La presenza degli ebrei nella storia dell'Alsazia è attestata sin dall'anno 1000. Posti al di fuori del regno di Francia non ebbero a soffrire delle espulsione decise dai vari sovrani, ma furono altresì perseguitati durante la "peste nera" (1347-1349) con l'accusa di avvelenamento dei pozzi e cacciati dai principali centri urbani. L'ebraismo alsaziano ha successivamente assunto in carattere rurale del tutto originale nell'Europa occidentale.
Ai giorni nostri si conservano varie sinagoghe sparse sul territorio, anche se oramai spesso del tutto disabitate, in quanto gli ebrei nel corso del XIX secolo ritornarono nelle maggiori città. L'Alsazia costituisce una regione storicamente importante per l'intera storia degli ebrei in Francia e rimase pesantemente colpita dalla Shoah. Attualmente la comunità ancora presente viene largamente sorpassata in numero dagli ebrei maghrebini giunti tra gli anni cinquanta e sessanta a seguito dell'esodo ebraico dai paesi arabi.
Origini
La prima comunità ebraica alsaziana si costituì attorno all'anno 1000. Una pietra votiva che evoca un dono da consegnare alla sinagoga risale all'incirca a questo periodo; è stata rinvenuta nei pressi della "Rue des Jeifs" di Strasburgo all'inizio del XX secolo. Risparmiate dalle orde dei crociati che si misero a massacrare gli ebrei nel 1096 dopo l'indizione della Prima crociata le comunità di Worms, Magonza e Spira costituirono comunità poste sotto la diretta protezione dell'imperatore, dei vescovi locali o delle municipalità.
Nel corso del XII secolo Beniamino di Tudela riferì d'innumerosi studiosi ebrei presenti a Strasburgo, citando diversi "israeliti saggi e ricchi".
A partire dalla Seconda crociata (1147) i documenti storici menzionano gli ebrei alsaziani. Il XIII secolo è stato caratterizzato da numerosi atti di discriminazione i quali condussero a volte a vere e proprie aggressioni fisiche, da Wissembourg fino a Rouffach. La Chiesa mantenne sempre uno spiccato antigiudaismo e non mancò mai di dare un'immagine estremamente negativa degli ebrei, come ben dimostra la famosa statua presente all'esterno della cattedrale di Strasburgo che rappresenta la "Sinagoga" bendata (cieca di fronte al messaggio di Cristo) e con in mano una lancia spezzata (priva del tutto di validità morale e forza fisica).
Statue del tutto simili e risalenti allo stesso periodo esistono sia in Francia che in Germania.
Persecuzione: massacro di San Valentino Tra il 1336 e il 1339 un'insurrezione di contadini cristiani poveri e analfabeti, gli "Judenschläger" (quelli che si frappongono agli ebrei), guidati da un oste chiamato Amleder crearono un autentico regno del terrore in tutta la regione giungendo a minacciare fisicamente gli ebrei i quali, a Colmar, si ritrovarono costretti a porsi sotto la protezione delle autorità imperiali ed episcopali.
Ma i tempi peggiori furono quelli in cui si scatenò l'epidemia di "peste nera" alla metà del XIV secolo; in Alsazia e altrove gli ebrei furono accusati di propagarla con l'intento di sterminare così l'intera cristianità. Se nel Contado Venassino meridionale il papa protesse gli ebrei (i cosiddetti "Ebrei del papa"Histoire des Juifs en France, Privat, Éditeur, Toulouse, 1972 (référencé comme HJF plus loin dans cet article), première partie, chapitre 2 le autorità preposte non poterono invece fare nulla a Strasburgo, tanto più che i rappresentanti delle città imperiali riuniti a Benfeld decisero all'unanimità di annientare ("abzuschaffen") tutti gli ebreiHJF, prima parte, XII capitolo, p. 21.
Nonostante l'opposizione dell'"Ammeister" (vale a dire il capo delle corporazioni) Pierre Schwarber - che per tale posizione perse la propria carica, la sua fortuna e lo stesso diritto di soggiorno - la folla guidata dalle corporazioni artigiane assunse il potere della città e il 14 febbraio del 1349, festa di San Valentino, si diede il via alla "caccia all'ebreo" (passato alla storia come il pogrom di Strasburgo). Coloro che riuscirono a sfuggire ai primi massacri vennero raggruppati e condannati alla morte sul rogo; allo stesso tempo anche gli ebrei di Colmar furono bruciati vivi in un luogo che sarà ribattezzato "Judenloch" (la fossa degli ebrei), nome ancora utilizzato per indicare una zona commerciale della cittadina.
