Il Regno di Polonia degli Jagelloni fu la denominazione dello stato polacco negli anni tra la celebrazione del matrimonio di Jogaila nel 1386 e l'Unione di Lublino del 1569.

La dinastia fu fondata dal granduca lituano Jogaila (noto dopo la sua incoronazione in Polonia come Ladislao II Jagellone), il cui matrimonio con la regina Edvige di Polonia diede luogo all'unione polacco-lituana. La collaborazione portò vasti territori controllati dal Granducato di Lituania nella sfera di influenza della Polonia e si rivelò vantaggiosa sia per il popolo polacco che per quello lituano, che coesistettero e cooperarono in una delle più grandi entità politiche dell'Europa orientale e non solo per i prossimi quattro secoli a venire...

Nella regione del mar Baltico, la Polonia stava affrontando ancora un periodo travagliato dal punto di vista diplomatico con lo Stato monastico dei Cavalieri Teutonici: le lotte culminarono con uno scontro su vasta scala, la battaglia di Grunwald (1410), un altro avvenimento fondamentale coincise con la firma della pace di Toruń del 1466 sotto il re Casimiro IV Jagellone; il trattato gettò le basi per la costituzione del futuro ducato di Prussia. Nel sud, la Polonia affrontò in più occasioni l'Impero ottomano e i tatari di Crimea, e nell'est assistette la Lituania a combattere la Moscovia, un'altra crescente potenza in tale regione geografica. Grazie all'espansione territoriale della Polonia e della Lituania, si riuscì ad accorpare anche sotto lo stesso stendardo la parte meridionale della Livonia (odierna Lettonia).

Nel periodo jagelloniano, il Regno si sviluppò come uno stato feudale improntato prevalentemente sull'economia legata all'agricoltura, tanto che i latifondisti assunsero un ruolo sempre più dominante. L'atto Nihil novi adottato dal sejm (parlamento) polacco nel 1505 trasferì la maggior parte del potere legislativo ai membri dell'organo stesso a scapito del monarca: questo evento segnò l'inizio di una fase storica chiamata "Libertà dorata", detta anche della "democrazia nobiliare".

Gli effetti della Riforma protestante si fecero sentire in maniera intensa nella Polonia cristiana e culminarono con politiche di tolleranza religiosa uniche nell'Europa di quel tempo. Il Rinascimento europeo promosso da Sigismondo I il Vecchio in età avanzata e dal suo successore Sigismondo II Augusto condusse a un'estrema fioritura in ambito culturale.

Storia L'ascesa degli Jagelloni

Nel 1385, fu suggellata l'Unione di Krewo tra la regina Edvige di Polonia e Jogaila, al tempo granduca di Lituania, il sovrano dell'ultimo stato rimasto ancora fedele a riti pagani in Europa. L'atto vincolava Jogaila al battesimo e al matrimonio della coppia, da cui scaturì l'inizio della collaborazione tra polacchi e lituani. Dopo aver ricevuto il sacramento, Jogaila divenne noto in Polonia da allora con il suo nome di battesimo Ladislao (Władysław) e con la versione polacca del suo nome lituano, Jagellone (Jagiełło). L'unione rafforzò entrambe le nazioni nella loro lotta comune con l'ordine teutonico e alla crescente minaccia costituita dal Granducato di Mosca..

Vaste distese di terre della Rus', compreso il bacino del fiume Dnepr e i territori che si estendono a sud fino al mar Nero, erano a quel tempo sotto il controllo lituano: per ottenere il controllo di questi estesi possedimenti, lituani e ruteni avevano preso la parte alla battaglia delle Acque Blu nel 1362 o 1363 contro gli invasori mongoli e avevano approfittato del vuoto di potere a sud e ad est causato dalla distruzione innescata dagli asiatici nella Rus' di Kiev. La componente etnica del Granducato così come estesosi nella seconda metà del XIV secolo annoverava una più numerosa comunità rutena e di fede ortodossa.. L'espansione territoriale portò ad un confronto tra la Lituania e la Moscovia, oltre che a un costante flusso di scambi commerciali e di conflitti con il Khanato dell'Orda d'Oro.. Componendo un mosaico del tutto unico nel continente europeo, l'unione collegava due stati geograficamente situati sui lati opposti della grande divisione di civiltà tra il mondo cristiano occidentale o latino e il mondo cristiano orientale o bizantino.

