Il ha una storia per molti versi analoga a quella di altre cinematografiche mondiali, con alcune proprie specificità.

L'industria cinematografica giapponese, fortemente strutturata in case di produzione maggiori, come a Hollywood, ha avuto una prima età dell'oro negli anni venti e trenta, con una produzione di eccezionale ricchezza che non ha però varcato i confini nazionali,Max Tessier, Breve storia del cinema giapponese. Torino, Lindau, 1998. ISBN 88-7180-261-6 pp. 14-15 e ha raggiunto il proprio apogeo negli anni cinquanta,Max Tessier, op. cit., p. 64 quando la produzione ha raggiunto la sua massima prolificità, con oltre cinquecento film all'anno,Max Tessier, op. cit., p. 113 e le opere di eccezionale qualità artistica di alcuni autori, come Akira Kurosawa e Kenji Mizoguchi, hanno fatto scoprire in Occidente, attraverso i festival, l'esistenza del cinema nipponico, a partire dal film Rashomon (1950), vincitore del Leone d'oro alla Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia e dell'Oscar per il miglior film straniero.

Tra la fine degli anni cinquanta e l'inizio dei sessanta anche il cinema giapponese è stato interessato dal fenomeno internazionale delle nouvelles vagues e sono emersi nuovi autori di rilevanza internazionale come Nagisa Ōshima e Shōhei Imamura. Nel corso degli anni sessanta il sistema produttivo cinematografico ha però subito l'insuperabile concorrenza della televisione ed ha imboccato la via del declino, con la progressiva discesa del numero dei film prodotti, delle sale cinematografiche e degli spettatori.Max Tessier, op. cit., pp. 113-115

Storia Nota: i nomi sono indicati all'uso occidentale (nome-cognome), non giapponese (cognome-nome).

Le origini L'invenzione del cinema arriva presto in Giappone. Nel 1896 a Kōbe viene presentato con grande successo il Kinetoscopio di Edison, mentre l'anno successivo il Vitascopio Edison e il Cinématographe dei Lumière offrono le prime vere proiezioni su schermo per un pubblico collettivo. Ad introdurre il Cinématographe è l'imprenditore tessile Katsutarō Inabata, di ritorno da un viaggio in Francia durante il quale ha conosciuto Auguste Lumière.Maria Roberta Novielli, Storia del cinema giapponese. Venezia, Marsilio, 2001. ISBN 88-317-7754-8 p. 19 Lo accompagnano due operatori dei fratelli Lumière, Gabriel Veyre e Constant Girel, incaricati di illustrare il funzionamento della nuova tecnologia, ma anche di realizzare riprese di scene di strada e riprese dal vivo a Tokyo, Osaka, Kyoto e Kobe.Max Tessier, op. cit., pp. 19

Le prime case di produzione giapponesi, la Yokota di Einosuke Yokota e la Yoshizawa di Ken'ichi Kawaura, sono centrali nella diffusione del cinema in questi primi anni, con l'importazione dei macchinari, la nascita degli studi e delle sale cinematografiche stabili (la prima, chiamata Denkikan, risale al 1903).Maria Roberta Novielli, op. cit., p. 20

I primi film giapponesi, risalenti al 1898-1899, sono principalmente riprese dal vivo di scene di strada e di "danze di geisha" nei quartieri di piacere, prodotti dalla casa fotografica Konishi e realizzati da Shirō Asano.Maria Roberta Novielli, op. cit., p. 21 I primi film a soggetto sono fedeli adattamenti di famosi drammi kabuki, come Momijigari ("Passeggiata sotto le foglie d'acero"), realizzato nel 1898 o 1899 da Tsukemichi Shibata, interpretato dai celebri Danjurō Ichikawa IX e Kigugorō Onoe V (anche se, in generale, gli attori kabuki sono reticenti a cimentarsi con il cinema, nel quale vengono invece impiegati i kyūgeki, attori di rango inferiore).Maria Roberta Novielli, op. cit., p. 23 Nel suo periodo iniziale, il cinema è in effetti fortemente debitore del teatro, nelle sue varie forme (il kabuki tradizionale; lo shimpa, la "nuova scuola" del melodramma contemporaneo; lo shingeki, il "nuovo teatro" spesso adattato dal repertorio occidentale moderno, in particolare russo, ad esempio Tolstoj e Gor'kij), tanto che dall'incrocio dell'arte teatrale e cinematografica nascono i cosiddetti rensa-geki ("drammi a catena"), opere teatrali dal vivo con inserti filmati di riprese in esterni, la cui popolarità rimane costante fino ai primi anni venti, finché la componente cinematografica non ha il sopravvento.Maria Roberta Novielli, op. cit., p. 24

