Biografia Le notizie biografiche su questo storico provengono esclusivamente dalla sua opera. Giuseppe Rendina nacque a Potenza il 20 maggio 1608T. Pedio, Storia della storiografia lucana, Venosa, Osanna, 1985, p. 43., figlio di Ottavio, della città di Muro e di Vittoria PascaleSulla famiglia del Rendina, cfr. A. D'Andria, Personaggi. 8. I Rendina di Campomaggiore, in https://distoriadistorie.blogspot.it/2014/02/i-rendina-di-campomaggiore.html. .

Fu educato nel Seminario diocesano di Potenza, dove intraprese la carriera ecclesiasticaː infatti fu per qualche tempo parroco di Tito, centro della diocesi potentina. Si impegnò, tornato a Potenza, ad esaminare e studiare documenti presenti all’interno dell’archivio della cattedrale. La sua vita da studioso fu, tuttavia, turbata dalla rivolta di Masaniello nelle province del Regno di Napoli (1647-48).

Dopo questi avvenimenti si recò a Roma, dove conobbe Ferdinando Ughelli, al quale fornì notizie e documenti (pubblicati in seguito nell’opera Italia Sacra) e Camillo Tutini, che lo stimolarono a scrivere un'opera storica. Soggiornò per un breve periodo anche a Firenze e quando tornò nella sua città natale assunse la carica di arcidiacono della Cattedrale, dedicandosi alla stesura della sua opera Istoria della città di Potenza.

Dopo il 1673 non abbiamo più sue tracceː si presuppone che sia morto poco dopo, forse nemmeno completando l’operaR. M. Abbondanza Blasi, Storia di una città: Potenza. Da un manoscritto della seconda metà del sec. XVII, Salerno, Edisud, 2000, pp 1-6..

Secondo alcuni studi è inesatto attribuire il titolo nobiliare dato a Rendina sostenendo che la famiglia d'origine fu insignita del titolo di conte sub pheudo acquirendo dal re Filippo IV il 22 dicembre 1622 nella persona di Carlo. Questo titolo onorifico venne infisso nel feudo di Campomaggiore nel 1798 , periodo in cui Teodoro, ereditario del feudo ne ottenne il 13 gennaio l'intestazione nel libro del Regio CedolarioOnofrio Pasanisi, Le memorie della città di Potenza dell'arcidiacono Giuseppe Rendina, in Studi in Onore di Antonino Tripepi, Teramo, s.e., 1937, p. 7..

Istoria della Città di Potenza

Giuseppe Rendina fu autore di un manoscritto, una raccolta di memorie sulla città di Potenza, oggi conservato nella Biblioteca Provinciale della città. Tuttavia non si tratta del testo originario ma della copia redatta dal sacerdote Gerardo Picernese, che aggiunse alcune modifiche al testo originale, trascritta poi dall'amanuense Manfredi Vaccaro. Il testo originario, invece, si trovava nel palazzo del principe Loffredo, dove fu ritrovato dal Picernese.

L’opera è divisa in quattro libri. Il I libro, comprendente sei capitoli, presenta le origini della città di Potenza accettando l’ipotesi dell’Ughelli che la vuole "città antichissima, ma di ignoti principi’"; di Potenza colonia e poi prefettura romana riporta nel capitolo quinto le epigrafi scolpite nei marmi dispersi nella città, che dimostrano tanto l’antichità quanto lo splendore di cui godeva un tempo. I libri II e III, comprendenti rispettivamente sette e cinque capitoli, curano la storia religiosa di Potenza e l’agiografia lucana. Vengono riportate anche numerose curiosità in merito a cicli leggendari legati alla storia di martiri. In particolare il II capitolo è dedicato alla leggenda, tratta da un antico manoscritto esistente nella cattedrale, dei Santi dodici fratelli cartaginesi martirizzati sotto l’imperatore Massimiano e proclamati patroni della città; seguono nel libro 3 notizie e documenti ecclesiastici. il IV libro riporta documenti e notizie su grandi e piccoli avvenimenti cittadini e ecclesiasticiR. M. Abbondanza Blasi, Storia di una città..., cit., pp. 4-11..

