Lartiglieria controcarri fu una branca dell'artiglieria destinata esclusivamente alla lotta contro i mezzi corazzati che ebbe il suo massimo sviluppo nel corso della seconda guerra mondiale, perdendo poi gradualmente importanza nel corso della guerra fredda. Questa componente di artiglieria nel tempo è stata completamente sostituita, prima dal cannone d'assalto, poi dal missile anticarro e da veicoli multiruolo come il carro armato da combattimento e il cacciacarri, tanto che dopo la guerra di Corea non sono stati più progettati cannoni destinati principalmente a questa specialità.

Origine Non appena il carro armato fece la sua apparizione sui campi di battaglia (settembre 1916), gli stati maggiori cominciarono a cercare i mezzi per contrastarlo. I primi carri armati erano lenti e avevano una sagoma prominente, quindi per fermarli non erano necessari cannoni destinati specificamente a questo uso, ma erano sufficienti le bocche da fuoco che erano già nelle prime linee. In particolare si rivelò utile per questo uso il cannone a tiro rapido francese da 75 mm che, pur non avendo una velocità iniziale elevatissima (529 m/s), riusciva a impegnare i carri grazie al suo calibro relativamente elevato e alla alta cadenza di tiro (12 colpi/min). Risultati meno brillanti, ma nel complesso soddisfacenti, furono raggiunti dai cannoni da trincea (in genere da 37 mm ma a bassa velocità iniziale) e da fucili controcarro (come il Tankgewehr M1918) di calibro elevato (ad esempio 13,2 mm) e con proiettili a elevata velocità. Anche le mitragliatrici pesanti (per esempio la Browing cal. 50) erano pensate come armi all'occorrenza controcarro. Questo perché la corazza dei primi carri armati era, in genere, leggera, verticale o con scarsa inclinazione e prodotta in acciaio dolce, studiata più per proteggere dalle armi leggere e dalle schegge che dall'artiglieria o da un colpo diretto.

Lo sviluppo fra le due guerre mondiali

Tuttavia si vide ben presto che era opportuno utilizzare armi che fossero progettate specificamente per tale uso, inoltre fu chiaro che queste armi non dovevano essere organiche all'artiglieria, ma che dovevano operare in stretta congiunzione con i reggimenti dell'arma base (fanteria o mezzi corazzati) per poter fornire la protezione nel momento in cui era effettivamente necessaria. Inoltre, per contrastare dei carri che erano in movimento sul campo di battaglia, non potevano essere usate artiglierie a tiro indiretto, ma artiglierie a tiro diretto, cioè cannoni.

I primi cannoni (che rimasero in servizio fino all'inizio della seconda guerra mondiale) avevano un calibro standardizzato sui 37 mm o sui 40 mm e un'elevata velocità iniziale. Anzi molti di questi (il primo tipo) erano molto simili ai cannoni da trincea del primo conflitto mondiale (ovvero assai maneggevoli, leggeri, con sagoma bassa e trasportabili velocemente da una piccola squadra di fanteria) con l'unica differenza di un'elevata velocità iniziale del proiettile, ottenuta allungando la canna. Altri invece (specie quelli del secondo tipo) erano ispirati ai cannoni anti-torpediniera e controaerei dalla marina. Il rappresentante tipo dei primi era il 3,7 cm PaK 36 (da Panzerabwehrkanone, cannone controcarri), prodotto dalla Rheinmetall, che con un peso di soli 440 kg poteva essere spostato anche a mano, ed aveva una velocità iniziale di 760 m/s. Il rappresentante dei 40 mm era il 2 libbre, prodotto dalla Vickers-Armstrongs, su affusto a crociera. Con un peso di 836 kg non poteva essere mosso (anche perché per essere spostato doveva essere riposizionato sulle ruote) ed aveva una velocità iniziale di 792 m/s. In Italia fu utilizzato un pezzo di calibro più elevato, il cannone 47/32 omologato nel 1935 e successivamente aggiornato nel 1939. Questo cannone fu progettato dalla ditta austriaca Böhler AG e successivamente prodotto in Italia su licenza. Il peso del pezzo era di soli 277 kg (in batteria) ed il proiettile aveva una velocità iniziale di tutto rispetto (630 m/s), considerando anche il calibro relativamente elevato del proiettile.

