Il centro storico dell'Aquila è il nucleo antico di origine medievale della città dell'Aquila.

Storia

Il centro storico costituisce ancora oggi il nucleo principale, nonché il più grande e compatto della città. Trae origini dalla fondazione dell'Aquila avvenuta nel 1254 circa, come descrive la Cronica in versi di Buccio di Ranallo. Il centro, voluto come nuova città da piccoli castelli sparsi nella conca amiternina, per rispondere alla nuova forma di governo imperiale di Federico II di Svevia, e per beneficiare della protezione papale, vide le prime origini nel 1250, quando gli aquilani della città romana di Amiternum inviarono una lettera al pontefice Gregorio X; tuttavia solo nel 1254 con un privilegio del sovrano Corrado IV di Svevia, il progetto prese definitiva concretezza.

Per la fondazione, e per garantire l'ordine di lottizzazione del terreno scelto tra i vari coloni dei castelli, fu necessaria ed assai originale la ripartizione in "locali" e "cantoni" nei quartieri storici, e dentro la cerchia muraria, che fu completata nel 1316.

Con diploma di Corrado IV di SveviaA. Clementi, Storia dell'Aquila, Laterza Editore, 1997, p. 19, figlio di Federico II, la città nuova venne fondata presso il villaggio di Acculi, oggi nel rione Borgo Rivera, presso la fontana delle 99 cannelle; il permesso venne accordato a feudatari, contadini e artigiani stanchi delle vessazioni dei signorotti dei diversi castelli che popolavano la conca amiternina, quali Bagno, Assergi, Paganica, Roio, Arischia, Sassa. Benché la conca aquilana fosse da secoli abitata come dimostrano le città romane di Amiternum e Forcona, che condividevano anche la sede vescovile, a causa della tesa situazione politica del governo svevo sull'Abruzzo, e della relativa vicinanza di Amiterno ai territori pontifici, venne definito un programma di costruzione della nuova città, con un'area cinta da mura di guardia, e ripartita in rioni con cantoni e locali, ossia il pezzo di terra colonica dove i cittadini avrebbero eretto le case, i palazzi di guardia e le chiese. Il progetto fu assai originale, anche se della città originaria non si sa quasi nulla a causa della distruzione di Manfredi di Svevia nel 1259 per ribellione; mentre dai documenti di Carlo I d'Angiò che volle fortemente la rinascita della città nel 1265, si desume con chiarezza il piano di scansione dei vari cantoni e dei quartieriA. Clementi, p. cit., pp. 29-31.I quarti dell'Aquila, legati in parte con i locali agli antichi castelli (la leggenda vuole fossero 99), vennero suddivisi nel 1276, e sono ancora oggi il San Giorgio (o Santa Giusta), Santa Maria, San Pietro e San Giovanni d'Amiterno (o anche San Marciano).

Il primo occupa la zona sud-est, il secondo che è il più grande tutta la zona nord fino a Piazza Palazzo, il terzo la fascia ovest, e l'ultimo la fascia sud-ovest. Il punto focale della nuova città era ed è ancora oggi Piazza Duomo, dove confluiscono tre dei quattro quartieri. Inoltre furono progettati dei cardi e dei decumani, come il corso Vittorio Emanuele (anticamente la Strada Maggiore, che da Porta Paganica, presso il castello cinquecentesco, da nord porta a Piazza Duomo), il corso Federico II, che da Piazza Duomo a sud portava a Porta Napoli, e poi le due vie trasversali di corso Umberto I a ovest, che attraversa i due rioni San Pietro e Santa Maria, diventando poi via Andrea Bafile e via Roma fino a Porta Barete, che incrociandosi al corso Vittorio Emanuele presso il Palazzo del Convitto (costruito sopra l'ex monastero di San Francesco d'Assisi), verso est mediante via San Bernardino che porta fino alla Porta Leoni delle mura, creava l'intersezione detta "Quattro Cantoni".