Gli ultimi due capitoli di questo libro sono dedicati alla storia della famiglia Loffredo, sotto la cui giurisdizione feudale era, all'epoca dell'autore, la città di Potenza.

Libro I

I 1: Potenza è una città molto antica della Lucania,oggi comunemente chiamata Basilicata. Essa viene citata da autori come Cicerone e PlinioIII 4, 12.. Si credeva che in passato la città fosse una colonia romana del 566, ma alla fine questa notizia si rivelò falsa in quanto basata su un disguido dal momento che esistevano tre città con il nome di Potenza. Una di queste nelle isole Baleari maggiore (oggi Maiorca); un'altra nel Piceno (all'epoca dell'autore Marca di Ancona); e infine Lucania di Basilicata.

Gli storici antichi erano soliti citare "Potenza" senza definire a quale delle tre facessero riferimento. Fu solo grazie a LivioL. XXXIX. che venne chiarito l'errore e si giunse alla conclusione che facevano riferimento a Potenza del Piceno. Secondo alcuni la città fu fondata dai pirati sconfitti da Pompeo che furono mandati a colonizzare diverse terre; tuttavia, non possiamo tracciare un chiaro quadro della sua origine. La fonte a cui ci affidiamo per fare maggiore chiarezza è lItalia Sacra, opera dell'Ughelli, che la cita come "città antichissima di ignoti principi". Potenza fu distrutta per due volte e poi ricostruita, per diversi anni fu contea di famiglie nobili e nel tempo in cui visse Rendina fu Contea della famiglia LoffredoR. M. Abbondanza Blasi, Storia di una città..., cit., pp. 113-118.

I 2: Secondo alcuni la Lucania fu popolata dai Sanniti che le diedero il nome, opinione di altri furono i Bovi.

A sostegno della prima tesi PlinioIII 5, 29. scrive che i primi popoli della Lucania furono i Sanniti. La regione vantava confini molto più ampi rispetto a quelli odierni: si estendeva da Paestum fino alla terra dei Bruzi a Cosenza.

Rendina contraddice ciò che ha detto nel capitolo 1 della presunta edificazione della città da parte dei Corsari: infatti questa ha origini molto più antiche. A sostegno di questa ipotesi cita Strabone, in cui si legge che la regione fiorì sotto l'impero di Augusto. D'altronde Appiano sottolinea il fatto che i Corsari, presunti fondatori della città, furono confinati nella Cilicia così che riaffiora come certa la notizia dell'Ughelli espressa nel libro 1R. M. Abbondanza Blasi, Storia di una città..., cit., I 2, pp. 118-121..

I 3: In questo capitolo Rendina affronta l'argomento delle colonie romane, prima fornendoci una generale definizione di queste, poi passandole in rassegna una per una e soffermandosi sulla Lucania. Riferisce che nel 534 Annibale varcò la nostra regione conducendo numerose guerre (come attesta Tito Livio, citato dallo stesso autore). Si evince in chiusura che la prima colonia romana di Lucania fu Venosa fondata nel 460 secondo quanto detto da VelleioR. M. Abbondanza Blasi, Storia di una città..., cit., I 3, pp. 121-124..

I 4: All'interno di questo capitolo Rendina ci fornisce una definizione delle prefetture dedicando largo spazio a quella di Potenza. Nel 423 i cittadini di Potenza si recarono, insieme ad ambasciatori romani, presso il Senato per denunciare le azioni disoneste dei Sanniti che tentarono di sedurli ad allearsi con loro contro i romani. Rendina sottolinea la grande fedeltà degli abitanti della Lucania che si dimostrarono, non solo in questa occasione, leali a Roma (come riferito anche da Tito Livio).

Le province, infatti, erano governate da prefetti del senato romano e la Lucania venne denominata prefettura dopo la guerra italica. Anche Sesto Giulio Frontino elogiò la magnificenza della regione soffermandosi in particolare su Paestum dove permangono templi ed altri meravigliosi quanto antichi edificiR. M. Abbondanza Blasi, Storia di una città..., cit., I 4, pp. 124-128..

I 5: In questo capitolo Rendina esprime un elogio per la città di Potenza e le sue peculiarità geografiche. Numerosi monumenti e iscrizioni rivestono la città attestando la sua antichità e magnificenza.