Una figura caratteristica del cinema delle origini è quella dei benshi ("uomini parlanti"), i commentatori pubblici dei film muti, incaricati di leggere le didascalie a beneficio di un pubblico in buona parte analfabeta, ma anche di descrivere le trame prima della proiezione per ricondurle a strutture narrative ben riconoscibili. I più celebri, quali Komada Koyō, Somei Saburō e Takamatsu Toyojirō, arrivano ad avere il nome sopra i titoli, a rivaleggiare per popolarità con attori e registi e ad influenzare addirittura la produzione dei film. Anche il fratello maggiore di Akira Kurosawa, per passione, fu un benshi, cosa che contribuì notevolmente ad avvicinare questo artista al cinema. La categoria raggiunge la massima fortuna all'inizio degli anni venti, riesce a sopravvivere fino alla metà degli anni trenta, riuscendo con la propria opposizione a ritardare l'affermazione del cinema sonoro in Giappone, ma è inevitabilmente destinata a scomparire.Max Tessier, op. cit., pp. 23

Fra i maggiori protagonisti del cinema degli anni dieci spiccano il regista Shōzō Makin e l'attore Matsunosuke Onoe, prima star del cinema giapponese, che girano insieme decine di film all'anno.Maria Roberta Novielli, op. cit., p. 26

Nel corso del decennio comincia a prendere forma un'industria cinematografica vera e propria. Nel 1912, dalla fusione di M. Pathé, Yokota, Yoshizawa e Fukuhodo, nasce la prima compagnia di produzione major, la Nikkatsu (abbreviazione di Nippon Katsudō Shashin Kabushiki Kaisha, "Società giapponese delle immagini in movimento"), che nel giro di pochi anni arriva a controllare direttamente alcune decine di sale e ad avere accordi di distribuzione con un altro migliaio.Max Tessier, op. cit., pp. 21 La sua più temibile concorrente è la Tenkatsu (Tennen Shoku Katsudō Shashin, "Società dei film a colori naturali"), fondata nel 1914 da Kisaburō Kobayashi, all'avanguardia nello sperimentare l'uso del colore, i cui costi costringono però al ritorno al bianco e nero.Maria Roberta Novielli, op. cit., p. 28 Nel 1920 Takejirō Ōtani e Matsujirō Shirai fondano la seconda major, la Shochiku ("Compagnia del pino e del bambù"), che svolge un ruolo fondamentale nel modernizzare il nascente cinema giapponese, richiamando operatori e registi che avevano lavorato ad Hollywood, come Henry Kotani, e introducendo la sostanziale novità delle attrici donne, contro la tradizione di derivazione teatrale che voleva i ruoli femminili interpretati da uomini (onnagata o oyama).

A spingere verso il rinnovamento del cinema giapponese è anche Norimasa Kaeriyama, primo teorico giapponese del cinema come arte piuttosto che artificio tecnico, fondatore della Eiga Geijutsu Kyōkai (Associazione per l'arte cinematografica), autore del saggio Principi di ripresa e sceneggiatura nel dramma cinematografico, divulgatore con i suoi scritti e film di un'idea di cinema realistico, indipendente dalle forme del teatro tradizionale, caratterizzato da un montaggio articolato e da una recitazione più naturalistica, su modello occidentale. È lui a coniare il termine eiga ("immagini descrittive") in sostituzione di katsudō shashin ("fotografie in movimento").Maria Roberta Novielli, op. cit., p. 30 Un altro innovatore è Eizō Tanaka, autore di Ikeru shikabane ("Il cadavere vivente") (1917), tratto da Tolstoj.

Alla fine degli anni dieci il cinema giapponese comincia a raggiungere un'autonomia e addirittura una posizione di privilegio rispetto al teatro.Maria Roberta Novielli, op. cit., p. 32 Un film simbolo di questa fase di sperimentazione è Rōjō no reikon (Anime sulla strada) (1921), diretto da Minoru Murata, con la supervisione di Kaoru Osanai.

