Il Camposanto monumentale, noto anche come Camposanto vecchio o Campo Santo, è un cimitero storico monumentale di Pisa, che chiude il lato nord di piazza del Duomo.

Nome La dizione più diffusa del nome è Camposanto, spesso affiancato ad aggettivi come monumentale o vecchio. Tale dizione ha origine comunque, come è facilmente intuibile, dal nome effettivo dell'edificio: Campo Santo, nome derivatogli dal fatto che, secondo la tradizione, l'arcivescovo Ubaldo Lanfranchi di ritorno dalla Terra santa ne riempì l'interno con terra portata dal Monte Calvario.

Il termine "Campo Santo" viene usato per la prima volta in atti risalenti al 1287, mentre prima di allora ci si riferiva genericamente ad un Sepoltuarium, Mortuarium o Cimiterium che doveva essere costruito a fianco del Duomo. Per certo sappiamo che almeno fino al 1406 il termine "Campo Santo" era sconosciuto fuori da Pisa e che fu mantenuto nella forma in due parole come nome proprio nella bibliografia specifica fino a quasi tutto il secolo XIXEmilio Tolaini, Campo Santo di Pisa - Progetto e cantiere, Pisa, Edizioni ETS, 2008, pp. 33-34..

Nella lingua popolare, il termine camposanto (con le due parole non separate) è un sinonimo, che indica sempre il luogo di sepoltura, inteso in senso religioso, in particolare del credo cristianoEnciclopedia Treccani online. La parola santo è in primo luogo sempre in relazione con la divinitàEnciclopedia di Repubblica, 2000, alla voce "Santo".

Storia

Costruzione e decorazione Il cimitero fu iniziato nel 1277 da Giovanni di Simone, come ricorda l'iscrizione latina posta al lato del portale destro, anche se alcuni fanno il nome di Giovanni di Nicola, come ultimo degli edifici monumentali della piazza. Secondo la tradizione l'occasione fu data dall'arrivo di "terra santa" proveniente dal Golgota, portata dalle navi pisane di ritorno dalla quarta crociata (1203). La tradizione attribuisce il prezioso carico all'opera dall'arcivescovo Ubaldo Lanfranchi. Tali leggende di fondazione sono comunque diffuse anche per altri edifici simili in tutta Europa. Nella realtà fu più semplicemente creato per raccogliere le varie sepolture che si andavano affollando attorno alla cattedrale. Il Comune per motivi di decoro premette moltissimo affinché esse venissero trasferite in un luogo più idoneo: già dal 1260 gli Operai del Duomo giuravano al momento della loro elezione che avrebbero provveduto alla costruzione dell'edificio. Fu soltanto il 19 giugno del 1277 quando l'arcivescovo Federico Visconti cedette alle pressioni e firmò l'atto di donazione del terreno per la costruzione di uno "spazio recintato" ad uso di cimitero.

La costruzione duecentesca languì dopo la crisi provocata dalla sconfitta pisana nella battaglia della Meloria (1284), e nel Trecento si rimise di nuovo mano all'opera architettonica, ridefinendone completamente la struttura.

Nel 1358 le fondamenta del lato settentrionale non erano ancora state scavate. Tuttavia, mentre ancora la struttura architettonica era in corso di completamento, già dal 1330-1340 si iniziò a decorare ad affresco le pareti con soggetti legati al tema della vita e della morte, ai quali lavorarono due tra i più grandi pittori allora viventi, Buonamico Buffalmacco e Francesco Traini, il primo autore del celebre Trionfo della Morte, il secondo di una Crocefissione. Giovanni Scorcialupi realizzò poco dopo gli affreschi con le Storie di Cristo post mortem, mentre intorno alla metà del secolo Stefano da Firenze dipinse unAssunta sopra la porta orientale.

Il ciclo fu proseguito qualche decennio più tardi da Andrea Bonaiuti, Antonio Veneziano (Storie dei santi Efisio e Potito) e Spinello Aretino (Storie dell'Antico Testamento) mentre le Storie di santi pisani, realizzate tra il 1377 e il 1391 occuparono gli spazi intermedi. Taddeo Gaddi (Storie di Giobbe) e Piero di Puccio (Storie dell'Antico Testamento, 1389 al 1391) lavorarono invece nella galleria nord. Quest'ultima serie fu completata solo nel XV secolo dal fiorentino Benozzo Gozzoli. Nel 1594 venne aggiunta la Cappella Dal Pozzo, all'estremità est, con la caratteristica cupola.