Nel frattempo si sviluppavano gli studi su un principio che, negli anni seguenti e fino ad oggi, avrebbe profondamente modificato la lotta contro la corazza, cioè la carica cava, che fornendo una penetrazione per i colpi indipendente dall'energia cinetica del proiettile, quindi meno legata al calibro, permetteva una lotta al carro armato anche con armi di peso e con lunghezza della canna minori. I proiettili a carica cava funzionavano però meglio se il proiettile era piuttosto grande.

L'artiglieria controcarri nella seconda guerra mondiale Fin dai primi scontri della seconda guerra mondiale fu chiaro che le artiglierie controcarri disponibili, pur potendo operare contro i carri leggeri, non avevano nessuna possibilità di perforare le corazze dei carri medi o pesanti (carri di fanteria inglesi e Panzer III e Panzer IV tedeschi). Quindi si svilupparono subito nuovi cannoni destinati alla lotta contro i mezzi corazzati, mentre i tedeschi usavano il loro 8,8 cm FlaK come pezzo controcarro per contrastare i carri armati britannici. Parallelamente alle bocche da fuoco si sviluppavano, particolarmente da parte dei tedeschi, dei semoventi destinati specificamente all'uso controcarri (Jagdpanzer e Panzerjäger).

I mezzi semoventi Da quanto detto per i cannoni trainati è chiaro che, nel corso della guerra, i calibri delle armi controcarri aumentarono notevolmente, e con i calibri aumentarono sia i pesi sia le dimensioni, quindi negli ultimi anni di guerra fu evidente la necessità di montare le artiglierie controcarri non più su affusti trainati, ma su affusti semoventi. Dato l'impiego di questi mezzi, che dovevano operare direttamente sulla linea del fronte, fu prevista una robusta corazzatura tale da poter sostenere certamente il fuoco di armi leggere, ma spesso confrontabile con quella dei carri che dovevano contrastare.

I cannoni trainati La principale difesa delle artiglierie controcarri era nella loro capacità di occultamento, cioè nella capacità di non essere visibili ai carri armati nemiciNotare che i carri armati, in ambiente operativo, devono operare con tutti i portelli chiusi, quindi hanno una visibilità limitata ai soli iposcopi e periscopi dell'equipaggio. fino alla distanza a cui possono impegnare il bersaglio con buone probabilità di danneggiarlo. Per questo motivo la soluzione di utilizzare i cannoni antiaerei come armi anticarro non ebbe successo a parte il già citato 8,8 cm FlaK.

Italia

Le artiglierie con compiti anticarro si svilupparono già durante la guerra civile spagnola, con l'impiego, considerato altamente remunerativo da parte dei tedeschi del pezzo antiaereo da 88mm in funzione di appoggio anticarro alla fanteria; successivamente, durante le prime fasi della seconda guerra mondiale tale uso fu sancito definitivamente dalla dottrina tedesca, dopo l'impiego da parte di Rommel nel 1940 in Francia, che utilizzò questi pezzi in questo e in altri scontri decisivi, successivamente, in ogni teatro d'operazioni, supportato dalla produzione di munizioni specifiche. Anche i semoventi, che altro non erano che pezzi d'artiglieria a canna corta, montati sopra veicoli cingolati, detti Sturmgeschütz III erano stati sviluppati dai tedeschi, nello stesso periodo, come mezzi di supporto alle fanterie.

A seguito di queste evoluzioni, i progettisti italiani seguirono entrambe le strade, con ottimi risultati complessivi ma con produzioni limitate dalla capacità industriale italiana e dalla scarsezza di materiali strategici (acciai speciali e tecniche di lavorazione avanzate) del periodo bellico.