Inoltre ciascuno dei quattro quarti era ripartito in piccoli locali dei coloni provenienti dai castelliA. Clementi, Op. cit., p. 31, e ciascun gruppo di essi legato indissolubilmente, almeno per il livello storico, più che per il livello politico e religioso a suo tempo. Ad esempio il quarto Santa Giusta ha i locali dei castelli fondatori stanziati nella fascia sud-orientale della valle (Fontecchio, Tione, Goriano Valle, Bazzano, Bagno), Santa Maria quelli del nord (Assergi, Arischia, Camarda, San Silvestro, Pizzoli), San Pietro i castelli di Coppito, Sassa, Barete, Porcinaro, Vigliano, e San Marciano quelli di Roio, Lucoli, Tornimparte, Rocca di Corno, Preturo. Per sottolineare ancora di più il legame di appartenenza ai castelli, anche se altri dicono che si trattò di questioni economico-amministrative, le chiese nuove fondate nei quartieri ebbero lo stesso nome dei relativi castelli di appartenenza, facendo gli esempi più chiari delle quattro chiese parrocchiali dei quarti (la chiesa di Santa Giusta da Santa Giusta extra moenia di Bazzano, chiesa di San Pietro a Coppito dalla parrocchia di Coppito, la chiesa di San Marciano da quella dei SS. Marciano e Nicandro di Roio, e ancor prima da San Giovanni di Lucoli, e infine la chiesa di Santa Maria Paganica dalla parrocchia di Maria SS. Assunta di Paganica).

Urbanistica

Il centro storico aquilano è stato fondato secondo uno specifico schema a scacchiera di cardi, decumani e piazze da dei coloni con-focolieri dei "castelli" che popolavano il circondario attorno al villaggio di Acculi (presso il Borgo Rivera delle 99 cannelle, da cui il nome "Acquili", e poi Aquila), come Paganica, Assergi, Collebrincioni, San Vittorino, Coppito, Camarda e Roio. La leggenda vuole che 99 castelli fondassero la città nel 1254, sotto il patronato di Federico II di Svevia, distrutta cinque anni dopo da Manfredi di Svevia e ricostruita dal 1265 per volere di Carlo I d'Angiò.Fu studiata l'espansione del primo villaggio per questioni economiche, dato che i confocolieri erano i mercanti e gli artigiani che, insieme ai contadini, desideravano liberarsi dal giogo delle baronie dei vari castelli: ogni lotto sarebbe andato in mano a una famiglia di grande rilievo, che avrebbe finanziato la costruzione della chiesa, e attorno sarebbero sorte le varie case coloniche. Tutto il nuovo centro sarebbe stato cinto da possenti mura, che abbracciavano un'area molto più vasta del territorio colonizzato, per lasciare spazio ai campi di coltivazione; tale vuoto fu colmato soltanto dall'espansione urbana della metà del Novecento.La particolarità che rende L'Aquila una città unica in Italia sta appunto nella presenza di quattro principali quartieri la cui gestione era affidata a delle famiglie nobili, o di ricchi mercanti (come i Gaglioffi del quarto San Pietro), aventi i palazzi di rappresentanza, quattro chiese capoquartiere chiesa di Santa Giusta, chiesa di Santa Maria Paganica, chiesa di San Pietro a Coppito, chiesa di San Marciano) insieme ad altre chiese fondate come "duplicato" delle parrocchie già esistenti nei relativi castelli, delle piazze, e delle relative porte di accesso dalle mura medievali, quasi tutte conservatesi perfettamente.

