Il garofano verde (The Trials of Oscar Wilde ma anche-in distribuzione The Man with the Green Carnation) è un film del 1960 diretto da Ken Hughes.
La pellicola è basata sulla diffamazione e sui successivi processi che coinvolsero Oscar Wilde e il marchese di Queensberry. La fedeltà storica è vivida e rientra nei propositi del regista, autore e sceneggiatore interessato tuttavia ad esplorare il dramma di un uomo. Dialoghi e battute sono tratti dai verbali dei processi, dagli aforismi ed opere dello scrittore e adattati drammaturgicamente al racconto, con fedeltà pregnante alla verità intima del tragico percorso esistenziale dello scrittore ed una critica al mondo vittoriano dell'epoca.
Trama Il film tratta il periodo che va 1892 al 1897, la storia di cinque anni importanti nella vita di Oscar Wilde (Finch), dal trionfo sulle scene con Il ventaglio di Lady Windermere ai tre processi (il secondo e successivo per omosessualità) e ai due anni in carcere, durante i quali maturò una crisi religiosa.
Produzione La produzione è stata girata in Technirama Tecnicolor. È stato uno dei due film su Wilde usciti nel 1960, l'altro era Ancora una domanda, Oscar Wilde!. Secondo lo scenografo Ken Adam, il produttore Irving Allen ha allestito quattro sale di montaggio per la produzione, lavorando in parallelo durante le riprese principali.
La versione italiana si avvalse delle voci di Emilio Cigoli (Oscar Wilde), Giancarlo Giannini (Alfred Douglas), Giuseppe Rinaldi (Edward Carson), Renato Capecchi (Queensberry).
Dettagli storici del film
Nel film i personaggi storici legati alla vita dello scrittore e i retroscena della produzione presentano dettagli ben precisi.
• Il Principe di Galles: Nel film è interpretato dall'attore Laurence Naismith. Si tratta del futuro re Edoardo VII del Regno Unito (bisnonno di Elisabetta II), all'epoca primogenito della Regina Vittoria e figura centrale della vita mondana dell'era vittoriana. Wilde frequentava gli stessi circoli dell'alta società del Principe. Prima del 1895, il Principe di Galles Albert Edward, frequentava assiduamente i teatri in cui venivano messe in scena le commedie di Wilde (era presente persino alla prima di Un marito ideale nel gennaio del 1895) e amava l'arguzia dello scrittore. Tuttavia, non appena scoppiò lo scandalo omosessuale e iniziarono i processi penali, il Principe applicò la ferrea e spietata etichetta vittoriana: tagliò immediatamente ogni legame pubblico e privato con Wilde, ritirando il proprio favore per proteggere la Corona dal fango della polemica giudiziaria • La signora che accompagna Sua Altezza Reale: Si tratta di Lillie Langtry (interpretata da Naomi Chance), celebre attrice teatrale britannica nota sia per la sua straordinaria bellezza sia per essere stata pubblicamente una delle amanti ufficiali del Principe di Galles (1877-1880), oltre che una grande amica dello stesso Oscar Wilde. • Ada, l'amica di Wilde: È Ada Leverson (interpretata da Maxine Audley), scrittrice e fidata confidente di Wilde, che lo pseudonimo letterario "Sphinx" (Sfinge) dato da Wilde stesso rendeva celebre nei circoli artistici. Rimase una delle pochissime amiche fedeli a supportare lo scrittore anche dopo lo scandalo e la condanna.
All'inizio dello sviluppo della pellicola, il regista Ken Hughes e i produttori della Warwick Films avevano fortemente corteggiato dei colossi del teatro inglese, nello specifico Laurence Olivier e Alec Guinness, per interpretare il ruolo di Oscar Wilde. Il regista riteneva fondamentale un attore di enorme statura drammatica per evitare che la pellicola naufragasse. Tuttavia, le trattative con questi grandi nomi non andarono in porto a causa dei comprensibili timori legati alla censura dell'epoca e alla natura estremamente controversa del tema trattato (l'omosessualità e il reato di "gross indecency"). Di conseguenza, la parte venne affidata a Peter Finch per un compenso di 25.000 sterline. Finch accettò con coraggio la sfida nonostante la paura iniziale, offrendo una delle interpretazioni più acclamate della sua carriera.
