Con pandemia di COVID-19 in Italia si fa riferimento alla diffusione in Italia della malattia infettiva COVID-19, iniziata il 29 gennaio 2020 e terminata ufficialmente il 5 maggio 2023 a seguito della dichiarazione dell'Organizzazione mondiale della sanità.

I primi due casi italiani della pandemia sono stati confermati il 29 gennaio 2020, quando due turisti provenienti dalla Cina sono risultati positivi al virus SARS-CoV-2 a Roma. Un focolaio di infezioni di COVID-19 è stato successivamente rilevato il 20 febbraio 2020 a partire da 16 casi confermati a Codogno (LO), in Lombardia, aumentati a 60 il giorno successivo, con i primi decessi segnalati il 22 febbraio a Casalpusterlengo (LO) e a Vo' (PD).

Al 9 febbraio 2023 sono stati registrati casi positivi, tra cui dimessi e guariti (il 99% dei casi chiusi), deceduti, casi attivi, rendendo l'Italia l'8º Paese al mondo e il 3º in Europa per numero di casi totali, l'8º Paese al mondo e il 3º in Europa per numero assoluto di decessi, il 41º Paese al mondo per casi totali in rapporto alla popolazione e il 22º Paese per decessi in rapporto alla popolazione; mentre al 18 aprile 2022, sono stati effettuati tamponi, rendendo l'Italia il 7º Paese al mondo per numero di tamponi e il 31º per tamponi in rapporto alla popolazione.

Al 18 aprile 2022 persone (84,08% della popolazione totale e 86,43% della popolazione oggetto della campagna vaccinaleSono quindi esclusi da tale classificazione i soggetti di età inferiore a 5 anni) hanno completato la vaccinazione anti COVID-19, mentre persone (66,09% della popolazione totale) hanno ricevuto anche la terza dose (dose aggiuntiva di richiamo), rendendo l'Italia il 28º Paese al mondo e il 6º nell'Unione europea per percentuale di persone completamente vaccinate.

Antefatti Il 12 gennaio 2020, l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) conferma la scoperta di un nuovo coronavirus, causa di un'infezione polmonare che aveva colpito diversi abitanti della città di Wuhan, nella provincia cinese dell'Hubei, il cui caso era stato portato all'attenzione dell'OMS il 31 dicembre 2019.

Sebbene nel tempo il tasso di mortalità della COVID-19 si sia rivelato decisamente più basso di quello della SARS, malattia respiratoria causata anch'essa da un coronavirus di cui ci fu un'epidemia nel 2003, la trasmissione del virus SARS-CoV-2, alla base della COVID-19, è risultata essere molto più ampia di quella del precedente virus del 2002-2004 e ha portato a un numero totale di morti molto più elevato.

Andamento dei contagi

Diffusione della pandemia Primi casi confermati Alla fine di gennaio 2020, in seguito agli sviluppi della pandemia nella Cina continentale, negli aeroporti di Roma Fiumicino e Milano Malpensa sono state istituite misure avanzate di diagnosi, tra cui misurazioni termiche e presenza attiva di personale medico.

Il 29 gennaio sono stati confermati i primi due casi di COVID-19 in Italia: a Roma, una coppia di turisti cinesi di 66 e 67 anni originari della provincia di Hubei e sbarcati la notte tra il 22 e 23 gennaio all'aeroporto di Milano-Malpensa e che avevano visitato la capitale su un autobus turistico, sono risultati positivi per il virus SARS-CoV-2 e sono stati ricoverati presso l'Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani. Il governo italiano, primo in Europa a prendere tale decisione, ha quindi sospeso tutti i voli da e per la Cina e ha dichiarato lo stato di emergenza.

Il 1º febbraio, a più di 48 ore dal ricovero dei due turisti cinesi presso l'Istituto Lazzaro Spallanzani di Roma, i virologi sono riusciti a isolare la sequenza genomica del virus.

Il 2 febbraio vengono rimpatriati dalla Cina con un volo speciale dell'Aeronautica militare italiana 56 cittadini italiani residenti a Wuhan, che vengono collocati in quarantena presso la cittadella militare della Cecchignola. Il 5 febbraio venne confermata la positività di uno degli italiani rimpatriati, dichiarato poi guarito il 21 febbraio.

Primi focolai in tutta Italia

Il 17 febbraio 2020 un uomo di 38 anni residente a Codogno, in provincia di Lodi, il quale non si era mai recato in Cina ma aveva incontrato un amico italiano rientrato dalla Cina il 21 gennaio, si presenta all'ospedale civico di Codogno accusando sintomi influenzali e gli viene diagnosticata una leggera polmonite. Ritornato per la seconda volta al pronto soccorso, al peggioramento delle sue condizioni, viene sottoposto al tampone diagnostico non ancora previsto dai protocolli sanitari. Il paziente, e in seguito anche la moglie incinta e un amico, sono risultati positivi. Altri tre casi sono stati confermati lo stesso giorno dopo che i pazienti hanno riportato sintomi di polmonite e il 20 febbraio sono stati confermati altri sedici casi (quattordici in Lombardia, due in Veneto), fra cui il primo decesso. Dopo questi primi casi, sono state eseguite verifiche e controlli approfonditi su tutte le persone che erano state eventualmente in contatto o nelle vicinanze dei soggetti infetti. Dei 76 casi inizialmente scoperti, 54 sono riscontrati in Lombardia, 17 in Veneto, 2 in Emilia-Romagna, 2 in Lazio e 1 in Piemonte. Il numero sale a 152 casi il 22 febbraio.

