La pagina illustra la storia della letteratura in Abruzzo, dalle origini sino a oggi.

Storia e periodi letterari Non si hanno molte testimonianze di letteratura italica, se non alcuni graffiti rupestri e dediche in vasi e coppe, conservate nei vari musei archeologici regionali, tra cui il museo archeologico nazionale di Chieti.

Tra le più interessanti si ricorda l'iscrizione commemorativa in dialetto osco piceno del guerriero di Capestrano, in cui si conosce il nome del sovrano Nevio Pompuledio, dedicatario del monumento.

Altre iscrizioni sono quelle del calendario liturgico di Amiternum (L'Aquila), ma specialmente la preghiera alle Divinità dei Marrucini nella "Tabula Rapinensis", rinvenuta nei dintorni di Touta Marouca, sito archeologico di Rapino (CH).

Citazioni romane

La letteratura abruzzese incomincia con Gaio Sallustio Crispo e Publio Ovidio Nasone, il primo di Amiternum (L'Aquila), il secondo di Sulmona. Il primo è uno degli storiografi più noti dell'età repubblicana romana, autore del De coniuratione Catilinae, del Bellum Iugurthinum e delle Historiae, e a differenza di Ovidio non si trovano cenni nelle opere sulla sua terra. Il periodo inoltre in cui furono scritte le opere di Sallustio fu un'epoca di grande trasformazione della Repubblica romana, viste le continue lotte civili dopo la dittatura di Silla, e i vari tentativi di Catilina di entrare con la forza in senato, osteggiato da Cicerone, che difendeva la virtù del mos maiorum, e la corruzione del senato romano, colpevolmente in ritardo nel suo intervento durante la guerra contro Giugurta in Numidia. Ovidio invece, in un celebre verso dei Tristia, parla di Sulmona, ma anche negli Amores, tanto che sono state alimentate delle leggende sulla sua giovinezza nella città Peligna, ed esiste la località Fonte d'Amore, dove Ovidio avrebbe incontrato l'amante Marane.

Alla descrizione rievocativa di Sulmona, dell'Abruzzo si fanno menzioni nelle opere storiografiche come Ab Urbe condita libri di Tito Livio, la Storia romana di Velleio Patercolo, Strabone e i testi di Ammiano Marcellino. Nell'epoca imperiale a Chieti nacque Asinio Pollione, nipote del guerriero Asinio Herio, che fu il mecenate dell'Urbe voluto da Augusto nel vasto programma culturale che vide protagonisti Virgilio, Orazio, Properzio e Ovidio.

Presso Histonium (Vasto) abbiamo la figura di Lucio Valerio Pudente, un poeta del I secolo d.C., nato nel 93, incoronato a Roma poeta a soli 13 anni con la corona d'alloro. Purtroppo di Pudente non si è conservata alcuna sua opera poetica, se non una diretta testimonianza di una lapide di statua a lui dedicata, che testimonia la sua fortuna in vita come poeta e politico, conservata nel Palazzo d'Avalos nella sezione museale archeologica.

Letteratura medievale Le Cronache Nel periodo medievale riprende l'attività abruzzese letteraria, anche se ebbe bisogno di molti secoli per sviluppare una piena coscienza e suddivisione in sottocategorie, come la poesia, il trattato, il saggio. Infatti il primo documento ufficiale di cui si ha menzione è il Chronicon Casauriense dell'abbazia di San Clemente a Casauria, che si trova nel paese di Castiglione a Casauria, stilato nel XII secolo dal monaco Giovanni di Berardo, che narra le vicende storiche del monastero, dalla fondazione nell '872 sino al periodo normanno di Ugo Malmozzetto, e alla rifioritura del monastero con l'abate Leonate dopo l'invasione dei NormanniGiovanni Pansa, Il Chronicon Casauriense, Carabba, Lanciano 1892. Dell'VIII-IX secolo sono una serie di vite agiografiche dei principali santi abruzzesi, come Vittorino di Amiterno, Sant'Equizio, San Massimo d'Aveia, Santa Caterina e Santa Giusta di BazzanoVedi Jean Bolland, Acta Sanctorum, 1693. Si tratta delle prime composizioni in volgare, visto che la Cronaca di Casauria è in latino, come altri resoconti minori delle abbazie di Santo Stefano in Rivomaris (Casalbordino) e di San Bartolomeo di Carpineto della Nora.