Lord Alfred "Bosie" Douglas è interpretato dall'attore scozzese John Fraser (1931-2020). Fraser ha avuto una lunga e prolifica carriera nel cinema britannico ed è deceduto il 6 novembre 2020 all'età di 89 anni a Londra, a causa di un tumore all'esofago contro il quale combatteva da un anno e per il quale aveva rifiutato la chemioterapia. Ha vissuto i suoi ultimi anni in Toscana prima di rientrare nel Regno Unito, lasciando il suo compagno di una vita, Rodney Pienaar.
I consulenti storici del film
La straordinaria accuratezza del film e dei dialoghi in tribunale (molti presi fedelmente dai verbali reali) si deve a due figure chiave che figurano come consulenti storici e co-autori del materiale di partenza:
Vyvyan Holland: Il secondogenito (1886-1967) e unico figlio superstite dello stesso Oscar Wilde (avevaa cambiato il cognome alla minor età per volere materno) il quale lavorò ufficialmente come consulente storico e biografo per supervisionare l'esattezza dei fatti.
H. Montgomery Hyde: Famoso avvocato (1907-1989), politico e storico britannico che scrisse la sceneggiatura insieme al regista. Hyde era la massima autorità accademica sui processi di Wilde, avendo pubblicato nel 1948 il libro definitivo sull'argomento, intitolato proprio The Trials of Oscar Wilde.
Il vero contributo cartaceo (la base del film) fu l'11º Marchese di Queensberry (Francis Archibald Kelhead Douglas) il quale diede un apporto fondamentale alla verità storica pochi anni prima di morire. Nel 1950 pubblicò un libro cruciale intitolato Oscar Wilde and the Black Douglas, scritto a quattro mani con Percy Colson. In questo testo, per la prima volta dall'interno della famiglia Queensberry, venivano messi a nudo i segreti privati e le lettere del nucleo familiare durante lo scandalo di fine Ottocento. Questo materiale confluì direttamente nelle ricerche storiche usate per blindare la sceneggiatura del film.
Alla morte dell'11° Marchese nel 1954, il titolo passò a suo figlio David Douglas, 12º Marchese di Queensberry (nato nel 1929 e all'epoca trentenne). David sposò fin da subito una linea pubblica di forte distensione e trasparenza sul passato della sua famiglia, supportando i biografi e gli storici che (come H. Montgomery Hyde) stavano lavorando per ripulire la memoria di Wilde dalle storture dei vecchi processi vittoriani.
La produzione si mosse così su due binari paralleli di consulenza dinastica speculare: da un lato Vyvyan Holland (figlio di Oscar Wilde) a vigilare sulla memoria del padre, e dall'altro la saggistica ufficiale e il benestare degli eredi Queensberry a convalidare i dettagli sull'ossessione del Marchese.
La reazione della vera famiglia Queensberry all'uscita de Il garofano verde (1960) fu contrassegnata da accettazione, distensione e una precisa volontà di trasparenza storica, un atteggiamento radicalmente opposto a quello che ci si sarebbe potuti aspettare da una dinastia così ferocemente protettiva della propria reputazione nell'Ottocento. Questo insolito approccio fu il risultato di un profondo cambio generazionale e culturale.
Nonostante l'attore Lionel Jeffries avesse ritratto il 9º Marchese come un uomo brutale, instabile e ossessivo, la famiglia Douglas non intentò alcuna causa per diffamazione né cercò di boicottare la pellicola. Nel 1960, gli eredi erano pienamente consapevoli del fatto che la figura storica di John Sholto Douglas fosse indifendibile sotto il profilo umano. La follia distruttiva dell'antenato era ormai un dato storico acclarato, documentato non solo dai verbali dei processi, ma anche dalle memorie interne alla stessa famiglia.
