Il teatro meridionale della guerra d'indipendenza americana ricomprende l'insieme delle operazioni belliche della guerra d'indipendenza americana svoltesi nel territorio delle più meridionali delle Tredici colonie originali, ovvero le attuali Virginia, Carolina del Nord, Carolina del Sud e Georgia.
Nel corso della prima fase del conflitto, tra il 1775 e il 1778, i più importanti scontri della guerra ebbero luogo nelle regioni settentrionali delle Tredici colonie e il sud rappresentò un teatro di guerra secondario; le colonie del meridione furono ampiamente dominate dai sostenitori della rivoluzione fin dalle prime fasi, e le milizie ribelli risultarono ben presto vittoriose negli scontri con i "lealisti" locali. La situazione però mutò alla fine del 1778: abbandonata la speranza di impedire la completa indipendenza degli Stati Uniti d'America dopo la sconfitta riportata nella battaglia di Saratoga e l'entrata in guerra del Regno di Francia, il Regno di Gran Bretagna puntò a riconquistare quantomeno le colonie del sud, le cui esportazioni agricole erano importanti per l'economia dell'Impero britannico.
Nel dicembre 1778 le forze britanniche occuparono la città di Savannah e fondamentalmente sottomisero l'intera colonia della Georgia; seguì una campagna in Carolina del Sud ad opera del generale Henry Clinton, conclusasi con una devastante sconfitta per le forze americane nel corso dell'assedio di Charleston nel maggio 1780. Clinton lasciò nel sud una vasta armata sotto il comando del generale Charles Cornwallis, ma dopo una nuova sconfitta nella battaglia di Camden le forze americane, ora comandate dal generale Nathanael Greene, evitarono altri grandi scontri campali e adottarono una strategia d'attrito contro i britannici; in Carolina del Sud si sviluppò quindi una violenta guerriglia sfociata in una vera e propria guerra civile tra rivoluzionari e lealisti locali. Esasperato, Cornwallis condusse la sua armata in Virginia nel tentativo di tagliare le linee di rifornimento dei ribelli, ma fu intrappolato a Yorktown dalle forze congiunte franco-statunitensi di Washington e Rochambeau; la resa di Cornwallis al termine dell'assedio di Yorktown il 19 ottobre 1781 decise l'esito non solo delle operazioni nel sud ma anche dell'intera guerra d'indipendenza.
La rivoluzione prende piede, 1775-1778 Virginia e Georgia
La condizione delle più meridionali delle Tredici colonie (la Colonia della Virginia, la Provincia della Carolina del Nord, la Provincia della Carolina del Sud e la Provincia della Georgia) differiva sotto molti aspetti da quelle delle colonie situate più a nord. Il clima consentiva la coltivazione di prodotti agricoli che non potevano essere prodotti in Gran Bretagna, primi tra tutti il tabacco, il riso e l'indaco, i quali quindi erano destinati primariamente all'esportazione verso la madrepatria; di contro, le altre colonie producevano principalmente beni destinati al consumo interno o all'esportazione verso le vicine colonie britanniche dei Caraibi. A differenza che al nord, le attività agricole del sud erano portate avanti da una gran massa di schiavi africani (all'epoca della rivoluzione, i due terzi della popolazione della Carolina del Sud erano rappresentati da schiavi), il che rendeva le colonie particolarmente sensibili e contrarie a ogni accenno all'abolizione della schiavitù o all'emancipazione delle popolazioni nere; il potere era fondamentalmente detenuto dalla classe dei ricchi proprietari terrieri, il che acuiva le tensioni sociali con la massa della popolazione priva di appezzamenti propri. Ulteriore fonte di tensioni era il fatto che l'anglicanesimo era stabilito come religione di Stato in tutte le colonie del sud, con la conseguente imposizione a tutta la popolazione di tasse locali per il sostentamento della chiesa anglicana; tale fatto era, come ovvio, unanimemente avversato da tutte le confessioni non anglicane..
