La provincia di Piacenza è una provincia italiana dell'Emilia-Romagna di abitanti.

Confina a nord con la Lombardia (province di Lodi, Cremona e Pavia), a ovest ancora con la Lombardia (provincia di Pavia) e con il Piemonte (provincia di Alessandria), a est con la provincia di Parma e a sud con la Liguria (città metropolitana di Genova).

Geografia fisica Territorio

La provincia di Piacenza si estende tra la Pianura Padana, a sud del fiume Po, ed i rilievi dell'Appennino ligure. La maggior parte della superficie provinciale, poco più del 60%, è composta da collina e montagna, mentre la parte restante è situata in pianura. Eccetto un breve tratto nei pressi della foce del torrente Nure in cui esso fa da confine con il comune lodigiano di Caselle Landi, il confine settentrionale con le province di Pavia, Lodi e Cremona è rappresentato dal fiume Po. Il confine ad est con la provincia di Parma segue, da sud, lo spartiacque con la val Ceno, poi il torrente Stirone, il torrente Ongina e, infine, il torrente Arda dalla confluenza con l'Ongina fino alla sua foce in Po.

A sud il confine con la città metropolitana di Genova è rappresentato per un breve tratto dallo spartiacque tra val Nure e val d'Aveto, poi dal torrente Aveto e dal torrente Terenzone.. Il confine con la provincia di Alessandria è rappresentato dallo spartiacque tra val Borbera e val Boreca, mentre il confine con la provincia di Pavia è rappresentato dallo spartiacque tra val Boreca e val Staffora, per un breve tratto dallo stesso torrente Staffora nei pressi di Samboneto, poi dal fiume Trebbia, dagli spartiacque tra la val Avagnone e altre valli laterali tributarie del Trebbia, tra val Trebbia e val Staffora, tra val Trebbia e val Tidone, tra val Tidoncello e val Tidone e tra val Tidone e val Versa, con l'eccezione della zona di Moncasacco dove è lo stesso torrente Versa a segnare il confine per un brevissimo tratto, e, infine dal torrente Bardonezza. I vari tratti sono separati tra loro da tratti di confine convenzionale.

La parte centro-meridionale della provincia è montuosa e collinare e qui si trovano le principali valli piacentine che da ovest ad est sono: la val Tidone (formata dall'omonimo torrente), la val Trebbia (Trebbia), la val Nure (Nure) e la val d'Arda (Arda). Altre valli minori sono la val d'Aveto, attraversata dal principale affluente della Trebbia la val Chiavenna, la val Chero, la val Riglio, la val Luretta, la val d'Ongina, la val Chiarone, la val Perino e la val Boreca. La parte settentrionale della provincia è compresa nella pianura Padana, la cui zona nord-orientale viene chiamata bassa piacentina.

Orografia

Le vette più alte della provincia sono situate nelle alte valli di Boreca, Nure ed Aveto. La cima più alta della provincia è il monte Bue () Tra le altre cime si segnalano il monte Nero (), il monte Lesima (), il monte Chiappo (), il monte Cavalmurone (), il monte Legnà (), il monte Alfeo () ed il monte Carmo ().

Idrografia Fiumi

Il territorio della provincia è interamente compreso nel bacino idrografico del fiume Po e vi tributa per mezzo dei suoi affluenti Staffora, che pur scorrendo quasi interamente in provincia di Pavia segna per un breve tratto il confine tra le due province nei pressi di Samboneto, frazione di Zerba, Tidone, Versa, Trebbia, Nure, Chiavenna e Arda.

Appartengono al bacino del Trebbia la Boreca, l'Aveto e il Perino. Appartiene al bacino del Tidone il Luretta, mentre al bacino del Chiavenna appartengono Chero, Riglio e Vezzeno, quest'ultimo tributario del Riglio. Al bacino dell'Arda tributa l'Ongina, mentre lo Stirone tributa al bacino del Taro. Al bacino del Nure appartengono il Lardana e il Lavaiana.

