L'era dei Diritti Civili Nel 1963, l'assassinio di John F. Kennedy cambiò gli umori politici del paese. Il nuovo presidente, Lyndon B. Johnson, utilizzò una combinazione di questi umori e della sua abilità politica per spingere avanti le riforme, la più importante delle quali fu il Civil Rights Act del 1964.
Oltre a ciò, il Voting Rights Act del 1965 ebbe un impatto immediato sulle elezioni federali, statali e locali. A pochi mesi dalla sua approvazione (6 agosto 1965) un quarto di milione di nuovi elettori neri si era registrato. Nel giro di quattro anni, la registrazione dei votanti al sud si era più che raddoppiata. Nel 1965, il Mississippi aveva la più alta percentuale di neri votanti — 74% — ed era primo per numero di neri eletti. Nel 1969 il Tennessee aveva il 92,1%, l'Arkansas il 77,9% e il Texas il 77,3%
Elezioni del 1964
Nelle elezioni del 1964, Lyndon Johnson si posizionò come un moderato, in contrasto con il suo avversario, Barry Goldwater, che la campagna elettorale caratterizzava come inflessibilmente di destra. La campagna elettorale di Johnson fu famosa per lo spot pubblicitario intitolato "Daisy Girl", nel quale una bambina in un prato strappava, contandoli, i petali di una margherita. Seguiva la scena di un conto alla rovescia e di un'esplosione nucleare. Lo spot era in risposta al sostegno di Goldwater alle armi nucleari tattiche come mezzo per combattere il comunismo in Asia.
Johnson sconfisse sonoramente Goldwater nelle elezioni generali, ottenendo il 64,9% del voto popolare, lo scarto maggiore dalle elezioni dal 1824. Comunque, la perdita di supporto a Johnson negli Stati del sud fu evidente e significò un rovescio delle fortune elettorali dei Democratici, che facevano affidamento sul "solido sud" come base elettorale.
Finché la questione dei diritti civili aveva diviso i bianchi conservatori del sud dal resto del partito, la coalizione politica di sindacati, minoranze, liberali e bianchi del sud (la Coalizione del New Deal), aveva permesso ai Democratici di controllare il governo federale per quasi 30 anni.
La guerra alla povertà e la Grande società
Molti programmi di assistenza federale a individui e famiglie, tra cui Medicare, che paga molte delle spese mediche degli anziani, vennero avviati negli anni 1960 durante la "Guerra alla povertà" della presidenza Johnson (1963-1969). Anche se alcuni di questi programmi incontrarono difficoltà finanziarie negli anni 1990, e vennero proposte diverse riforme, essi continuano ad avere un forte sostegno da entrambi i principali partiti statunitensi. Inoltre, il programma Medicaid finanzia le cure mediche delle famiglie a basso reddito. Oltre a ciò, durante gli anni 1960, il governo federale fornì i cosiddetti "Food Stamps" per aiutare le famiglie povere ad ottenere cibo, e il governo federale e quelli statali fornirono congiuntamente sussidi per sostenere i genitori poveri.
La guerra del Vietnam
Risoluzione del Golfo del Tonchino e Offensiva del Tet
Per molti aspetti la guerra del Vietnam fu il proseguimento della guerra d'Indocina, che fu combattuta dai francesi per mantenere il controllo delle loro colonie nel sud-est asiatico. Dopo che le forze comuniste vietnamite (i Viet Minh guidati da Ho Chi Minh) sconfissero l'esercito coloniale francese nel 1954, alla colonia venne concessa l'indipendenza e fu in seguito divisa in un nord comunista e un sud non comunista.
Nel 1956, le elezioni che avrebbero potuto riunificare la nazione vennero cancellate perché i leader del sud e i loro alleati statunitensi temevano che Ho Chi Minh avrebbe vinto. In risposta venne formato il Fronte di Liberazione Nazionale (comunemente noto come Viet Cong) come movimento guerrigliero, che reclutava tra i contadini e la classe operaia sudvietnamita e godeva del pieno supporto del nord per opporsi al governo del sud.
Il coinvolgimento statunitense venne gradualmente incrementato, anche se non vi fu mai una formale dichiarazione di guerra. La Risoluzione del Golfo del Tonchino, nel 1964, diede l'ampio supporto del Congresso a Johnson, per far escalare il coinvolgimento statunitense in guerra. Il dislocamento di truppe USA e le perdite aumentarono costantemente a partire da quel momento.
Inizialmente l'opinione pubblica statunitense sostenne ampiamente la guerra, ma nel 1968, l'Offensiva del Têt guidata dai Viet Cong nel Vietnam del Sud, fece svanire gran parte di questo supporto.
Il movimento pacifista Era esistito un piccolo movimento di opposizione alla guerra in certi ambienti degli Stati Uniti già dal 1964, in particolare in certi college universitari. Alcuni negli USA, si opponevano alla guerra per una questione morale, mentre altri perché ritenevano che mancasse di obiettivi definiti e di una chiara strategia di uscita.
Ciò avveniva in un periodo di attivismo studentesco di sinistra senza precedenti, e di arrivo all'età del college per una parte consistente dei "baby boomers". La seconda guerra mondiale era finita nel 1945, e la Guerra di Corea era finita nel 1953; quindi molti, se non tutti i baby boomers non erano mai stati esposti alla guerra.
Inoltre, la Guerra del Vietnam non ebbe precedenti per intensità di copertura da parte dei media—è stata chiamata la prima guerra televisiva—oltre che per lo stridore dell'opposizione alla guerra da parte della cosiddetta "Nuova Sinistra" (New Left).
