La storia di Tahiti copre un periodo che parte dall’arrivo dei primi polinesiani nell'arcipelago delle Isole della Società all'inizio del IV secolo sino alle esplorazioni europee di fine XVIII secolo arrivando alla successiva colonizzazione da parte dei francesi in seguito alle quali l'isola è diventata parte della Polinesia francese, collettività d'oltremare della Francia.

Il popolamento dell'isola di Tahiti

Gli antropologi ritengono che i primi abitanti di Tahiti arrivarono circa 1050 anni dopo Cristo, dopo aver compiuto lunghi viaggi dal sud-est asiatico o dall'Indonesia, attraverso gli arcipelaghi di Figi, Samoa e Tonga.

L'ipotesi migratoria appena citata è supportata da numerose prove linguistiche, biologiche e archeologiche. Ad esempio, le lingue delle Figi e della Polinesia appartengono tutte allo stesso sottogruppo del Pacifico, il figiano-polinesiano, appartenente alla famiglia delle lingue austronesiane.

Questa migrazione attraverso diverse centinaia di chilometri di alto mare è stata resa possibile dall'uso di canoe a bilanciere lunghe fino a diverse decine di metri e che trasportavano famiglie, piante in cestini riempiti di terra ed animali domestici. Così, nel 1769, James Cook annota a Tahiti la presenza di una barca di 33 metri lunghezza capace di progredire a vela o a remi.

Nel 2010 è stata compiuta una spedizione dimostrativa: a bordo di una canoa munita solamente di un bilanciere e di una vela del tutto simile a quelle utilizzate dai polinesiani si è ripercorsa, all'incontrario, la via dell'insediamento, da Tahiti all'Asia.

La civiltà preeuropea Prima dell'arrivo degli europei l'isola era divisa in diversi regni con territori specifici per ogni clan. I capi di questi regni erano collegati da relazioni di fedeltà basate sulla parentela e sul loro potere bellicoso. Il clan più importante dell'isola è il Teva, il cui territorio si estendeva nel sud di Tahiti Nui fino a comprendere parte di Tahiti Iti. Il clan Teva era composto da Teva i Uta ("Teva dall'interno") e Teva i Tai ("Teva dal mare") ed era guidato da Amo e Purea.

Ogni clan era composto da un capo (ari'i rahi), da nobili (ari'i) e sotto-capi ('Īato'ai). Gli ari'i, discendenti degli dèi polinesiani, erano investiti del mana (potere, potere soprannaturale). Tradizionalmente indossano cinture di piume rosse, simbolo di questo potere. Il comandante non ha alcun potere politico assoluto, ma deve fare i conti con gli ari'i e gli ota'ai nei consigli o nelle assemblee generali, specialmente in caso di guerra.Bernard Gille, Antoine Leca, « Histoire des institutions de l'Océanie française: Polynésie, Nouvelle-Calédonie, Wallis-et-Futuna », L'Harmattan, 2009, Più gli ari'i sono lontani dal leader del clan, più sono autonomi e controbilanciano la sua autorità.

Il marae era il centro della vita spirituale e sociale del clan. Qui venivano invocati gli dei e proclamati i capi. Era anche un luogo per cerimonie di preparazione alla guerra, per le celebrazioni delle nascite, così come per i rituali di sepoltura. Il marae variava da semplici piattaforme di famiglia ai più grandi edifici per i capi di alto rango, anche se tutti erano considerati tapu. I primi contatti europei hanno visto l'arrivo della Società missionaria di Londra nel 1797, che ha introdotto il Cristianesimo e fornito di scrittura la lingua tahitiana (ReoTahiti).

