Montemonaco (Mondëmònëcu nel dialetto locale) è un comune italiano di abitanti della provincia di Ascoli Piceno nelle Marche.
Geografia fisica Territorio
Montemonaco sorge nell'alta valle dell'Aso, su un leggero pianoro di cresta prospiciente Monte Zampa e Monte Sibilla ad una quota di 988 m s.l.m. È per altezza il secondo comune delle Marche.
Il territorio comunale ricade per la maggior parte all'interno del Parco Nazionale dei Monti Sibillini e spazia dalle vette del Massiccio del Vettore, nel cui alveo morenico è ospitato il Lago di Pilato, a quelle dell'Argentella, Pizzo del Diavolo, Palazzo Borghese, Monte Porche che segnano il confine amministrativo con Norcia e l'Umbria, fino alle creste di Monte Sibilla e il Comune di Montefortino verso nordest. Dai morbidi pendii erbosi di Monte Sibilla e Monte Zampa fino al degradare del paesaggio collinare verso Comunanza. Dalle colline sul lato sud dell'alta valle dell'Aso e Monte Altino si estende agli altopiani prossimi alla chiesa di Santa Maria in Pantano nel Comune di Montegallo.
La strutturazione orografica prevalente è quella tipica del paesaggio agrario della media e alta montagna appenninica, caratterizzata da una successione di creste aeree, di gole incassate e profonde, ripidi pendii pietrosi che s'innalzano da lievi declivi coperti di boschi. Le ristrette valli sono innervate da torrenti a volte impetuosi, che discendono in direzione del Mare Adriatico insieme alla rete viaria di crinale e fondovalle.
Queste le caratteristiche geomorfologiche di un "espressivo ed inalterato scenario naturale di notevole valore ambientale""La documentazione e le immagini raccolte durante la ricerca, oltre alla più semplice acquisizione di una sintesi dei contenuti storici e paesistici del luogo, tendono a stimolare l'interesse ed a rinnovare la memoria nei confronti di un espressivo ed inalterato scenario naturale di notevole valore ambientale e culturale, costituito...di creste aeree, di gole incassate e profonde, ripidi pendii pietrosi che s'innalzano da lievi declivi coperti di boschi... La strutturazione orografica prevalente è quella tipica del paesaggio agrario della media montagna subappenninica, caratterizzata da una successione di ristrette valli solcate da piccoli corsi d'acqua a volte impetuosi, che discendono in direzione del Mare Adriatico insieme alla viabilità principale di crinale a fondovalle." Marco Carobbi e Mauro Ristori, Emergenze architettoniche nel versante Piceno dei Monti Sibillini-Un crocevia di antichi itinerari Le terre della Sibilla Appenninica, Antico crocevia di idee scienze e cultura pag. 69, in Atti del Convegno di Ascoli Piceno-Montemonaco 6-9 novembre 1998, a cura del Progetto Elissa, Progetto Elissa, 1999. ancora poco antropizzato e per lo più ricompreso nel Versante della Magia del parco nazionale dei Monti Sibillini.Sulla divisione del Parco Nazionale in quattro versanti, Storico, Fiorito, Della Magia e Sacro, si veda:
Clima
Storia
Le prime indagini storiche su Montemonaco condotte nella prima metà del Novecento da Augusto Vittori fanno risalire l'origine del toponimo ad un nucleo di monaci benedettini stabilitosi in questo piccolo altopiano sin dall'VIII secolo. L'incastellamento e la costituzione in libero comune avvenne nel XIII secolo dopo che si era notevolmente indebolita l'autorità dei Nobili di Monte Passillo e degli altri signorotti locali. Fu allora che i montemonachesi costruirono le alte mura in pietra intervallate da torrioni, che sin da allora resero Montemonaco indipendente e fiera nel respingere gli attacchi dei vicini Comuni di Norcia, Montefortino, Amandola, Arquata del Tronto e persino di Francesco Sforza e di Niccolò Piccinino ai quali, a dispetto di Amandola e Montefortino che nelle diverse occasioni erano state sempre conquistate, riuscirono ad imporre patti di reciproca convenienza.Augusto Vittori, Montemonaco nel regno della Sibilla Appenninica, 1933 L.E.F. (FI) pag 19-51
È con il 1545 che si ha finalmente la codifica degli statuti comunali sulla scorta delle antiche usanze e riadattando i precetti di San Benedetto, su cui si era probabilmente formata la civitas medievale. Talmente orgogliosa delle proprie tradizioni, che la vedevano sin dal X secolo aggregata alla diocesi di Fermo e al Presidiato Farfense, recalcitrò non poco nel piegarsi, obtorto collo,Augusto Vittori, Montemonaco nel Regno della Sibilla Appenninica, 1933, L.E.F. (FI) pag. 60-61 al potente Papa montaltese Sisto V che l'aggregò, in spiritualibus alla diocesi di Montalto, da lui appena creata, nel 1586.
