Il Trattato sui principi della conoscenza umana (A Treatise Concerning the Principles of Human Knowledge, comunemente chiamato Trattato in riferimento alle opere di Berkeley), è una pubblicazione del 1710, in lingua inglese, scritta dal filosofo empirista irlandese George Berkeley.

Questo libro cerca soprattutto di confutare le affermazioni fatte dal suo contemporaneo John Locke sulla natura della percezione umana. Benché, come tutti i filosofi empiristi, sia Locke che Berkeley fossero d’accordo sul fatto che noi abbiamo esperienze sia che gli oggetti materiali esistano o meno, Berkeley cercò di provare che il mondo esterno (il mondo che causa le idee che una persona ha nella propria mente) fosse composto unicamente da idee.

Berkeley lo fece dicendo che “le idee possono assomigliare solamente ad idee” - le idee mentali che possediamo possono somigliare ad altre idee (non oggetti materiali), e quindi il mondo esterno non ha una forma fisica, ma piuttosto fatta di idee. La regolarità e la logica di questo mondo è (o almeno era) stata data da un’altra forza, che Berkeley conclude essere Dio.

Contenuto Introduzione Berkeley dichiara che la sua intenzione sia quella di indagare i Principi primi della conoscenza umana, al fine di scoprire i principi che hanno portato al dubbio, all’incertezza, all’assurdità e alla contraddizione in filosofia. Con la pretesa di preparare il lettore, discute di due temi che conducono agli errori. In primo luogo, afferma che la mente non può concepire idee astratte. Non possiamo avere un’idea di qualcosa di astratto che è comune a tante idee particolari e che quindi ha, allo stesso tempo, molti predicati diversi e nessun predicato. In secondo luogo, Berkeley afferma che le parole, come i nomi, non denotano idee astratte. Per quanto riguarda le idee, asserisce che possiamo solo pensare a cose particolari che vengono percepite. I nomi, scrive, identificano idee generali, non astratte. Le idee generali rappresentano un insieme di idee particolari. Berkeley critica Locke per aver detto che le parole identificano idee generali ma astratte. Al termine della sua introduzione, consiglia al lettore di lasciare che le sue parole producano idee chiare e particolari invece di tentare di associarle ad astrazioni inesistenti.

Parte I (Nota: la parte II non fu mai pubblicata)

"Essere" significa "essere percepito" Berkeley inizia il suo trattato affermando che l’esistenza vuol dire l’essere percepito da un percipiente. Le menti umane percepiscono le idee, non gli oggetti. Le tre tipologie di idee sono quelle di sensazione, di pensiero e di immaginazione. Quando tante idee sono associate insieme, identificano una cosa particolare, distinta, a cui viene quindi associato un nome specifico.A Treatise Concerning the Principles of Human Knowledge § 1

Le idee sono sentite e percepite da un percipiente consapevole. Questo percipiente attivo è indicato con i nomi mente, spirito, anima o individuo. Le idee esistono in virtù di un percipiente. L’esistenza di un’idea consiste nell’essere percepita.A Treatise Concerning the Principles of Human Knowledge § 2

Cos’è inteso con il termine “esistere” quando è applicato a una cosa che si conosce attraverso i sensi? Dire che qualcosa esiste equivale a dire che è percepita da un percipiente (Esse is percipi)A Treatise Concerning the Principles of Human Knowledge § 3. Questo è il principio fondamentale della conoscenza umana. Gli oggetti del mondo esterno sono cose che vengono percepite attraverso i nostri sensi. Noi percepiamo solo le nostre sensazioni o idee. Le idee e le sensazioni non possono esistere se non percepite.A Treatise Concerning the Principles of Human Knowledge § 4 Dire che un oggetto esiste senza essere percepito è cercare di astrarre ciò che non può essere astratto. Non possiamo separare o astrarre gli oggetti e le loro qualità dalla nostra percezione di essi.A Treatise Concerning the Principles of Human Knowledge § 5

Se un oggetto esiste o è percepito, deve essere percepito da me o da qualche altro percipiente. È impossibile separare l’essenza di una cosa sensibile dalla sua esistenza come percezione di qualcuno.A Treatise Concerning the Principles of Human Knowledge § 6 Non ci possono essere sostanze pensanti o substrati di idee. Dunque, la mente o lo spirito percettivo è l’unica sostanza delle idee. Le idee sono interne o appartengono a un percipiente.A Treatise Concerning the Principles of Human Knowledge § 7

Ci sono cose che esistono in una sostanza non pensante esterne alla mente del percipiente? Possono queste essere gli originali a cui le idee si rifanno o assomigliano? Un’idea può solo somigliare a un’altra idea, non a qualcosa di non percepibile. È impossibile per noi concepire una copia o una somiglianza a meno che non sia tra due idee.A Treatise Concerning the Principles of Human Knowledge § 8

Le qualità primarie e secondarie di Locke Secondo Locke, le qualità primarie di una cosa, come l’estensione, la forma, il movimento, la solidità e il numero esistono anche se non percepite, sono indipendenti da una mente percipiente e sono composte da una sostanza inerte e non percepibile chiamata materia. Berkeley si oppose a questa affermazione di Locke. Le qualità chiamate primarie sono, per Berkeley, idee che esistono nella mente di un percipiente. Queste idee possono assomigliare solo ad altre idee, non possono esistere in una sostanza o materia che è concreta e impercepibile.A Treatise Concerning the Principles of Human Knowledge § 9