I primi contatti con gli europei

Il navigatore portoghese Pedro Fernandes de Queirós fu forse il primo europeo ad avvistare l'isola di Tahiti nel 1606, isola che avrebbe chiamato La Sagitaria (o Sagittaria). Non è possibile, tuttavia, dimostrare con certezza che l'isola avvistata da de Queirós fosse proprio Tahiti. Fu invece Samuel Wallis, un capitano di marina inglese, il primo europeo ad avvistare sicuramente Tahiti il 18 giugno 1767 e a sbarcarvi il 19 giugno 1767 presso la baia di Matavai, situata nel territorio del clan di Pare governato dalla capa Oberea (o Purea). Wallis battezzò la nuova isola col nome di "Isola del Re Giorgio". I primi contatti furono difficili: gli isolani fecero delle offerte e si aspettarono che gli europei li ricambiassero, cosa che questi ultimi non compresero. Tra il 4 e il 26 giugno 1767, quindi, delle piroghe tentarono a più riprese di prendere il vascello all'arrembaggio per appropriarsi degli oggetti metallici a bordo o per timore che gli inglesi si insediassero stabilmente. I marinai inglesi, in risposta, aprirono il fuoco sulle piroghe e sulla folla ammassatasi sulle colline circostanti. Gli indigeni, a questo punto, deposero delle nuove offerte per gli inglesi, manifestando così la loro volontà di pace o di sottomissione. In seguito a questo episodio Samuel Wallis ebbe delle relazioni cordiali con la capa Oberea (Purea) e restò sull'isola fino al 27 luglio 1767. Il 2 aprile 1768 fu allora il turno di Louis-Antoine de Bougainville di accostare nella baia di Matavai. Questi non restò che una decina di giorni sull'isola che battezzò Nuova Cerigo in omaggio all'isola di Venere che l'accoglienza calorosa e la dolcezza dei costumi tahitiani ricordavano. Il reseconto che farà della sua permanenza sull'isola contribuirà alla nascita del mito del "paradiso tahitiano" e alimenterà quello del "bon sauvage" tanto caro a Jean-Jacques Rousseau a all'epoca molto alla moda. Da questa data fino alla fine XVIII secolo il nome dell'isola venne foneticamente ortografato, nella lingua francese, in Taïti. A partire dal XIX secolo la grafia tahitiana Tahiti entrò in uso nel francese.

Il britannico James Cook fu inviato nel luglio 1768 dalla Royal Society a osservare il transito di Venere davanti al sole, fenomeno che avrebbe dovuto essere osservabile dall'isola di Tahiti il 3 giugno 1769. Cook arrivò sull'isola a bordo dell'HMS Endeavour nell'aprile 1769 e vi rimase per tre mesi. Questo soggiorno permise di compiere per la prima volta un vero lavoro scientifico di osservazione etnografica e naturalista dell'isola. assistito dal botabista Joseph Banks e dal bozzettista Sydney Parkinson, Cook raccolse delle preziose informazioni sulla flora e la fauna del luogo così come sulla società, la lingua e i costumi degli indigeni. La sua squadra intrattenne anche delle relazioni amichevoli con la capa Oberea (Purea), capostipite della dinastia Pomare che regnerà sull'isola.

Cook ritornò a Tahiti tra il 15 agosto e il 1 settembre 1773 ed un'ultima volta tra il 13 agosto e l'8 settembre 1777. Durante quest'ultimo soggiorno ebbe modo di accompagnare il capo Tū (nipote della capa Oberea/Purea) in una spedizione guerriera a Moorea (’Aimeo). Cook rifiutò tuttavia di dare il suo sostegno militare e si accontentò di visitare l'isola.

L'influenza britannica e l'ascesa dei Pomare Gli ammutinati del Bounty

Il 26 ottobre 1788 sbarcò a Tahiti il vascello HSM Bounty, guidato dal capitano William Bligh, incaricato di portare degli alberi del pane tahitiani (’Uru) ai Caraibi. Joseph Banks, il botanico della prima spedizione di Cook, credeva infatti che questa pianta sarebbe stata ideale per nutrire a un costo minore gli schiavi africani al lavoro nelle piantagioni caraibiche. L'equipaggio restò a Tahiti per circa 5 mesi, il tempo necessario a trapiantare gli alberi. Tre settimane dopo aver lasciato Tahiti l'equipaggio, il 28 aprile 1789, quindi, l'equipaggio fece ammutinamento su iniziativa di Fletcher Christian. I rivoltosi s'impadronirono del vascello e abbandonarono su una scialuppa il capitano e i restanti membri dell'equipaggio rimastigli fedeli. Gli ammutinati fecero allora ritorno a Tahiti, dove parte di loro si stabilì.

Se gli esploratori si erano rifiutati di prendere parte ai conflitti tribali, gli ammutinati del Bounty si prestarono come mercenari e fornirono armi alla famiglia che diverrà la dinastia Pomare. Il capo Tū seppe infatti sfruttare il suo controllo sulle rade frequentate dai navigatori per trarli dalla sua parte. Grazie all'alleanza con gli ammutinati gli fu possibile accrescere considerevolmente la sua supremazia sull'isola di Tahiti.