Già pochi giorni dopo i fatti della battaglia di Lexington (19 aprile 1775) e lo scoppio formale della guerra d'indipendenza, nella maggior parte delle colonie i governatori di nomina regia si affrettarono ad abbandonare le loro capitali lasciando il potere in mano ai comitati dei rivoluzionari americani. Nella colonia della Virginia, tuttavia, il governatore John Murray, IV conte di Dunmore (Lord Dunmore), decise di opporre resistenza: il 20 aprile, nel corso del cosiddetto "incidente della polvere da sparo", il governatore ordinò di rimuovere un quantitativo di polvere da sparo ammassato in un magazzino di Williamsburg e di caricarlo a bordo di una nave britannica ancorata sul fiume James; davanti ai primi segni di ribellione nella colonia, la mossa era intesa a privare dei rifornimenti bellici la milizia locale, controllata dai patrioti americani. Un'unità della milizia della Virginia guidata da Patrick Henry minacciò di ricorrere alla forza per impedire la mossa del governatore, anche se poi la crisi rientrò pacificamente dopo che Dunmore ebbe offerto di pagare i virginiani per la polvere da sparo ottenuta. Il governatore tentò più volte nei mesi seguenti di procurarsi equipaggiamenti militari e rifornimenti, atti che però furono spesso anticipati dalla milizia che svuotò i magazzini prima dell'arrivo degli uomini del governatoreJohn E. Selby, The Revolution in Virginia, 1775–1783, 1988, capitolo 1..
Temendo per la sua incolumità, Dunmore lasciò Williamsburg nel giugno 1775 e si trasferì a Norfolk, città portuale sorvegliata dalle navi della Royal Navy e con una notevole presenza tra la popolazione di "lealisti" contrari alla rivoluzione.. Dunmore iniziò a mettere assieme una piccola forza militare composta da un pugno di truppe regolari del British Army, marinai della Royal Navy e miliziani lealisti, e per tutto il mese di ottobre condusse incursioni contro le posizioni dei rivoluzionari lungo la costa della Virginia. Dunmore si sentì sufficientemente sicuro della sua posizione da emettere, il 7 novembre, un proclama in cui si prometteva la libertà per tutti quegli schiavi africani che avessero abbandonato i loro padroni di tendenze rivoluzionarie e si fossero offerti di combattere per la Gran Bretagna; circa 600 schiavi fuggirono dalle piantagioni e si rifugiarono sotto la protezione di Dunmore..
Le incursioni delle forze di Dunmore approdarono al primo scontro campale il 15 novembre, quando nel corso della battaglia di Kemp's Landing un'inesperta forza di miliziani virginiani fu facilmente dispersa dalle unità regolari del governatore; tuttavia Dunmore subì una pesante sconfitta il 9 dicembre seguente nella battaglia di Great Bridge: lasciando la protezione delle sicure fortificazioni di Norfolk, Dunmore attaccò una postazione trincerata di miliziani della Virginia e della Carolina del Nord guidati da William Woodford, venendo però sanguinosamente respinto e perdendo nell'azione un terzo delle sue forze. Incalzato dai rivoluzionari, Dunmore si ritirò a Norfolk per poi ripiegare a bordo delle navi della Royal Navy, imitato dagli abitanti lealisti della città; il 1º gennaio 1776 i rivoluzionari occuparono Norfolk, dopo che nel corso di vari scontri e schermaglie un vasto incendio ebbe distrutto buona parte della città. Dunmore si ritirò su un'isola della Baia di Chesapeake, e non mise più piede sul suolo della Virginia..