I quarti dell'Aquila sono divisi in gruppi di due: i quarti "amiternini" posti ad Ovest, che volgono verso il borgo di San Vittorino, dove si trovava la romana Amiternum, e sono quelli di San Pietro e San Marciano; mentre gli altri due sono quelli "forconesi", che volgono ad Est, verso il comprensorio di Bagno, dove si trovava la città di Forcona, prima sede diocesana della città, e sono quelli di Santa Maria e Santa Giusta. Solo l'area di Piazza Duomo, con la relativa Cattedrale dei Santi Massimo e Giorgio fungeva da punto neutrale dall'amministrazione dei quartieri e delle parrocchie, mentre l'amministrazione pubblica era affidata al Capitano Regio, che stazionava presso il Municipio, ossia il Palazzo Margherita. I locali principali (la lista è parziale) del Quarti sono:

Quarto di Santa Giusta La Torre - zona di Piazza Santa Giusta con la chiesa capoquartiere, ma include anche Piazza San Flaviano con la chiesa e il Palazzo Gagliardi. È uno degli abitati più antichi del centro, esistente già prima della fondazione del 1254. Bazzano - zona di Piazza Santa Giusta Goriano Valle e Picenze: la parte sud del Quarto, tra via Celestino V, via San Michele, compresa la costa Picenze con Porta Bazzano, scendendo via Fortebraccio. Campo di Fossa: è l'area di urbanizzazione novecentesca di una vasta piana a sud, di Corso Federico II, dove si trovava l'ex convento di San Michele, sopra cui nel 1888 fu costruito il Palazzo dell'Emiciclo. Questo quartiere oggi ospita la villa comunale col Monumento ai caduti, il Palazzo del Grande Albergo, l'ex Casa del Balilla, la Casa della Giovane Italiana, l'Emiciclo e la chiesa di Cristo Re, è accessibile da Corso Federico II, o da Porta Napoli a sud, e il viale di Collemaggio, che traccia un angolo retto con viale Crispi, porta alla basilica di Santa Maria di Collemaggio. Bagno: è l'area ad ovest del corso Federico II, dove si trovano Piazza San Marco e Piazza della Repubblica, con le chiese di Sant'Agostino e San Marco.

Quarto di Santa Maria Paganica e Navelli: principale locale di Piazza Santa Maria Paganica, con Palazzo Ardinghelli, Palazzo Cappa Camponeschi e la chiesa capoquartiere di Santa Maria. Il secondo locale delimita una delle strade perpendicolari (5 in tutto) che attraversavano il Quarto, arrivando a nord con lo storico confine dell'attuale via Garibaldi, a sud con l'attuale Corso Umberto I, presso l'area del Palazzo del Capitano Regio. Genca-Guasto-Tempera: sono locali assai profondamente modificati a partire dal 1534, per la costruzione del Forte spagnolo, che comportò la demolizione di numerose case, e di quasi l'intero locale di Tempera, che si trovava presso via Castello. Questa porzione nord del Quarto Santa Maria conserva i monasteri di Sant'Amico delle Agostiniane e San Basilio Magno. Confina con il locale Branconio. Branconio e San Silvestro: locali a nord del Quarto, che confinano a sud col Quarto di San Pietro, il baricentro è Piazza San Silvestro, con la chiesa e il palazzo Branconio. Assergi: è il locale posto a nord-est dell'inizio del corso Vittorio Emanuele, delimitato dalla piazzetta con la chiesa del Carmine, fondata dai castellani di Assergi. Terra Negra e Forfona: locale rimasto poco abitato sino ai primi anni del Novecento, è stato poi profondamente trasformato dall'edilizia civile. Nel XV secolo vi fu costruita la Basilica di San Bernardino con l'annesso convento, poi la scalinata monumentale che scende a via Fortebraccio, poi negli anni 1930 il Palazzo coi Portici, sede degli Uffici delle Corporazioni, e collegato al Palazzo INAIL sul corso Vittorio, e infine il quartiere popolare "Costanzo Ciano", poi Matteotti, presso la storica chiesa di Santa Maria di Forfona. Il confine con le mura è dato da Porta Leoni.

Il Quarto di Santa Maria è l'unico a non confinare in Piazza Duomo, perché la parte nord, dello sbocco del corso Vittorio Emanuele, fa parte del Quarto di San Pietro.

Quarto di San Pietro