Si registrano i primi casi di COVID-19 anche in Toscana, a Firenze, Pescia (Pistoia); il secondo a Torre del Lago in provincia di Lucca, il 24 febbraio; in Sicilia e Liguria il 25 febbraio; in Puglia, Campania e Abruzzo il 26 febbraio; in Friuli-Venezia Giulia il 29 febbraio.

Il 27 febbraio il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, dopo i primi due casi, ordina a tutti i residenti del comune di Vo' di essere sottoposti a tamponatura. Su 6 800 tamponi, solo l'1,7% sono stati confermati positivi. Questo studio epidemiologico viene usato dall'Università di Padova per studiare la pandemia.

Il 2 marzo 2020 si registra il primo contagiato in Valle d'Aosta e tutte le regioni italiane vedono confermato almeno un caso di infezione, mentre il 18 marzo, con il caso di un uomo di 83 anni ricoverato presso l'Istituto Neurologico Neuromed di Pozzilli, in provincia di Isernia, viene riscontrato almeno un caso positivo al coronavirus in ogni provincia italiana.

Al 3 marzo i casi confermati in Italia sono saliti a 3 089, i decessi a 107 e i pazienti guariti a 276.

Parametri applicati Inizialmente, per i pazienti risultati positivi alla COVID-19, il periodo di isolamento doveva essere rispettato fino all'esito negativo di un doppio tampone, eseguito almeno 14 giorni dopo la diagnosi di positività.

Il 12 ottobre 2020 una nuova Circolare del ministero della Salute aggiorna le indicazioni sulla durata e il termine dell'isolamento e della quarantena:

le persone asintomatiche positive possono rientrare in comunità dopo un periodo di isolamento di almeno 10 giorni dalla comparsa della positività, al termine del quale risulti eseguito un esame molecolare con risultato negativo (10 giorni + test); le persone sintomatiche positive possono rientrare in comunità dopo un periodo di isolamento di almeno 10 giorni dalla comparsa dei sintomi accompagnato da un esame molecolare con riscontro negativo eseguito dopo almeno 3 giorni senza sintomi (10 giorni, di cui almeno 3 giorni senza sintomi + test); le persone che, pur non presentando più sintomi, continuano a risultare positive all'esame molecolare, in caso di assenza di sintomatologia da almeno una settimana, potranno interrompere l’isolamento dopo 21 giorni dalla scomparsa dei sintomi (ma nei pazienti immunodepressi il periodo di isolamento può essere prolungato); i contatti stretti di casi con infezione da SARS-CoV-2 confermati e identificati dalle autorità sanitarie, devono osservare: un periodo di quarantena di 14 giorni dall'ultima esposizione al caso; oppure un periodo di quarantena di 10 giorni dall'ultima esposizione con un tampone antigenico o molecolare negativo effettuato il decimo giorno.

Tabelle e grafici sulla distribuzione dei casi in Italia

RegioneCasiconfermatiDecessiGuarigioniTamponimolecolariprocessatiTamponiantigeniciprocessatiCasi attiviLombardia4.163.31746.0234.115.55117.113.36228.627.8881.743Veneto2.678.06013.6791.200.7639.209.65915.876.82115.855Campania1.167.8749.623999.6197.936.5475.475.3700Lazio1.027.96810.273812.8137.976.7229.267.23420Emilia-Romagna1.161.04315.7051.082.8528.364.0315.957.0030Sicilia740.6139.217481.3004.318.0246.182.3660Piemonte958.50812.936888.7104.654.16310.231.8800Puglia700.7617.530603.4953.915.8244.545.1010Toscana831.2848.767767.9906.289.2035.645.1660Marche313.1353.538284.8521.893.977778.8411Liguria334.6565.049310.1862.254.5292.422.6000Abruzzo251.3152.912157.3262.026.6452.867.8940Calabria200.6272.031150.8471.470.268720.7240Trentino-Alto Adige318.8312.904301.6831.658.9184.280.5410Friuli-Venezia Giulia301.7554.695271.1093.024.6842.630.2800Sardegna163.6361.979125.4331.746.4591.923.5834.224Umbria176.8881.709162.9071.505.6652.118.490813 Basilicata78.25473557.724607.788168.5388.573Molise36.60756029.115364.013102.318398Valle d'Aosta31.02351728.842133.816326.3633Italia25.870.833190.51725.560.511101.793.739171.048.297Dati aggiornati al 1º giugno 2023.

Gestione della pandemia

Gennaio - febbraio 2020 Dall'8 gennaio 2020 il Ministero della salute ha attivato controlli sui voli diretti provenienti inizialmente da Wuhan, in seguito estesi a tutti voli provenienti dalla Cina. Da questa data in poi in Italia, con l'introduzione di questa misura, si susseguiranno man mano nuovi provvedimenti che caratterizzeranno il periodo della pandemia. Il 31 gennaio, con delibera del Consiglio dei ministri, è dichiarato, per sei mesi, lo stato di emergenza sul territorio nazionale relativo al rischio sanitario. Lo stato di emergenza viene poi prorogato fino al 31 gennaio 2021 con il decreto-legge n. 125 del 7 ottobre 2020, fino al 30 aprile 2021 con il decreto-legge n. 2 del 14 gennaio 2021, e fino al 31 luglio 2021 con il decreto-legge n. 52 del 22 aprile 2021.

Febbraio - ottobre 2020 Dal 23 febbraio all'8 marzo 2020, dopo la scoperta di alcuni focolai, vengono posti in quarantena dieci comuni in provincia di Lodi e uno in provincia di Padova e, in alcune regioni, chiuse momentaneamente scuole e Università. Tra l'8 e il 9 marzo vengono poi messe in quarantena 26 province del Nord Italia, fra cui tutte quelle lombarde.