Il governo Dăncilă è il ventiduesimo esecutivo della Repubblica di Romania dopo la rivoluzione romena del 1989, il terzo dell'VIII legislatura.
Cronologia del mandato Incarico In seguito alle elezioni parlamentari in Romania del 2016, vinte dal Partito Social Democratico (PSD), vista l'impossibilità per il presidente del partito Liviu Dragnea di proporre direttamente la propria candidatura alla posizione di primo ministro per via di una condanna che stabiliva l'interdizione a tale carica, nel gennaio 2017 si formò un governo con a capo Sorin Grindeanu.
Questo rimase in carica fino al giugno 2017, quando emergenti contrasti tra il premier e il presidente del PSD convinsero il partito a presentare una mozione di sfiducia parlamentare contro il primo ministro.
Nacque, quindi, un nuovo esecutivo guidato da Mihai Tudose che, però, entrò presto in conflitto con Dragnea, elemento che il 15 gennaio 2018, al culmine delle dispute, spinse l'ufficio esecutivo del PSD ad annunciare il ritiro del proprio sostegno politico al premier, costringendolo alle dimissioni.
In sua sostituzione, dopo un breve periodo ad interim di Mihai Fifor, il PSD indicò l'europarlamentare Viorica Dăncilă, vicina a Dragnea, già presidente dell'organizzazione femminile del partito.
Il nuovo premier designato presentò una squadra composta da 27 ministri (di cui 4 vice primi ministri, uno in più rispetto al governo precedente), con la riconferma di 10 nomi dal governo Tudose.
Il 29 gennaio 2018 il nuovo gabinetto ottenne il voto di investitura da parte del parlamento (282 voti favorevoli e 136 contrari), grazie al supporto del PSD, del partner di governo dell'Alleanza dei Liberali e dei Democratici (ALDE) e dei regionalisti filoungheresi dell'Unione Democratica Magiara di Romania (UDMR), con cui il PSD aveva stretto un accordo per il sostegno parlamentare esterno.
Viorica Dăncilă divenne il terzo primo ministro socialdemocratico nel giro di 12 mesi, nonché la prima donna premier nella storia della Romania.
Critiche alle nomine della squadra di governo Critiche contro il nuovo esecutivo furono espresse da tutti i leader dell'opposizione. Il capogruppo del Partito Nazionale Liberale (PNL) alla camera Raluca Turcan affermò che Dragnea aveva sostenuto Dăncilă poiché facile da manovrare per i suoi scopi.
Una simile posizione fu sostenuta dal presidente di Unione Salva Romania (USR) Dan Barna, che riteneva il premier in balia delle scelte di Liviu Dragnea in materia di depenalizzazione dei reati di corruzione.
Traian Băsescu (Partito del Movimento Popolare) affermò di non aspettarsi novità sostanziali dal PSD, cui attribuiva le colpe di una cattiva gestione delle finanze dello stato. Victor Ponta (indipendente) ironizzò sulla brevità dei recenti governi presieduti dai socialdemocratici.
Battaglia con l'opposizione
Nel corso del suo mandato di primo ministro, apertamente sostenuta da Dragnea, Viorica Dăncilă entrò ripetutamente in contrasto con il presidente della repubblica Klaus Iohannis (vicino al PNL), mentre i rapporti con l'opposizione furono segnati da una costante tensione.
In aprile le alte sfere del PSD rilasciarono delle dichiarazioni riguardanti l'operato della Banca nazionale della Romania, sulle quali Iohannis chiese delle spiegazioni.
Più tardi, il 27 aprile, una visita di stato del premier in Israele e le sue osservazioni a favore dello spostamento dell'ambasciata romena da Tel Aviv a Gerusalemme spinsero il presidente della repubblica a chiederne apertamente le dimissioni, per averne scavalcato le competenze in materia di politica estera.
Inserendosi nella battaglia in atto tra l'esecutivo e la presidenza della repubblica, il leader del PNL Ludovic Orban nel maggio 2018 sporse una denuncia penale per alto tradimento nei confronti del primo ministro e del presidente del PSD Dragnea, ritenuti colpevoli di aver fornito dati mistificati a Iohannis e il mese successivo, il 27 giugno 2018, sottopose al parlamento una mozione di sfiducia che, però, fu bocciata.