Le qualità primarie del moto, della forma ecc., non possono essere concepite come separate dalle qualità secondarie, che hanno a che fare con le sensazioni. Quindi le qualità primarie, come quelle secondarie, esistono solo nella mente.A Treatise Concerning the Principles of Human Knowledge § 10 Le proprietà delle qualità primarie sono relative, e cambiano a seconda della prospettiva dell’osservatore. La grandezza o piccolezza di una figura, la velocità e la lentezza del movimento, esistono nella mente e dipendono dal punto di vista o dalla posizione.A Treatise Concerning the Principles of Human Knowledge § 11

Numeri I numeri esistono solo nella mente. La stessa cosa è descritta da numeri diversi a seconda del punto di vista della mente. Un oggetto può avere estensione uno, tre o trentasei a seconda che sia misurato in yard, piedi o pollici. I numeri sono relativi e non esistono in modo indipendente da una mente.A Treatise Concerning the Principles of Human Knowledge § 12

Le qualità sensibili sono mentali L’unità è meramente un’idea astratta.A Treatise Concerning the Principles of Human Knowledge § 13 Le qualità primarie, come la forma, l’estensione e il movimento, sono relative, come lo sono anche le qualità secondarie come il rosso, l’amaro e la morbidezza. Dipendono tutte dalla posizione, dal punto di vista e dal sistema di riferimento.A Treatise Concerning the Principles of Human Knowledge § 14 Il suo “...metodo di discutere non prova che non ci siano estensione o colore in un oggetto esterno, in modo che non possiamo sapere attraverso i sensi quale sia la vera estensione o il vero colore dell’oggetto”A Treatise Concerning the Principles of Human Knowledge § 15. L’idealismo, qui, è epistemologico, non ontologico. Berkeley dichiarò che è “...impossibile che qualunque colore o estensione, o qualsiasi altra qualità sensibile, possa esistere in un soggetto non pensante, senza mente, o a dire il vero, che ci sia qualcosa come un oggetto esterno alla mente”. Ogni qualità la cui esistenza dipende dalle sensazioni richiede che un organo di senso e una mente ne siano consci. Con “materia non pensante” Berkeley intende la “materia senza una mente” o “sostanza, substrato o supporto che non è una mente pensante”. Con “senza la mente” lui intende “non nella mente”.

Significato della sostanza materiale La materia è una sostanza materiale. Cosa significa questo? “Sostanza materiale” ha due significati: “esistere” e “supporto dei casi”. (La parola caso è qui usata per indicare una qualità non essenziale.) “Esistere” è incomprensibile perché è un concetto estremamente astratto. Parlare di accidenti di supporto come l’estensione, la figura e il moto significa parlare di una sostanza, un substrato e un supporto in modo insolito, figurato o non sensibile. Le qualità sensibili, come l’estensione, la figura o il moto non esistono all'esterno di una mente.A Treatise Concerning the Principles of Human Knowledge § 17

Conoscenza degli oggetti esterni Paragonando l’ontologia e l’epistemologia Berkeley chiese, “Ma, sebbene sia possibile che delle sostanze solide, figurate o mobili esistano senza una mente, in modo corrispondente alle idee che abbiamo dei corpi, come sarebbe possibile per noi saperlo?”.A Treatise Concerning the Principles of Human Knowledge § 18 La conoscenza attraverso i nostri sensi ci dà solo la conoscenza dei nostri sensi, non di qualsiasi cosa non percepita. La conoscenza attraverso la ragione non garantisce che ci siano, necessariamente, oggetti non percepiti. Nei sogni e nelle frenesie, noi abbiamo idee che non corrispondono a oggetti esterni. “...La supposizione dell’esistenza di corpi esterni non è necessaria per la produzione delle nostre idee...” I materialisti non sanno come i corpi influenzano lo spirito. Non possiamo supporre che ci sia la materia perché non sappiamo come le idee si presentano nella nostra mente.A Treatise Concerning the Principles of Human Knowledge § 19 “In breve, se ci siano dei corpi esterni, è impossibile per noi poterlo sapere…”.A Treatise Concerning the Principles of Human Knowledge § 20 Supponiamo che esista un’intelligenza non influenzata dai corpi esterni. Se questa intelligenza avesse sensazioni e idee ordinate e vivide, che ragione ci sarebbe di credere che siano i corpi esterni alla mente ad eccitare queste sensazioni e idee? Nessuna.

La sfida di Berkeley Attraverso la riflessione e l’introspezione è possibile provare a capire se un suono, una forma, un movimento e un colore esistano anche se non percepiti da una mente. Berkeley dichiarò che si sarebbe arreso e avrebbe ammesso l’esistenza non percepita degli oggetti materiali, anche se questa dottrina è inutile e non dimostrabile, se “...tu puoi concepire possibile per una sostanza mobile estesa o, in generale, per una qualsiasi idea, o qualcosa di simile a un’idea, a prescindere dal fatto che esista una mente che la percepisca…”.A Treatise Concerning the Principles of Human Knowledge § 22 In risposta alla citazione di Berkeley, può essere detto che è facile immaginare oggetti non percepiti da nessuno. Ma, lui chiese, “...cos'è tutto questo, ti supplico, più che inquadrare nella tua mente certe idee che chiami libri o alberi, e allo stesso tempo omettere di inquadrare l’idea di qualcuno che può percepirli? Ma tu stesso non li percepisci, o pensi a loro tutto il tempo?”.A Treatise Concerning the Principles of Human Knowledge § 23 La mente ha soltanto dimenticato di includere se stessa come l’immaginatore di questi oggetti immaginati.

Esistenza assoluta È impossibile capire cosa è inteso con le parole esistenza assoluta degli oggetti sensibili in loro stessi. Parlare di oggetti percepiti che non sono percepiti è usare parole che non hanno significato o pronunciare una contraddizione.A Treatise Concerning the Principles of Human Knowledge § 24

Da cosa sono causate le idee?