La resistenza filippina (in tagalog: Kilusan ng Paglaban sa Pilipinas, formalmente movimento di resistenza filippino) indica la resistenza nelle Isole Filippine negli anni della seconda guerra mondiale, il cui intento era opporsi all'occupazione militare da parte dell'Impero del Giappone. La resistenza, nel corso degli anni, fece un uso sempre crescente di azioni di guerriglia contro le forze giapponesi, compresa la polizia militare giapponese Kempeitai e i loro collaborazionisti, ossia gli uomini dell'Ufficio del Corpo di polizia della Seconda Repubblica filippina, e un gruppo di militanti filippini, il Makapili, nato con lo scopo di aiutare militarmente i giapponesi. Si stima che i gruppi di guerriglieri arrivarono complessivamente a contare circa 260 000 persone e che quindi le organizzazioni clandestine antigiapponesi fossero molto numerose, a tal punto che, all'arrivo dei soldati statunitensi, i giapponesi controllassero solo dodici delle quarantotto province filippine.

Unità scelte della resistenza furono poi riorganizzate ed equipaggiate in modo da diventare parte dell'Esercito filippino e della Polizia filippina. Al termine della guerra, il Governo degli Stati Uniti garantì ufficialmente delle ricompense economiche alle svariate etnie che combatterono con gli Alleati. Tuttavia, i filippini furono esclusi da tali benefici e furono costretti a perorare la loro causa, finché gli Stati Uniti non riconobbero ufficialmente le ben 277 unità guerrigliere, per un totale di 260 715 individui.

L'invasione giapponese L'espansione giapponese nelle isole del Pacifico ebbe inizio il giorno stesso dell'attacco di Pearl Harbor, un raid militare condotto dalla Marina imperiale giapponese contro la base navale statunitense alle Hawaii la mattina del 7 dicembre 1941. L'attacco infatti era un'azione preventiva con lo scopo di tenere occupata la Flotta del Pacifico statunitense, in modo da non interferire con le operazioni militari giapponesi nel sud-est asiatico, nei territori d'oltremare del Regno Unito, dei Paesi Bassi e degli Stati Uniti, tra cui proprio le Filippine.

Subito dopo l'attacco agli Stati Uniti, comandati dal generale Masaharu Homma, i giapponesi colpirono il Commonwealth delle Filippine, bombardando preventivamente, con quarantatré aerei, Tuguegarao e Baguio, nell'isola di Luzon. Le forze giapponesi quindi sbarcarono con rapidità sull'isola dove sorge Batan e, al 17 dicembre, il generale Homma riteneva di aver distrutto la principale forza aerea statunitense nell'arcipelago. Al 2 gennaio 1942, la capitale Manila era sotto controllo giapponese e, per il 9 gennaio, Homma aveva circondato le forze rimanenti nella vicina provincia di Bataan. Per il 9 aprile, le restanti forze filippino-statunitensi furono costrette a ritirarsi da Bataan sull'isola di Corregidor, di fronte alla baia di Manila; i giapponesi poi invasero con successo le isole di Cebu e Panay, rispettivamente il 19 e il 20 aprile. Il 7 maggio 1942, dopo l'ennesimo attacco giapponese all'isola di Corregidor, il generale Jonathan Wainwright annunciò con una trasmissione radio a Manila la resa delle Filippine. Tre giorni dopo, si arrese anche il generale William Sharp, che consegnò l'arcipelago delle Visayas e l'isola di Mindanao.

Prima della resa, terminata la battaglia di Bataan, il 9 aprile 1942 ebbe inizio la marcia della morte di Bataan, durante la quale l'Esercito imperiale giapponese costrinse 60 000 prigionieri filippini e 15 000 statunitensi a marciare dalla penisola di Bataan fino al campo di prigionia, circa 100 km più a nord. Il totale delle vittime dovute alla marcia risulta difficile da stimare, poiché a migliaia fuggirono durante il cammino, anche se molti furono uccisi nel tentativo, e non è noto il numero di vittime negli scontri che ancora erano in corso. Tenuto conto di ciò, approssimativamente tra i 2 500 e i 10 000 filippini e tra i 300 e i 650 statunitensi morirono prima di raggiungere la fine della marcia.