Ai primi atti notarili, stilati come si è visto nei monasteri e nelle cattedrali, dato che il potere temporale in determinate aree era gestito da questi, e prima ancora dai cenobi di Montecassino e Farfa, seguirono i primi documenti in volgare.

Chronicon CasaurienseTesto integrale: si tratta del principale documento di riferimento per conoscere la storia dell'abbazia. Fu redatto da varie persone, tra cui il monaco Giovanni Berardo, continuato da Rustico, con dedica all'abate Leonate, compilato tra il XII e il XIII secoloC. Manaresi, Il "Liber instrumentorum seu Chronicorum monasterii casauriensis" della Naz. di Parigi, Rend. dell'Istituto Lombardo di Scienze e Lettere, LXXX, 1947, pp 29-62. La cronica abbraccia gli anni 866-1182, contenente oltre al resoconto storico la trascrizione di importanti documenti di privilegi e concessioni imperiali e papali inerenti al monastero. La cronaca si arresta alla morte del re Guglielmo II nel 1182, anno di inizio della decadenza del monastero. La parte più interessante è la sezione degli anni 1115-1182, compilata dal monaco Rustico, in cui si parla dei soprusi verso le terre dell'abbazia da parte dei Cinti di Manoppello, di stirpe normanna, come Ugo Malmozzetto. La copia originale è conservata nella Biblioteca Nazionale a Parigi, ma è stata digitalizzata per la consultazione online, mentre un'altra copia cartacea è consultabile sia nell'abbazia, sia nel Museo dell'Abbazia presso San Salvo (CH).Il Chronicon si dimostra un testo storico interessante per la storia dell'abbazia e dell'Abruzzo medievale, perché vi sono riportati vari documenti papali e privilegi di sovrani e baroni, la scrittura è in minuscola carolina del XII secolo. Chronicon di Santo Stefano in Rivomaris: proviene dall'abbazia di Santo Stefano in Rivomaris sulla costa di Casalbordino, oggi ridotta a ruderi. Il titolo originale è Chronicon rerum memorabilium Monasterii Sancti Stephani Protomartyris ad Rivum Maris, la trattazione va dall'anno 842 al 1185, fu scritta da più persone, tra cui il monaco Rolando. Studiata dallo storico della vicina Fossacesia Pietro Pollidori nel XVIII secolo e presente nel III libro delle sue Antiquitates Frentanorum opera manoscrittaU. Pizzani, Osservazioni sul "Chronicon rerum memorabilium Monasterii Sancti Stephani Protomartyris ad Rivum Maris", in Abruzzo XIV, n. 3 1976, pp. 3-18, dovette subire manomissioni, data la fama di falsario che aveva tale storico. La Cronaca si distingue anche per il valore letterario, contenendo un componimento poetico di Berardo, il carme Plangite Saricolae, Vastanae plangite gentes, un lamento tipico della letteratura cristiana di tradizione bizantina, stando l'abbazia sulle coste dell'Adriatico, che fa riferimento all'assedio della costa vastese da Enrico VI. Santo Stefano in Rivomaris subirà vari assedi, già dal XIII secolo il cenobio benedettino era in decadenza, e verrà unito a quello cistercense di Santa Maria Arabona di Manoppello. Statuti di San Giovanni in Venere: risalgono al XIII secolo, voluti dall'abate Oderisio che fece ricostruire l'abbazia in stile romanico, trascritti dal Pollidori nelle sue "Antiquitates Frentanborum", per cui anche qui si sospetta la falsificazione; tuttavia il testo si discosta dall'argomento storico delle cronache, in quanto è solo un dettame delle regole da rispettare da parte dei monaci nel cenobio. Cartulario di San Giovanni a Scorzone: detto anche "teramano", conservato nell'Archivio della Cattedrale di TeramoFrancesco Savini, Il Cartulario della Chiesa teramana, codice latino in pergamena del sec. XII dell'archivio vescovile di Teramo, Forzani, Roma 1910, è una carta di donazioni dei vescovi di Teramo dall'862 al 1154, tra questi figura il monastero di San Giovanni in contrada Scorzone, possedimento delle monache benedettine, che poi nel XVI secolo si trasferirà dentro le mura della città. Fu studiato anche dall'Antinori, dal canonico Niccola Palma per i suoi tomi della Storia ecclesiastica e civile della Regione più settentrionale del Regno di Napoli chiamata "Aprutium"; e di recente dal Savini che ne realizzò l'edizione critica. Nel cartulario teramano già si hanno i primi esempi di evoluzione della lingua latina in italiano volgare.

