Il De bono coniugali (La dignità del matrimonio) è un trattato di Agostino d'Ippona, scritto intorno al 401. È la prima opera sistematica sul matrimonio.Cfr. LAMBERIGTS 2014, 371: «La obra, que es el primer tratado sistemàtico sobre el matrimonio».
Storia dell'opera Agostino iniziò a lavorare al De Bono Coniugali principalmente per rispondere alle teorie di un monaco di Roma, GiovinianoRetr. II 22, CCSL 57, 48: Iouniani haeresis sacrarum uirginum meritum aequando pudicitiae coniugali tantum ualuit in urbe Roma., in merito alle relazioni coniugali, tuttavia l’opera era volta a ribattere anche le affermazioni di Girolamo e dei Manichei sul medesimo argomento. Gioviniano fu, cionondimeno, il più esplicito destinatario dell’opera, scritta per contestare in primo luogo la tesi per cui il matrimonio e la verginità, secondo il monaco, dovevano essere poste sullo stesso piano per cinque motivi fondamentali: Non sussiste una differenza, quanto al perfezionamento dell’anima, fra vedovanza, matrimonio e verginità. Una volta che il Cristiano è battezzato, il Maligno non può dominarlo: se il Cristiano pecca, può pentirsi e ristabilire l’armonia con Dio. La mortificazione del corpo non rende l’anima più santa di quanto farebbe la sola gratitudine al Signore. Nel Giorno del Giudizio Universale non ci sarà una distinzione nei premi assegnati. Maria ha concepito Cristo verginalmente ma ha perso la verginità partorendolo. Il documento di Gioviniano fu bollato (conscriptio temeraria) nel 392/3 e il monaco fuggì a Milano, dove fu condannato da un sinodo presieduto da Ambrogio (conscriptio horrifica). Ciononostante, le tesi di Gioviniano riscossero una certa approvazione, tanto che un gruppo di Cristiani in vista della capitale, preoccupati che le opinioni del monaco attecchissero ulteriormente, scrissero a Girolamo, chiedendogli di esprimersi in merito. Ne scaturì il trattato Adversus Iovinianum, del 393/4, in cui Girolamo sottolinea la superiorità della verginità sul matrimonio e tratteggia un’immagine piuttosto negativa della vita coniugale, al punto che a Roma i suoi amici restarono alquanto sorpresi dai toni del pamphlet, che di fatto fu piuttosto controproducente. Per questo, nel De Bono Coniugali, pur essendo chiaro che il diretto obiettivo era Gioviniano, Agostino cercò anche di dissipare implicitamente il risentimento scatenato da Girolamo con la sua vituperatio nuptiarum nella sfera laica e sposata, promuovendo, di fatto, una posizione intermedia fra le concezioni dei due Cfr. WALSH 2001, XIX-XX.. Il De Bono Coniugali è, inoltre, anche una reazione alle teorie dei Manichei sul matrimonio. Agostino stesso era stato un manicheo per circa dieci anni, dal 374 fino al suo arrivo a Milano e alla sua conversione. La setta manichea sosteneva il dualismo di Bene e Male, incarnati rispettivamente da Dio e da Satana. Tale dualismo si rifletteva, nella sfera della carnalità umana, nell’anima e nel corpo. La sensualità era da costoro considerata un’arma forgiata da Satana per sconfiggere il Bene, e tutti i credenti dovevano quindi preservare la verginità e rifuggire il desiderio carnale. Non solo, anche la procreazione era opera del Maligno Cfr. WALSH 2001, XVIII: «The Good of Marriage was directed in part against the Manichees, who denied the validity of that title […]. The sensuality which draws men and women together is a weapon forged by Satan to overcome the power of good […]. All believers must accordingly renounce the flesh and preserve their virginity». Per questo motivo tenevano posizioni molto critiche nei confronti dei Patriarchi dell’Antico Testamento, esempi, secondo loro, di poligamia e incontinenza. Agostino, nel De Bono Coniugali, ribatté con forza quest’ultimo punto, giustificando la condotta dei Patriarchi come assolutamente necessaria alla generazione della progenie che avrebbe portato alla stirpe di Cristo e dei Cristiani Cfr. WALSH 2001, XVIII-XIX: «The Manichees were savage critics of the Old Testament. […] Of particular concern to Augustine was the scorn they poured on the Patriarchs for their sexual proclivities; in opposition to their claims he presents them and their wives as models of sexual restraint who contracted marriage solely to bear the children who would ensure the coming of Christ and the birth of the Church»..
