I bambini di Buchenwald sono un gruppo di 904 bambini e adolescenti sopravvissuti al campo di concentramento di Buchenwald. La maggior parte di loro si salvò grazie alla solidarietà di alcuni prigionieri più anziani che si organizzarono per la loro salvezza, riuscendo a proteggerli fino alla Liberazione. Tra i bambini sopravvissuti c'erano anche Elie Wiesel, Imre Kertész, Yisrael Meir Lau, David Perlmutter, Izio Rosenman, Thomas Geve, Gert Schramm (il più giovane prigioniero nero del campo) e i piccoli Stefan Jerzy Zweig e Joseph Schleifstein. C'erano anche i giovani ebrei italiani Sabatino Finzi e Gilberto Salmoni.

La sopravvivenza a Buchenwald

Quando l'11 aprile 1945 giunsero a Buchenwald le truppe di liberazione americane, fra i 21.000 sopravvissuti c'erano 904 giovanissimi prigionieri (in maggioranza ebrei). Si trattava principalmente di adolescenti tra i 13 e i 17 anni, ma tra loro erano anche una trentina di bambini fra i 6 e i 12 anni. I due più piccoli (Stefan Jerzy Zweig e Joseph Schleifstein) avevano 4 anni. Fu di gran lunga il gruppo di bambini sopravvissuti più numeroso scoperto nei territori dell'Olocausto. La maggior parte di loro era alloggiata in due baracche: la numero 8 del campo grande e la numero 66 del Piccolo Campo, altri erano nelle 23 e 49. A rendere il caso ancora più eccezionale è che ciò avveniva in un campo di lavoro nel cuore della Germania nazista dove non si sarebbero dovuti trovare ebrei e tantomeno bambini inabili al lavoro. Inoltre, i bambini liberati erano tutti veterani dei campi di concentramento, già segnati da anni di privazioni; molti di loro erano giunti a Buchenwald a fine gennaio 1945, esausti dopo estenuanti marce della morte. Eppure la maggioranza di loro al momento della Liberazione fu trovata in condizioni meno disperate di molti altri prigionieri nel resto del campo.Gilberto Salmoni, Buchenwald una storia da scoprire, Fratelli Frilli Editori, 2016

Il caso, unico in tutta la storia dei campi di concentramento nazisti, aveva le sue ragioni.

A proteggere questi bambini e adolescenti in quelle baracche, furono alcuni coraggiosi detenuti, spesso di soli pochi anni più grandi di loro. Molti dei Kapò di Buchenwald erano stati reclutati tra i prigionieri politici comunisti e questo aiutò a formare una resistenza coesa e attiva all'interno del campo, perché molti dei bambini di Buchenwald fossero protetti dallo sterminio, dal lavoro coatto e dal trasferimento ad altri campi di concentramento.

Già nell'autunno del 1939, i detenuti politici riunitosi attorno al comunista Robert Siewert avevano salvato numerosi adolescenti polacchi creando per loro una "scuola per muratori". Nel luglio del 1943, ancora grazie all'iniziativa dei "politici", fu fondata la baracca 8 come un rifugio per 160 adolescenti polacchi, russi e ucraini nel campo. Si riuscì ad ottenere per loro delle migliori condizioni di vita, carichi di lavoro meno pesanti e l'esonero dagli appelli all'aperto. Fu a questa baracca che furono aggregati anche i primi 70 bambini e adolescenti ebrei che nell'estate 1944 erano cominciati ad arrivare al campo con i trasporti dall'Ungheria e quindi nei mesi successivi dalla Polonia (tra cui i piccoli Stefan Jerzy Zweig e Yisrael Meir Lau). I capi della baracca 8 erano Franz Leitner, comunista austriaco di Vienna, e Wilhelm Hammann, comunista tedesco di Hesse.

Nel dicembre 1944 un gruppo di 15 bambini ebrei giunti in quei giorni a Buchenwald con i trasporti dalla Polonia fu trasferito al campo di concentramento di Bergen-Belsen, dove si era creata una speciale "casa dei bambini" (Kinderbaracke), per ospitare un gruppo di 54 bambini ebrei olandesi.Hetty E. Verolme, The Children's House of Belsen, 2000 Tra questi bambini provenienti da Buchenwald c'erano Coby Lubliner (9 anni) e Yidele Henechowicz (2 anni), il più giovane prigioniero di cui si abbia notizia che sia passato per il campo.