Altre due cronache di interesse sono il Chronicon dell'abbazia di San Bartolomeo a Carpineto della Nora (PE), redatta nel XIII secolo dal monaco Alessandro, e il Chronicon dell'abbazia di Santa Maria di Casanova, la prima in Abruzzo eretta nei primi anni del Duecento dai Cistercensi, cronaca studiata anche da Ferdinando Ughelli nella sua "Italia sacra", e recentemente e in maniera più approfondita da Francesco Savini.Francesco Savini, Septem Dioeceses Aprutienses Medii Aevi in Vaticano Tabulario : ad dioeceses Adriensen, Aprutinam, Aquilensem, Marsicanam, Pennensem, Theatinam et Valvensem pertinentes ex vaticano tabulario excerptae ac sigillatim et iuxta chronologicum ordinem concinnatae / cura et studio Francisci Savini, Roma : Officina Tipografica del Senato, 1912

Opere in volgare e Laudari

A differenza dell'uso del latino, misto al volgare soprattutto a partire dal XIII secolo, per la compilazione di opere di storia come le Cronache, le opere destinate alla lettura pubblica o alla rappresentazione scenica, iniziarono a essere composte in volgare. La letteratura popolare non poteva che essere a carattere religioso.

Un manoscritto di Celestino V, il Parvus libellus (1294), contiene preghiere in volgare e proverbi e detti di Santi, di Cristo, e di Maria, usati a scopo educativo e ammonitorio. Si tratta di brevi componimenti con metro a doppio quinario. Il genere è quello dei Proverbi di Salomone di Gherardo Patecchio, e di quelli di Giacomino da Verona e Bonvesin de la RivaVedi i commenti di Vincenzo De Bartholomaeis nella silloge del Teatro abruzzese nel Medioevo, Zanichelli, Bologna 1924.In seguito a queste prime rudimentali forme poetiche, dove si creava un legame tra preghiera religiosa e forma metrica, all'Aquila, già nel 1266, con la fondazione della Confraternita della Pietà, vennero create le prime scuole di copiatura dei testi, e vennero composti dei Laudarii in volgareVedi il commento di Camillo Crocetti Gierrieri alla "Lamentatio de Beata Virgine" nella Poesia antica abruzzese a cura di Camillo Crocetti Guerrieri, Carabba, Lanciano 1914. Tale fenomeno prese ispirazione dalle scuole dell'Umbria e della Toscana, dove le preghiere ai santi sono scritte in forme metrica e accompagnate dal canto e della musica. Tra questi componimenti in volgare, dove si evidenziano già i primi tratti dell'attuale dialetto aquilano, c'è il Detto dell'Inferno, in cui in forma dialogica un defunto a un vivo spiega i tormenti dell'Aldilà, e il seguente invito ad abbandonare i piaceri terreni. Si tratta di testi a struttura dialogica, usati per la lettura, e anche la recitazione in pubblico, da cui la prima forma embrionale di teatro abruzzese, benché in questo contesto non vi sia nulla di particolarmente originale, dacché anche in altre aree dell'Italia e dell'Europa circolavano tali componimenti.

Dato che questi testi erano recitati da giullari in piazza, o cantati da monaci e confratelli nelle chiese, si può parlare di una prima forma di teatro medievale, che si sviluppò non solo in Abruzzo, ma in tutta Italia; le origini del teatro abruzzese nel Medioevo sono state studiate da Vincenzo De Bartholomaeis in primis, e poi da Ernesto Giammarco. Questi testi sono composti da parti recitate e cantate, con specifiche didascalie e indicazioni di allestimento scenico e del ruolo dei personaggi e degli interpreti, quasi fossero dei copioni scenici; il più antico in Abruzzo, giunto in compiuto, è una Passione (l' "Officium quarti militis", dal nome dei quattro soldati romani che vanno al Sepolcro di Cristo e assistono al miracolo) ispirata a una più antica dell'abbazia di Montecassino, rinvenuta nell'archivio della Cattedrale di Sulmona.