Anche se dopo gli scontri gli ebrei sopravvissuti che avevano trovato una via di salvezza nelle campagne circostanti poterono far ritorno in città, questi tragici eventi segnarono una radicale trasformazione dell'ebraismo alsaziano il quale divenne perlopiù rurale per i successivi V secoli.
Dal 1350 al 1648 Fino all'annessione compiuta da Luigi XIV di Francia nel 1648 l'Alsazia rimase governata da più signori secolari o ecclesiastici appartenenti al Sacro Romano Impero; la casa regnante degli Asburgo, il vescovado e la repubblica di Strasburgo furono i poteri temporali di maggior importanza. Il destino di vita o di morte degli ebrei dipese pertanto dall'arbitrio delle autorità locali.
Alla metà del XIV secolo i massacri correlati al terrore nei confronti della peste annientarono le comunità ebraiche delle città alsaziane. Il divieto per gli ebrei di abitare in città venne trasformato in legge verso la fine del secolo; espulsi da Strasburgo nel 1388 (dopo essere stati riammessi nel 1362), da Riquewihr nel 1420, da Molsheim e Saverne nel 1440, da Sélestat nel 1470, da Rouffach nel 1472 e dall'intera Decapoli nel 1477. Si stima in 120 il numero di famiglie che rimasero residenti in Alsazia nel XVI secolo, in particolare a Bergheim ove esistettero 17 famiglie e la sede del rabbinato dell'Alta-AlsaziaHJF, seconda parte, seconda sezione, II capitolo.
Gli ebrei alsaziani non sfuggirono neppure all'"accusa del sangue" (il rito di un omicidio commesso contro un bambino cristiano in spregio alla passione di Gesù). Nel 1470 a Endingen am Kaiserstuhl i parrocchiani scopersero, durante i lavori di rifacimento della Chiesa locale un ossario, all'interno del quale vi erano il corpo di un uomo e di una donna così come i resti di due bambini decapitati. Immediatamente la "voce pubblica" li identificò con una povera famiglia scomparsa misteriosamente otto anni prima, dopo essere stata veduta per l'ultima volta entrare nella casa di un ebreo: ne seguì il processo per "crimine rituale". Nonostante la totale assenza di prove tutti gli ebrei del contado vennero condannati e fatti giustiziareGiovanni Miccoli, Contre-enquête sur les meurtres rituels des Juifs, L’Histoire numero 334, settembre 2008, p. 14.
Gli ebrei dipesero dal Tribunale della Camera imperiale, sottoposti al potere locale e a qualsiasi decisione arbitraria. A partire dal 1388 ebbero il diritto di recarsi a Strasburgo, ma solamente di giorno; una tromba che veniva fatta suonare dalla cima della cattedrale, il "Grüsselhorn", ricordava loro quando dovevano abbandonare la città: questo stato di cose continuò fino al 18 luglio del 1791. Restrizioni sulle attività commerciali, sugli insediamenti e sulla pratica del culto furono numerose e l'obbligo di indossare una rotella gialla sopra il vestito venne imposto nel XVI secolo a Haguenau.
Una figura in particolare domina l'ebraismo alsaziano di questo periodo, quella di Josel de Rosheim, che con la sua conoscenza, talento e gli interventi presso gl'imperatori del Sacro Romano Impero Massimiliano I d'Asburgo, Carlo V d'Asburgo e Ferdinando I d'Asburgo difese con successo gli ebrei contro le misure discriminatorie imposte su di loro. Carlo V lo nominò "Comandante della nostra nazione ebraica nel Sacro Romano Impero" (Befelshaber Gemeiner unser Judenshafft in Heiligen Reiche).
Dal 1648 al 1789 Nel 1648 fu firmato il trattato di Vestfalia, attraverso cui l'Alsazia -assieme ai tre vescovadi del Ducato di Lorena - entrò a far parte integrante del regno di Francia. La città di Strasburgo invece non divenne francese fino al 1681.