Influenze su Agostino nella stesura dell’opera
Agostino, nella redazione del De Bono Coniugali, si rifece soprattutto a Paolo di Tarso e ad esegeti come Cipriano, Tertulliano e Ambrogio. Infatti, sebbene molti Padri greci avessero interpretato le Scritture ancor prima di essi in merito al matrimonio e alla verginità, dovette ricorrere a tali mediatori, a causa della sua parziale conoscenza del greco Cfr WALSH 2001, XVI: «Many of the Greek Fathers offered widely-ranging interpretations of the scriptural exhortations on marriage and virginity, but Augustine at this stage of his life did not read Greek fluently, so such influence as they exercised it upon him came obliquely through the mediation of others»..
Paolo di Tarso Il passo di Paolo che più di tutti permea il De Bono Coniugali è il seguente: 3Il marito dia alla moglie ciò che le è dovuto; ugualmente anche la moglie al marito. 4La moglie non è padrona del proprio corpo, ma lo è il marito; allo stesso modo anche il marito non è padrone del proprio corpo, ma lo è la moglie. 5Non rifiutatevi l’un l’altro, se non di comune accordo e temporaneamente, per dedicarvi alla preghiera. Poi tornate insieme, perché Satana non vi tenti mediante la vostra incontinenza. 6Questo lo dico per condiscendenza, non per comando. 7Vorrei che tutti fossero come me; ma ciascuno riceve da Dio il proprio dono, chi in un modo, chi in un altro. 8Ai non sposati e alle vedove dico: è cosa buona per loro rimanere come sono io; 9ma se non sanno dominarsi, si sposino: è meglio sposarsi che bruciare. 10Agli sposati ordino, non io, ma il Signore: la moglie non si separi dal marito – 11e qualora si separi, rimanga senza sposarsi o si riconcili con il marito – e il marito non ripudi la moglie. 12Agli altri dico io, non il Signore: se un fratello ha la moglie non credente e questa acconsente a rimanere con lui, non la ripudi I Cor. 7:3 ff.. Da questo brano, Agostino estrapola in particolare la teoria per cui è meglio sposarsi e commettere peccati di incontinenza che commetterli da celibi/nubili De Bono Conj. 10 (31): Concubitus enim necessarius causa generandi, inculpabilis et solus ipse nuptialis est. Ille autem, qui ultra istam necessitatem progreditur, iam non rationi, sed libidini obsequitur. Et hunc tamen non exigere, sed reddere coniugi, ne fornicando damnabiliter peccet, ad personam pertinet coniugalem. Si autem ambo tali concupiscentiae subiguntur, rem faciunt non plane nuptiarum. Verumtamen si magis in sua coniunctione diligunt quod honestum, quam quod inhonestum est, id est quod nuptiarum quam id, quod non est nuptiarum, hoc eis auctore Apostolo secundum ueniam conceditur: cuius delicti non habent hortatrices nuptias, sed deprecatrices. Per la traduzione, cfr. WALSH 2001, 25: «The fact is that intercourse necessary for begetting children carries no blame, and it alone is proper to marriage. But the intercourse which goes beyond this necessity is no longer subject to reason, but to lust. However, intrinsic to the character of marriage is the refusal to demand to oneself, but also a willingness to grant it to one’s spouse, so that he may not sin mortally through fornication. But if both partners are slaves to such lustfulness, their behaviour is clearly alien to marriage. However, if in their intercourse they love what is honourable more than what is not, in other words what is proper to marriage more than what is not, the Apostle’s authority concedes that their behaviour is pardonable. But their marriage excuses rather than encourages this fault». e l’idea, ulteriormente sviluppata dal filosofo cartaginese, per cui né uomo né donna hanno diritto a ripudiare il marito, dato che, fintanto che il rispettivo coniuge sia in vita, la coppia è legata in modo indissolubileDe Bono Conj. 7 (14): siquidem interueniente diuortio non aboletur illa confoederatio nuptialis, ita ut sibi coniuges sint etiam separati, cum illis autem adulterium committant, quibus fuerint etiam postsuum repudium copulati, uel illa uiro uel ille mulieri. Per la traduzione, cfr. WALSH 2001, 17: «for the marriage-alliance is not rescinded by the divorce which comes between them, and so they remain wedded to each other even when separated; and they commit adultery with those to whom they are attached even after their divorce, whether the wife associates with a man, or the husband with a woman»..