Nei secoli successivi il territorio di Montemonaco perse via via la sua importanza strategica che l'aveva qualificato, sin dal Medioevo, un particolare snodo viarioSull'antica viabilità del territorio di Montemonaco scrive Mauro Ristori: "Il sistema stradale infatti comprende l'antico percorso della via francisca orientato in direzione nord sud, già transitata in periodo medievale dalla grande fiumana della gente che andava a Roma e dai porti della Puglia per gli imbarchi verso la Palestina. in direzione nord conduceva direttamente alle regioni orientali della nazione dei Franchi, nel cuore del Sacro Romano Impero, corrispondenti all'attuale Germania. Il tracciato della Francisca incrocia, presso l'abitato di Tofe nel territorio comunale di Montemonaco, la non meno famosa Via Imperiale originata...da una strada doganale che doveva convogliare i traffici commerciali locali con le vie consolari romane. Giunta ad Amandola, la Francisca prosegue passando per San Ginesio (S. Denis dei francesi e Sce Dionysii dell'itinerario toscano della Via Francigena percorso da Sigerico...)", Marco Carobbi e Mauro Ristori, Un crocevia di antichi itinerari pag. 69, in Le terre della Sibilla Appenninica, Antico crocevia di idee scienze e cultura, Atti del Convegno di Ascoli Piceno-Montemonaco 6-9 novembre 1998, a cura del Progetto Elissa, Progetto Elissa, 1999. al centro degli intensi traffici lungo la viabilità nord/sud del versante adriatico della penisola.Sulla viabilità medievale del versante adriatico dell'Italia centrale e le Vie Francesche o Francische e loro collegamenti con la più famosa Via Francigena, si veda tratto dall'intervento di Federico Uncini in Homo viator, a cura di Bonita Cleri, Atti del Convegno delle Università di Macerata-Urbino Quattroventi, Urbino 1997: Fabriano Storica - Le vie dei pellegrini tra Marche e Umbria
La storia di Montemonaco tuttavia, al di là dei poteri costituiti che nel tempo ne hanno segnato le vicende civili è stata influenzata, fin dall'epoca pagana, dalla presenza dell'icona della Sibilla Appenninica e della sua mitica Grotta. Una presenza dai molteplici riflessi e con la quale la piccola comunità, amministrata dal potere centrale della Chiesa, nel corso della sua storia ha vissuto momenti di non sempre facile convivenza.
Fra storia e leggenda Terra di antiche frequentazioni, accoglieva stabilmente sin dal tardo Medioevo genti provenienti da terre lontane. Attratte dalla liberalità e dall'insofferenza ai poteri costituiti dei montemonachesi alcune frange ereticali come i Fraticelli Michelisti, i Clareni, i Sacconi, i seguaci dei Cavalieri templariAi confini del territorio comunale è stato ritrovato scolpito più volte, su architravi di finestre e portali di edifici tardo quattrocenteschi, il motto dei Cavalieri templari "Non nobis domine, non nobis, sed nomini tuo da gloriam" unitamente ai simboli ad essi collegati. "...icone solitarie marcano e qualificano in epoca medievale i percorsi dell'antica viabilità lungo la dorsale centro-appenninica, dove probabilmente l'Ordine del Tempio possedeva Commente, Ospitali e Chiese, come quella di San Giacomo nell'area dei Tre Ponti in Montefortino citata dal Crocetti, ma già dal secolo scorso (XIX secolo n.d.e.) completamente perduta. ...qui confluirono infatti, fino a tutto il Cinquecento varie diaspore ereticali, come i Ctari o Patareni, gli Spirituali detti anche Fraticelli i Clareni, gli alchimisti..." Marco Carobbi e Mauro Ristori, Emergenze architettoniche nel versante piceno dei Monti Sibillini-I simboli pag. 98, in Le Terre della Sibilla Appenninica, Antico crocevia di idee scienze e cultura Atti del Convegno di Ascoli Piceno-Montemonaco 6-9 novembre 1998, a cura del Progetto Elissa, Progetto Elissa, 1999 ed altri eretici scappati da stati o città meno tolleranti, si riversarono sin dal XIV secolo nelle più sicure terre montane del territorio di Montemonaco e dei comuni limitrofi. Altri decisero di attraversare il Mare Adriatico e si stabilirono in Dalmazia o in Grecia.