Come accennato, il capofamiglia dell'epoca era il giovane David Douglas, 12º Marchese di Queensberry. David si distanziò pubblicamente e definitivamente dai metodi e dall'omofobia del suo bisnonno. Invece di difendere l'onore del nome dinastico a scapito della verità, la famiglia scelse di collaborare indirettamente con gli storici (tra cui lo stesso sceneggiatore del film, H. Montgomery Hyde), fornendo accesso a lettere e documenti privati affinché il ritratto del Marchese e le sue dinamiche familiari distorte fossero il più accurati possibile.
La reazione morbida della famiglia nel 1960 era stata ampiamente preparata dall'11º Marchese (il padre di David), che nel 1950 aveva pubblicato il libro Oscar Wilde and the Black Douglas. In quelle pagine, la stessa famiglia Queensberry aveva già ammesso pubblicamente che il 9º Marchese era un uomo violento, un padre tirannico che aveva tormentato i propri figli (non solo Lord Alfred "Bosie", ma anche il primogenito Francis, morto in circostanze misteriose) e che aveva usato la crociata contro Wilde solo come pretesto per sfogare la propria rabbia repressa.
Di conseguenza, quando videro Lionel Jeffries imprecare e inveire sullo schermo con spaventosa ferocia, gli eredi Queensberry non videro un insulto gratuito al loro nome, ma la fedele e dolorosa rappresentazione cinematografica di una verità che loro stessi avevano già accettato e consegnato alla storia.
Gli interpreti del film
Prima che la parte di Oscar Wilde venisse assegnata definitivamente a Peter Finch, i produttori e il regista interpellarono due dei più monumentali colossi del teatro e del cinema britannico dell'epoca: Laurence Olivier e Alec Guinness. Entrambi rifiutarono la parte, principalmente per più ragioni ragioni. Il timore dello scandalo e del danno d'immagine era racchiuso nel fatto che nel 1960, l'omosessualità era ancora un gravissimo reato penale nel Regno Unito (sarebbe stata depenalizzata solo nel 1967). Interpretare un personaggio così esplicitamente legato alla "gross indecency" (indecenza grossolana) spaventava enormemente gli attori di prima fascia. Olivier e Guinness temevano che legare il proprio nome a un tema così scandaloso potesse distruggere la loro reputazione pubblica e le loro carriere.
La censura del British Board of Film Censors (BBFC) rivela che all'epoca, la scure della censura britannica sui temi sessuali era implacabile. Gli attori temevano che il film venisse pesantemente tagliato, bloccato o persino vietato, rendendo il progetto un suicidio artistico e commerciale. Il caso specifico di Laurence Olivier e il suo rifiuto poi fu particolarmente significativo ed ironico. Fu proprio Laurence Olivier a scoprire il talento di Peter Finch in Australia alla fine degli anni '40, portandolo a Londra e lanciando di fatto la sua carriera nel Regno Unito. Quando Olivier passò la mano per paura dello scandalo, la produzione si rivolse al suo "protetto", che invece dimostrò il coraggio di accettare la sfida.
Uno dei più grandi attori shakespeariani della storia del teatro inglese John Gielgud fu il primissimo attore in assoluto a essere interpellato dai produttori Albert R. Broccoli e Irving Allen per il ruolo di Oscar Wilde. La sua storia personale si intrecciava in modo drammatico e speculare con quella del personaggio che avrebbe dovuto interpretare. Appena pochi anni prima, nell'ottobre del 1953, Gielgud era stato protagonista di un clamoroso scandalo mediatico. Era stato arrestato a Chelsea e processato per "atti immorali" (nello specifico, per aver abbordato un uomo in un bagno pubblico, pratica all'epoca definita cottaging e severamente punita dalla legge britannica). Sebbene se la fosse cavata con una multa grazie all'intervento del suo entourage, l'evento fu un trauma devastante che rischiò di distruggere la sua carriera e la sua salute mentale.