Nel gennaio 1945, i detenuti politici riuscirono a convincere le SS a creare un ulteriore rifugio per gli adolescenti che ora arrivavano in massa con lo smantellamento dei campi nell'est. Fu così che fu creata la baracca 66 nel Piccolo Campo. Qui trovarono rifugio numerosi giovani adolescenti ebrei (tra cui Elie Wiesel, Yehoshua Robert Büchler e Felix Weinberg). A presiedere la baracca 66 erano Antonin Kalina, un comunista di Praga, e il suo vice Gustav Schiller, un comunista ebreo polacco originario di Lvov. Come già nella baracca 8, grazie alla protezione loro offerta dai prigionieri "anziani", i ragazzi erano esentati dagli sfibranti appelli mattutini e dal lavoro coatto (se non per occasionali missioni di rimozione delle macerie causate dai bombardamenti nella vicina città di Weimar, dove si sapeva che i ragazzi avrebbero potuto anche trovare del cibo). L'organizzazione riuscì anche a far pervenire ai ragazzi del vestiario e delle razioni extra di cibo da altre zone del campo, persino a creare per loro alcuni programmi di istruzione.

Il 5 aprile 1945, la baracca 66 ospitava 600 detenuti, il nucleo di gran lunga più cospicuo dei bambini di Buchenwald. In quegli ultimi giorni di vita del campo la preoccupazione maggiore fu quella di resistere all'ordine di sopprimere tutti i prigionieri ebrei e prevenire che le baracche fossero evacuate verso altri campi di concentramento. Ai bambini ebrei fu detto di rimuovere la stella di David e di sostituirla con altri simboli di riconoscimento, mentre i Kapò falsificarono i documenti e i nomi dei ragazzi, dichiarando di non avere prigionieri ebrei. Per evitare ispezioni delle SS si fece anche girare la voce che la baracca 66 fosse infestata dal tifo. Nonostante ogni sforzo non si poté impedire che molti (inclusi adolescenti come Yehoshua Robert Büchler) fossero trascinati nelle marce della morte in partenza dal campo. Il 10 aprile sembrò che tutti gli sforzi fossero inutili quando l'intera baracca 66 fu sgomberata ed i ragazzi allineati dalle guardie naziste davanti ai cancelli per abbandonare il campo ma grazie ad un provvidenziale allarme aereo Kalina poté ordinare il loro immediato ritorno nella baracca, dove essi rimasero fino alla liberazione il giorno successivo.

Non tutti i ragazzi che passarono per Buchenwald poterono essere protetti dall'organizzazione. Durante i molti anni di funzionamento del campo, centinaia di bambini e adolescenti (ebrei, rom, russi o polacchi) furono trasferiti da Buchenwald a lavorare in altri campi o a morire a Auschwitz perché "inabili" o "non più abili" al lavoro. 1600 furono quelli che perirono tra le 55.000 vittime di Buchenwald per fame, malattia, o in conseguenza di percosse o uccisi dalle guardie. Di altri adolescenti non si poté impedire che fossero assegnati a squadre di lavoro coatto anche operanti al di fuori del campo. È il caso di Imre Kertész, futuro premio Nobel per le letteratura nel 2002, che descrisse la sua esperienza nel romanzo Essere senza destino (1975). Ma anche per lui l'11 aprile fu giorno di liberazione.

Dopo la liberazione

I bambini sopravvissuti a Buchenwald erano per la maggior parte orfani. I cappellani militari americani, il rabbino Herschel Schacter e il rabbino Robert Marcus, contattarono gli uffici dell'OSE (Oeuvre de Secours aux Enfants), l'organizzazione di soccorso per bambini ebrei a Ginevra, in Svizzera. L'OSE prese accordi per inviare 427 bambini in Francia, 280 in Svizzera e 250 in Inghilterra. Il 2 giugno 1945 i rappresentanti dell'OSE arrivarono a Buchenwald e insieme al rabbino Marcus accompagnarono il trasporto in Francia. Il rabbino Schacter scortò il secondo trasporto in Svizzera. Un altro gruppo raggiunse l'Inghilterra.

Nel 2000 Judith Hemmendinger, che fu l'educatrice di molti di loro in Francia, ricorderà quanto difficile sia stato il cammino di ritorno alla "normalità" per bambini che non avevano alcuna memoria o esperienza di cosa fosse una vita "normale" e per i quali era normale rubare per procurarsi il cibo e rigettare con sospetto gli ordini di ogni autorità esterna al loro gruppo.Judith Hemmendinger and Robert Krell. The Children of Buchenwald: Child Survivors of the Holocaust and Their Post-War Lives. Jerusalem: Gefen, 2000

Mentre alcuni rimasero in Europa, molti partirono per gli Stati Uniti, il Canada o Israele. Un gruppo di 65 di loro raggiunse l'Australia, dove tutti gli anni hanno continuato a riunirsi tra di loro e quindi con mogli, figli e nipoti.