Fra gli accadimenti del XV secolo, che contribuiranno ulteriormente, nei secoli successivi, a far conoscere Montemonaco ben oltre il suo naturale ambito geografico, ve ne sono di significativi almeno due: da una parte la venuta in queste terre dello scudiero francese Antoine de La Sale al servizio della Duca Luigi III d'Angiò nel maggio 1420 dall'altra la pubblicazione nel 1473 del Romanzo di Andrea da Barberino, Guerrino detto meschino. Entrambi gli avvenimenti si muovono sullo sfondo della leggenda della Sibilla Appenninica e il complesso ipogeo della sua Grotta, ricompreso sin dall'antico nel territorio montemonachese.
Ma mentre nel romanzo di Andrea da Berberino, Montemonaco è citata marginalmente in una trama letteraria tutta incentrata sulla leggenda della Sibilla Appenninica e della sua mitica grotta, il diario autoptico di Antoine de La Sale (quel che dirà di vedere o di ascoltare dalla viva voce dei Montemonachesi, lo annoterà riportandolo nel racconto intitolato Le Paradis de la Reine Sibylle, la cui prima versione manoscritta è conservata alla biblioteca del museo Condé, castello di Chantilly, poi inserito nella sua summa pedagogica, La Salade, destinata all'istruzione di Jean d'Anjou, figlio del re Renato (René d'Anjou) è storicamente interessante come primo indiretto tentativo di cui si abbia notizia volto a laicizzare la leggenda della Sibilla all'inizio della Rinascenza.Sul relazione autoptica del viaggio di De La Sale a Montemonaco, alla Grotta della Sibilla e relative implicazioni anche di ordine antropologico, si veda: Anna Maria Piscitelli, Antoine De La Sale Viaggio nei misteri della Sibilla, Progetto Elissa 1999.
La fama della Sibilla Appenninica doveva aver raggiunto la Borgogna se la Duchessa Agnese, sorella di Filippo Il Buono, pare avesse un arazzo nel suo castello con la rappresentazione della grotta della Sibilla. La Sale vide l'arazzo proprio nel castello di Angers, nel 1437, in occasione della festa di nozze della figlia di lei, Maria di Borbone, col figlio di Renato d'Angiò, e, constatando che la raffigurazione dei luoghi non corrispondeva al vero, decise di narrarle il viaggio, compiuto 17 anni prima, e tutto ciò che aveva visto e udito. Fra le motivazioni che avrebbero spinto La Sale ad intraprendere il viaggio Detlev Kraack individua quello dell'onore: tuttavia, non fu inviato dalla dama stessa sui monti della Sibilla. La Sale viaggiava già da tempo in Italia, al seguito dei duchi d'Angiò, Luigi II e Luigi III, prima, il re Renato poi.Così non ci sorprende che ci fossero viaggiatori nobili, che frequentavano e visitavano non soltanto le destinazioni delle peregrinationes maiores: Santiago De Compostela, Roma e La Terra Santa...ma anche luoghi conosciuti e illustri tanto sacri quanto profani Nell'elenco di questi luoghi figuravano i Santuari di san Michele, il famoso Mont-St Michel in Normandia e il Santuario sul Monte Gargano, ma anche la Grotta della Sibilla". Detlev Kraack La caccia all'onore e all'avventura pag. 46, in Le terre della Sibilla Appenninica, Antico crocevia di idee scienze e cultura, Atti del Convegno di Ascoli Piceno-Montemonaco 6-9 novembre 1998, a cura del Progetto Elissa, Progetto Elissa, 1999. Gli Angiò speravano di recuperare il regno di Napoli, ma tale speranza fu infranta nel 1442, quando quella città venne strappata dagli Aragonesi.