L'età d'oro del muto e il passaggio al sonoro

Il 1º settembre 1923 il «Grande terremoto del Kanto» devasta la regione della città di Tokyo, danneggiando gravemente gli studi cinematografici della Shōchiku a Kamata e della Nikkatsu a Mukōjima. La conseguente impossibilità di garantire l'abituale fornitura di film rende necessaria una massiccia importazione di film occidentali, hollywoodiani ed europei, molto apprezzati dal pubblico. I capolavori di autori quali Lang, Murnau, Sternberg, Lubitsch e Stroheim esercitano un'influenza determinante sui giovani cineasti giapponesi che esordiscono in quegli anni, offrendo loro riferimenti tecnici ed estetici fondamentali.Max Tessier, op. cit., pp. 24

Alla catastrofe segue un periodo di assestamento e poi di grande ripresa. Il cinema giapponese conosce fra gli anni venti e i primi anni trenta un'autentica «età dell'oro», di cui sono artefici, fra gli altri, Buntarō Futagawa (Orochi, 1925), Yasujirō Shimazu (Yama no senroban, 1923; Mura no sensei, 1925), Teinosuke Kinugasa (Kurutta ippêji, 1926; Jōjirū, 1928), Kenji Mizoguchi (Taki no shiraito, 1933), Hiroshi Shimizu, Kajirō Yamamoto, Daisuke Itō (Zanshin zambaken, 1929), Heinosuke Gosho (Sabishiki ranbomono, 1927; Mura no hanayome, 1928), Tomotaka Tasaka, Yasujirō Ozu (Umarete wa mita, 1932; Tokyo no onna, 1933; Dekigokoro, 1933), Tomu Uchida (Ikeru ningyo, 1929; Adauchi senshu, 1931), Hiroshi Inagaki (Chuji Kunisada, 1933; Shinsengumi, 1934; Daibosatsu toge, 1935-1936), Shirō Toyoda e Mikio Naruse (Kimi to wakarete, 1933; Yogoto no yume, 1933; Kagiri naki hodo, 1934).

In una produzione in buona parte fondata su adattamenti letterari e teatrali, alcuni autori, come Mizoguchi, Ozu e Naruse, si dedicano soprattutto a film di ambientazione contemporanea, i gendai-geki, sia in chiave di commedia che di dramma, mentre altri, come Ito, Inagaki, Kinugasa e Uchida si specializzano nei film d'epoca, i jidai-geki, o chanbara, preferiti dal grande pubblico.Max Tessier, op. cit., pp. 28 Un crescente successo ottiene una forma di commedia definita nansensu mono ("film dell'assurdo"), equivalente dello slapstick americano, a cui contribuiscono registi rientrati da Hollywood come Yutaka Abe e Frank Tokunaga.Maria Roberta Novielli, op. cit., pp. 41-42

La transizione dal cinema muto a quello sonoro non è facile né rapida, sia per la forte opposizione dei benshi, le cui performance erano diventate parte integrante dei film, sia per la mediocre qualità tecnica dei primi, imperfetti sistemi di sonorizzazione. Il primo film interamente parlato (hankakutekina tōkii, "autentico sonoro"), realizzato con il sistema Tsuchihashi e prodotto dalla Shochiku, è la commedia Madamu to nyōbo ("La signora e mia moglie"), diretta da Heinosuyke Gosho nel 1931,Maria Roberta Novielli, op. cit., p. 61 ma ancora per diversi anni il sonoro non si afferma in modo generalizzato, anche se la tendenza è inarrestabile. A questo primo difficile periodo del cinema sonoro appartengono molte opere importanti: Maria no Oyuki (1935), Elegia di Osaka (Naniwa ereiji) (1936) e Gion no shimai (1936) di Mizoguchi; Otome gokoro sannin musume (1935), Tsuma yo bara no yo ni (1935) e Uwasa no musume (1935) di Naruse; Hitori musuko (1936) di Ozu; Tonari no Yae-chan (1934) e Okoto to Sasuke (1935) di Shimazu; Nakinureta haru no onna yo (1933), Tokyo no eiyu (1935) e Arigatô-san (1936) di Shimizu; Tange Sazen yowa: Hyakuman ryo no tsubo (1935), Kochiyama soshun (1936) e Ninjo kami fusen (1937) di Sadao Yamanaka.