Gli ebrei non vennero espulsi, anzi mantennero lo stesso status che avevano sotto la dominazione tedesca, cioè quello di stranieri; in Alsazia non vi erano più di 2000 persone, perlopiù in condizioni assai miserevoli.
Gli ebrei continuarono a non avere il diritto di risiedere in città o di possedere terre; non poterono quindi mai essere contadini. Questa regola sta all'origine della fisionomia dell'ebraismo rurale alsaziano. Popolarono piccoli villaggi e borghi ove intrapresero le attività di commercianti, mercanti ambulanti (vedi Colportore) e prestatori di denaro a tasso d'interesse; mentre le prescrizioni concernenti l'abbigliamento caddero col tempo in disuso.
Ma le restrizioni alla vita comunitaria furono molteplici; impediti a celebrare pubblicamente le festività ebraiche, impediti nell'invitare un cristiano alla circoncisione, l'obbligo per le donne di utilizzare i bagni pubblici solo la sera o la mattina presto, il divieto di alloggiare un correligionario per più di due giorni, il divieto di far seppellire i propri morti di domenica, il divieto - sotto la pena di ammenda - di acquistare armi ecc. L'intendente La Grange scrive nelle proprie memorie: "essi si prestano all'usura, vendono cibo ed alte mercanzie e non vi è nulla che non si possa trovare nei loro scambi commerciali, il che però non li fa sostanzialmente dei produttori. Pochissimi di loro possono essere considerati felici e nessuno può essere detto ricco".
La situazione cominciò leggermente a migliorare con le lettere patenti del 1657, in seguito con l'ordinanza del 1674; lo status degli ebrei alsaziani si allineò con quello degli ebrei di Metz. Il "pedaggio fisico" venne abolito. Quelli del resto della provincia rimasero però assimilati agli stranieri e pertanto soggetti al "pedaggio" (o "tassa corporale"). Nel 1681 venne creato il rabbinato alsaziano; Aaron Wormser fu nominato rabbino capo dell'intera regione, la più alta autorità per tutti gli affari ebraici: l'ufficio ebbe tre titolari e scomparve nel 1721.
Fino alla rivoluzione francese vi furono tre "gran rabbinati", in Alta-Alsazia, a Ribeauvillé e in seguito a Uffholtz e quattro nella Bassa-Alsazia, a Haguenau. I rabbini svolgevano sia funzioni sacerdotali che amministrative e giudiziarie all'interno della comunità e venivano nominati dal potere civile.
Il miglioramento della condizione degli ebrei si tradusse con un incremento demografico; i vari conteggi effettuati dimostrano un aumento della popolazione ebraica alsaziana, anche se si rilevano essere alquanto imprecisi: nel 1689 525 famiglie corrispondenti a 2.600 persone, nel 1697 3.655 persone, nel 1716 1269 famiglie con 6.000 persone.
Come regola generale i principi protessero gli ebrei in quanto fonti costanti di reddito; mentre le città vietavano loro la residenza per paura della concorrenza commerciale. Il potere reale centrale tese a generalizzare uno status unico per gli ebrei, decisamente più favorevole rispetto a quello imposo dalle autorità locali.
In tempo di guerra gli ebrei s'impegnarono nel commercio di cavalli e i servizi resi agli eserciti regi procurarono da parte delle autorità un certo favore nei loro confronti. Alla fine del XVIII secolo Cerf Beer (1726-93), fornitore dell'esercito nonché superiore generale e amministratore degli ebrei alsaziani, condusse una lunga battaglia a favore della comunità. Nel gennaio del 1784 un editto reale abrogò il "pedaggio corporale" (Leibzollou Judenzoll), anche se Strasburgo continuò a farlo pagare sul ponte del Reno.
Allo stesso tempo Berr aprì un contenzioso con la città per il diritto di soggiorno e di proprietà; solo il 21 settembre del 1791 l'assemblea nazionale costituente con una legge apposita concesse per la prima volta nella storia della Francia a tutti gli ebrei della nazione questi dirittiHJF, seconda parte, seconda sezione, III capitoloHJF, seconda parte, seconda sezione, VII capitolo; le controversie tra ebrei avrebbero dovuto essere risolte, anche in caso di appello alle autorità civili, secondo le leggi ebraiche.