Mentre nelle colonie più a nord prendevano vita i primi scontri armati tra "ribelli" e "giubbe rosse", in Georgia la situazione rimase tranquilla al punto che il governatore regio James Wright poté rimanere in carica nonostante i rivoluzionari controllassero ormai l'assemblea coloniale; la situazione mutò nel gennaio 1776, quando una piccola flotta britannica gettò inaspettatamente l'ancora nel porto di Savannah. Tanto i lealisti che i rivoluzionari locali erano convinti che la flotta fosse incaricata di fornire supporto militare al governatore, che fu subito fatto arrestare per ordine dell'assemblea; in realtà, le navi erano incaricate di recuperare delle vettovaglie (in particolare, rifornimenti di riso) per la guarnigione britannica tagliata fuori e assediata a Boston. Wright fuggì dalla prigionia e si rifugiò a bordo delle navi; seguirono quindi, ai primi di marzo, scontri tra la milizia rivoluzionaria e le navi britanniche, la cosiddetta "battaglia delle navi del riso": i britannici riuscirono a impossessarsi di parte dei rifornimenti che erano stati inviati a prendere, ma dovettero lasciare Savannah e tutta la colonia in mano ai ribelli.
Le due Carolina
Quando la guerra ebbe inizio, la popolazione della Carolina del Sud si ritrovò politicamente divisa in due: le comunità insediate lungo la costa, dominate dalla grande città portuale di Charleston, erano fortemente schierate per la rivoluzione, mentre le regioni dell'entroterra vedevano invece la presenza di un gran numero di simpatizzanti lealisti.; entro l'agosto 1775, entrambe le parti stavano radunando milizie armate.. Le ostilità si aprirono in settembre, quando la milizia rivoluzionaria occupò senza incontrare opposizione Fort Johnson, la principale fortificazione di Charleston, e obbligò il governatore regio William Campbell a trovare rifugio a bordo di una nave britannica ancorata nel porto..
Il primo combattimento si ebbe il 19 novembre, quando la cattura da parte dei lealisti di un carico di polvere da sparo e munizioni destinato ai Cherokee portò all'inconcludente primo assedio di Ninety Six nella Carolina del Sud occidentale.. I ranghi dei rivoluzionari stavano ormai superando quelli dei lealisti, e tra novembre e dicembre una grande spedizione (battezzata "campagna della neve" per via delle abbondanti nevicate inusuali per la regione) di circa miliziani ribelli al comando del colonnello Richard Richardson riuscì a catturare o obbligare alla fuga gran parte dei leader lealisti della Carolina. Parte dei lealisti trovò rifugio nelle terre dei Cherokee, i quali misero in atto una rivolta in supporto della Gran Bretagna; una combinazione di forze della milizia della Virginia e di entrambe le Carolina fu però ben presto in grado di domare la rivolta nel sangue, devastando un'ampia parte delle terre dei Cherokee..
Per poter organizzare qualsiasi operazione bellica nelle colonie del sud, era cruciale per i britannici impossessarsi di un grande porto in cui fosse possibile sbarcare con sicurezza uomini e rifornimenti. Una spedizione in tal senso fu organizzata con truppe provenienti dalla stessa Europa, mentre i lealisti della Carolina del Nord furono incoraggiati a radunarsi e organizzarsi; tuttavia, la partenza della spedizione subì un notevole ritardo e i lealisti della Carolina del Nord subirono una decisiva sconfitta campale nella battaglia di Moore's Creek Bridge il 22 febbraio 1776. Quando infine le navi con le truppe regolari del generale Henry Clinton arrivarono al largo della Carolina del Nord in maggio, le condizioni per uno sbarco in sicurezza erano svanite e il generale decise di dirigere altrove. Ricognitori segnalarono come miglior luogo di sbarco il porto di Charleston, le cui fortificazioni erano ritenute incomplete e vulnerabili; il 28 giugno le forze di Clinton diedero l'assalto alle fortificazioni dell'Isola di Sullivan, che dominavano l'accesso al porto: l'azione si rivelò un grave insuccesso per i britannici, e Clinton dovette abbandonare ogni progetto di spedizione nel sud e portare le sue forze in supporto dell'armata principale radunata a New York..
Gli attacchi alla Florida I rivoluzionari della Georgia lanciarono varie spedizioni contro la guarnigione britannica insediata a St. Augustine nella colonia della Florida orientale: questa guarnigione supportava attivamente le attività dei lealisti qui rifugiati dalle colonie del sud, e da St. Augustine partivano frequenti razzie di bestiame e altri rifornimenti nella Georgia meridionale.