La divisione tra americani pro e contro il conflitto sarebbe proseguita per molto dopo la conclusione della guerra e divenne un altro fattore che portò alla "guerra culturale" che avrebbe sempre più diviso gli americani nei decenni a seguire.
La crisi del 1968 e l'elezione di Richard Nixon Nel 1968 Lyndon Johnson iniziò la sua campagna per la rielezione. Un suo compagno nel Partito Democratico, Eugene McCarthy, corse contro di lui presentando una piattaforma contro la guerra. McCarthy non vinse la prima delle elezioni primarie, nel New Hampshire, ma fece sorprendentemente bene contro un presidente uscente. Il colpo che ne risultò per la campagna di Johnson, unito ad altri fattori, portò il presidente a fare un annuncio a sorpresa in marzo, durante un discorso televisivo, con il quale si toglieva dalla corsa. Johnson annunciò anche l'inizio dei colloqui di pace con il Vietnam a Parigi.
Afferrando l'opportunità data dall'abbandono di Johnson, Robert Kennedy entrò in lizza con una sua piattaforma contro la guerra. Anche il vice presidente di Johnson, Hubert Humphrey, partecipò alla nomination, promettendo di continuare nel sostegno al governo del Vietnam del Sud.
Kennedy venne assassinato in quell'estate e McCarthy non fu in grado di sconfiggere il supporto di cui godeva Humphrey tra i vertici del partito. Humphrey ottenne la nomina dei democratici, e corse contro il repubblicano Richard Nixon nell'elezione generale. Nixon si appellò a quella che definì la "maggioranza silenziosa" degli americani moderati, che non apprezzavano la controcultura "hippie". Nixon promise anche una "pace con onore" grazie al suo "piano segreto" per porre fine alla guerra del Vietnam. Propose la dottrina Nixon per stabilire la strategia con cui passare l'onere dei combattimenti ai vietnamiti, che prese il nome di "vietnamizzazione". Nixon vinse le presidenziali del 1968 a fronte di un'opposizione divisa.
Nixon e il Vietnam Nixon stava per scoprire che ritirarsi dal Vietnam, benché popolare, era più facile da promettere che da mantenere. Tentando di equilibrare le preoccupazioni circa la capacità dei sudvietnamiti di difendersi da soli con la crescente pressione da parte del Congresso perché portasse via le truppe, oltre all'inclinazione della legislatura a ridurre unilateralmente e infine a tagliare i finanziamenti per la guerra, Nixon fu costretto a compiere grandi sforzi e spendere quantità di capitale politico.
Allo stesso tempo divenne un parafulmine per molta dell'ostilità pubblica riguardante la guerra. La moralità del conflitto continuò ad essere un problema, e incidenti come il massacro di My Lai, erosero ulteriormente il supporto alla guerra e aumentarono gli sforzi per la vietnamizzazione.
Anche il montante scandalo Watergate fu una grossa distrazione per Nixon. Inoltre, quel poco di supporto monetario che il Vietnam del Sud riceveva dal Congresso statunitense veniva intascato da militari e politici sudvietnamiti corrotti.
Alla fine gli USA ritirarono le proprie truppe dal Vietnam in base agli Accordi di pace di Parigi del 1973; due anni dopo il Nord aveva il controllo completo sull'intera nazione.
Nella guerra persero la vita 1.500.000 vietnamiti, e circa 58.000 soldati statunitensi. Le perdite inflitte dai Khmer rossi nella vicina Cambogia furono anche superiori. Alcuni hanno sostenuto che la destabilizzazione provocata dalla guerra del Vietnam e l'azione distraente che ebbe, permisero ai Khmer Rossi di prosperare.
Stagflazione, Distensione, e l'amministrazione Nixon Disoccupazione e inflazione
Johnson, nello stesso momento in cui persuase il Congresso ad accettare nel 1964 un taglio delle tasse, stava rapidamente aumentando la spesa per i programmi interni e per la guerra in Vietnam. Il risultato fu una grossa espansione della quantità di denaro circolante, che si appoggiava principalmente sul deficit governativo, il che fece salire rapidamente i prezzi. Comunque, anche l'inflazione colpiva la supremazia in declino della nazione nel commercio internazionale, cui si aggiungeva il declino della preponderanza globale economica, geopolitica, commerciale, tecnologica e culturale che gli USA avevano avuto fin dalla fine della seconda guerra mondiale. Dopo il 1945 gli USA ebbero facile accesso alle materie prime e notevoli mercati esteri per i loro prodotti. Gli Stati Uniti erano responsabili di circa un terzo della produzione industriale mondiale a causa della devastazione dell'Europa del dopoguerra. Negli anni 1960, non solo le nazioni industrializzate erano in competizione per materie prime sempre più scarse, ma i fornitori del Terzo Mondo richiedevano prezzi sempre più alti. L'industria automobilistica e dell'acciaio iniziavano a subire la forte concorrenza dei produttori stranieri anche sul mercato interno.
Richard Nixon promise di contrastare la crescita lenta e l'inflazione, nota come "stagflazione", attraverso tasse più alte e tagli alle spese; andando così incontro a una dura resistenza da parte del Congresso. Come risultato, Nixon cambio rotta e optò per il controllo della valuta; i suoi nominati alla Federal Reserve cercarono una contrazione della disponibilità di denaro alzando i tassi di interesse. Ma la politica di stretta monetaria fece poco per tagliare l'inflazione. Il costo della vita crebbe complessivamente del 15% nei primi due anni di mandato di Nixon.