La resistenza nell'isola di Luzon Le forze statunitensi e l'appoggio ai guerriglieri

Dopo gli scontri a Bataan e a Corregidor, molti dei fuggitivi si riorganizzarono sulle montagne come guerriglieri, agli ordini del comando dello U.S. Army Forces Far East (USAFFE), le forze armate statunitensi in Estremo Oriente. Un esempio di questi gruppi è quello di cui fece parte il futuro presidente delle Filippine, Ramón Magsaysay, unità che inizialmente si occupò di rifornimenti e intelligence e che, dopo la resa del maggio 1942, radunò uomini fino a raggiungere le 10 000 unità per la fine della guerra. Un'altra celebre unità fu la Hunters ROTC che operò nell'area meridionale dell'isola di Luzon, prevalentemente vicino a Manila. Venne creata a seguito della chiusura dell'Accademia militare filippina nei primi giorni d'occupazione, quando il cadetto Terry Adivoso si rifiutò di seguire l'ordine impartito a tutti i cadetti, ossia di fare ritorno alle proprie case, iniziando a radunare altri studenti dell'Accademia per organizzare operazioni clandestine anti-giapponesi. Circa 300 cadetti, non potendo unirsi alle forze statunitensi a causa della loro giovane età, vi si unirono per contribuire agli sforzi bellici nella campagna di Bataan. Inizialmente gli Hunters svolsero le operazioni con un altro gruppo di guerriglieri, chiamati Marking's Guerrillas, i quali si stavano occupando di eliminare le spie giapponesi tra la popolazione. Guidati da Miguel Ver, gli Hunters assaltarono lo Union College di Manila, già in mani giapponesi, impossessandosi di 130 fucili Enfield. Tutti questi guerriglieri furono indispensabili nella liberazione dell'arcipelago, dando informazioni d'intelligence fondamentali alle forze statunitensi del generale Douglas MacArthur, prendendo anche parte a numerosi scontri armati, come il raid su Los Baños.

Nel luglio 1942, il Comando alleato del Pacifico sud-occidentale venne messo a conoscenza della formazione di movimenti di resistenza nelle Filippine occupate, tramite comunicazioni via radio con le quali i filippini cercarono di prendere contatto con gli Alleati. A fine 1942, tali comunicazioni erano state trasmesse fino a raggiungere l'Australia, confermando al Comando l'esistenza di una Resistenza filippina. A dicembre, gli Alleati inviarono nell'arcipelago il capitano filippino Jesús A. Villamor per prendere contatto con le organizzazioni guerrigliere e sviluppare una fitta rete d'intelligence, oltre a prendere contatti con ciò che restava del Governo della Seconda Repubblica filippina. Venne successivamente inviato il tenente comandante Charles Thomas Parsons Jr., il quale giunse nelle Filippine a inizio 1943 per valutare i leader dei guerriglieri e stabilire con loro comunicazioni e rifornimenti con il Comando alleato.. Grazie al lavoro della Sezione regionale delle Filippine dell'Allied Intelligence Bureau, l'ufficio d'intelligence congiunto degli Alleati, questi riuscirono a inviare agenti operativi ed equipaggiamento nell'arcipelago, spesso tramite sottomarini, per rifornire e assistere i guerriglieri. Dalla metà del 1943, tale organizzazione di supporto venne migliorata, con la formazione del 5217º Battaglione da ricognizione, ampiamente formato da volontari filippino-statunitensi del 1º e del 2º Reggimento di fanteria filippini, creati in California..

Nella provincia di Nueva Ecija, nel gennaio 1945, i guerriglieri guidati da Juan Pajota ed Eduardo Joson protessero da un contrattacco giapponese i Ranger statunitensi impegnati nel raid a Cabanatuan, un'operazione ideata per recuperare dei prigionieri di guerra statunitensi. Per questa azione, Pajota, Joson e i guerriglieri filippini ricevettero dal Governo degli Stati Uniti la Stella di bronzo al valore militare. Tra queste unità di guerriglieri, spiccava la Blue Eagles, specializzata nell'identificazione di campi minati e tiratori scelti nemici, nonché nella caccia alle spie giapponesi mescolate tra la popolazione civile.