Il primo semovente con capacità cacciacarri prodotto in Italia fu l'L40Cesare Falessi e Benedetto Pafi, Veicoli da combattimento dell'Esercito Italiano dal 1939 al 1945, Genova, Intyrama, 1976, p. 97.: basato sullo scafo del carro leggero L6/40, era privo di torretta e presentava un cannone controcarro da 47/32. Infatti, benché i primi semoventi tedeschi fossero stati ideati come artiglieria semovente, l'idea del semovente controcarro fu particolarmente seguita in Italia inizialmente con il 75/18, nato per appoggio alla fanteria (analogamente allo Sturmgeschütz) ma prontamente utilizzato dagli artiglieri-carristi come cacciacarri (dato che gli M13/40 e gli M14/41 avevano una potenza di fuoco decisamente limitata, specie a partire dalla metà del 1942). Durante il conflitto vennero ideate e sviluppate nuove munizioni a carica cava denominate EP ed EPS, che sfruttavano le basse velocità iniziali del pezzo e lo resero, con la speciale preparazione degli artiglieri, un veicolo letale a determinate condizioni, stante le limitate capacità complessive del veicolo e della protezione passiva.

La famiglia dei cacciacarri proseguì con il Ansaldo M43 da 75/46, che montava l'ottimo pezzo antiaereo da 75mm/46 calibri e successivamente con il semovente d'artiglieria M.41 da 90/53.

Si ritornò al semovente d'artiglieria puro con il Ansaldo 105/25 M.43 e infine con il più moderno 149/40 (semovente) ma ancora in via di sperimentazione alla fine del conflitto.

Tra i cannoni trainati (a mano) fu utilizzato il pezzo da 47/32 Mod. 1935 per il quale furono sviluppate durante il conflitto sempre nuove tipologie di munizionamento, fino ad arrivare ai modelli di munizioni a carica cava, per cercare di renderlo efficace anche contro veicoli con protezioni importanti, per le quali non era stato originariamente progettato; mentre fu adattato il 65/17 Mod. 1908/1913, nato come pezzo da montagna, soprattutto in Nord Africa ed in Russia, il 100/17 ed il 105/28 per i quali, stante l'assenza di un vero pezzo controcarro avanzato, in linea con i Reparti, si cercò di ovviare producendo ad hoc, munizionamento a carica cava e perforante. Il 75/34 Mod. S.F. sostituì i cannoni da 47/32 Mod. 1935 nelle fortificazioni.

Il teatro russo vide l'impiego dei più moderni ed avanzati pezzi antiaerei come il 75/46 C.A. Mod. 1934 e l'ottimo 90/53 Mod. 1939, entrambi in ruolo misto antiaereo/anticarro, oltre ai pezzi d'artiglieria campale a traino meccanico 75/18 Mod. 1934/1935, e 75/32 Mod. 1937, il più moderno tra quelli usati nella seconda guerra mondiale.

Germania

I tedeschi nel corso della guerra svilupparono due cannoni anticarro di ottima qualità, il 5 cm PaK 38 e il 7,5 cm PaK 40, entrambi largamente usati in tutti i teatri di guerra. Il primo a 1000 m era in grado di perforare 61 mm di corazza verticale, mentre il secondo alla stessa distanza poteva perforare 121 mm di corazza verticale. Minore fortuna ebbe l'evoluzione dell'88 come cannone anticarro (8,8 cm PaK), dato che, nell'uso come pezzo trainato, il suo peso di 5 t in ordine di marcia lo rendeva estremamente poco mobile, ebbe invece successo come Jagdpanzer (Nashorn, Elefant e Jagdpanzer V Jagdpanther).

Una categoria di pezzi anticarro sviluppata unicamente dai progettisti tedeschi furono i cannoni decalibrati (ad anima conica). Partendo dalla constatazione banale che, diminuendo la sezione del proiettile, si otteneva la stessa pressione sul fondo durante l'espansione dei gas nella canna, furono realizzate canne coniche e proiettili costruiti con due flange che si schiacciavano sull'anima del proiettile, riducendone quindi la sezione. In questo modo i progettisti tedeschi riuscirono ad ottenere velocità iniziali di 1400 m/s su armi di calibro limitato. Furono in produzione solo due pezzi di questo tipo (dati i costi notevoli per le lavorazioni meccaniche sia sulla canna sia sul proiettile, che utilizzava il tungsteno), uno di calibro 2.8/2 cm (2,8 cm sPzB 41) ed uno di calibro 4/2.9 cm (4,2 cm lePaK 41), entrambi costruiti in un numero molto limitato. Un terzo tipo progettato fu il 7,5 cm Pak 41.