Laghi

Nella provincia vi sono tre laghi sorti a seguito della costruzione di sbarramenti artificiali: il lago di Mignano, sorto con la costruzione dell'omonima diga tra il 1919 e il 1934, attraversato dal torrente Arda e situato tra i comuni di Morfasso e Vernasca e con un'estensione di circa . il lago di Trebecco, sorto con la costruzione della diga del Molato tra il 1921 e il 1928, attraversato dal torrente Tidone e situato tra i comuni di Alta Val Tidone e Zavattarello, quest'ultimo situato in provincia di Pavia, lungo e largo fino a . il lago di Boschi, creato negli anni '20 del XX secolo con la costruzione dell'omonima diga, attraversato dal torrente Aveto, situato tra i comuni di Ferriere e Rezzoaglio, quest'ultimo appartenente alla città metropolitana di Genova, è lungo circa , con una profondità massima di e una capienza di ..

In alta val Nure esistono piccoli laghi di origine glaciale, il lago Moo, il lago Bino e il Lago Nero.

Clima

Il clima della provincia è temperato, subcontinentale in pianura e collina e fresco in montagna. La temperatura media annuale è di nel capoluogo, 11,5/ nella media collina e nelle stazioni di fondovalle poste ad altezze più elevate. Il mese più freddo è gennaio con temperature medie di poco sopra lo zero per la pianura e di poco sotto per la montagna, mentre il mese più caldo è luglio con una temperatura media di nel capoluogo e di in montagna.

Il clima è più continentale in pianura grazie alla lontananza dalle masse d'acqua mediterranee, mentre in montagna la vicinanza della Liguria influenza il clima rendendolo più simile ad un temperato caldo.

Le precipitazioni annue sono pari a circa 850– in pianura per un totale di 80-85 giorni piovosi annui e – nella media collina per un centinaio di giorni di pioggia annui, con un incremento che segue l'incremento di altitudine. A partire dagli ultimi anni del XX secolo sono diminuite le precipitazioni invernali e sono aumentate quelle autunnali. Le nevicate sono abbastanza comuni con una media di all'anno in pianura che aumenta nettamente in collina e montagna.

Storia

Preistoria e antichità Il territorio piacentino fu abitato sin dalla Preistoria, con diversi insediamenti in vari punti della provincia, tra cui l'area di Sant'Andrea di Travo, la cui datazione è riferibile al Neolitico recente, sul finire del V millennio a.C., durante la diffusione in tutto il territorio dell'Italia settentrionale della cultura di Chassey, proveniente dalla zona francese e la piana di San Martino, situata nel comune di Pianello Val Tidone, con ritrovamenti compresi temporalmente tra la media età del Bronzo e la terza Età del ferro.

Il territorio fu, poi, abitato da popolazioni liguri, etrusche e celtiche, fino alla conquista della zona da parte dei Romani ai quali si deve, nel 218 a.C., la fondazione della colonia di Placentia che diventò, insieme alla coeva Cremona, la prima colonia romana dell'intera Italia settentrionale. A sud-ovest della città, poco dopo la sua fondazione, venne combattuta la battaglia della Trebbia tra le truppe cartaginesi guidate da Annibale, reduce dalla vittoria nella battaglia del Ticino, e le legioni romane comandate dal console Tiberio Sempronio Longo che subirono una pesante sconfitta.

Nel 187 a.C. la città fu collegata con Rimini, posta sulle rive del mare Adriatico, tramite la via Emilia, voluta dal console Marco Emilio Lepido, che diventò l'asse viario principale di tutto il nord Italia. Successivamente, la via Emilia venne prolungata a nord in direzione di Milano, mentre Piacenza divenne punto di diramazione, con la presenza di strade che la collegavano a Tortona e a Susa, quest'ultima passando per Pavia e Torino.

