Il concerto per pianoforte e orchestra n. 17 in Sol maggiore K 453 fu completato da Wolfgang Amadeus Mozart a Vienna il 10 aprile 1784. Stabilitosi nella capitale asburgica come compositore e pianista indipendente, Mozart organizzava periodicamente concerti destinati ai propri abbonati, riscuotendo notevole successo.
Storia Contesto Dopo essersi stabilito a Vienna nel 1781, Mozart intraprese l'attività di musicista indipendente, rinunciando a un impiego stabile presso una corte e, a metà degli anni '80, si trovava nel periodo di maggiore affermazione della propria carriera, sia come compositore che come pianista. Mozart sosteneva la propria attività attraverso diverse fonti di reddito, fra cui il mecenatismo, le commissioni operistiche, la pubblicazione delle proprie opere, l'insegnamento privato e l'organizzazione di concerti. Fra queste, le esecuzioni pubbliche dei suoi concerti per pianoforte rappresentavano la principale risorsa economica e uno dei mezzi più efficaci per consolidare la propria reputazione artistica.
Poiché durante la quaresima e l'avvento la programmazione operistica era ridotta, questi due periodi erano comunemente scelti dai compositori per presentare nuovi lavori strumentali. Mozart dunque organizzò, negli anni, una serie di accademie per sottoscrizione, cioè concerti su abbonamento destinati a raccogliere fondi a beneficio del compositore, esibendosi in numerose occasioni che contribuirono ad accrescere la sua notorietà presso il pubblico viennese e favorendo l'acquisizione di nuovi allievi e committenti. Complessivamente, Mozart tenne quattro concerti in abbonamento nel 1784 e dieci nel 1785. Inoltre, si esibì in salotti privati almeno diciotto volte nel 1784 e cinque volte nel 1785..
Il fatto di scrivere per sé come solista gli consentì di non dover adattare la parte pianistica alle caratteristiche tecniche di altri esecutori, come era invece avvenuto in diversi concerti risalenti agli anni del periodo salisburghese. Ne derivò una maggiore libertà compositiva, evidente sia nella scrittura pianistica, sia nell'organizzazione formale delle idee, che riflettono in modo diretto la concezione musicale del compositore.
Composizione, prima esecuzione e pubblicazione La data di completamento del concerto per pianoforte e orchestra n. 17 è nota con esattezza perché Mozart ne parlò a suo padre Leopold in una lettera del 10 aprile 1784: «Oggi ho terminato un altro nuovo concerto per la signorina Ployer». Il concerto venne poi inserito da Mozart nel Verzeichnüß aller meiner Werke, il catalogo completo delle proprie opere, il successivo 12 aprile. A differenza di altri concerti che Mozart scrisse per le proprie esecuzioni, questo venne infatti composto per Barbara Ployer, una delle sue allieve più dotate.
La data della prima esecuzione rimane incerta perché le fonti sono discordanti e i musicologi propongono due possibilità. Secondo la versione tradizionale, Barbara Ployer eseguì per la prima volta la composizione durante un concerto tenuto il 13 giugno 1784 a Döbling, presso l'abitazione di campagna di suo padre Gottfried Ignaz Ployer, con Mozart presente. Il compositore invitò anche Giovanni Paisiello per ascoltare il concerto.
L'opera fu molto apprezzata dal pubblico e, nella stessa occasione, l'autore e la Ployer suonarono anche il quintetto per pianoforte e fiati K 452 e la sonata per due pianoforti K 448, come riportato dallo stesso Mozart in una lettera a suo padre Leopold del 12 giugno 1784: «Domani ci sarà un concerto offerto dal famoso signor Ployer a Döbling, in campagna, dove la signorina Babette suonerà il nuovo concerto in Sol minore - io il quintetto - e poi entrambi suoneremo la grande sonata per due pianoforti. Andrò a prendere Paisiello con la carrozza per fargli ascoltare la mia composizione e la mia allieva. Se il maestro Sarti non fosse dovuto partire oggi, sarebbe venuto anche lui».
Secondo il musicologo Michael Lorenz, invece, Mozart non avrebbe aspettato più di due mesi per presentare il lavoro, ma lo avrebbe eseguito per la prima volta presso il Kärntnertor di Vienna il 29 aprile 1784, in una serata in cui suonò insieme alla violinista Regina Strinasacchi. Durante l'esibizione Mozart eseguì infatti un concerto non specificato per pianoforte, che però Lorenz identifica nel concerto per pianoforte n. 17, da poco ultimato, insieme alla prima esecuzione della sonata per violino K 454.
Il manoscritto autografo venne venduto, insieme a circa 270 altri autografi, dalla vedova Constanze Mozart nel 1799 all'editore e compositore Johann Anton André di Offenbach sul Meno, che ne rimase in possesso fino alla morte, avvenuta nel 1842. Nel 1854 il manoscritto del concerto per pianoforte venne venduto dagli eredi di André alla Biblioteca di Stato di Berlino, dove rimase fino al 1941, anno in cui un grande numero di manoscritti venne trasferito fuori città per proteggerli dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Nel 1945, con la nuova suddivisione territoriale del dopoguerra, i depositi dove erano stati trasferiti i manoscritti vennero a trovarsi in territorio polacco e furono quindi incorporati nelle raccolte della Biblioteca Jagellonica di Cracovia, dove si trovano attualmente. Il manoscritto originale può essere consultato online. La prima edizione a stampa fu pubblicata nel 1787 da Heinrich Philipp Bossler a Spira. Si tratta, perciò, di uno dei pochi concerti a essere stato stampato durante la vita di Mozart.