I bambini di Buchenwald

Superstiti

(a) Presenti al campo al momento della Liberazione

Léon Zyguel (1927-2015), ebreo francese. Proveniente da Auschwitz e altri campi, dopo la Liberazione tornò a vivere in Francia. Nel 2014 interpretò sé stesso nel film Una volta nella vita (Les héritiers).

Wolf Fojgel / Willy Fogel (n.1928), ebreo polacco. Proveniente dal campo di Plaszow. Dopo la Liberazione, fu tra gli orfani accolti in Francia. Maxmilian Grunfeld / Martin Greenfield (n.1928), ebreo slovacco. Proveniente da Auschwitz. Emigrò negli stati Uniti nel 1947. Autore nel 2014 di un libro di memorie. Henry Oster (1928-2019), ebreo tedesco. Proveniente dal Ghetto di Lodz e da Auschwitz. Dopo la Liberazione, fu tra gli orfani accolti in Francia. Emigrò nel 1946 negli Stati Uniti. Gert Schramm (1928-2016), afro-tedesco. Il più giovane prigioniero di colore del campo. Protetto come gli altri bambini dalla resistenza comunista del campo, dopo la Liberazione tornò a casa a piedi dalla madre. Autore nel 2011 di un libro di memorie. Jack Unikowski (Israel Unikowski, n.1928), ebreo polacco. Proveniente dal Ghetto di Łódź e da Auschwitz. Dopo la Liberazione, fu tra gli orfani accolti in Francia. Felix Weinberg (1928-2012), ebreo ceco. Proveniente da Theresienstadt e Auschwitz. Dopo la Liberazione, rientrò a Praga, da dove nell'agosto 1945 fu tra gli orfani accolti in Inghilterra. Nel 2013 uscì un suo libro di memorie. Elie Wiesel (1928-2016), ebreo rumeno. Proveniente da Auschwitz. Dopo la Liberazione, fu tra gli orfani accolti in Francia. Il suo romanzo autobiografico La notte (1960) fu tra le prime e più celebri testimonianze dell'Olocausto. Premio Nobel per la pace 1986. Binem Wrzonski (n.1928), ebreo polacco. Proveniente dal Ghetto di Łódź e da Auschwitz. Dopo la Liberazione, fu tra gli orfani accolti in Francia. Emigrò in Israele.

Yehoshua Robert Büchler (1929-2009), ebreo slovacco. Evacuato dal campo nell'imminenza della Liberazione, riuscì a fuggire nelle vicinanze di Eisenberg. Fece ritorno al campo liberato. Armand Bulwa (n.1929), ebreo polacco. Proveniente dal Ghetto di Łódź e altri campi. Dopo la Liberazione, fu tra gli orfani accolti in Francia. Autore nel 2020 di un libro di memorie. Elie Buzyn (n.1929), ebreo polacco. Proveniente dal Ghetto di Łódź. Dopo la Liberazione, fu tra gli orfani accolti in Francia. Autore nel 2019 di un libro di memorie. Chaim Finkelstajn / Charles Finkel (n.1929), ebreo polacco. Dopo la Liberazione, assieme al fratello Jacub (Jacques) fu tra gli orfani accolti in Francia. Thomas Geve (n.1929), ebreo tedesco. Deportato a Auschwitz. Dopo la Liberazione, fu tra gli orfani accolti in Svizzera. Poté riunirsi al padre, emigrato in Inghilterra prima della guerra. Emigrò nel 1950 in Israele. Fu autore nel 1958 di uno dei primi libri di memorie dell'Olocausto. Idel Goldblum / George Goldbloom (1929-2005), ebreo polacco. Proveniva dal ghetto di Łódź. Dopo la Liberazione, fu tra gli orfani accolti in Francia. Emigrò negli Stati Uniti. Jakob Kapelusz / Jerry Kapelus (n.1929), ebreo polacco. Proveniva dal ghetto di Łódź. Dopo la Liberazione, fu tra gli orfani accolti in Francia. Emigrò negli Stati Uniti e Canada. Imre Kertész (1929-2016), ebreo ungherese. Proveniente da Auschwitz. Dopo la Liberazione, ritornò in Ungheria. Scrittore, Premio Nobel per la Letteratura nel 2002. Irving Roth (n.1929), ebreo slovacco. Proveniente da Auschwitz. Dopo la Liberazione, si ricongiunse ai genitori, sopravvissuti in clandestinità. Con loro emigrò negli Stati Uniti. Autore di un libro di memorie.