La risposta giapponese alle azioni di guerriglia nell'isola di Luzon fu ampia e brutale, con l'Esercito imperiale, la Kempeitai e i collaboratori filippini che davano costantemente la caccia ai membri della resistenza e a chiunque fosse loro associato. Un esempio fu ciò che avvenne a Wenceslao Vinzons, leader del movimento di resistenza nella regione di Bicol. Dopo essere stato tradito da un collaborazionista, Vinzons fu torturato per ottenere informazioni sul suo movimento. Compreso che non avrebbe ceduto, i giapponesi lo uccisero trafiggendolo con una baionetta, assieme al padre, alla sorella, alla moglie e ai due figli.

La resistenza comunista

Come deciso nel marzo 1942, il gruppo comunista dell'Hukbalahap era nato per essere parte di un ampio fronte unito di resistenza all'occupazione giapponese delle Filippine. L'intento originale del movimento è riflesso nel suo nome, Hukbong Bayan Laban sa mga Hapon, ossia "Esercito popolare contro i giapponesi" (abbreviato Huk-Ba-La-Hap), e nello slogan adottato: "Contro i giapponesi prima di ogni altra cosa". Il Comitato Militare era a capo della struttura del movimento ed era incaricato di dirigere la campagna di guerriglia e, successivamente al termine della guerra, guidare la rivoluzione comunista che avrebbe dovuto prendere il potere nel Paese. A capo dell'Hukbalahap fu nominato Luis Taruc, leader comunista di un'organizzazione di contadini della provincia di Pampanga, che ne divenne il primo comandante con il soprannome di "El Supremo".

Gli Huk cominciarono la loro attività anti-giapponese con circa 500 uomini. Ottennero armi e munizioni scambiandole con abiti civili consegnati a soldati filippini sfuggiti alla disfatta nella battaglia di Bataan e a disertori della polizia. Gli Huk ebbero però più difficoltà a reclutare nuove leve, poiché dovevano competere con movimenti di resistenza che avevano il pieno appoggio degli Stati Uniti, che potevano contare su ricognizioni complete in tutto l'arcipelago, che avevano leader militari addestrati e un organizzato sistema di comando e logistico. Gli Huk scesero comunque in campo con i loro cinquecento uomini, seppur non tutti fossero equipaggiati con un'arma; nonostante diverse battute d'arresto da parte dei giapponesi e il supporto non entusiasta degli statunitensi, riuscirono ad alimentare le loro file per numero ed efficienza per tutta la guerra, diventando un'unità ben addestrata e altamente organizzata composta da 15 000 combattenti. Vi sono fonti secondo cui gli Huk attaccarono anche altre unità di guerriglieri non comuniste e si conterebbero 20 000 vittime non giapponesi perite per mano loro.

La resistenza cinese Tra i movimenti di resistenza nell'isola di Luzon vi era anche il Wha-Chi (), composto da filippino-cinesi e immigrati dalla Cina. Questo gruppo venne fondato dall'Unione Generale dei Lavoratori Cinesi nelle Filippine, il braccio locale del Partito Comunista Cinese, e raggiunse i 700 elementi. Fino al 1943, il Wha-Chi servì al comando dell'Hukbalahap, dopodiché iniziarono ad agire in autonomia, supportati anche dai guerriglieri pro-Stati Uniti.

La resistenza nell'arcipelago delle Visayas Diversi gruppi di guerriglieri nacquero anche nell'arcipelago centrale delle Visayas. Proprio come quelli di Luzon, molti erano stati precedentemente addestrati dagli statunitensi in vista di un'eventuale invasione dei giapponesi. I guerriglieri infatti si adoperarono intensamente anche dopo la resa della guarnigione americana.