Strumentazione La partitura è scritta per un'orchestra composta da:
Archi: violino 1° e 2°, viola 1° e 2°, violoncello. Legni: un flauto, oboe 1° e 2°, fagotto 1° e 2°. Ottoni: corno in Sol 1° e 2°. Solisti: un pianoforte (originariamente un fortepiano).
Struttura e analisi Il concerto è formato da tre movimenti:
Allegro, in Sol maggiore, tempo C. Andante, in Do maggiore, . Allegretto - Presto, in Sol maggiore, tempo .
L'esecuzione integrale dura circa 30 minuti. Secondo una prassi ampiamente diffusa nel XVIII secolo, il compositore era solito improvvisare parte della scrittura pianistica durante l'esecuzione. In questo concerto, invece, Mozart scrisse due cadenze solistiche per il pianoforte, una nel primo movimento e una nel secondo.
Il concerto incarna lo stile galante prevalente nella Vienna di metà Settecento, con le sue melodie eleganti, il fraseggio aggraziato e le proporzioni equilibrate che ne enfatizzano la chiarezza. Allo stesso tempo, rivela la concezione sinfonica mozartiana in evoluzione nel genere del concerto, incorporando sonorità orchestrali più ricche, contrasti dinamici e un dialogo integrato fra solista e orchestra che anticipano le sue opere sinfoniche successive.
Nel pentagramma in chiave di basso del pianoforte Mozart inserì la dicitura ColB., cioè Col Basso, che designa la prassi, diffusa fino alla fine del Settecento, secondo cui il solista, durante i passaggi dell'intera orchestra, raddoppiava con la mano sinistra la linea del basso eseguita da violoncelli e contrabbassi. Tale indicazione riflette il tradizionale ruolo del pianista maestro al cembalo che, oltre a eseguire la propria parte solistica, partecipava al tutti orchestrale mediante la realizzazione del basso continuo.
Con l'affermarsi della distinzione moderna tra le figure del direttore d'orchestra e del solista, all'inizio del XIX secolo, l'uso di raddoppiare con la mano sinistra la linea del basso cadde progressivamente in disuso e, nelle esecuzioni contemporanee, viene omessa. Inoltre, il suono del fortepiano si fondeva agevolmente con quello dell'orchestra, ma seguire questa prassi su pianoforti a coda moderni risulta inappropriato a causa della loro sonorità molto diversa rispetto agli strumenti del periodo di Mozart.
Allegro Il primo movimento, Allegro, è composto in Sol maggiore, è in tempo C ed è strutturato secondo la forma-sonata. Si apre con un'ampia esposizione orchestrale, nella quale vengono presentati i principali nuclei tematici. Il tema iniziale, dal carattere brillante e solenne, combina un andamento ritmico incisivo con interventi degli strumenti a fiato che ne attenuano il tono marziale. L'orchestra espone inoltre ulteriori idee tematiche, creando un equilibrio fra elementi contrastanti prima dell'ingresso del solista. L'entrata del pianoforte introduce nuovo materiale melodico e amplia il contenuto dell'esposizione attraverso un fitto dialogo con l'orchestra.
Il secondo gruppo tematico, nella tonalità di Re maggiore, si distingue per il carattere più cantabile e per la scrittura elegante, che valorizza le possibilità espressive e tecniche del pianoforte in costante interazione con i fiati. La sezione di sviluppo rielabora i motivi già presentati mediante modulazioni e passaggi cromatici, attraversando tonalità lontane e mantenendo una continuità formale che conduce alla ripresa. In quest'ultima, i temi ritornano nella tonalità principale, talvolta arricchiti da sfumature modali che introducono momentanee inflessioni verso il modo minore. Poco prima della conclusione è collocata la consueta cadenza del pianoforte solista. Pur essendo tradizionalmente destinata all'improvvisazione dell'esecutore, Mozart ne lasciò una versione autografa. Il movimento si conclude con il ritorno dell'intera orchestra. Di seguito, l'incipit del movimento:
Andante Il movimento lento centrale, Andante, è composto in Do maggiore ed è in tempo . La sua struttura è riconducibile a una forma ternaria (ABA), nella quale un tema principale si alterna a una sezione centrale di carattere contrastante, prima del ritorno del materiale iniziale. L'orchestra introduce il tema principale, contraddistinto da grande lirismo e cantabilità. La scrittura, semplice e di gusto pastorale, conferisce al movimento un carattere raccolto e contemplativo. La sezione centrale sviluppa nuove idee melodiche e armoniche in tonalità vicine, ampliando il discorso musicale senza alterarne il tono misurato e lirico. Nel corso del movimento il pianoforte svolge prevalentemente una funzione dialogante, integrandosi con l'orchestra anziché imporsi come protagonista virtuosistico.
La parte solistica è arricchita da trilli, figurazioni di passaggio e altri abbellimenti che impreziosiscono il tessuto melodico e mettono in evidenza il carattere espressivo della scrittura. Il dialogo con gli strumenti a fiato, in particolare con i corni, accordati in Do per adattarsi alla tonalità del movimento, contribuisce alla varietà timbrica e al calore sonoro dell'insieme. La scrittura dinamica privilegia sfumature delicate e variazioni d'intensità graduali, mentre l'impiego di appoggiature e di altri elementi ornamentali accentua la qualità espressiva della linea melodica. Dopo la cadenza solistica, manoscritta da Mozart, il movimento si conclude con una chiusa pacata, mantenendo un clima di equilibrio e di serenità che funge da raccordo fra i due movimenti estremi del concerto. Di seguito, l'incipit del movimento:
Allegretto - Presto