Tra il XVIII e il XIX secolo furono spostati in Campo Santo quasi tutti i sarcofagi di epoca romana che, nel medioevo, venivano reimpiegati per le sepolture dei nobili e collocati lungo il perimetro della Cattedrale. Col rifacimento del sacrato del Duomo nel 1865, il trasferimento dei sarcofagi si poté considerare terminato, con la sola eccezione della sepoltura di Busketo, tutt'oggi presente in facciata della Cattedrale.

"Pantheon" pisano

Nel Camposanto venivano sepolti i cittadini più importanti, come i rettori e i più prestigiosi docenti dell'Università di Pisa, i governanti e le famiglie più in vista, spesso riutilizzando sarcofagi di epoca romana di grandissimo pregio, e contemporaneamente, dal XVI secolo, iniziando anche un processo di "musealizzazione" con l'apposizione di iscrizioni romane sulle pareti e altri preziose testimonianze della storia cittadina.

Questo "pantheon" pisano divenne così per vocazione naturale il primo museo della città quando nell'Ottocento vi furono raccolte opere d'arte provenienti dagli istituti religiosi soppressi per le riforme napoleoniche, impedendo così il disperdersi del patrimonio cittadino altrove, oltre ad altri oggetti di natura artistica o archeologica appositamente acquistati. Nello stesso periodo la funzione cimiteriale ebbe un picco, con i numerosissimi sepolcri ottocenteschi, spesso di ottima fattura, che iniziarono ad affollare i corridoi, da allora ribattezzati "gallerie".

Questa commistione tra antico e moderno, tra celebrazione della storia e riflessione sulla morte, fu alla base del fascino malinconico che esercitò sui viaggiatori dell'epoca romantica, facendo sì che il Camposanto diventasse uno dei monumenti più amati e visitati d'Italia, con personaggi che da tutta Europa venivano per ammirarlo e studiarlo. Non a caso in questo periodo i suoi affreschi sono resi popolari da numerosi disegni, schizzi e stampe d'epoca, che ne diffondono la bellezza nel mondo. Nonostante questa fama, le condizioni di conservazione destavano già numerose preoccupazioni, per via di alcuni vistosi segni di decadimento e il rovinare a terra di alcune intere parti di scene. Fin da allora si iniziò un'analisi dei materiali e la prova di alcuni restauri, per tentare di arginare lo sfarinamento del colore e i distacchi dell'intonaco.

Danni e restauri

Nel XX secolo la popolarità del Campo Santo viene appannata dal crescente interesse verso la Torre, ma soprattutto a causa dei terribili danni subiti durante la seconda guerra mondiale.

Il 27 luglio 1944, infatti, una bomba proveniente dall'artiglieria alleata provocò l'incendio e la fusione del tetto di piombo, provocando il serio danneggiamento degli affreschi (tra cui la distruzione di uno riferito tradizionalmente a Stefano Fiorentino), di molte sculture e sarcofaghi, che andarono in frantumi. Dal 1945 ad oggi sono ancora in corso lavori di restauro, che fra l'altro hanno portato al recupero delle preziosissime sinopie oggi esposte nel Museo delle sinopie, negli edifici del lato sud della piazza. Anche la rimozione delle sculture, soprattutto ottocentesche, per il ripristino dell'aspetto medievale, ne ha determinato un impoverimento: solo in tempi recenti, sul finire degli anni ottanta del Novecento, si è iniziato un restauro filologico di tutto l'apparato monumentale del Camposanto, ricostruendo gradualmente, per quanto possibile, l'aspetto stratificato del luogo, grazie anche a preziose testimonianze pervenuteci, come l'opera lasciata dal direttore Carlo Lasinio, che ne curò la conservazione all'epoca del Regno d'Etruria di Maria Luisa di Borbone-Spagna.