L'intenzione dell'avvicinamento tra Vilnius e Cracovia era quella di creare uno stato comune amministrato da Ladislao II Jagellone, ma l'oligarchia della szlachta (la nobiltà polacca) comprese che l'obiettivo prima propostosi di incorporare la Lituania alla Polonia appariva irrealistico. Le controversie territoriali portarono alla guerra tra Polonia e Lituania o fazioni lituane; i baltici a volte trovarono persino opportuno cospirare con Marienburg, capitale dello Stato monastico, contro i polacchi. Le conseguenze geografiche dell'unione dinastica e le preferenze dei re Jagelloni ingenerarono invece un processo di orientamento delle priorità territoriali polacche ad est.

Il processo di cristianizzazione della Lituania fu poi avviato proprio a seguito del battesimo del sovrano, anche se non si esaurì in tempi rapidi: la rivalità di Jogaila in Lituania con suo cugino Vitoldo, il quale si opponeva alla dominazione lituana da parte della Polonia, fu risolta nel 1392 con il trattato di Astrava e nel 1401 con l'unione di Vilnius e Radom. Da allora, Vitoldo acquisì il titolo di granduca di Lituania a vita sotto la supremazia nominale di Jogaila. L'accordo rese possibile una più intensa collaborazione tra le due nazioni, necessaria per prevalere nelle lotte con l'ordine teutonico. L'unione di Horodło del 1413 definì ulteriormente il rapporto e concesse privilegi al clero cattolico, anziché concedere privilegi alla nobiltà rutena fedele alla religione ortodossa...

Tra il 1386 e il 1572, l'unione polacco-lituana fu amministrata da una serie di monarchi della dinastia degli Jagelloni: l'influenza politica dei re diminuì gradualmente durante tale parentesi storica, mentre i latifondisti assunsero un ruolo sempre crescente nel governo centrale e negli affari nazionali.Questo è vero soprattutto in riferimento al potere legislativo e in ambito giudiziario. Al di là delle restrizioni imposte alla nobiltà dai sovrani di turno, i re di Polonia non riuscirono mai ad imporsi in maniera autoritaria: Nella pratica, esercitarono una notevole influenza nell'esecutivo fino all'ultimo re di tale periodo, Stanislao II Augusto Poniatowski. Alcuni furono a volte anche accusati di tendenze assolutistiche, ma può anche darsi che la mancanza della personalità necessaria ad imporsi da parte di uno dei sovrani dei secoli in questione abbia favorito la crescente possanza della szlachta nelle stanze del potere: . La dinastia reale, tuttavia, ebbe un effetto stabilizzante sulla politica della Polonia. L'era degli Jagelloni viene spesso indicata come un periodo di grande democrazia politica, massima prosperità e, nella sua fase finale, un'epoca d'oro per la cultura polacca.