Il principale piano di aspro confronto fu, però, quello della giustizia. Dopo un turbolento periodo di proteste, in giugno un pacchetto di leggi riguardanti delle modifiche al codice penale, elaborato dalla commissione giustizia presieduta da Florin Iordache, fu approvato in parlamento dalla maggioranza, scatenando le reazioni di PNL e USR, che ritenevano le misure un attacco al potere giudiziario.
In luglio, inoltre, dopo che in febbraio il ministro della giustizia Tudorel Toader ne aveva richiesto la rimozione per presunte reiterate violazioni della costituzione, il PSD ottenne la revoca dell'incarico del procuratore capo della Direzione nazionale anticorruzione Laura Codruța Kövesi, considerata dal partito il simbolo del giustizialismo e della mancanza di garantismo nel paese.
L'iniziale rifiuto di Iohannis di procedere alla revoca, tuttavia, fu sovvertito da una sentenza della corte costituzionale che obbligò il capo di stato alla firma del documento.
Le manovre del governo sulla giustizia, ad ogni modo, furono oggetto delle critiche della stampa internazionale, che vedeva in tali mosse un pericolo per la preservazione della democrazia e per l'indipendenza della magistratura nel paese.
In risposta alle voci dell'opposizione, il 9 giugno il PSD organizzò una manifestazione nella capitale per esprimere il proprio supporto al governo Dăncilă, cui presero parte migliaia di sostenitori del partito.
Nel corso del suo intervento Dragnea lanciò duri attacchi a Iohannis e alla magistratura, accusandoli di far parte di uno stato parallelo ed occulto interessato ad utilizzare le istituzioni in modo illegittimo con finalità politiche e personalistiche.
Il 21 giugno, a contribuire ulteriormente alla tensione politica, Liviu Dragnea subì in primo grado una nuova condanna a tre anni e sei mesi di reclusione per il reato di abuso d'ufficio.
In luglio il primo ministro presentò un rapporto sull'operato dei primi sei mesi di governo che evidenziava una crescita di tutti gli indicatori economici (entrate dello stato, investimenti pubblici, utilizzo dei fondi europei), oltre alla riduzione del deficit pensionistico e del tasso di disoccupazione. Malgrado la positività delle affermazioni, tuttavia, i dati furono contestati dall'opposizione. Ludovic Orban, nello specifico, il 23 luglio dichiarò senza mezzi termini:
Il 10 agosto 2018 una grande manifestazione antigovernativa organizzata in varie città del paese dai romeni residenti all'estero portò in piazza centinaia di migliaia di persone. A Bucarest, tuttavia, le proteste furono represse dall'intervento della gendarmeria romena, che disperse la folla con l'uso di lacrimogeni. Gli scontri con le forze dell'ordine causarono centinaia di feriti e preoccuparono gli osservatori internazionali.
Referendum costituzionale del 2018
Nell'ottobre 2018 il governo sostenne la celebrazione di un referendum costituzionale in tema di famiglia, al fine di rendere illegali i matrimoni omosessuali. Vicino alla visione tradizionalista condivisa dalla chiesa ortodossa romena e dalla maggioranza dei partiti politici (con l'eccezione dell'USR e del presidente Iohannis) il PSD, tuttavia, non riuscì a far presa sull'elettorato. Il referendum si concluse senza il raggiungimento del quorum e non ebbe effetti.
Ministri dimissionari La prima modifica alla squadra di governo avvenne nell'agosto 2018, quando il ministro della ricerca Nicolae Burnete rassegnò le proprie dimissioni in seguito alle critiche ricevute per la proposta di modifica dei criteri di finanziamento degli istituti di ricerca in base ai risultati ottenuti. La rettifica al bilancio deliberata dal governo, inoltre, avrebbe impattato direttamente il dicastero condotto da Burnete, riducendone i fondi a disposizione.
Il ministero fu guidato ad interim dal vicepremier Viorel Ștefan fino al mese di ottobre, quando Nicolae Hurduc ne divenne il nuovo titolare.