A partire dal I secolo a.C. ebbe un grande sviluppo il centro di Veleia, situato in posizione collinare nella val Chero derivato da un preesistente insediamento ligure che divenne prima colonia e, poi, municipium, mantenendo una posizione preminente fino al III secolo d.C. quando decadde rapidamente, probabilmente a causa delle frane a cui era soggetta la zona. Qui fu trovata, nel 1747, la tabula alimentaria traianea iscrizione bronzea riguardante il prestito fondiario ipotecario disposto dall'imperatore Traiano.

Piacenza rimase formalmente una colonia fino al 90 a.C. quando, a seguito della promulgazione della legge Iulia, diventò un municipio e vide l'assegnazione ai propri abitanti della cittadinanza romana. A seguito di questa norma, la città venne ascritta alla Gens Veturia.

Le campagne piacentine furono teatro della battaglia di Piacenza combattuta nel 271 d.C. dall'esercito romano, guidato dall'imperatore Aureliano, contro un contingente di Alemanni e Iutungi che avevano saccheggiato e bruciato la città: gli invasori ebbero la meglio e i Romani ripiegarono..

Epoca medievale

Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, Piacenza fu inizialmente occupata dai Bizantini, venendo, poi, conquistata dai Goti guidati da Totila nel 546.. Indicatori di insediamenti gotici nel circondario sono ad esempio i toponimi Gossolengo e Gódi (frazione di San Giorgio Piacentino). La città fu però riconquistata dalle forze bizantine dopo alcuni anni, ma nel 570 fu presa dai Longobardi, giunti nell'Italia settentrionale due anni prima. Essi trovarono un centro, Piacenza, ancora piuttosto ricco nonostante la crisi generale. e nel 576 vi costituirono un ducato, occupando il Piacentino probabilmente alla fine del VI secolo..

Nel 614 venne fondata l'abbazia di San Colombano di Bobbio. L'importanza del territorio aumentò ulteriormente dopo la fondazione del monastero.

Si è ritenuto che alla fine dell'VIII secolo la zona fosse divisa in tre distretti: uno costituito dalla città di Piacenza e due organizzati nelle campagne, autonomi dal primo e situati tra la via Emilia e l'Appennino. Si sarebbe trattato rispettivamente di fines Placentina tra la città e la circostante pianura, iudiciaria Medianense in val Trebbia e val Nure, e fines Castriarquatense nella zona collinare e montuosa del Piacentino orientale, ma che da ulteriori indagini sembrano corrispondere più ad uno schema di riferimento ideale che a effettivi organismi amministrativi.

Ritrovamenti archeologici che attestano la presenza del popolo germanico sono quelli di Rottofreno, Gazzola, Pianello Val Tidone, Vigolzone, Bettola, Borgonovo Val Tidone, Ziano Piacentino, Alta Val Tidone, Agazzano, Travo., Ponte dell'Olio. e Farini..

Dopo essere diventata contea durante il periodo di dominazione dei Franchi., la zona fu ripetutamente contesa negli ultimi secoli del millennio, fino ad arrivare, nel 997 alla concessione al vescovo dei poteri comitali sulla città da parte dell'imperatore Ottone III di Sassonia. Durante l'XI secolo ci furono diverse lotte tra le fazioni popolare e aristocratica che culminarono, nella prima parte del secolo successivo, nella nascita del comune, la cui genesi era già terminata nel 1126.

Successivamente, Piacenza prese parte alle lotte tra i comuni e l'imperatore Federico Barbarossa, partecipando alla Lega Lombarda. Nei pressi di Piacenza, in una zona a cavallo del Po compresa tra Calendasco e Somaglia, tra il 1154 e il 1158 l'imperatore aveva tenuto due tra le più importanti diete da lui convocate, le diete di Roncaglia, in particolare nella seconda egli rivendicò le regalie rispetto alle pretese avanzate da parte dei comuni.

Fino al 1164 l'estensione occidentale del Piacentino raggiungeva la Staffora, accorpando quasi interamente l’attuale Oltrepò pavese: quest'ultimo territorio fu assegnato al Ducato di Pavia da Federico Barbarossa; con un successivo arbitrato del 1188 il torrente Bardonezza venne individuato come confine naturale tra Piacentino e Pavese..