Verso l'anno 1790 l’ambizioso capo Tū prese il titolo di re e si assegna il cognome Pomare. Sarà il capitano Bligh a spiegare l'origine di questo nome, trattandosi questo di un omaggio alla più grande delle sue figlie, morta di tubercolosi, malattia che "faceva molto tossire (mare), soprattutto la notte (pō)".

Nel 1791 il capitano Bligh sbarcò nuovamente a Tahiti con la speranza di ritrovarvi degli ammutinati. Il nuovo re Pomare I gli consegnò quindi i ribelli. La partenza del capitano Blique marcò la fine dell'avventura degli ammutinati del Bounty sull'isola di Tahiti, ma la loro presenza segnò in maniera durevole la storia di Tahiti.

L'approdo delle baleniere Negli anni 1790 Tahiti divenne porto di scalo delle baleniere durante le loro stagioni di pesca nell'emisfero meridionale. L'arrivo dei balenieri, seguito di lì a poco da quello di alcuni negozianti originari delle colonie penitenziarie d'Australia, segnò il primo grande sconvolgimento in seno alla tradizionale società tahitiana. Gli equipaggi europei introdussero infatti nell'isola alcolici, armi da fuoco e malattie ed incoraggiarono la prostituzione e la creazione di distillerie. Questi primi scambi con gli occidentali si rivelarono catastrofici per la popolazione tahitiana che diminuì rapidamente sotto i colpi delle nuove malattie.

L'arrivo dei missionari Il 5 marzo 1797 alcuni missionari della Società missionaria di Londra sbarcarono a punta Venere a bordo del HSM Duff con l'intenzione di eliminare i culti maohi e di cristianizzare la popolazione. L’arrivo di questi missionari rappresenta il secondo grande momento di svolta per l'isola di Tahiti, la cui cultura e struttura sociale ne vennero profondamente sconvolte.

I primi anni si dimostrarono molto laboriosi per i missionari malgrado la loro alleanza con i Pomare, famiglia di cui conoscevano l'importanza grazie ai lasciti dei precedenti navigatori. Alla morte di Pomare I nel 1803 suo figlio Vaira'atoa gli succede al trono prendendo il titolo di Pomare II. Anche il nuovo re si alleò innanzitutto con i missionari, e a partire dal 1803 questi ultimi gli insegnano la Bibbia e i Vangeli. I missionari iniziarono d'altro canto a incoraggiare la sua volontà di conquista al fine di avere da trattare con un unico interlocutore politico.Bernard Gille, Antoine Leca, Histoire des institutions de l'Océanie française : Polynésie, Nouvelle-Calédonie, Wallis-et-Futuna, L'Harmattan, 2009, La conversione di Pomare II nel 1812 inaugurò l'ascesa del protestantesimo sull'isola.

Verso l'anno 1810 Pomare II sposa Teremo’emo’e, figlia del capo di Raiatea, in modo tale da allearsi con i capi delle Isole Sottovento. Il 12 novembre 1815, grazie a queste alleanze, Pomare II Le 12 novembre 181516, grâce à ces alliances, Pomare II vinse una battaglia decisiva a Fe’i Pī presso Punaauia, contro il capo del potente clan dei Teva, ancora animisti. Questa vittoria permise a Pomare II di essere riconosciuto effettivamente come Ari’i Rahi, vale a dire re di Tahiti. Si trattò della prima volta nella storia di Tahiti che l'isola si ritrova ad essere unificata sotto una sola famiglia. L'evento segnò inoltre la fine del feudalesimo tahitiano e dell'aristocrazia militare, rimpiazzata ormai da una monarchia assoluta. Parallelamente, il protestantesimo si propagava rapidamente grazie al sostegno di Pomare II, andando così a sostituire le credenze tradizionali. A partire dal 1817 i Vangeli sono tradotti in tahitiano e insegnati nelle scuole religiose. Nel 1818 il pastore Crook fondò invece la città di Papeete, futura capitale dell'isola.

Nel 1819 Pomare II, su iniziativa dei missionari, instaurò il primo codice di leggi tahitiano, conosciuto col nome di Codice Pomare. Fu allora che venne imposto di vestire un abbigliamento che coprisse tutto il corpo e che vennero vietati canti, danze, tatuaggi e collane di fiori, tutte tradizioni qualificate come "impudiche".