Crescita sociale ed economica

Il sistema della rendita feudale prevalente nel XIII e XIV secolo, in base al quale ogni signore aveva diritti e doveri ben definiti, entrò in crisi intorno al XV secolo, quando la nobiltà rafforzò il controllo sulla produzione, il commercio e altre attività economiche. In tale maniera, si gettarono le fondamenta per dare vita a una particolare forma di possesso, il cosiddetto folwark (una sorta di latifondo), in cui un numero crescente di contadini si trovò costretto a fornire manodopera al signore di turno, che poteva acquisire, in virtù della sua cospicua capacità economica, ulteriori terreni, fornendo in cambio di vitto e alloggio; questo meccanismo limitò i diritti delle città e costrinse la maggior parte dei contadini ad un vero e proprio rapporto di servitù (si pensi ancora, a titolo di esempio, al fondo diviso in epoca alto medievale in pars massaricia e pars dominica, dove quest'ultima, in maniera simile al folwark, fungeva da riserva privata del signore ed era coltivata dai servi, mentre la prima, costituita da mansi, veniva affidata alla famiglia contadina). Gli abusi reiterati derivanti da simili pratiche vennero sempre più sanzionati da provvedimenti legislativi: è il caso del privilegio di Piotrków del 1496, concesso dal re Giovanni I Alberto, vietava l'acquisto di terreni rurali da parte dei cittadini e limitava fortemente la capacità dei contadini di abbandonare i propri villaggi di appartenenza per fornire manodopera altrove. Le città polacche, prive di rappresentanza nazionale che proteggesse i loro interessi di classe, conservarono un certo grado di autogoverno (consigli comunali e tribunali con giuria), e i mestieranti furono capaci di organizzarsi nelle gilde. La szlachta si svincolò presto dal pospolite ruszenie, ossia l'obbligo di fornire il servizio militare in caso di guerra: nella prassi, gli aristocratici delle varie regioni geografiche finirono per reclutare cavalieri nelle proprie armate personali. La divisione della nobiltà in due fasce principali fu istituzionalizzata, ma mai legalmente formalizzata, nella "costituzione" Nihil novi del 1505, la quale richiedeva al re di consultare il sejm generale, cioè il senato, così come la camera di secondo livello dei deputati (a livello regionale), il cosiddetto sejm proprio, prima di emanare eventuali provvedimenti. I nobili ordinari della szlachta continuarono a cercare di competere con gli esponenti aristocratici della fascia più alta, quella dei magnati, per tutta la durata dell'esistenza indipendente della Polonia..

Le relazioni tra la Polonia e le potenze confinanti nel XV secolo Gli scontri con i cavalieri teutonici

La guerra polacco-lituano-teutonica del 1409-1411, innescata anche per via dalle rivolte della Samogizia avvenute nei territori lituani controllati dallo Stato monastico dei Cavalieri Teutonici, culminò nella battaglia di Grunwald (anche detta di Tannenberg o di Žalgiris), in cui le forze combinate polacco-ruteno-lituane annientarono l'ordine teutonico.. L'offensiva che seguì perse tuttavia il suo impatto con l'inefficace assedio di Marienburg (1410). L'incapacità di espugnare la capitale e fortezza al fine di eliminare definitivamente lo stato teutonico (in futuro divenuto quello prussiano) sortì conseguenze storiche disastrose per la Polonia nel XVIII, XIX e XX secolo. La pace di Toruń del 1411 consegnò alla Polonia e alla Lituania nuove terre in misura piuttosto modesta, inclusa la Samogizia: l'attività diplomatica dei delegati teutonici si rivelò decisiva. In seguito, avvennero altre campagne militari e si strinsero nuovi accordi di pace, quasi mai però mantenuti, il più importante dei quali è l'arbitrato infruttuoso tenutosi presso il Concilio di Costanza. Nel 1415, Paulus Vladimiri, rettore dell'Accademia di Cracovia, presentò il suo Trattato sulla potenza del Papa e l'Imperatore in relazione agli infedeli al concilio, in cui sosteneva la tolleranza, criticava i metodi di conversione brutali adottati dai teutonici e postulava che i pagani avevano diritto alla convivenza pacifica con i cristiani e all'indipendenza politica. Questa fase del conflitto polacco-lituano con lo Stato monastico si chiuse con il trattato di Melno nel 1422. La guerra polacco-teutonica del 1431-1435 si concluse con l'armistizio di Brześć Kujawski nel 1435 e segnò un passaggio importante nella soluzione del secolare conflitto..

Il movimento hussita e l'unione polacco-ungherese

Durante la crociata hussita del 1420-1434, Jogaila, Vitoldo e Zygmund Korybut furono coinvolti in intrighi politici e militari riguardo alla corona ceca, che fu offerta dagli hussiti a Jogaila nel 1420. Il vescovo Zbigniew Oleśnicki, influente diplomatico nella Polonia del suo tempo, divenne noto come il principale oppositore della un'unione con lo stato ceco ussita..