Gli affreschi vennero tutti staccati e si avviò subito un restauro. Con lo stacco degli affreschi furono scoperte le sinopie, molto ben conservate, che oggi sono il modo più diretto per farsi un'idea di come doveva apparire la decorazione del Campo Santo nei secoli precedenti. Il Museo delle Sinopie di Pisa è stato inaugurato nel 1976 ed è stato ristrutturato entro il 2007. Attualmente al museo è possibile vedere, oltre alle sinopie stesse, una riproduzione virtuale del Camposanto in 3D stereoscopico che rappresenta l'interno del monumento durante i secoli.

Nel 1960 si tenne una mostra per sancire il completamento dei primi restauri, ma già vent'anni dopo alcuni segnali misero in allarme per nuovi e gravi sintomi di deterioramento, soprattutto per quelle opere risistemate nelle pareti all'aperto. Si aprì così una nuova fase di ricerche condotte dalla Soprintendenza in stretta collaborazione con l'Opificio delle Pietre Dure e i dipartimenti di Scienze della Terra e di Chimica dell'Università, che misero in luce alcune carenze e scelte errate dei precedenti restauri, rendendo necessario un nuovo restauro.

Seppure il Camposanto possa apparire al visitatore un poco trascurato, con poche didascalie esplicative delle opere esposte, è in atto, e già da diverso tempo, una profonda opera di restauro degli affreschi parietali, quasi tutti riapposti su lastre di fibrocemento fissate a telai di legno e ricollocati o in progetto di essere ricollocati nella loro posizione originariaTCI, cit., p. 349., e di valorizzazione dell'enorme patrimonio lapidario dei pavimenti del portico, che spazia dal primo Medioevo sino ad oggi, anch'esso gravemente danneggiato dal piombo fuso colato sui preziosi marmi dopo l'incendio del 1944 (di cui tutt'oggi ne rimangono vistose tracce, ormai indelebili).

Descrizione Le decorazione interne sono descritte secondo il senso consigliato della visita, in senso orario, da metà del lato meridionale dove si trova l'entrata principale.

Architettura

Architettonicamente il Camposanto è composto da un alto muro di forma rettangolare, con il lato verso il Duomo e il battistero più allungato. All'esterno è in semplice marmo bianco, con 43 arcate cieche con testine umane sugli attacchi degli archi, e due porte sul lato meridionaleTCI, cit., p. 348.. L'accesso principale è quello che dà sulla piazza, a est, ed è decorato da un ricco tabernacolo gotico sopra il portale di accesso, opera della seconda metà del XIV secolo, contenente statue della Madonna col Bambino e quattro santi di un seguace di Giovanni Pisano, e Angeli di Tino di Camaino.

La semplicità della struttura esterna forma un'ideale quinta al complesso monumentale della piazza, particolarmente riuscita anche perché poggia su un asse inclinato rispetto a quello Duomo-Battistero, facendo sì che la piazza sembri ancora più grande guardandola dalle estremità, per un gioco ottico della prospettiva. Questo effetto è particolarmente impressionante se si guarda dalla porta nelle mura medievali vicino al battistero.

All'interno il Camposanto assomiglia a un chiostro, con arcate a sesto acuto particolarmente decorate, sostenute da esili colonnine e arricchite da traforature plurilobate, che furono completate nel 1464 in stile gotico fiorito.

Le tombe più importanti si trovavano nel prato centrale, nella "terra santa" o contenute nei magnifici sarcofagi romani riutilizzati per le sepolture più prestigiose, mentre sotto le arcate trovavano spazio le personalità meno di spicco, con una più semplice lastra tombale sul pavimento dei corridoi. Con la risistemazione ottocentesca sono stati tolti tutti i sarcofagi dalla zona centrale e posti al coperto, per cui oggi le sepolture si trovano solo sotto le arcate. Nello spazio centrale si trovano oggi alcuni capitelli compositi medievali e due vere da pozzo duecentesche, decorate da protomi umane e animali.

Il braccio orientale è rialzato di due gradini, poiché destinato ad essere una sorta di zona sacra e presbiteriale, dove erano collocati gli altari per le funzioni. Si tratta inoltre del nucleo più antico e più intenzionalmente abbellito del complesso, comprese le estremità dei bracci settentrionale e meridionale che vi sono collegate.

Gli affreschi