Il 27 settembre 2018 fu la volta del ministro dell'istruzione Valentin Popa, che si scontrò con l'UDMR su un'ordinanza ministeriale che introduceva l'insegnamento della lingua romena nelle scuole primarie nelle aree delle minoranze linguistiche (nello specifico la folta comunità ungherese nei distretti di Covasna, Harghita e Mureș) da parte dei docenti di lingua romena di liceo e non dal maestro unico elementare.
Il presidente dell'UDMR Kelemen Hunor chiese apertamente ed ottenne dal governo il ritiro dell'ordinanza, mentre Popa preferì abbandonare l'incarico, assunto ad interim da Rovana Plumb, che mantenne la posizione per quasi due mesi.
Il 16 novembre, nonostante i dissapori emersi nel corso dei mesi con il presidente del partito, Ecaterina Andronescu fu indicata come nuovo ministro dell'istruzione.
A ridosso dell'inizio del semestre di presidenza romena del Consiglio dell'Unione europea, il 10 novembre 2018, il ministro con delega agli affari europei Victor Negrescu annunciò a sorpresa le proprie dimissioni, affermando di non ritenere possibile il mantenimento di determinati standard professionali in vista dell'importante impegno politico romeno del 2019, come risultato dei discorsi sostenuti durante le ultime sedute di governo. Il 14 novembre fu sostituito da George Ciamba
Rimpasto del novembre 2018 Nel novembre 2018, in conseguenza di profonde tensioni interne al PSD, che avevano portato all'espulsione dal partito di nomi pesanti della dirigenza (tra i quali Marian Neacșu e Adrian Țuțuianu), Dragnea e Dăncilă si trovarono d'accordo sull'idea di un rimpasto generale della squadra di governo. Questo, tuttavia, fu reso difficile dal presidente della repubblica Iohannis, che si oppose a determinate nomine del primo ministro. La lista preposta il 20 novembre da Dăncilă prevedeva: Lia Olguța Vasilescu al ministero dei trasporti Marius Budăi al ministero del lavoro Niculae Bădălău al ministero dell'economia Alexandru Petrescu al ministero delle comunicazioni Daniel Breaz al ministero della cultura Bogdan Matei al ministero della gioventù e dello sport Ilan Laufer al ministero dello sviluppo regionale Gabriel Leș al ministero della difesa
Il presidente della repubblica si rifiutò di firmare i decreti di nomina di Vasilescu e Laufer e quello di destituzione del ministro dello sviluppo Paul Stănescu (personaggio in aperta rottura con Dragnea), facendo gridare il PSD allo scandalo.
Ilan Laufer, di origine ebraica, accusò persino il presidente della repubblica di antisemitismo, annunciando di voler sporgere denuncia. Chiamando in causa ragioni di responsabilità, Stănescu si dimise il 26 novembre.
Il primo ministro, quindi, propose una diversa formulazione, con la Vasilescu allo sviluppo regionale e Mircea Drăghici ai trasporti ma, malgrado la decisione, Iohannis comunicò di non voler procedere a nessuna nomina prima di dicembre, ossia solo dopo le celebrazioni del centenario della Giornata della Grande Unione.
Visto il rifiuto da parte del presidente della repubblica, il primo ministro si appellò alla corte costituzionale, che il 19 dicembre obbligò il capo dello stato a prendere atto delle dimissioni dei ministri e a motivare le sue scelte.
Iohannis, tuttavia, in gennaio annunciò che non avrebbe accettato nemmeno le nomine di Drăghici e Vasilescu e il 7 gennaio firmò i decreti di assegnazione ad interim dei due ministeri a Rovana Plumb (trasporti) e Eugen Teodorovici (sviluppo regionale).
La crisi si risolse solamente nel mese di febbraio, quando le nomine di Răzvan Cuc e Daniel Suciu furono accettate dal presidente della repubblica
Semestre di Presidenza del Consiglio dell'Unione europea Nel pieno dello scontro tra il PSD e le altre forze politiche, il 20 dicembre 2018 il governo sopravvisse agevolmente ad una nuova mozione di sfiducia presentata dall'opposizione (166 voti a fronte dei 233 necessari).