino" alla 3ª Divisione celere "Principe Amedeo Duca d'Aosta".

Il Reggimento "Guide" continuò a svolgere funzioni scolastiche sui carri veloci per il tempo necessario a formare altri sei squadroni carri veloci per i gruppi di cavalleria non inquadrati nelle divisioni.

Allo scoppio della guerra contro l’Etiopia il Reggimento Guide mobilitó inoltre il IV Gruppo squadroni carri veloci "Duca degli Abruzzi" la truppa del quale fu tuttavia tratta dalle riserve del Reggimento Carri Armati il quale da parte sua il 14 marzo 1935 provvide a mobilitare il V Gruppo squadroni carri veloci "Baldissera" tutti gli ufficiali inferiori e gli equipaggi carro di tale gruppo appartenevano all’arma di fanteria.

Oltre ai reparti già menzionati, il Reggimento "Cavalleggeri Guide" provvide a costituire dieci squadroni Carri Veloci, uno per ciascun reggimento di cavalleria ("Nizza", "Aosta", "Alessandria", "Piemonte Reale", "Vittorio Emanuele II", "Savoia", "Novara", "Firenze", "Saluzzo" e "Guide"); tali squadroni furono tuttavia tutti soppressi già nell'ottobre 1938.

Nel 1939 venne previsto di riunire i tre gruppi carri veloci delle altrettante Divisioni celeri nel 1º Reggimento "cavalleria carrista" (unità di nuova formazione) che però fu abolito già nel corso del 1940; il termine "cavalleria carrista" non ricomparve mai più negli ordinamenti dell'Esercito Italiano.

Nel 1935, mentre i reparti carri veloci mobilitati dal Reggimento Carri Armati ebbero il battesimo del fuoco in Africa Orientale, per rendere possibile lo svolgimento di un referendum imparziale nella Saar, regione contesa tra Francia e Germania, era stata stabilita la formazione di un corpo di spedizione internazionale (Saarforce). Esso era composto da uomini ( inglesi, italiani, 250 svedesi, 250 olandesi), posti al comando di un generale britannico. Nel contingente italiano, al comando del generale di brigata Sebastiano Visconti Prasca, era incluso anche uno Squadrone carri veloci (CV 33) del 19º Reggimento Cavalleggeri Guide equipaggiato con i carri veloci Ansaldo 33 appena ricevuti in consegna (il loro debutto sulla scena internazionale aveva chiari scopi promozionali sia per la vendita dei mezzi, sia per mostrare al mondo quella che nelle intenzioni poi deluse del Gen. Baistrocchi sarebbe dovuta diventare la nuova cavalleria italiana); gli altri reparti italiani inclusi nella Saarforce erano un Reggimento Granatieri su due Battaglioni e un Battaglione di formazione dell'Arma dei Carabinieri.

Il lavoro di ammodernamento intrapreso nel 1933 dal colonnello Bitossi non trovò continuatori tra i suoi colleghi di cavalleria dopo che lui ebbe lasciato il comando del reggimento Guide nel 1935 e, già nel 1938, i reggimenti di cavalleria tornarono interamente a cavallo. Il Colonnello Bitossi però ebbe modo di continuale in seno alla fanteria la sua azione di promotore e sperimentatore della meccanizzazione al Comando del 1º reggimento motocorazzato, in Libia (un battaglione di fanteria motorizzata e un battaglione carri d’assalto).

Seconda guerra mondiale