Tertulliano Di Tertulliano, Agostino fa proprie due riflessioni. La prima, che Tertulliano, pur propugnando un severo ascetismo e promuovendo con veemenza la verginità rispetto al matrimonio, che consigliava invece a chi non fosse in grado di esercitare continenza, espresse nei confronti della vita coniugale, rispondendo alle critiche dell’eretico Marcione Cfr. WALSH 2001, XVI: «Tertullian […] suggests [i.e. marriage] is for those who can’t otherwise resist temptation […]. He’s none the less concerned to defend the institution against the heresy of Marcion». e che può essere riassunta nel concetto, presente nell’Adversus Marcionem, per cui si persegue, si esalta e si ricerca la purezza senza però condannare il matrimonioAdv. Marc. I 29: sed qui sanctitatem sine nuptiarum damnatione nouerimus et sectemur et preferamus non ut malo bonum, set ut bono melius. Non enim proicimus sed deponimus nuptias, nec praescribimus sed suademus sanctitatem, seruantes et bonum et melius pro uiribus cuiusque sectanda, tunc denique coniugium exserte defendentes cum inimice accusatur spurcitiae nomine in destructi onem creatoris.; ovvero, come sostenuto nel De Bono Coniugali, non perché qualcosa è preferibile, il resto va condannato. Infatti, quantunque anche per Agostino una vita di astinenza sia migliore del matrimonioDe Bono Conj. 23 (29): Nuptiae quippe et uirginitas duo bona sunt, quorum alterum maius. Per la traduzione, cfr. WALSH 2001, 53-55: «For marriage and virginity are two goods, of which the second is the greater»., tale istituzione non va affatto sminuita, in quanto necessaria a trasformare la lussuria, irrefrenabile per alcuni fedeli, in “fatica” per la procreazione, rendendola funzionale alla paternità e non all’atto sessuale in sé. Conseguenza di ciò è che, secondo Agostino, qualsiasi atto sessuale non volto alla procreazione è un male, tuttavia un coniuge incontinente va perdonato, finché ciò che compie permane entro i confini del matrimonio, che è buonoCfr. LAMBERIGTS 2014, 375: «Para Agustín, la lujuria sigue siendo un mal, pero se modera por medio de la perspectiva de la futura paternidad».. La seconda riflessione di Tertulliano, presente nel De Monogamia e rinvenibile nell’opera di Agostino, è quella che concerne l’importanza del matrimonio per la prosecuzione della discendenza cristiana, considerata dal vescovo d’Ippona, in un’ottica piuttosto “pratica”, di continuazione della discendenza cristiana.
Cipriano Anche Cipriano lasciò il segno nella riflessione agostiniana, con l’idea, espressa nel De Habitu Virginum, che Dio non ingiunge la verginità, ma la incoraggia, e che le vergini otterranno più grandi onori delle maritate, una volta in paradiso Cfr. Cypr. Hab. virg. 33.. Agostino accetta questo giudizio ma opera una distinzione: anche se una vita di astinenza è preferibile al matrimonio, tale astinenza perde ogni valore qualora chi sia frenato in essa sia incontinente nell’arroganza, nella stravaganza o nel pettegolezzo. Sostiene che l’obbedienza è più virtuosa dell’astinenza: una sposa obbediente deve essere preferita ad una vergine disobbediente; ci sono molte vergini cristiane pettegole, dedite al vino e arroganti, tutti peccati che non si sposano certo con la volontà divina.