Elenca poi le collocazioni precise di epigrafi: nella Chiesa Cattedrale di San Gerardo sulla base del colonnato, un epitaffio sempre nella stessa chiesa e un altro posto sul muro esteriore, nel puntone della Chiesa Maddalena, nel puntone del Parlatorio delle monache del convento di San Luca e infine un altro epitaffio fuori dalla porta di San Luca. Nella città di Potenza si venerava la dea Venere alla quale venne dedicato un tempio.

Nel 1137 Vietri di Potenza fu decorata dal sommo Innocenzo II de' Fieschi e Vietri in onore di questo avvenimento eresse una statua di marmo oggi collocata nel muro interiore del cimitero della chiesa madreR. M. Abbondanza Blasi, Storia di una città..., cit., I 5, pp. 129-144..

I 6: Rendina tratta della collocazione della città dicendo che questa è posta sugli Appennini e per questa sua caratteristica geografica appare elevata e fortificata dalla natura. Essa, inoltre, è circondata anche dal fiume Basento.

Per la descrizione di questo fiume Rendina utilizza una personificazione; conclude dicendo che l'aria appare respirabile e puraR. M. Abbondanza Blasi, Storia di una città..., cit., I 6, pp. 144-148..

Libro II

II 1: In questo capitolo Rendina si occupa del martirio e dei dodici fratelli. Lo scrittore narra che questi fratelli erano seppelliti in zone diverse e grazie all'ispirazione che Dio mandò al principe dei Longobardi, i corpi furono esumati e riseppelliti tutti insieme in un unico luogo, BeneventoR. M. Abbondanza Blasi, Storia di una città..., cit., pp. 149-157..

II 2: Viene narrato il miracolo dei fiori conservati nella cattedrale di Potenza e che si è soliti attribuire a S. Aronzio. Rendina narra che la cattedrale di Potenza venne inizialmente eretta con la denominazione di santa Maria dell'Assunta, con il corso dei secoli fu poi chiamata cattedrale di San Gerardo (che fu vescovo della città). Proprio in questa chiesa si conservano, in un vaso di cristallo, questi fiori miracolati di cui si dice che fioriscano nei primi giorni di settembre, periodo della festa dei santi fratelli, per poi richiudersi per il resto dell'annoR. M. Abbondanza Blasi, Storia di una città..., cit., pp. 157-159..

II 3: Si narra del martirio dei santi che si pensa che sia stato eseguito sotto l'impero di Diocleziano e Massimiano anche se Vipera ritiene che non accadde in questo lasso di tempo. Allora lo si è fatto risalire all'anno 208 anche se alcune ricerche sottolineano come questo sia stato un errore di trascrizione al posto del 288. Segue il racconto di avvenimenti ecclesiastici accaduti a seguireR. M. Abbondanza Blasi, Storia di una città..., cit., pp. 159-164..

II 4: In questo capitolo Rendina fa un epilogo di tutte le persecuzioni che si sono svolte nei confronti dei cristiani da parte della chiesa. Inizia ad esaminare la situazione dall'anno 206 in cui l'imperatore Valeriano fece strage di cristiani. Nel 278 alla sua morte, ottenne l'impero Tacito che emanò un editto a favore dei cristiani. Nel 279 quando venne eletto imperatore Marco Aurelio Valerio Probo non vi fu alcuna persecuzione.

Nel 289 Diocleziano occupò l'impero iniziando la più grande persecuzione contro i cristiani. Rendina inoltre trascrive i nomi di questi dodici fratelli: Donato, Felice, Aronzio, Honorato, Fortunato, Sebiniano, Settimo, Genuario, Felice, Vitale, Satoro e infine Reposito.R. M. Abbondanza Blasi, Storia di una città... cit.., pp. 164-169.

II 5: Rendina descrive la lezione che si legge in coro nel periodo in cui si celebra la festa dei santi fratelli e che comprende la vita di questi scritti in latinoR. M. Abbondanza Blasi, Storia di una città..., cit., pp. 169-176..

'''II 6: Si narra della storia del martire San Laverio verso cui Rendina ha molta devozione. La storia di questo santo venne trattata già da Roberto Romano nei suoi libri ed inoltre se ne conservano alcune memorie nell'Italia Sacra dell'Ughelli.